{"id":19385,"date":"2024-06-25T18:26:32","date_gmt":"2024-06-25T16:26:32","guid":{"rendered":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=19385"},"modified":"2024-06-25T18:28:57","modified_gmt":"2024-06-25T16:28:57","slug":"congetture-e-confutazioni-dibattito-con-messainlatino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/congetture-e-confutazioni-dibattito-con-messainlatino\/","title":{"rendered":"Congetture e confutazioni: dibattito con Messainlatino"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Messale_Romano.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-15158\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Messale_Romano-300x229.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"229\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Messale_Romano-300x229.jpg 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Messale_Romano-1024x784.jpg 1024w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p><em>Dopo giorni di discussione, oggi Messainlatino, in un post pi\u00f9 dialogico, riassume quello che ho detto e propone una serie di confutazioni. Pu\u00f2 essere utile riprendere uno per uno i singoli passaggi, cos\u00ec come proposti da MIL e analizzarli con calma (in tondo il loro testo e in corsivo e tra parentesi il mio)<\/em><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Ma accantoniamo ora la questione del latino perch\u00e9, per quanto importante, \u00e8 solo un aspetto del problema essenziale, che \u00e8 la\u00a0<i>querelle\u00a0<\/i>sulla perdurante legittimit\u00e0 canonica della Messa di sempre. Gli argomenti contrari svolti dal Prof. Grillo nella sua intervista si possono riassumere in questi termini:<\/p>\n<ul>\n<li>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">un\u2019unica forma rituale \u00e8 condizione necessaria per la comunione con Roma; i singoli riti locali possono forse giustificarsi appunto perch\u00e9 locali e particolari, ma non cos\u00ec il\u00a0<i>vetus ordo\u00a0<\/i>che ha pretese universalistiche tanto quanto il\u00a0<i>novus.<\/i><\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">La presenza e vitalit\u00e0 dei gruppi tradizionali \u00e8 irrilevante, trattandosi di nulla pi\u00f9 di una setta.<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">I frutti negativi della riforma liturgica sono di scarsa significanza (\u201c<i>ragionate solo di numeri<\/i>\u201d) e magari transitori (\u201c<i>la \u2018carestia di seminaristi\u2019 e \u2018fuga dei giovani\u2019 non \u00e8 solo un dato negativo: \u00e8 il segno di un travaglio necessario all\u2019intera Chiesa\u201d<\/i>); in ogni caso collegare tali effetti con il Concilio \u00e8 un\u00a0<i>post hoc ergo propter hoc<\/i>, perch\u00e9 le cause della crisi sono ben antecedenti.<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">\u201c<i>L<\/i><i>e \u201ccappe magne\u201d o le \u201clingue morte\u201d\u00a0<\/i><i>r<\/i><i>afforzano solo forme di fondamentalismo e di intransigentismo\u201d.<\/i><\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">La frase di Benedetto XVI \u201c<i>ci\u00f2 che \u00e8 stato sacro per le generazioni passate, non pu\u00f2 non essere sacro anche per quelle attuali\u201d\u00a0<\/i>\u00e8 un principio errato, che viene \u201cn<i>on dalla teologia, ma dalla emozione nostalgica verso il passato\u201d<\/i><\/p>\n<\/li>\n<\/ul>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">(<em>La sintesi, per quanto assai rapida, mi pare sostanzialmente fedele)<\/em><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Queste affermazioni ci colpiscono non tanto per la loro spietatezza ma, non ce ne voglia il nostro illustre Contraddittore, per la loro povert\u00e0 argomentativa e per l\u2019inconsistenza logica.