{"id":19428,"date":"2024-07-12T17:55:50","date_gmt":"2024-07-12T15:55:50","guid":{"rendered":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=19428"},"modified":"2024-07-12T17:55:50","modified_gmt":"2024-07-12T15:55:50","slug":"sinodo-e-chiesa-moderna-lessico-del-vaticano-ii-e-canone-tridentino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/sinodo-e-chiesa-moderna-lessico-del-vaticano-ii-e-canone-tridentino\/","title":{"rendered":"Sinodo e chiesa moderna: lessico del Vaticano II e canone tridentino"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/concilioconclusiva1711_lodron.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-3491\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/concilioconclusiva1711_lodron-260x300.jpg\" alt=\"\" width=\"260\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/concilioconclusiva1711_lodron-260x300.jpg 260w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/concilioconclusiva1711_lodron.jpg 434w\" sizes=\"(max-width: 260px) 100vw, 260px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Senza che sia detto apertamente da nessuno, la ripresa di interesse per la \u201csinodalit\u00e0\u201d \u2013 che va ben al di l\u00e0 della istituzione sinodale in senso stretto \u2013 riguarda un punto decisivo del modo di intendere la tradizione, dopo l\u2019esaurimento della sua forma \u201cmoderna\u201d, che si \u00e8 estesa dal Concilio di Trento alla vigilia del Concilio Vaticano II. In questo ambito credo che si possano valutare anche i singoli passi che sostanziano anche il Sinodo dei Vescovi sulla sinodalit\u00e0, di cui in questio giorni \u00e8 uscito l\u2019\u201dIntrumentum Laboris\u201d, su cui ho gi\u00e0 postato un primo commento. In un intervento apparso su FB, Linda Pocher osservava che il mio giudizio sul \u201clinguaggio\u201d, adottato dal IL24, le appariva troppo negativo. Forse questa reazione si pu\u00f2 comprendere sulla base di un mio riferimento troppo veloce alla questione del linguaggio, che ora cerco di precisare.<\/p>\n<p><em>1. Lo stile moderno e le accuse di modernismo<\/em><\/p>\n<p>Una parte del dibattito che ha accompagnato la scoperta della sinodalit\u00e0, voluta da papa Francesco fin dall\u2019inizio del suo pontificato, \u00e8 stata letta talora come una sorta di \u201cmodernizzazione\u201d della Chiesa, percepita addirittura (nelle forme e nei contenuti) come a rischio di \u201cmodernismo\u201d. Qui c\u2019\u00e8 un grande equivoco, che merita attenzione. Il sinodo, cos\u00ec come \u00e8 stato pensato dal Concilio di Trento in poi, \u00e8 stata la risposta \u201cmoderna\u201d alla crisi della tradizione. Quando dico \u201cmoderna\u201d intendo dire segnata da caratteristiche di \u201cburocratizzazione\u201d, di \u201caccentramento\u201d e di \u201cclericalizzazione\u201d che il tempo antico e medievale non conosceva. Confondere la \u201cforma moderna\u201d del sinodo con la tradizione \u00e8 un tipico errore di prospettiva. La esigenza di \u201crecuperare\u201d una logica del sinodo che non sia solo \u201cstrumento di governo clericale del vescovo\u201d, ma \u201cespressione dell\u2019intera Chiesa\u201d comporta una grande fatica nell\u2019uscire dalle categorie troppo anguste, che dopo il Concilio di Trento si sono diffuse nella Chiesa latina, ma che tra XIX e XX secolo sono entrate in crisi. Se parliamo della Chiesa cattolica solo con le parole che abbiamo imparato dal Concilio di Trento e dal Codice del 1917, restiamo fuori dalla tradizione. Il Sinodo, come concepito da Francesco, \u00e8 una istituzione che dovrebbe liberarci dai pregiudizi moderni. Moderno \u00e8 ci\u00f2 che dobbiamo superare, non ci\u00f2 verso cui dobbiamo tendere. E moderno significa burocratico, formale e istituzionale.<\/p>\n<p><em>2. Il lessico e il canone<\/em><\/p>\n<p>La mia seconda considerazione si basa su una distinzione che gi\u00e0 parecchi anni fa aveva coniato con merito Pierangelo Sequeri. Spesso noi parliamo il lessico del Concilio Vaticano II, ma agiamo secondo un canone che resta quello tridentino. Proviamo a dirlo con altre parole: abbiamo capito che nel linguaggio non possiamo pi\u00f9 procedere secondo logiche moderne di \u201cburocratizzazione della fede\u201d o di \u201cformalizzazione istituzionale della tradizione\u201d, ma pur cambiando le forme della espressione, continuiamo a decidere, a deliberare e a considerare normativo il canone moderno, confondendolo con la tradizione. Questo appare come un vero \u201celefante nella gioielleria\u201d: continuiamo a identificare la Chiesa, che a parole vogliamo in uscita e ospedale da campo, confondendola con una normativa tridentina senza possibili novit\u00e0. Alcuni esempi possiamo prenderli dai \u201csilenzi\u201d di cui \u00e8 ricco il IL24: nessun riferimento alla ordinazione di uomini sposati, nessun riferimento alle famiglie con situazioni considerate \u201cnon regolari\u201d, nessun riferimento all\u2019accesso della donna al ministero ordinato. Il \u201ccanone tridentino\u201d funziona anzitutto come \u201ccensura\u201d di ci\u00f2 che \u00e8 opportuno discutere. Ma non basta. Abbiamo visto l\u2019irruzione del canone tridentino nell\u2019ultima parte di \u201cQuerida