{"id":19407,"date":"2024-07-02T15:46:55","date_gmt":"2024-07-02T13:46:55","guid":{"rendered":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=19407"},"modified":"2024-07-02T15:46:55","modified_gmt":"2024-07-02T13:46:55","slug":"la-questione-della-misericordia-e-la-comunione-eucaristica-una-bella-provocazione-di-damiano-migliorini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/la-questione-della-misericordia-e-la-comunione-eucaristica-una-bella-provocazione-di-damiano-migliorini\/","title":{"rendered":"La questione della misericordia e la comunione eucaristica. Una bella provocazione di Damiano Migliorini"},"content":{"rendered":"<p align=\"left\"><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Confessione-donna-stampa-Ottocento.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-10336\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Confessione-donna-stampa-Ottocento-194x300.jpg\" alt=\"\" width=\"194\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Confessione-donna-stampa-Ottocento-194x300.jpg 194w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Confessione-donna-stampa-Ottocento.jpg 220w\" sizes=\"(max-width: 194px) 100vw, 194px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"left\"><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: medium\">Scrivo a propostito dell\u2019articolo di Damiano Migliorini, <i>Prendete e mangiatene tutti: ripensare <\/i><i>l\u2019Eucaristia nel terzo millennio<\/i>, \u201cRassegna di Teologia\u201d, 65 (2024) 181-205.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: medium\">Ho letto con grande interesse il saggio con cui D. Migliorini propone una rilettura della relazione tra \u201ccomunione eucaristica\u201d e \u201cpeccato grave\u201d. Egli ritiene che si debba superare la concezione che vincola l\u2019accesso alla comunione eucaristica alla assenza di peccato grave e che si debba uscire da una visione \u201crigorista\u201d, che si sente costretta ad escludere il peccatore grave dalla comunione eucaristica, per far prevalere una visione \u201cmisericordiosa\u201d, che separa con rigore la condizione del peccato grave dalla partecipazione alla comunione eucaristica e che pu\u00f2 permettere la seconda anche a chi non abbia ancora intrapreso il percorso di liberazione dalla prima. <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: medium\">La valutazione della tesi portante del saggio, stimolante e davvero provocante per il pensiero e per la fede, deve per\u00f2 considerare un orizzonte che sembra pensare il \u201cpeccato grave\u201d nella condizione della \u201ccomprensione moderna\u201d. Che cosa intendo dire? Che l\u2019autore sembra partire, nella sua analisi, soltanto da \u201calcune fattispecie di peccato grave\u201d, legate in modo specifico alla dimensione sessuale. Questa condizione, che nomina il peccato grave anzitutto pensandolo come riferito alla sfera sessuale (adulterio, fornicazione, convivenza, legame e unione omosessuale, ecc.) mi pare che condizioni in modo forte la soluzione teorica adottata, mediante una sorte di \u201cperdita di autorit\u00e0\u201d da parte della Chiesa di fronte alla proibizione di partecipazione alla comunione eucaristica: la chiesa dovrebbe invece riconoscere di non avere il potere di impedire a Cristo di incontrare direttamente anche il peggiore dei peccatori.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: medium\">Si tratta di una tesi originale, ma mi sembra che questo condizionamento, legato a fattispecie di peccato grave sviluppate soprattutto nell\u2019et\u00e0 postridentina, in contesto moderno e tardo-moderno, porti l\u2019autore a formulare una \u201ctesi generale\u201d che non pare possa spiegare lo sviluppo con cui, nella storia, la competenza in ambito penitenziale sia nata precisamente \u201ccontro\u201d una tendenza rigorista. Rigoristi erano coloro che (come Monica, madre di Agostino) ritenevano che dopo il battesimo ad ogni cristiano non fosse data altra via per riconciliarsi con Dio e con i fratelli. Il sorgere di una \u201csoglia penitenziale\u201d, per recuperare la comunione perduta e per ricondurre il peccatore grave alla comunit\u00e0 eucaristica, \u00e8 nato proprio in ragione di una lettura \u201cmisericordiosa\u201d dell\u2019agire di Dio e della Chiesa. Perci\u00f2, in origine, la misericordia consiste nel rendere possibile una \u201cseconda tavola dal naufragio\u201d, non nel negare la incidenza sulla vita cristian del naufragio.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: medium\">D\u2019altra parte, a ben vedere, il peggiore degli assassini (come l\u2019Innominato del Manzoni) pu\u00f2 convertirsi e tornare alla vita eucaristica in modo immediato. Non conosce una \u201cproibizione della comunione\u201d. La questione, nella sua urgenza contemporanea, si pone soltanto per quei peccati (sessuali e relazionali) che hanno creato, a partire dal sorgere della \u201csociet\u00e0 della dignit\u00e0\u201d, una differenza tra \u201cesigenze penitenziali\u201d e \u201ccomunione eucaristica\u201d. Se ad un \u201cdivorziato risposato\u201d o a una \u201ccoppia in condizione irregolare\u201d pongo come condizione della comunione eucaristica un \u201ccambiamento di vita\u201d (scioglimento della relazione o rinuncia agli atti sessuali) che risulta se non impossibile, almeno largamente improbabile (come accade per nuove coppie o per relazioni omosessuali riconosciute civilmente) \u00e8 ovvio che possa nascere l\u2019idea non solo \u201cparziale\u201d di ammettere in singoli casi i soggetti alla comunione eucaristica, ma anche idee \u201cgenerali\u201d, come quella proposta dal saggio di Migliorini, mediante la formulazione di un vero e proprio \u201cdiritto di ogni battezzato\u201d a partecipare alla comunione eucaristica, indipendentemente dalla condizione di peccato della propria esistenza.