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">(<em>la povert\u00e0 argomentativa \u00e8 legata alla brevitas della intervista. Ma dietro ad ogni risposta c&#8217;\u00e8 un argomento non facilmente aggirabile, che mi sembra debba essere meglio considerato, come cercher\u00f2 di mostrare per ogni singola obiezione)<\/em><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Iniziamo da quest\u2019ultimo punto: negare validit\u00e0 all\u2019affermazione di puro buon senso di Ratzinger, secondo cui non si pu\u00f2 vietare oggi quel ch\u2019era sacro ieri, \u00e8 una fallacia logica perch\u00e9 lede il principio di non contraddizione. Il che \u00e8 esiziale per un\u2019istituzione, la Chiesa, che non ha (pi\u00f9) i mezzi per costringere, ma deve invece persuadere per poter essere creduta. Come osservava appunto Ratzinger nella sua autobiografia, come potrebbe la Chiesa convincermi della bont\u00e0 e veridicit\u00e0 di quanto oggi afferma, dopo avere ripudiato quanto propugnava ieri? Quel che dice oggi, infatti, potrebbe non valere pi\u00f9 domani. La liturgia (purtroppo per Grillo che al momento avrebbe l\u2019orecchio del Legislatore) non pu\u00f2 soggiacere al positivismo giuridico, secondo cui conta solo il comando della legge attualmente in vigore, pur se contrario a regole di natura di perenne e universale validit\u00e0: e questa osservazione antilegalistica lasciatevela fare proprio da un aderente professionale al \u2018club di avvocati e notai\u2019, come ci sfotte Grillo (<i>touch\u00e9<\/i>).<\/p>\n<p align=\"justify\"><em>(La obiezione proposta non coglie il senso della mia affermazione. Per Ratzinger quello \u00e8 il fondamento sistematico di SP, non il fondamento giuridico. Egli fa del &#8220;sacro&#8221; per una generazione ci\u00f2 che resta sacro anche per tutte le successive. Ma \u00e8 qui che l&#8217;argomento non funziona. Il rito romano \u00e8 quello che voi spesso chiamate il &#8220;rito di sempre&#8221;. Ma la sua forma nei secoli \u00e8 cambiata. Questo cambiamento non significa affatto contraddizione, ma sviluppo. Se S. Cipriano, come sembra, ha inserito per primo il Padre Nostro nella celebrazione eucaristica, ha introdotto nella forma della messa un elemento che prima non c&#8217;era. Forse gi\u00e0 allora qualche notaio di Messainlatino avr\u00e0\u00a0 obiettato che non si poteva cambiare la &#8220;messa di sempre&#8221;&#8230;Intendo dire che la forma rituale nel corso del tempo ha subito trasformazioni: una discontinuit\u00e0 che non ha impedito la continuit\u00e0, allora come oggi. Perci\u00f2 l&#8217;argomento della &#8220;sacralit\u00e0&#8221; non giustifica il permanere di una forma precedente rispetto alla forma successiva, purch\u00e9 il passaggio avvenga con la solennit\u00e0 e la competenza richieste. Il positivismo giuridico non c&#8217;entra nulla: si tratta della evoluzione delle forme rituali. La forma nuova si sostituisce alla forma precedente. Una &#8220;convivenza&#8221; pu\u00f2 essere comprensibile solo per una generazione, per garantire a tutti il passaggio graduale da una all&#8217;altra [come sostenevano Paolo VI e Von Balthasar])<\/em><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Infatti, per la nota correlazione tra la liturgia (<i>lex orandi<\/i>) e fede (<i>lex credendi<\/i>), vietare, anzi perfino svilire la Messa celebrata dalla Chiesa d\u2019Occidente e dai suoi Papi per secoli se non millenni, non \u00e8 molto diverso dal negare la validit\u00e0 di un dogma; \u00e8 un po\u2019 come revocare la definizione dell\u2019Immacolata Concezione o il divieto, espressamente definito infallibile da S. Giovanni Paolo II, di ordinazione femminile. Contraddicendo il passato, si inficia anche tutto quanto si pretende di insegnare nel presente e, per dirla chiara, si sega il tronco sul cui ramo si \u00e8 costruito il nido.