Amazonia\u201d, dopo una serie di sogni, espressi in un linguaggio nuovo, l\u2019incubo di una versione piatta e formale del ministero ecclesiale ridotto al \u201csacerdote\u201d. Ma come poter tacere dei recenti documenti del Dicastero per la Dottrina della fede? La benedizione delle coppie irregolari, affermata a parole, e resa impossibile dalle circostanze; la valutazione della \u201cvalidit\u00e0 dei sacramenti\u201d, dove la liturgia \u00e8 ridotta a retorica affettiva di deliberazioni guidate solo dal tenore delle \u201cformule verbali\u201d. Come tacere infine anche di \u201cDignitas infinita\u201d, in cui la pretesa di una affermazione \u201crazionale\u201d della infinita dignit\u00e0 di ogni essere umano viene guadagnata in una sorta di \u201cmonologion\u201d fuori dal tempo e dalla cultura? In tutti questi casi ad un \u201clessico\u201d pienamente segnato da un nuovo modello di chiesa e di cultura, si unisce un \u201ccanone\u201d che non lascia alcuno spazio n\u00e9 pratico n\u00e9 teorico al nuovo paradigma, assestandosi sul paradigma moderno che da 200 anni risulta inadeguato.<\/p>\n<p><em>3. Un nuovo canone liturgico e la sua rimozione<\/em><\/p>\n<p align=\"left\">In realt\u00e0, noi abbiamo avuto, nella esperienza della tradizione degli ultimi 60 anni, non solo un \u201clessico nuovo\u201d, ma anche forma canoniche \u201cnuove\u201d. Questo vale, in modo speciale, per la liturgia. Il Concilio Vaticano II non ha solo fatto \u201cbei discorsi\u201d sulla liturgia, ma ha dato origine ad una \u201ctraduzione della tradizione\u201d che ha prodotto una riforma complessiva, di tutti gli atti rituali della vita cristiana. Non \u00e8 un caso che proprio su questo \u201ccanone nuovo\u201d si sia concentrata la resistenza pi\u00f9 ostinata, di chi non voleva e non vuole uscire da una comprensione \u201cmoderna\u201d della Chiesa. La strategia di \u201csospendere\u201d la efficacia canonica della riforma liturgica, che tra il 2007 e il 2021 ha permesso a molte comunit\u00e0 di potersi interpretare come \u201ccattolico-romane\u201d di fatto rifiutando non solo il nuovo lessico, ma il nuovo canone liturgico, ha trovato una risposta netta da parte di papa Francesco. Questo \u00e8 bene. Ma non \u00e8 sufficiente a superare la tentazione di opporre, continuamente, ad un lessico della apertura, la rigidit\u00e0 di un canone moderno, indifferente ai soggetti e perci\u00f2 produttore di individualismo. Di qui la scelta di \u201cnon tematizzare\u201d tutta una serie questioni che hanno, al centro, il diritto dei soggetti (e la loro dignit\u00e0) prima che l\u2019assetto istituzionale della regolarit\u00e0. Di quello di cui occorre deliberare non si deve tacere. Ogni rimozione si capovolge in insensibilit\u00e0. E se rimandassimo questa occasione, sarebbe la certificazione di non potersi autocomprendere se non nelle forme moderne, burocratiche ed istituzionali che dalla met\u00e0 del 1500 organizzazione il lavoro della Curia Romana.<\/p>\n<p><em>4. In un sinodo si delibera a partire dalle argomentazioni<\/em><\/p>\n<p>Da ultimo, per tornare alla questione del linguaggio, \u00e8 certo utile aver sottolineato il dovere di un reciproco ascolto, come una sorta di \u201cfaro primario\u201d che ha segnato tutte le tappe del lavoro sinodale. Ma per dare all\u2019ultima Assemblea uno strumento di lavoro efficace, occorre introdurre \u201clinguaggi di orientamento\u201d e non semplici \u201ccostatazioni\u201d sui passaggi pi\u00f9 delicati, su cui la Chiesa cattolica non pu\u00f2 pi\u00f9 affidarsi ai suoi \u201clinguaggi moderni\u201d. Anche la dottrina dogmatica \u00e8 stata segnata da questo limite e deve essere accuratamente ripensata, per offrire soluzioni vere e non \u201crinvii\u201d o \u201cdisattenzioni\u201d. Offrire argomenti \u00e8 parte decisiva di una tradizione di confronto: se il primo a rinunciarvi \u00e8 lo strumento di lavoro, a patirne sar\u00e0 il lavoro stesso. Alla fine sar\u00e0 importante deliberare e dalle deliberazioni si valuter\u00e0 in quale misura il Sinodo, con il suo lungo percorso, ha permesso davvero allo Spirito di parlare, oppure ha saputo imbrigliarlo nelle maglie delle evidenze moderne e burocratiche con cui \u00e8 stata costruita la dottrina e la disciplina cattolica dal Concilio di Trento in poi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Senza che sia detto apertamente da nessuno, la ripresa di interesse per la \u201csinodalit\u00e0\u201d \u2013 che va ben al di l\u00e0 della istituzione sinodale in senso stretto \u2013 riguarda un punto decisivo del modo di&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[50],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/19428"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=19428"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/19428\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":19429,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/19428\/revisions\/19429"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=19428"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=19428"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=19428"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}