{"id":19374,"date":"2024-06-22T19:18:41","date_gmt":"2024-06-22T17:18:41","guid":{"rendered":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=19374"},"modified":"2024-06-22T19:18:41","modified_gmt":"2024-06-22T17:18:41","slug":"architettura-e-liturgia-piccola-ricerca-sulle-cause-di-adeguamenti-inadeguati","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/architettura-e-liturgia-piccola-ricerca-sulle-cause-di-adeguamenti-inadeguati\/","title":{"rendered":"Architettura e liturgia. Piccola ricerca sulle cause di adeguamenti inadeguati"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/1-logo001-scaled.jpg\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"wp-image-19375 alignnone\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/1-logo001-1024x1018.jpg\" alt=\"\" width=\"163\" height=\"162\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/1-logo001-1024x1018.jpg 1024w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/1-logo001-300x298.jpg 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/1-logo001-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/1-logo001-768x763.jpg 768w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/1-logo001-1536x1526.jpg 1536w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/1-logo001-2048x2035.jpg 2048w\" sizes=\"(max-width: 163px) 100vw, 163px\" \/>\u00a0 <\/a><\/p>\n<p>Capita spesso (purtroppo) di trovarsi in chiese in cui non ci si trova a proprio agio sia riguardo alla celebrazione liturgica, sia nella preghiera personale. Si tratta di chiese \u2018non adeguate\u2019, non soltanto dal punto di vista estetico-formale (pur importante), ma anche \u2013 e pi\u00f9 profondamente \u2013 da un punto di vista rituale e religioso, e quindi anche architettonico-liturgico. Ma pu\u00f2 capitare, al contrario, di trovarsi in chiese che sono luoghi bellissimi, ma che non <em>sanno<\/em> di liturgia.<\/p>\n<p>Occorre domandarsi quali siano le ragioni di questo fenomeno.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Al fondo credo possa esserci, sia da parte dei committenti sia da parte degli architetti, una triplice forma di \u201cdisperazione\u201d riguardo alla liturgia che, mutuando da <em>La malattia mortale<\/em> di Kierkegaard, potremmo descrivere cos\u00ec: 1) non avere coscienza del valore integrale dell\u2019architettura nell\u2019atto liturgico; 2) disperatamente voler mantenere completamente immutato l\u2019assetto liturgico; 3) disperatamente voler cambiare tutto nell\u2019assetto liturgico.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<ul>\n<li><em>Non avere coscienza del valore integrale dell\u2019architettura nell\u2019atto liturgico.<\/em> Questa forma di disperazione \u00e8 quella pi\u00f9 sottile e credo sia quella pi\u00f9 estesa e, in realt\u00e0, consustanziale alle altre due forme di disperazione.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Lo spazio, l\u2019architettura non vengono interpretati come aspetti integrali dell\u2019atto liturgico, ma costituiscono uno sfondo, come una sorta di scenografia, dentro cui la liturgia viene celebrata. Secondo questa visione, l\u2019architettura certamente pu\u00f2 influire sulla celebrazione, ma il rapporto con la liturgia \u00e8 estrinseco, il fine soprattutto funzionale.<\/p>\n<p>Similmente, si pu\u00f2 assistere a un fenomeno di segno opposto, ma di uguale natura: l\u2019architettura tende a saturare il vissuto liturgico, ossia, secondo questa visione, si tende a far concentrare nella sola architettura tutta l\u2019esperienza religiosa. In questo caso si tratta di un estrinsecismo per il quale cui la liturgia \u00e8 ininfluente o indifferente nell\u2019esperienza religiosa. Il sacro sta tutto nell\u2019architettura (questo spesso produce o presuppone una sorta di [auto]santificazione dell\u2019architetto).<\/p>\n<ul>\n<li><em>Disperatamente voler mantenere completamente immutato l\u2019assetto liturgico<\/em>. La liturgia, esattamente come la fede, \u00e8 vitale, e quindi non \u00e8 mai statica, immutabile, ma per vivere ha bisogno di crescere, di modificarsi, di adattarsi, restando comunque s\u00e9 stessa, anzi il cambiamento serve a mantenere la sua natura. Nella storia, la liturgia e insieme la comprensione della fede cristiana non hanno mai cessato di aggiornarsi, di adattarsi al momento storico: questo \u00e8 il processo vitale del cristianesimo.