<\/p>\n<p align=\"justify\"><em>(la similitudine tra rito e dogma non regge. Il dogma \u00e8 formalmente definito, e questo vale per la Immacolata, ma non vale per Ordinatio Sacerdotalis, che non \u00e8 proposizione dogmatica. Il rito serve la tradizione in modo diverso: non in una forma definitiva, sancita una volta per tutte, ma in un graduale passaggio tra forme, lingue, costumi diversi, in relazione alle culture e alla storia. Il linguaggio rituale \u00e8 elementare, mentre il linguaggio del dogma \u00e8 un linguaggio della riflessione concettuale. Il dogma \u00e8 al servizio della esperienza rituale, fatta di Parola e di Sacramento. La correlazione tra &#8220;lex orandi&#8221; e &#8220;lex credendi&#8221; non \u00e8 tra dogma e rito, ma tra atto di fede e azione rituale. Lo sviluppo dei riti non \u00e8 contraddizione, smentita o tradimento, ma evoluzione e crescita)<\/em><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Del pari \u00e8 contraddittorio sostenere, da un lato, che sarebbe meglio \u201c<i>lavorare \u2018su un unico tavolo\u2019, perch\u00e9 tutti potessero contribuire ad arricchire \u2018l\u2019unica forma rituale vigente\u2019\u201d\u00a0<\/i>ma subito dopo aggiungere, sempre in critica a Benedetto XVI, che \u201c<i>La scommessa di un miglioramento reciproco tra NO e VO \u00e8 stata una strategia e una teologia del tutto inadeguata, alimentata da una astrattezza ideologica\u201d<\/i>.\u00a0Ma allora, da dove dovrebbe mai venire quel lavoro di arricchimento alla forma rituale vigente? E perch\u00e9 mai il programma ratzingeriano di reciproco arricchimento tra i due riti sarebbe un\u2019astrattezza ideologica? E\u2019 infatti ben noto che i sacerdoti che hanno sperimentato l\u2019antico rito trasfondono, anche nel nuovo, un\u2019accuratezza ed un\u2019attenzione ai gesti rituali purtroppo non pi\u00f9 comuni: e questa non \u00e8 &#8216;astrattezza ideologica&#8217;, \u00e8 concretezza pratica. Se c\u2019\u00e8 qui un ideologo che ragiona \u2018di pancia\u2019 e per irrazionale amore delle proprie idee, senza curarsi dei fatti e senza alcun suggerimento concreto che vada oltre divieti e persecuzioni, quello non \u00e8 certo Benedetto XVI, ultimo grande Dottore della Chiesa.<\/p>\n<p align=\"justify\"><em>(forse non mi sono spiegato bene: quando dico, da 17 anni, che l&#8217;unico modo per rimediare ai problemi \u00e8 un &#8220;unico tavolo&#8221; intendo dire che si pu\u00f2 discutere solo del rito vigente, non di quello che \u00e8 stato riformato perch\u00e9 inadeguato. Se si costruisce, come sembrava pensare Benedetto XVI, una &#8220;concorrenza tra forme\/usi diversi del medesimo rito&#8221; non si produce un &#8220;superiore equilibrio&#8221;, ma una &#8220;pi\u00f9 grave lacerazione&#8221;. E&#8217; proprio la storia dopo il 7 luglio 2007 a dimostrare che la differenza rituale \u00e8 diventata differenza ecclesiale, spirituale, gruppo separato, setta. Quello che chiamo &#8220;unico tavolo&#8221; \u00e8 il legittimo interesse, di tutte le componenti della Chiesa, di celebrare l&#8217;unico rito romano con le loro attenzioni differenziate per la lingua, per la musica, per i paramenti, in sostanza per la &#8220;forma&#8221;. Con il Rito di Paolo VI si pu\u00f2 fare. Non si pu\u00f2 fare con il rito di Pio V. Chi vuole il pluralismo ha la forma rituale disponibile. Un&#8217;unica forma che contiene in se tante diverse possibilit\u00e0, e non due forme in conflitto a causa della loro storia: una forma che \u00e8 nata per correggere la precedente\u00a0 non pu\u00f2 essere usata senza una carica aggressiva verso la chiesa che ha fatto la riforma.)<\/em><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">L\u2019ideologia, nel senso marxiano del termine (per Marx l\u2019ideologia \u00e8 appunto il travisamento della realt\u00e0, surrettiziamente sostituita da mistificazioni concettuali e da idee o preferenze personali), \u00e8 proprio la costante sottesa alle labili argomentazioni del Prof. Grillo: ci\u00f2 traspare, evidentissimo, in quei passaggi in cui, come abbiamo visto, da un lato svilisce come irrilevanti i fatti oggettivi e statistici (la crisi nelle chiese e nei seminari conciliari, a petto della vitalit\u00e0 del Tradizionalismo; eppure dai frutti si giudica l\u2019albero, insegnava Qualcuno); dall\u2019altro lato esibisce cieca intolleranza verso il pluralismo liturgico &#8211; e verso il bene delle anime che di quel pluralismo potrebbero beneficare \u2013 al punto da rivelarsi assai pi\u00f9 settario e intransigente di quelli che dice di voler combattere perch\u00e9, nella sua testa, \u2018setta non in comunione con Roma\u2019.