{"id":19392,"date":"2024-06-27T17:48:44","date_gmt":"2024-06-27T15:48:44","guid":{"rendered":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=19392"},"modified":"2024-06-27T18:04:09","modified_gmt":"2024-06-27T16:04:09","slug":"sul-latino-e-le-lingue-vive-alcune-distinzioni-in-dialogo-con-roberto-spataro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/sul-latino-e-le-lingue-vive-alcune-distinzioni-in-dialogo-con-roberto-spataro\/","title":{"rendered":"Sul latino e le lingue vive: alcune distinzioni in dialogo con Roberto Spataro"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/translate-1.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-19393\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/translate-1.jpg\" alt=\"\" width=\"275\" height=\"184\" \/><\/a><\/p>\n<p><em>Tra le reazioni alla mia intervista a MiL (<a href=\"https:\/\/blog.messainlatino.it\/2024\/06\/intervista-di-mil-al-prof-andrea-grillo.html\">qui<\/a>) si pu\u00f2 leggere una lettera aperta del prof. Roberto Spataro, inviata al responsabile del blog (pubblicata su Mil <a href=\"https:\/\/blog.messainlatino.it\/2024\/06\/lettera-aperta-di-don-spataro.html\">qui<\/a>), il cui testo per comodit\u00e0 riporto qui sotto e che si sofferma sulla lingua latina, di cui difende il diritto non solo liturgico di &#8220;lingua sacra&#8221;. Rispondo sollevando le legittime questioni intorno ad una lingua che non \u00e8 pi\u00f9 materna per nessuno, da almeno 700 anni, e che per questo chiede un passaggio necessario alle lingue del popolo (come era stato il latino per molti secoli), non meno sacre del latino. Ogni lingua che esprime il mistero di Dio \u00e8 sacra. (ag)<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>LA LETTERA DEl PROF. Roberto SPATARO<\/strong><\/p>\n<p>Gentile Dott. Casalini,<\/p>\n<p class=\"yiv5626647037MsoNormal\">Da attento lettore di MiL non posso che ringraziarla per l\u2019ampia attenzione dedicata alla recente intervista rilasciata dal prof. Andrea Grillo sulla \u201cMissa iuxta Ritum Romanum antiquiorem\u201d (mi permetto di ricordare\u00a0<i>en passant\u00a0<\/i>che in lingua latina\u00a0<i>antiquior\/ius<\/i>\u00a0ha pure e principalmente il significato di \u201cpi\u00f9 importante\u201d) e alle reazioni che ha suscitato in illustri commentatori. I non pochi fedeli che leggono MiL, ai quali \u00e8 invece del tutto ignoto il nome del prof. Grillo, e che avvicino nel servizio pastorale apprezzano molto le idee promosse dal sito da Lei lodevolmente diretto.<\/p>\n<p class=\"yiv5626647037MsoNormal\">Le opinioni del prof. Grillo hanno suscitato in me grande perplessit\u00e0. Tuttavia, vorrei soffermarmi su un unico punto, solo apparentemente marginale, laddove ha parlato di \u201clingue morte\u201d con<\/p>\n<p><a name=\"more\"><\/a>evidente riferimento alla lingua latina. Il mio stupore nasce da tre motivi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p class=\"yiv5626647037MsoNormal\">\u00a0Anzitutto, in altro\u00a0articolo, risalente al 2021, facilmente rintracciabile sulla rete, lo stesso prof. Grillo, nega che tale possa essere considerata la lingua latina.<\/p>\n<p class=\"yiv5626647037MsoNormal\">\u00a0In secondo luogo, tra gli studiosidi questo tipo di fenomeni storico-linguistici, superando la dicotomia lingue vive\/lingue morte, si preferisce parlare a proposito del latino e della sua storia peculiare di \u201clingua immortale\u201d: il grande filologo Wilfried Stroh \u00e8 stato autore di un fortunatissimo saggio intitolato \u201cLatein ist tot: lebe Latein!\u201d.<\/p>\n<p class=\"yiv5626647037MsoNormal\">\u00a0In terzo luogo, il latino assolve nel rito romano, prima e dopo la cosiddetta riforma liturgica postconciliare, la funzione di \u201clingua sacra\u201d, come gli studiosi del calibro della Scuola di Nimega, tra cui l\u2019eccellente Christine Mohrmann, sicuramente non ignota al prof. Grillo, hanno mostrato con solidi argomenti. Solo la lingua sacra, proprio perch\u00e9 sottratta all\u2019uso quotidiano, lungi dall&#8217;essere &#8220;morta&#8221;, dispone di una vitale carica espressivo-performativa religiosa che sostiene e promuove l\u2019\u201cactuosa participatio\u201d.<\/p>\n<p class=\"yiv5626647037MsoNormal\">In conclusione, mi sembra che l\u2019utilizzo dell\u2019espressione \u201clingue morte\u201d, con riferimento al latino, sia stato un punto decisamente infelice dell\u2019intervista del prof. Grillo, che riecheggia conversazioni di ragazzi di scuola superiore di primo livello che dileggiano i loro compagni che frequentano il Liceo Classico.<\/p>\n<p class=\"yiv5626647037MsoNormal\"><i>Satis intelligentibus.