{"id":19490,"date":"2024-07-27T09:11:46","date_gmt":"2024-07-27T07:11:46","guid":{"rendered":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=19490"},"modified":"2024-07-27T09:11:46","modified_gmt":"2024-07-27T07:11:46","slug":"i-sacramenti-e-le-pericolose-semplificazioni-la-tesi-di-un-nuovo-libro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/i-sacramenti-e-le-pericolose-semplificazioni-la-tesi-di-un-nuovo-libro\/","title":{"rendered":"I sacramenti e le pericolose semplificazioni. La tesi di un nuovo libro"},"content":{"rendered":"<p align=\"left\"><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/DONOECOMPITO.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-19491\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/DONOECOMPITO-225x300.jpg\" alt=\"\" width=\"225\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/DONOECOMPITO-225x300.jpg 225w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/DONOECOMPITO-768x1023.jpg 768w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/DONOECOMPITO-1153x1536.jpg 1153w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/DONOECOMPITO.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 225px) 100vw, 225px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"left\"><em>In un volume da me curato, con testi di Z. Carra, U. Cortoni, M. Gallo, con Prefazione di A. Catella e Postafazione di G. Grandi, studiamo un aspetto rimosso della tradizione sacramentale, ossia la relazione tra la dimensione di &#8220;santificazione&#8221; e la dimensione di &#8220;culto&#8221;. Il problema non \u00e8 soltanto un tema &#8220;di scuola&#8221;, ma incide profondamente sulla esperienza della fede e sulla identit\u00e0 ecclesiale. Esso chiede alla teologia una &#8220;intelligenza del sacramento&#8221; che faccia tesoro del sapere liturgico e lo integri sul piano sistematico. Senza questa integrazione si continuer\u00e0 a scindere strutturalmente santificazione e culto, come fa ancora, di recente, anche un documento magisteriale come la Nota<\/em> Gestis verbisque <em>del Dicastero per la dottrina della fede<\/em> (2 febbraio 2024)<em>. D&#8217;altra parte la netta separazione tra &#8220;santificazione&#8221; e &#8220;culto&#8221; sovrintende, dal 1500, alla articolazione curiale tra i dicasteri romani, in cui a una &#8220;congregazione per la fede&#8221; (che si occupa di santificazione) corrisponde una &#8220;congregazione per il culto&#8221; (che si occupa del culto). Se per definire la &#8220;validit\u00e0&#8221; del sacramento, il culto non ha rilevanza, la tradizione entra in crisi. Questa legittima distinzione, che nel tempo \u00e8 diventata separazione, impedisce una vera intellegenza degli &#8220;oggetti&#8221;. <\/em><em>\u00a0Da questa settimana il volume \u00e8 disponibile in libreria, pubblicato dai tipi di Queriniana (A. Grillo [ed.], <\/em>Il dono e il compito del culto. Il sacramento come officium<em>, Brescia, Queriniana, 2024). Pubblico qui la pagina che chiude il volume, in cui riprendo una limpida idea di H. De Lubac, in uno dei suoi libri pi\u00f9 importanti per lo studio della tradizione eucaristica. Questa idea ritrova oggi una grande attualit\u00e0.\u00a0<\/em><\/p>\n<p align=\"left\">\n<p class=\"western\" align=\"left\"><b>Conclusione <\/b>(pp. 211-213)<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"right\">\u201c<span style=\"font-size: small\">Bisogna stare attenti a non credere \u2013 atto pi\u00f9 orgoglioso che illuminato \u2013 in un unico tipo di intelligenza\u201d <\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"right\"><span style=\"font-size: small\">(De Lubac, <\/span><span style=\"font-size: small\"><i>Corpus <\/i><\/span><span style=\"font-size: small\">Mysticum, 414). <\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"left\">Proprio alla fine del suo grande volume di sintesi, <i>Corpus Mysticum<\/i><sup><i><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote1sym\" name=\"sdfootnote1anc\">1<\/a><\/i><\/sup>, H. De Lubac inseriva come penultima nota in appendice un breve testo che ha per titolo <i>Un\u2019illusione della storia della teologia<\/i><sup><i><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote2sym\" name=\"sdfootnote2anc\">2<\/a><\/i><\/sup><i>.<\/i> In che cosa consiste questa illusione? In uno \u201cschema ingannevole\u201d con cui si contrappone, in modo drastico, la teologia speculativa della scolastica alla teologia precedente, ritenuta semplicemente compilativa e positiva. In realt\u00e0 la \u201cteologia simbolica dei Padri\u201d alimenta uno stile che arriva sicuramente fino a Ugo di S. Vittore. E prosegue anche oltre, sebbene nasca, con Pietro Lombardo e con Pietro Abelardo un altro stile, che si affermer\u00e0 largamente e diffusamente nei secoli successivi. Alla fine De Lubac osserva che<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"left\">\u201cbisogna stare attenti a non credere \u2013 atto pi\u00f9 orgoglioso che illuminato \u2013 in un unico tipo di intelligenza\u201d (414).