<\/p>\n<p align=\"justify\"><em>(Non solo non sono settario, ma ripeto soltanto ci\u00f2 che il buon senso dei teologi che hanno il dono della parola, il Card. Roche e papa Francesco ripetono da anni. Dire la verit\u00e0 non \u00e8 essere settari o intransigenti. Io so solo che l&#8217;idea di\u00a0 far valere, contemporaneamente, due forme rituali di cui una \u00e8 nata per correggere l&#8217;altra non mi \u00e8 sembrata una idea n\u00e9 fondata n\u00e9 efficace. Se voi dite che le mie argomentazioni sono &#8220;labili&#8221;, e che quindi sono ideologico, dovreste dimostrare in che cosa sono deboli. Forse per voi \u00e8 sufficiente che non sia d&#8217;accordo con voi per dire che sono ideologico? Questa tendenza a chiamare stalinisti tutti quelli che sono in disaccordo non mi sembra una grande dimostrazione. Io voglio difendere la tradizione. Per questo non posso non contestare i tradizionalisti, che sono figli del mondo tardo-moderno nel non capire pi\u00f9 la tradizione)<\/em><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Chi \u00e8 dunque \u2018setta\u2019? Il\u00a0<i>proprium\u00a0<\/i>della setta \u00e8 l&#8217;esclusione, recidere le radici, cambiare tutto e rigettare il retaggio familiare. Ossia l\u2019attitudine che il Prof. Grillo sceglie per s\u00e9 e vorrebbe imporre a tutti. Cos\u00ec come settario \u00e8 non arrendersi all\u2019evidenza fattuale e in questo il Prof. Grillo fa propria la\u00a0<i>boutade\u00a0<\/i>hegeliana: se i fatti non si accordano con la sua teoria, tanto peggio per i fatti! Se dunque i\u00a0frutti del Concilio\u00a0non sono quelli promessi, minimizziamo, ignoriamo e parliamo d&#8217;altro. Nella mente di quelli come lui, la Messa di sempre \u00e8 cos\u00ec aborrita proprio perch\u00e9 evidenzia\u00a0<i>a contrario\u00a0<\/i>il fallimento di quella moderna e rende per opposizione pi\u00f9 visibili quei fatti antipatici (chiese vuote e sciatteria liturgica) che si vorrebbero invece nascondere.<\/p>\n<p align=\"justify\"><em>(I fatti sono le nuove forme rituali, che nutrono la Chiesa da 60 anni. Questo passaggio era necessario, ma non \u00e8 sufficiente. Voi contestate la necessit\u00e0. Io invece la difendo, ma ne ammetto la insufficienza. In tutto questo non mi nascondo dietro una &#8220;messa di sempre&#8221; diversa dal rito romano vigente. La &#8220;messa di sempre&#8221; non \u00e8 diversa dal Messale di Paolo VI e Giovanni Paolo II. Questa \u00e8 la messa di sempre che occorre far entrare in stili celebrativi nuovi, in cui non ci sia un celebrante e la congregazione di fronte a lui, ma vi sia una assemblea che celebra, con ministri e una presidenza. Qui possiamo tutti provare la trovare la &#8220;messa di sempre&#8221; purch\u00e9 non vogliamo &#8220;tagliare via&#8221; la storia e rifugiarci a &#8220;prima del 1963)<\/em><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">E\u2019 infatti\u00a0evidente che le ragioni sostanziali della lotta di cui sono bersaglio i tradizionalisti non risiedono nel fatto che essi siano malvagi, o violenti, o pericolosi, od insubordinati\u00a0a Roma, o quant\u2019altro &#8211; cio\u00e8 non risiedono in ci\u00f2 che essi fanno &#8211; e nemmeno in ci\u00f2 che essi pensano:\u00a0erano forse riottosi o perversi i Francescani dell\u2019Immacolata?