{"id":19349,"date":"2024-06-15T12:06:33","date_gmt":"2024-06-15T10:06:33","guid":{"rendered":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=19349"},"modified":"2024-06-15T12:55:19","modified_gmt":"2024-06-15T10:55:19","slug":"balthasar-una-teologia-della-differenza-sessuale-senza-corpo-di-donna-di-selene-zorzi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/balthasar-una-teologia-della-differenza-sessuale-senza-corpo-di-donna-di-selene-zorzi\/","title":{"rendered":"Balthasar: una teologia della differenza sessuale senza corpo di donna (di Selene Zorzi)"},"content":{"rendered":"<blockquote><p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/HUvB_Wien.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-19350\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/HUvB_Wien-220x300.jpg\" alt=\"\" width=\"220\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/HUvB_Wien-220x300.jpg 220w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/HUvB_Wien.jpg 330w\" sizes=\"(max-width: 220px) 100vw, 220px\" \/><\/a><\/p><\/blockquote>\n<p class=\"western\"><em>Tra le istanze pi\u00f9 sentite, nel dibattito ecclesiale contemporaneo, c\u2019\u00e8 quella che si riconosce nel motto \u201csmaschilizzare\u201d. La cosa non solo non \u00e8 antitetica, ma corrisponde profondamente ad un altro verbo, diverso, ma coerente: \u201csmascherare\u201d. Per smaschilizzare occorre smascherare i pregiudizi che sono nascosti non solo nel senso comune, ma in quella che riteniamo \u201calta teologia\u201d. Questo contributo di Selene Zorzi, che ringrazio di cuore, mostra bene, con una ampia e preziosa documentazione, il contenuto poco convincente della teologia che su femminile ha scritto un grande maestro come H.U. von Balthasar. E\u2019 vero che uno dei destini dei grandi maestri \u00e8 quello di essere mangiati in salsa piccante! (ag)<\/em><\/p>\n<h2 class=\"western\">Balthasar: una teologia<span lang=\"it-IT\"> della differenza sessuale senza <\/span>corpo di donna<\/h2>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: Cambria, serif\"><span lang=\"it-IT\">di Selene Zorzi<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><span lang=\"it-IT\">Hans Urs von Balthasar \u00e8 considerato uno dei maggiori teologi contemporanei e ha avuto forte influsso sulla teologia del XX secolo soprattutto quanto ai temi della differenza sessuale.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: GaramondPremrPro, serif\">Molti teologi si appellano a Balthasar per sostenere l\u2019innegabilit\u00e0 della \u201criserva maschile\u201d, adducendo per\u00f2 l\u2019argomento che Balthasar sarebbe troppo difficile da capire ed \u00e8 frainteso. Sembra allora opportuno sintetizzare le sue teorie teologiche in merito che tentano (a nostro parere maldestramente) di misurarsi con le teorie della differenza sessuale. Concordiamo infatti con <\/span><span style=\"color: #000000\"><span lang=\"it-IT\">la teologa femminista Tina Beattie che sostiene che in Balthasar la riflessione sulla differenza sessuale costituisce il suo tentativo teologico pi\u00f9 problematico da un punto di vista <\/span><\/span><span style=\"color: #000000\"><span lang=\"it-IT\">d<\/span><\/span><span style=\"color: #000000\"><span lang=\"it-IT\">elle teorie di genere.