<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"left\">Questo testo di De Lubac, come \u00e8 noto, era stato elaborato prima in una serie di articoli ed era gi\u00e0 pronto nel 1938, ma venne pubblicato solo nel 1949 e subito fu travolto dalla tempesta che nel 1950 si scaten\u00f2 sulla scuola di Lyon Fourvi\u00e8re. Venne cos\u00ec ritirato dalle biblioteche della Compagnia di Ges\u00f9 e ritirato dal commercio. A distanza di pi\u00f9 di 70 anni, con tutto ci\u00f2 che nel frattempo \u00e8 accaduto alla Chiesa e alla teologia, alla \u201cfortuna critica\u201d di De Lubac e alla forma della celebrazione eucaristica, possiamo riconoscere ancora presente, nelle menti e nei corpi, quella \u201cillusione\u201d e quello \u201cschema ingannevole\u201d. Non certo nelle forme che De Lubac ha contribuito a criticare: nessuno pensa oggi alla teologia scolastica come a \u201cla\u201d forma del pensiero teologico cattolico. La \u201csapienza patristica\u201d \u00e8 oggi molto pi\u00f9 diffusa, presente ed efficace di 70 anni fa, quando proprio la scuola di Fourvi\u00e8re dava inizio alla pubblicazione delle \u201cSources Chr\u00e9tiennes\u201d! Ci\u00f2 che in questo volume abbiamo imparato da H. De Lubac \u00e8 la critica ad una gestione troppo \u201cformale\u201d della sapienza intorno ai sacramenti, ricondotti ad un \u201cunico tipo di intelligenza\u201d e ad una sorta di condanna alla \u201cefficacia estrinseca\u201d. Lo sviluppo della coscienza ecclesiale, in questa parabola di tre generazioni, ci ha offerto una \u201cintelligenza plurale\u201d dei sacramenti, che non oscilla pi\u00f9 semplicemente tra \u201cspeculativi\u201d e \u201cpositivi\u201d, o tra \u201cscolastici\u201d e \u201cpatristici\u201d. Come abbiamo visto non solo \u00e8 nata una \u201cintelligenza liturgica\u201d dei sacramenti che ha potuto svilupparsi grazie al Concilio Vaticano II, ma anche una \u201cintelligenza officiale\u201d dei sacramenti che prima ha coperto, in modo autorevole, lo spazio di un mezzo millennio, tra Isidoro e Pietro Lombardo, ma che poi \u00e8 rimasta, accanto al sapere scolastico, come sapere cerimoniale, giuridico e morale intorno ai sacramenti. Non \u00e8 difficile vedere come la intelligenza liturgica si sia mossa precisamente nello spazio teorico del \u201cde officiis\u201d, ma con un ripensamento radicale della azione rituale, solo ora intesa come \u201cfonte e culmine\u201d di tutta l\u2019azione della Chiesa. Cos\u00ec gli sviluppi postconciliari della prassi celebrativa hanno portato ad una nuova intelligenza rituale dei sacramenti, che oggi pu\u00f2 trovare alcuni suoi presupposti nel \u201csapere officiale\u201d sviluppatosi tra il VI e il XI secolo, poi superato dal sapere scolastico, ma rimasto come \u201cregistro pratico\u201d della intelligenza sacramentale. Il fatto che questo \u201cregistro della pratica\u201d sia diventato importante, per non dire decisivo, per la intelligenza del sacramento costituisce il centro della attenzione di tutto questo libro, che ha ereditato da De Lubac il superamento di \u201cillusioni ingannevoli\u201d e ha provato ad elaborare \u201cschemi meno ingannevoli\u201d per offrire diversi \u201cchiarimenti\u201d, nella speranza che questi lampi di luce, nello loro mescolanza di antico e nuovo, siano capaci di salvare i sacramenti e la liturgia come decisivi fenomeni simbolici: proprio la non univocit\u00e0, per quei simboli rituali che sono i sacramenti, non si presenta affatto come un limite, bens\u00ec come la forma pi\u00f9 tipica della loro autorit\u00e0.<\/p>\n<div id=\"sdfootnote1\">\n<p class=\"sdfootnote-western\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote1anc\" name=\"sdfootnote1sym\">1<\/a>Cfr. H. De Lubac, <i>Corpus Mysticum. L\u2019Eucaristia e la Chiesa nel Medioevo, <\/i>Milano, Jaca Book, 1982 (ed. erigi. 1949)<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote2\">\n<p class=\"sdfootnote-western\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote2anc\" name=\"sdfootnote2sym\">2<\/a>La nota F si trova in De Lubac, <i>Corpus Mysticum<\/i>, 411-414.<\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In un volume da me curato, con testi di Z. Carra, U. Cortoni, M. Gallo, con Prefazione di A. Catella e Postafazione di G. 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