<\/i><\/p>\n<p class=\"yiv5626647037MsoNormal\">Colgo l\u2019occasione per salutarla con molta cordialit\u00e0<\/p>\n<p>Sac. Prof. Roberto Spataro, sdb<br \/>\nSegretario emerito della\u00a0<i>Pontificia Academia Latinitatis<\/i><br \/>\nSocio ordinario dell\u2019<i>Academia Latinitati Fovendae<\/i><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>LA MIA RISPOSTA\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><i>Capio aliquam voluptatem quod hac voluptate non capior<\/i><\/p>\n<p>Gentile Prof. R.. Spataro,<\/p>\n<p>grazie per il suo commento. Il riferimento alla lingua \u00e8 sempre delicato. Le lingue sono morte quando nessuno le usa pi\u00f9. Questo non significa che anche queste lingue non debbano essere studiate e non diano a chi le studia grande diletto. Ma senza l\u2019uso quotidiano elementare, la lingua si esaurisce. E\u2019 giusto dire che il latino, che ha ancora un minimo di uso, non possa dirsi una lingua morta. Ma certo non \u00e8 una lingua del tutto viva. La misura di questo \u00e8 data da una semplice osservazione: vive sono le lingue parlate (e storpiate) dai bambini e dai vecchi, le lingue \u201cmaterne\u201d le lingue dei mercati e delle esperienze indimenticabili. Purtroppo, da molti secoli la lingua latina non \u00e8 pi\u00f9 lingua materna per nessuno. Gi\u00e0 Dante, nel <i>De vulgari eloquentia<\/i>, scrivendo in latino, riconosceva che ormai la poesia era passata al volgare. Il che non deve sorprenderci, neppure nella Chiesa.<\/p>\n<p>Le lingue possono uscire dall\u2019uso e cos\u00ec perdere forza o morire del tutto. Questo fa parte di ci\u00f2 che Dante chiama \u201cci\u00f2 che non muore e ci\u00f2 che pu\u00f2 morire\u201d. Le lingue passano, anche perch\u00e9 tutte, latino compreso, sono \u201clingue di Babele\u201d. Tutte le lingue hanno \u201cpunti ciechi\u201d e \u201czone d\u2019ombra\u201d, che altre lingue possono illuminare. La lunga tradizione in cui la Chiesa romana ha parlato latino (ma non all\u2019inizio e non alla fine) \u00e8 un punto di riferimento inaggirabile, la cui conoscenza non pu\u00f2 mai essere sottovalutata. Ma altro \u00e8 conoscere e altro \u00e8 vivere. Qui io credo per la visione ecclesiale \u00e8 necessario acquisire i risultati della \u201csvolta linguistica\u201d. La lingua non \u00e8 solo strumento di espressione, ma principio di esperienza: noi pensiamo come parliamo. La esperienza del mistero oggi \u00e8 mediata, in modo originalee inaggirabile, dalle lingue parlate. L\u2019intera stagione dominata da <i>Liturgiam authenticam<\/i> (2001-2018) costituisce un profondo <i>vulnus<\/i> per la tradizione. La pretesa che le lingue parlate siano \u201ctraduzioni letterali del latino\u201d dimentica precisamente questo punto: non si possono tradurre letteralmente le \u201cfigure retoriche\u201d, che ogni lingua pensa e usa a modo suo. Questo si fonda sulla antropologia umana e sulla teologia della incarnazione e della Pasqua. Un Dio, che nel Figlio conosce il nascere e il morire, entra in tutte le lingue: non ha bisogno di una lingua sacra, ma rende sacra ogni lingua degli uomini e delle donne. Ogni lingua esprime del suo mistero umano e divino un aspetto unico, che le altre lingue non possono dire. Questa \u00e8 la ricchezza con cui oggi, ma da soli 60 anni, abbiamo arricchito la tradizione con la preghiera liturgica espressa in ogni lingua dell\u2019uomo. Questo fatto sar\u00e0 in grado, nei secoli, di arricchire una tradizione che per molte generazioni ha parlato soltanto latino. Ma all&#8217;inizio non era cos\u00ec. E oggi la universalit\u00e0 non \u00e8 garantita dal latino, ma dalla traduzione da lingua a lingua. Il latino non \u00e8 lingua morta, in senso stretto, ma non \u00e8 pi\u00f9 lingua viva: soprattutto non \u00e8 pi\u00f9 lingua universale. Per questo la esperienza del mistero pasquale oggi nasce originalmente nelle lingue parlate. Questo fatto arricchisce la tradizione e non pu\u00f2 essere considerato, come spesso si fa, una sorta di \u201criduzione\u201d della tradizione latina. E\u2019 invece la tradizione latina ad essere oggi riduttiva. Glielo dice un grande appassionato del latino, che per\u00f2 sa distinguere le lingue di uso dalle lingue &#8220;fissate&#8221; una volta per tutte da una grande storia, che si \u00e8 esaurita: il vocabolario latino \u00e8 chiuso, non quello italiano, francese, inglese o di una lingua africana o asiatica. Questa \u00e8 la differenza insuperabile e irreversibile. Mi permetta di concludere con una piccola citazione, che traggo da Plinio il Giovane. Ci\u00f2 che Plinio diceva con eleganza dei \u201cludi circensi\u201d, da parte mia lo applico alla tentazione di coloro che pensano la tradizione latina come un assoluto, normativo anche oggi: \u201c<em>capio aliquam voluptatem quod hac voluptate non capior<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Un cordiale saluto<\/p>\n<p>Andrea Grillo<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tra le reazioni alla mia intervista a MiL (qui) si pu\u00f2 leggere una lettera aperta del prof. 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