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: medium\">Qui, a mio avviso, la teoria formulata da Migliorini rischia di essere troppo ampia e di \u201cprovare troppo\u201d. Capisco bene il bisogno di una formulazione non moralistica della comunione eucaristica, ma una sua traduzione semplicemente escatologica, indifferente alla concreta forma di vita, non riesce a dar conto della storia specifica con cui il cristianesimo e il cattolicesimo hanno affrontato la delicata questione della differenza tra \u201cstato di grazia\u201d e \u201caccesso alla comunione\u201d. Una traduzione dinamica di questa relazione \u00e8 del tutto comprensibile e sicuramente auspicabile, ma non credo possa mai diventare una \u201cregola capovolta\u201d. Ossia che si chieda di capovolgere il \u201csistema\u201d: se la tendenza medievale e moderna \u00e8 stata quella di subordinare la eucaristia alla condizione di \u201cpeccatore perdonato\u201d, la proposta di Migliorini sarebbe quella di assicurare ad ogni battezzato il diritto di accedere all\u2019eucaristia, salvo la necessit\u00e0 parallela, ma non condizionante, di accedere al sacramento della penitenza. In questo modo, tuttavia, si perderebbe l\u2019unica giustificazione sistematica della esistenza del sacramento della penitenza, ossia quella di concedere di nuovo al soggetto, caduto in colpa grave, l\u2019accesso alla comunione ecclesiale mediata dalla comunione eucaristica. <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: medium\">La giustificazione di questa teoria, che \u00e8 anche agli occhi di Migliorini \u00e8 consapevole di costituire, almeno in ambito cattolico, una novit\u00e0 significativa e pressoch\u00e9 inedita, potrebbe consigliare un lavoro sul concetto di \u201cpeccato grave\u201d, piuttosto che la separazione radicale tra sacramenti della iniziazione e quelli di guarigione. Se infatti la relazione con l\u2019eucaristia fosse un \u201cdiritto indisponibile\u201d di ogni battezzato, che nessuno potrebbe negargli, quale sarebbe il ruolo dei sacramenti di guarigione? Qui io trovo il lato debole della proposta di Migliorini. La storia della Chiesa dimostra, in modo abbastanza lineare, che l\u2019eucaristia non \u00e8 mai stata \u201cindifferente\u201d alle storie dei soggetti e alle loro crisi. Una eucaristia \u201ca prova di bomba\u201d rispetto alle crisi dei soggetti sembra una idealizzazione pi\u00f9 che una reale comprensione teologica.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: medium\">Certo, la domanda che sale dal testo di Migliorini resta seria e inaggirabile: che cosa possiamo fare per restituire alla eucaristia non solo il ruolo di \u201cculmen\u201d, ma anche quello di \u201cfons\u201d. Questo resta un punto decisivo, anche per il dibattito attuale. Io credo, tuttavia, che questa riscoperta non possa rendere l\u2019eucaristia cos\u00ec superiore alla \u201cguarigione cristiana\u201d da potersi celebrare \u201cin qualsiasi condizione\u201d. La valutazione delle \u201ccondizioni di inaccessibilit\u00e0\u201d non \u00e8 storicamente n\u00e9 uniforme n\u00e9 immutabile. Ma scavalcare la questione, affermando un principio solo \u201cescatologico\u201d dell\u2019eucaristia, su cui la Chiesa non avrebbe alcun potere, mi sembra una soluzione troppo drastica e troppo lineare. Trovare il giusto equilibrio tra un sacrificio che \u201ccancella anche i peccati pi\u00f9 gravi\u201d (come dice il Concilio di Trento) e un \u201cprocedimento penitenziale\u201d che accompagni il soggetto in una trasformazione di cui l\u2019eucaristia sente la esigenza, mi sembra un obiettivo a cui la provocazione teorica di Migliorini pu\u00f2 dare un contributo importante, anche se non definitivo. La chiesa non necessariamente deve \u201cperdere autorit\u00e0\u201d per essere se stessa: deve piuttosto riformulare profondamente le parole, gli stili e i percorsi con cui non rinuncia a mediare, storicamente, il dono dello Spirito che \u00e8 sempre anche uno \u201csciogliere\u201d e \u201clegare\u201d. Che il centro del perdono resti il mistero dell\u2019eucaristia \u00e8 pacifico. Che questo escluda un ruolo di mediazione del IV sacramento per il ritorno all\u2019eucaristia del soggetto che se ne era separato, mi sembra altrettanto indiscutibile. <\/span><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Scrivo a propostito dell\u2019articolo di Damiano Migliorini, Prendete e mangiatene tutti: ripensare l\u2019Eucaristia nel terzo millennio, \u201cRassegna di Teologia\u201d, 65 (2024) 181-205. Ho letto con grande interesse il saggio con cui D. 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