<\/span><\/span><span style=\"color: #000000\"><sup><span lang=\"it-IT\"><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote1sym\" name=\"sdfootnote1anc\">1<\/a><\/span><\/sup><\/span><\/p>\n<p>\u00c8 sulle seguenti riflessioni infatti che Balthasar fonda anche il suo noto binomio del <i>principio petrino\/mariano<\/i>. Ma se la riserva maschile implica uno specifico significato sacramentale della mascolinit\u00e0, come vedremo, non ne emerge uno corrispettivo per il corpo della donna.<\/p>\n<p><i><span style=\"color: #000000\"><span lang=\"it-IT\">1. Davanti a Dio un soggetto \u201casessuato\u201d?<\/span><\/span><\/i><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\"><span lang=\"it-IT\">Beattie rileva anzitutto che ogniqualvolta Balthasar si riferisce al soggetto umano usa sempre un generico <\/span><\/span><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: Cambria Italic, serif\"><span lang=\"it-IT\"><i>Mensch<\/i><\/span><\/span><\/span> <span style=\"color: #000000\"><span lang=\"it-IT\">e quando parla del concetto di persona teologico usa <\/span><\/span><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: Cambria Italic, serif\"><span lang=\"it-IT\"><i>Person<\/i><\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: Cambria Italic, serif\"><span lang=\"it-IT\">.<\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000\"><span lang=\"it-IT\"> Nell\u2019uno e nell\u2019altro caso Balthasar sembra non fare mai riferimento alle persone sessuate e quindi tutto ci\u00f2 che viene detto del soggetto davanti a Dio o delle persone in Cristo pu\u00f2 essere applicato genericamente a entrambi i sessi. <\/span><\/span><\/p>\n<p><span lang=\"it-IT\">Quando invece si passa alla considerazione della differenza sessuale dal punto di vista creaturale, Balthasar sembra valorizzarla fortemente: <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #000000\">\u201c<span style=\"font-family: Garamond, serif\"><span style=\"font-size: small\">due realt\u00e0 diverse ma inseparabili l\u2019una dall\u2019altra, di cui l\u2019una \u00e8 la pienezza dell\u2019altra, entrambe ordinate a una unit\u00e0 definitiva inafferrabile [&#8230;] semplicemente due poli di un\u2019unica realt\u00e0, due diverse attuazioni di un unico essere, due <i>entia<\/i> in un unico<i> esse<\/i>, un\u2019esistenza in due vite [&#8230;] con simili formulazioni esplorative si vorrebbe tentare di circoscrivere il mistero che l\u2019uomo maschio in quanto uomo \u00e8 da sempre presso la sua controimmagine, la donna, senza mai arrivarci, come anche viceversa \u00e9 [&#8230;] il mistero che l\u2019io umano da sempre cercando si muove verso il tu ed anche lo trova &#8230; senza mai poter avere vero possesso di questa sua alterit\u00e0. Questo dunque non solo perch\u00e8 la libert\u00e0 del tu non pu\u00f2 mai essere a partire dall\u2019io controllata da nessun sovraconcetto trascendentale, dato che ogni libert\u00e0 umana si apre dal suo luogo soltanto verso la libert\u00e0 assoluta e infinita, ma anche perch\u00e9 questa insufficienza si \u201cincarna\u201d nella costituzione diversa e complementare dei sessi\u201d (TD II, p. 345).<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><span lang=\"it-IT\">In questo testo sembra esserci vera reciprocit\u00e0 tra i sessi: ci\u00f2 che vale per l\u2019uno vale anche per l\u2019altro, vi sono soggetti che restano liberi in relazione, ciascuno incapace di possedere totalmente l\u2019altro o di conoscerlo, anzi<\/span><span lang=\"it-IT\">: <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #000000\">\u201c<span style=\"font-family: Garamond, serif\"><span style=\"font-size: small\">&#8230;entrambi, uomo e donna, sono non soltanto insieme, ma ciscuno per s\u00e9, immagine di Dio e quindi in tal modo risulta garantita l\u2019immediatezza verso Dio\u201d (TD<\/span><\/span><i> <\/i>III, 266).