<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Le ragioni di tanto astio\u00a0risiedono nel mero fatto\u00a0di esistere\u00a0perch\u00e9, esistendo,\u00a0sono &#8211;\u00a0siamo &#8211; la concreta smentita dell\u2019efficacia della sbandierata rivoluzione liturgica e dottrinale, ossia siamo,\u00a0<i>per speculum<\/i>\u00a0ma non\u00a0<i>in aenigmate<\/i>, la testimonianza tangibile del suo fallimento. E come Pinocchio lancia il martello al Grillo Parlante che lo mette di fronte alle sue contraddizioni, cos\u00ec gli araldi\u00a0del nuovo pensiero unico liturgistico\u00a0vogliono lanciare il loro martello su\u00a0chi ha l\u2019ardire di non seguirli. Con la significativa differenza che i tradizionalisti, a differenza del Grillo Parlante, in genere non cercano nemmeno di far la morale ai novatori, ma si accontenterebbero di vivere in pace la loro fede,\u00a0<i>una cum Papa\u00a0<\/i><i>nostro.<\/i><\/p>\n<p align=\"justify\"><em>(Curiosa immagine di chi vorrebbe vivere in pace &#8220;una cum papa nostro&#8221;, ma costruendosi un papa fantoccio, una specie di papa di gomma, da adattare ai propri gusti, magari sul modello di un papa che aveva illuso i tradizionalisti di poter essere in comunione con Roma celebrando con la forma rituale che Roma ha voluto riformare perch\u00e9 inadeguata. Qui non \u00e8 importante essere riottosi [anche se a parole talora lo siete assai pesantemente] ma essere disposti ad accettare il Concili Vaticano II e la Riforma che da esso \u00e8 scaturita. Altrimenti a parola siete &#8220;una cum&#8221; ma nei fatti siete &#8220;sine&#8221; per non dire &#8220;versus&#8221;)<\/em><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">E se\u00a0pur mai i tradizionalisti fossero davvero\u00a0pecorelle smarrite, piacerebbe loro esser trattati come ha fatto Ges\u00f9 (Lc 15,4-6);\u00a0o meglio ancora, ricevere\u00a0incontri e visite papali,\u00a0con onori e lavande e baci dei piedi\u00a0e quant&#8217;altro\u00a0si riserva ai \u2018lontani\u2019 e ai nemici della Chiesa.<\/p>\n<p align=\"justify\"><em>(Le pecorelle possono sempre vestirsi da lupi, ma restano pecorelle. Tuttavia cercare i lontani come modello di chi fa della &#8220;messainlatino&#8221; il proprio obiettivo mi pare un poco forzato. Un certo senso del limite potrebbe essere utile a tutti)<\/em><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Infine, chiudiamo il nostro commento come l\u2019abbiamo iniziato, su una nota irenica e di concordanza, se non con lo spirito, almeno con la lettera di un passo dell\u2019intervista del Prof. Grillo. Il quale afferma: \u201c<i>La tradizione non \u00e8 passato, ma futuro<\/i>\u201d. Sottoscriviamo, con due sole aggiunte (una maiuscola ed un avverbio):\u00a0<i>la\u00a0<\/i><i><u>T<\/u><\/i><i>radizione non \u00e8\u00a0<\/i><i><u>solo<\/u><\/i><i>\u00a0passato, ma futuro<\/i>.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Il che del resto corrobora il motto oraziano di questo sito:\u00a0<i>multa renascentur quae iam cecidere\u00a0<\/i>(rinasceranno molte cose che caddero un tempo). Motto che abbiamo il conforto, anno dopo anno, di veder realizzarsi<i>,\u00a0<\/i>a dispetto di grilli e pinocchi.<\/p>\n<p><em>(La tradizione \u00e8 precisamente il passaggio del passato e del presente nel futuro: \u00e8 possibilit\u00e0 di futuro non in una forma rigida della messa, ma dell&#8217;incontro tra il Signore e la sua Chiesa, che oggi pu\u00f2 essere celebrato in tante diverse lingue e che per questo si arricchisce della fede espressa in culture molto diverse da quella latina. Chiudo con una immagine: la tradizione vive di traduzione. Saper tradurre la esperienza rituale cristiana in una forma nuova \u00e8 custodirla. Irrigidirla in una forma superata \u00e8 tradirla. Non si deve mai dimenticare che proprio nella lingua che pi\u00f9 vi piace &#8220;tradere&#8221; significa certo &#8220;consegnare&#8221;, ma anche &#8220;tradire&#8221;.)<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dopo giorni di discussione, oggi Messainlatino, in un post pi\u00f9 dialogico, riassume quello che ho detto e propone una serie di confutazioni. 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