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Tale modificazione vitale \u00e8 legata alla doppia fedelt\u00e0 del cristianesimo (e di ogni religione, ma per il cristianesimo vale in maniera del tutto evidente), ossia la fedelt\u00e0 all\u2019umano e al divino. Quanto all\u2019umano, le culture (ma anche la vita di ogni singolo uomo) non sono mai state uguali a s\u00e9 stesse, sono sempre cambiate le visioni, i costumi, le economie, le tecnologie ecc.: mutando quindi il \u201clato umano\u201d del rapporto religioso, anche la comprensione della vita religiosa (compresa quella rituale) ha richiesto e sempre richiede degli adattamenti. Quanto al divino, esso \u00e8 inesauribile e incommensurabile e, pertanto, dal momento che non pu\u00f2 esserci una conoscenza umana definitiva del divino, per questo motivo esso richiede all\u2019umano e al mondano un adattamento che mai si conclude. Anche guardando al \u201clato divino\u201d l\u2019adattamento \u00e8 inevitabile. La fede, quindi, prevede necessariamente una sua vitale e organica modificabilit\u00e0 e adattabilit\u00e0. Vitalit\u00e0 che mette in evidenza l\u2019origine e la natura performativa, ovvero liturgica, della fede cristiana.<\/p>\n<p>La disperazione di chi vuole mantenere immutato l\u2019assetto liturgico nasce dall\u2019incomprensione di questo processo vitale. Si pensa al cristianesimo come a una dottrina normativa per il pensiero e per l\u2019agire e, in quanto tale, immodificabile. La liturgia rientra, in questa visione, tra le norme, la sua forma soltanto tra rubriche da rispettare per rendere l\u2019atto di culto lecito e valido; pertanto, ogni adattamento viene interpretato come un tradimento. Secondo questa visione, la bont\u00e0 dell\u2019atto liturgico non sta nel compiere pienamente un atto che mette in relazione l\u2019uomo con Dio, ma nell\u2019assolvere a un obbligo, a cui Dio risponde in seconda battuta con il dono della sua grazia. Si dispera che l\u2019atto liturgico, in quanto tale, sia contatto e unione tra la vita divina e quella umana, perch\u00e9 questo contatto avverrebbe in un altro luogo: nell\u2019intimit\u00e0 dell\u2019animo. Per questo motivo la liturgia (e l\u2019architettura liturgica) possiedono una natura legale, sono obbligazioni, che hanno s\u00ec lo scopo di predisporre al dono della grazia, ma tuttavia la liturgia resta estrinseca all\u2019esperienza di grazia.<\/p>\n<ul>\n<li><em>Disperatamente cambiare tutto nell\u2019assetto liturgico<\/em>. Questa forma di disperazione \u00e8 segnata dallo stesso razionalismo della disperazione precedente. Non ci si lascia guidare dalla doppia fedelt\u00e0 umano-divina e dalla natura performativa della vita liturgica e di fede, ma, partendo dalla propria visione della fede, si plasma radicalmente tutto. Se la disperazione \u201cconservativa\u201d pensava al cristianesimo come a un monolite immutabile, questa forma di disperazione lo pensa come a un astratto senza genesi e senza origini; in entrambi i casi si difetta nella accettazione della natura storica della liturgia, della fede e della Chiesa. La disperazione di voler cambiare radicalmente tutto manifesta, a un tempo, la difficolt\u00e0 ad accettare il passato con gli errori che inevitabilmente ha portato e insieme la pretesa di essere una nuova origine, un inizio vero: \u00e8 la disperazione della propria origine storico-umana e la disperazione che il divino abbia potuto accettare di offrirsi nonostante gli errori umani.<\/li>\n<\/ul>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Sono forme di disperazione, sono forme di una malattia \u201cper la morte\u201d della liturgia e della fede.<\/p>\n<p>\u00c8 possibile superarle, riscoprendo la liturgia (e l\u2019architettura liturgica che le \u00e8 integrale) quale luogo fondamentale della vita religiosa. Questo pu\u00f2 essere decisivo non soltanto per la Chiesa, ma anche per la societ\u00e0 e la cultura contemporanee. In gioco, infatti, non c\u2019\u00e8 soltanto la vita del cristianesimo, ma la complessit\u00e0 della cultura umana.<\/p>\n<p>Da quanto \u00e8 emerso dalle recenti scoperte archeologiche sembra che con buona probabilit\u00e0 l\u2019architettura rituale abbia preceduto persino quella abitativa. Senza entrare nel merito di una antecedenza cronologica, sarebbe comunque possibile riconoscere una priorit\u00e0 assiologica dell\u2019architettura religioso-rituale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Quando M. Eliade vuole descrivere il <em>proprium<\/em> del fenomeno religioso introduce innanzitutto la categoria di \u2018scala\u2019:<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La scienza moderna ha riabilitato un principio gravemente compromesso da certe confusioni del secolo XIX: la scala crea il fenomeno. Henri Poincar\u00e9 si domandava, non senza ironia: \u201cUn naturalista, che avesse studiato l&#8217;elefante esclusivamente al microscopio, potrebbe credere di conoscerlo in modo sufficiente?