<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\"><span lang=\"it-IT\">Infatti <\/span><\/span><span lang=\"it-IT\">\u00abNessuno dei due pu\u00f2 essere per s\u00e9 tutto l\u2019uomo\u00bb (TD II,348).<\/span><\/p>\n<p><span lang=\"it-IT\">Balthasar ammette che l\u2019immaginario che relega il cielo alla mascolinit\u00e0 e la terra alla femminilit\u00e0 \u00e8 svalutativo nei confronti del secondo elemento (TD II, 346); egli condanna le visioni misogine patristiche e scolastiche le quali mostrano il pericolo di una teologia che identifichi l\u2019<\/span><span style=\"font-family: Cambria Italic, serif\"><span lang=\"it-IT\">imago<\/span><\/span><span lang=\"it-IT\"> nella sola anima. Il teologo svizzero esclude anche la visione di Gregorio di Nissa secondo la quale il racconto di Gen si riferirebbe all\u2019umanit\u00e0 creata nel complesso sessualmente indifferenziata (o androgina) mentre il racconto di Gen 2 si riferirebbe a quella sessualmente differenziata. Egli infatti afferma che la distinzione dei sessi fa parte dell\u2019<\/span><span style=\"font-family: Cambria Italic, serif\"><span lang=\"it-IT\"><i>imago Dei<\/i><\/span><\/span><span lang=\"it-IT\">.<\/span><sup><span lang=\"it-IT\"><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote2sym\" name=\"sdfootnote2anc\">2<\/a><\/span><\/sup><\/p>\n<p><span lang=\"it-IT\">Quando per\u00f2 egli stesso si accinge ad affrontare l\u2019esegesi di Gen 1 queste dichiarazioni di intento cominciano a suonare in modo diverso. Il teologo colloca la creazione della coppia umana alla fine di un processo creativo interpretato all\u2019insegna della fecondit\u00e0. In questo, l\u2019<\/span><span style=\"font-family: Cambria Italic, serif\"><span lang=\"it-IT\"><i>imago<\/i><\/span><\/span><span lang=\"it-IT\"> si inserisce \u00abin funzione divisoria tra fecondit\u00e0 infraumana e umana\u00bb (TD II, p. 348) e conclude che la procreazione umana illumina un aspetto della potenza creativa di Dio (p. 350). Si scoprir\u00e0 pi\u00f9 avanti che Dio ha chiaramente funzioni maschili rispetto alla creazione (cfr.<\/span> <span lang=\"it-IT\">TD II, pp. 351-360)<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #000000\">\u201c<span style=\"font-family: Garamond, serif\"><span style=\"font-size: small\">La Parola di Dio appare nel mondo come uomo maschio [&#8230;] egli deve essere maschio, se \u00e8 vero che la sua missione \u00e8 di rappresentare nel mondo l\u2019origine, il Padre\u201d (TD III, p. 264).<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><span lang=\"it-IT\">Nonostante egli affermi che la polarit\u00e0 uomo donna pervada la creazione tutta (cfr. TD II, 344-345 e III, 263)<\/span><sup><span lang=\"it-IT\"><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote3sym\" name=\"sdfootnote3anc\">3<\/a><\/span><\/sup><span lang=\"it-IT\"> in definitiva per lui \u00abl\u2019uomo davanti a Dio\u00bb sembra essere solo l\u2019Adam maschio (TD II, 351). Quando infatti si muove a commentare Gen 2 afferma la primariet\u00e0 dell\u2019uomo maschio e la sua solitudine davanti a Dio (che prima doveva essere caratteristica di ogni persona in quanto tale). <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #000000\">\u201c<span style=\"font-family: Garamond, serif\"><span style=\"font-size: small\">Tre cose vengono in tal modo dichiarate: primo un primato dell\u2019uomo maschio, che in questo suo primato \u00e8 stato da solo davanti a Dio e con Dio, anche se potenzialmente e inconsciamente porta in s\u00e9 la donna, che egli da s\u00e9 per\u00f2 non si pu\u00f2 dare. Poi il \u201cnon bene\u201d della solitudine. In questo modo \u00e8 anzitutto eliminata l\u2019idea di un uomo archetipo androgino, che prima si fonda in se stesso e che solo dopo la divisione in due sessi avrebbe cominciato a sentire un desiderio inappagato, ma \u00e8 eliminata anche la concezione che l\u2019uomo (o il maschio) solitario potrebbe trovare conoscendo e nominando il mondo [&#8230;] la sua propria realizzazione piena. Infine \u00e8 dichiarata la derivazione della donna dall\u2019uomo\u201d (TD II, p. 351).<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><span lang=\"it-IT\">Da questo primo uomo maschio deriverebbe, secondo Ba<\/span><span lang=\"it-IT\">l<\/span><span lang=\"it-IT\">thasar, la donna. <\/span><\/p>\n<p><span lang=\"it-IT\">Ecco allora che i veri assiomi su cui la teologia sessuale di Balthasar si muove cominciano a manifestarsi: ogni qual volta egli parla della donna la mostra sempre come secondaria e funzionale. <\/span><\/p>\n<p><i><span lang=\"it-IT\">2. Una donna passiva e recettiva?<\/span><\/i><\/p>\n<p><span lang=\"it-IT\">La donna viene descritta da Balthasar con una passivit\u00e0 naturale, creaturale, mentre second<\/span><span lang=\"it-IT\">o<\/span><span lang=\"it-IT\"> lui l\u2019uomo avrebbe una funzione attiva come quella divina.<\/span><sup><span lang=\"it-IT\"><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote4sym\" name=\"sdfootnote4anc\">4<\/a><\/span><\/sup><span lang=\"it-IT\"> La donna accoglie, risponde, restituisce all\u2019uomo; ella d\u00e0 all\u2019uomo qualcosa di nuovo solo perch\u00e8 il dono di lei <\/span><span style=\"font-family: Cambria Italic, serif\"><span lang=\"it-IT\"><i>integra<\/i><\/span><\/span><span lang=\"it-IT\"> quello di lui. La donna rappresenta solo una risposta (<\/span><span style=\"font-family: Cambria Italic, serif\"><span lang=\"it-IT\"><i>Antwort<\/i><\/span><\/span><span lang=\"it-IT\">) per l\u2019uomo, anzi una duplice risposta: \u00ab\u00e8 responsione in quanto riproduzione\u00bb (TD<\/span> <span lang=\"it-IT\">III,266). <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #000000\">\u201c<span style=\"font-family: Garamond, serif\"><span style=\"font-size: small\">La donna rispetto all\u2019uomo rappresenta un doppio principio: risposta e frutto\u00bb [&#8230;] si pu\u00f2 dedurre di qui una consegna analoga per il rapporto tra Dio e la creatura. Abbiamo gi\u00e0 accennato che la creatura rispetto a Dio non pu\u00f2 essere che secondaria, corrispondente al \u201cfemminile\u201d\u201d (TD III, p. 267).<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><span lang=\"it-IT\">Beattie rileva che, riguardo alla creazione della donna, Balthasar si esprime con termini che indicano una violenza (di Dio) sull\u2019uomo, il quale in realt\u00e0 sarebbe originariamente (il) \u00absolo davanti a Dio\u00bb: ella \u00e8 \u00abtolta\u00bb, \u00abstrappata\u00bb, \u00abpresa fuori\u00bb (TD II, 351). Subliminalmente, la donna viene presentata come una minaccia all\u2019autonomia e completezza dell\u2019 \u201cuomo di fronte a Dio\u201d. Inoltre se la donna \u00e8 contenuta nell\u2019Uomo, ella non \u00e8 il suo vero \u201caltro\u201d.