\u201d [\u2026] un fenomeno religioso risulter\u00e0 tale soltanto a condizione di essere inteso nel proprio modo di essere, vale a dire studiato su scala religiosa. Girare intorno al fenomeno religioso per mezzo della fisiologia, la psicologia, la sociologia, l&#8217;economia, la linguistica, l&#8217;arte, eccetera, significa tradirlo e lasciarsi sfuggire appunto il \u201c<em>quid\u201d<\/em> unico e irriducibile che contiene: il suo carattere sacro.<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Questa fondamentale osservazione sul fenomeno religioso vale anche per l\u2019architettura liturgica: essa non \u00e8 da intendere come architettura che assume dalla religione elementi, contenuti, immagini ecc., ma non \u00e8 neanche soltanto <em>espressione<\/em> architettonica di una esperienza religiosa.<\/p>\n<p>L\u2019architettura liturgica \u00e8 un originario, appare gi\u00e0 come un tutto organico: quando l\u2019esperienza religiosa accade, un genere di spazialit\u00e0 specifico viene costituito (lo spazio sacro) ed \u00e8 in quel momento che l\u2019architettura liturgica si manifesta.<\/p>\n<p>In altri termini, l\u2019architettura liturgica non \u00e8 interpretabile alla maniera delle definizioni della logica aristotelica: <em>architettura<\/em> \u2013 genere prossimo, e <em>liturgica<\/em> \u2013 differenza specifica. L\u2019architettura liturgica, invece, \u00e8 un genere a s\u00e9. \u00a0L\u2019architettura liturgica o viene praticata a partire dal vissuto religioso o non \u00e8.<\/p>\n<p>E se la liturgia \u00e8 rito, allora l\u2019architettura liturgica \u00e8 anch\u2019essa rito: l\u2019architettura liturgica, infatti, \u00e8 un modo del \u2018fare\u2019, \u00e8 <em>poiesis<\/em>, ed \u00e8 \u2018<em>poiesis rituale<\/em>\u2019, religiosa e simbolica. Una <em>poiesis<\/em> dell\u2019architetto che vive e progetta e una <em>poiesis<\/em> della Chiesa che celebra <em>in quel luogo<\/em> e che, in un certo senso, celebra <em>quel luogo<\/em> (in quanto simbolo esso stesso dell\u2019incontro con Dio).<\/p>\n<p>Siamo cos\u00ec ricondotti all\u2019osservazione di Eliade, non \u00e8 una precedenza \u2018quantitativa\u2019, si tratta di una precedenza riscontrabile in ordine alla \u2018scala\u2019 di riferimento. Soltanto a una distanza \u2018religiosa\u2019, a una \u2018scala rituale\u2019, l\u2019architettura liturgica pu\u00f2 essere praticata e fruita.<\/p>\n<p>Fare architettura liturgica significa, innanzitutto, osservare con occhi istruiti <em>religiosamente<\/em> e <em>ritualmente<\/em>: non si tratta di volgere lo sguardo a un ambito specifico. Si tratta di guardare e soprattutto di sperimentare la realt\u00e0 con occhi religiosi e di vederne compiersi la trasfigurazione.<\/p>\n<p>Questo processo \u00e8 una strada forse lunga, ma credo sia l\u2019unica per poter recuperare un \u2018luogo\u2019 della vita umana decisivo e fondamentale.\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 \u00a0\u00a0 \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 <em>Girolamo Pugliesi<\/em><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/1-logo001-scaled.jpg\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/a><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/logo001-scaled.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"wp-image-19376 aligncenter\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/logo001-1024x1018.jpg\" alt=\"\" width=\"161\" height=\"160\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/logo001-1024x1018.jpg 1024w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/logo001-300x298.jpg 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/logo001-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/logo001-768x763.jpg 768w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/logo001-1536x1526.jpg 1536w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/logo001-2048x2035.jpg 2048w\" sizes=\"(max-width: 161px) 100vw, 161px\" \/><\/a><\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a> M. Eliade, <em>Trattato di Storia delle Religioni<\/em>, Boringhieri, Torino 1976, p. IX.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; &nbsp; &nbsp; \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 \u00a0 Capita spesso (purtroppo) di trovarsi in chiese in cui non ci si trova a proprio agio sia riguardo alla celebrazione liturgica, sia nella preghiera personale. 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