<\/span><\/p>\n<p><span lang=\"it-IT\">C\u2019\u00e8 da ricordare che l\u2019esegesi ha confermato che <\/span><span style=\"font-family: Cambria Italic, serif\"><span lang=\"it-IT\"><i>ha \u2018adam<\/i><\/span><\/span><span lang=\"it-IT\"> non \u00e8 un termine che implichi mascolinit\u00e0, ma si riferisce ad \u201cogni terrestre\u201d, secondo la mentalit\u00e0 ebraica (<\/span><span lang=\"it-IT\"><i>adm<\/i><\/span><span lang=\"it-IT\"> infatti indica il rosso e <\/span><span lang=\"it-IT\"><i>adam\u00e0<\/i><\/span><span lang=\"it-IT\"> \u00e8 la terra: sarebbe bene tradurre quindi <\/span><span lang=\"it-IT\"><i>il terrestre<\/i><\/span><span lang=\"it-IT\">). E mentre in Gen 1 la sessuazione \u00e8 originariamente teomorfa, in Gen 2 l\u2019<\/span><span style=\"font-family: Cambria Italic, serif\"><span lang=\"it-IT\"><i>ish<\/i><\/span><\/span><i> <\/i><span lang=\"it-IT\">appare solo con la creazione della donna,<\/span> <span style=\"font-family: Cambria Italic, serif\"><span lang=\"it-IT\"><i>ishah<\/i><\/span><\/span><span lang=\"it-IT\">. Balthasar invece pensa ad Adam sempre come uomo maschio concreto, sulla traiettoria della problematica tipologia Adamo-Eva e Cristo-Maria di provenienza patristica e non \u00e8 un caso quindi che egli sia condotto a interpretare la sessualit\u00e0 umana in riferimento al \u00abgrande archetipo Cristo-Chiesa\u00bb (TD<\/span><span style=\"font-family: Cambria Italic, serif\"><span lang=\"it-IT\"> II., <\/span><\/span><span lang=\"it-IT\">p. 352).<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #000000\">\u201c<span style=\"font-family: Garamond, serif\"><span style=\"font-size: small\">Cristo come persona divina, \u00e8 ad un tempo vero uomo, ed anzi uomo maschio, ed ha in tal senso una certa analogia come secondo ed ultimo Adamo verso il primo\u201d (TD<i> <\/i>III, p. 268). <\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p>Cristo non manca di nulla ed \u00e8 analogo al primo uomo.<\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #000000\">\u201c<span style=\"font-family: Garamond, serif\"><span style=\"font-size: small\">&#8230; dalla ferita di colui che dorme ormai sulla croce viene tratto e formato il volto della donna di cui l\u2019uomo non pu\u00f2 fare a meno. Il mistero dell\u2019uomo e della donna della prima creazione lo dimostra, questo mistero per\u00f2 riceve la sua ricchezza massimamente misteriosa solo nel mistero del Cristo-Chiesa\u201d (Ef 5, 27) (TD III, pp. 268-269).<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><span lang=\"it-IT\">Questa Donna concreta (l\u2019Immacolata) diventa quindi calice ecclesiale in cui si versa la sostanza del Figlio: ella, insomma, \u00e8 un dono perch\u00e8 <\/span><span style=\"font-family: Cambria Italic, serif\"><span lang=\"it-IT\">egli<\/span><\/span><span lang=\"it-IT\"> possa compiersi (cfr. anche<\/span> <span lang=\"it-IT\">TD III,324). L\u2019impressione che Balthasar identifichi la donna solo ed esclusivamente con Maria e \u00abche si passi senza riflessione da una all\u2019altra\u00bb \u00e8 stata avanzata anche da alcuni teologi.<\/span><sup><span lang=\"it-IT\"><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote5sym\" name=\"sdfootnote5anc\">5<\/a><\/span><\/sup><\/p>\n<p><span lang=\"it-IT\">Basandosi sulla concezione cattolica tradizionale che identifica Maria con la Nuova Eva, sposa e madre di Cristo Nuovo Adamo, la relazione tra Cristo e Maria assurge a prototipo della relazione tra i sessi. Questo implica che la relazione originaria uomo\/donna culminerebbe in una relazione meta o sovrasessuale tra i sessi (TD II,388; V, 428).<\/span><\/p>\n<p><span lang=\"it-IT\">La missione di Maria \u00e8 descritta sempre nei termini di una sessuazione le cui caratteristiche sarebbero di passivit\u00e0 in relazione alla \u00abmissione virile-divina del Figlio\u00bb (TD III, p. 325). Nel testo <\/span><span style=\"font-family: Cambria Italic, serif\"><span lang=\"it-IT\"><i>Gloria<\/i><\/span><\/span><span lang=\"it-IT\"> l\u2019esperienza di Maria appare essere un progressivo \u201cspossessamento\u201d di s\u00e9: la madre deve rinunciare progressivamente a se stessa perch\u00e8 si realizzi Cristo (cfr. TD III, p. 325).<\/span><sup><span lang=\"it-IT\"><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote6sym\" name=\"sdfootnote6anc\">6<\/a><\/span><\/sup><span lang=\"it-IT\"> Maria per\u00f2 \u00e8 una identit\u00e0 collettiva, \u00e8 il corpo della Chiesa, \u00e8 la stessa maternit\u00e0 della Chiesa. In quanto tale il suo corpo di donna significa il corpo della Chiesa e da ultimo di Cristo. Come la Chiesa, Maria \u00e8 relativa, non autonoma: serve alla pienezza di Cristo. Come lei, la Chiesa deve levare lo sguardo da s\u00e9 e volgerlo al Signore, interessandosi solo di rendersi superflua (<\/span><span style=\"font-family: Cambria Italic, serif\"><span lang=\"it-IT\">Gloria<\/span><\/span><span lang=\"it-IT\"> VII, p. 453).<\/span><sup><span lang=\"it-IT\"><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote7sym\" name=\"sdfootnote7anc\">7<\/a><\/span><\/sup><span lang=\"it-IT\"> Ella deve tendere verso l\u2019uomo perfetto (Ef 4,13) fino a non essere pi\u00f9 se stessa. La Chiesa deve essere riflesso, non gloria in se stessa; risposta glorificante, perch<\/span><span lang=\"it-IT\">\u00e9<\/span><span lang=\"it-IT\"> inclusa nella gloriosa Parola di cui \u00e8 risposta (<\/span><span style=\"font-family: Cambria Italic, serif\"><span lang=\"it-IT\">Gloria<\/span><\/span><span lang=\"it-IT\"> VII, p. 485). Maria coopera con Cristo: la sua azione \u00e8 integrata \u00abinclusa\u00bb (TD III, p. 324) in quella di Lui. Essendo tratta dalla costola, Eva mantiene una differenza personale da Adamo, la Chiesa invece non ha una tale distinzione di persona rispetto a Cristo, perch\u00e9 ne \u00e8 il corpo. Cos\u00ec, marito e moglie, essendo distinti, non possono rappresentare in modo adeguato Cristo e la Chiesa, mentre la Chiesa deriva la propria natura e persona solo ed esclusivamente da Cristo. Nel Cristo, infatti, Cristo e Chiesa non sono due persone e la Chiesa \u00e8 anche un \u201cnoi\u201d. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\"><span lang=\"it-IT\">Ora, si tenga in mente per\u00f2 che non avviene cos\u00ec per la donna concreta e nemmeno per Maria: perch\u00e9 ogni donna concreta \u00e8 una persona distinta.<\/span><\/span><span style=\"color: #000000\"><sup><span lang=\"it-IT\"><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote8sym\" name=\"sdfootnote8anc\">8<\/a><\/span><\/sup><\/span><\/p>\n<p><i><span lang=\"it-IT\">3. Cristo e l\u2019autorit\u00e0 come prerogativa maschile<\/span><\/i><\/p>\n<p><span lang=\"it-IT\">D\u2019altra parte Cristo per Balthasar rende presente nel mondo <\/span><span style=\"font-family: Cambria Italic, serif\"><span lang=\"it-IT\">l\u2019autorit\u00e0 <\/span><\/span><span lang=\"it-IT\">del Padre e per questo \u00e8 un uomo-maschio (<\/span><span style=\"font-family: Cambria Italic, serif\"><span lang=\"it-IT\"><i>Mann<\/i><\/span><\/span><span lang=\"it-IT\">).<\/span><sup><span lang=\"it-IT\"><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote9sym\" name=\"sdfootnote9anc\">9<\/a><\/span><\/sup><span lang=\"it-IT\"> Balthasar intende fondare nella Trinit\u00e0 il senso della sessuazione umana ma in essa egli riconosce il principio attivo del Padre, il principio ricettivo\/attivo del Figlio e quello ricettivo passivo dello Spirito. La differenziazione sessuale si esprimerebbe in analogia a queste \u201cfunzioni\u201d trinitarie, dove al maschile \u00e8 attribuita l\u2019attivit\u00e0 e la generativit\u00e0, mentre al femminile un\u2019attivit\u00e0 ricettiva. <\/span><\/p>\n<p><span lang=\"it-IT\">Nel far questo il teologo sembra non riflettere sul condizionamento linguistico dei modelli epistemologici umani, senza riconoscere che egli in qualche modo divinizza dei modelli culturali di relazione tra i sessi. <\/span><\/p>\n<p><span lang=\"it-IT\">Quando Balthasar descrive la relazione Padre-Figlio sull\u2019analogia di Gen 2 si esprime riguardo all\u2019\u201caiuto\u201d con una terminologia che fa comprendere il significato subordinante che egli d\u00e0 al termine \u201caiuto\u201d di Gen 2 e implicitamente al ruolo della donna: le immagini con cui Balthasar lavora sono quelle di un Padre che <\/span><span style=\"font-family: Cambria Italic, serif\"><span lang=\"it-IT\">non ha bisogno<\/span><\/span><span lang=\"it-IT\"> di un \u201ccalice\u201d in cui liberare la propria fecondit\u00e0, che <\/span><span style=\"font-family: Cambria Italic, serif\"><span lang=\"it-IT\">non sarebbe sospinto a comunicare<\/span><\/span><span lang=\"it-IT\"> niente fuori di s\u00e9, ma che si dona per libero amore. <\/span><\/p>\n<p><span lang=\"it-IT\">Va rilevato come l\u2019immagine di un Dio<\/span><span style=\"font-family: Cambria Italic, serif\"><span lang=\"it-IT\"> autosufficiente<\/span><\/span><span lang=\"it-IT\"> stoni con l\u2019idea di una persona divina strutturalmente relazionale. Sembra quasi che l\u2019entrare in relazione faccia perdere qualcosa al Padre, sembra quasi che quel \u201ccalice\u201d (con una allusione sessuale nemmeno troppo nascosta) non sia necessario, come non necessario sarebbe comunicare. Il Figlio, dice Balthasar, non si aggiunge come \u201caiuto\u201d al Padre (TD III, p. 267). Sebbene cos\u00ec dicendo egli voglia probabilmente escludere il subordinazionismo in Dio, d\u2019altra parte quando applica una sorta di \u201cfemminilit\u00e0\u201d al Figlio in TD III, p. 264, la terminologia dell\u2019\u201caiuto\u201d (il termine usato per la donna in Gen 2) \u00e8 chiaramente difettiva, anche solo nel tono con cui le affermazioni sono fatte. Secondo Balthasar Dio (Padre) si dona con amore \u201cprimario\u201d, cos\u00ec che nei confronti della creatura egli appare maschile e la creazione invece femminile (TD<\/span> <span lang=\"it-IT\">III, p. 267). Nei rapporti intratrinitari il Figlio \u00e8 femminile nei confronti del Padre, da cui riceve, e maschile nei confronti dello Spirito a cui consegna. All\u2019interno di questo quadro, Balthasar dice chiaramente, riprendendo la metafora patristica del<\/span> <span style=\"font-family: Cambria Italic, serif\"><span lang=\"it-IT\"><i>logos spermatikos<\/i><\/span><\/span><span lang=\"it-IT\">, che \u00abmissione naturale di ogni spirito creato \u00e8 essere pronti per l\u2019accoglimento del seme della divina Parola, per portare e far crescere questo seme in s\u00e9 e procurargli una forma di maturazione\u00bb (TD II, p. 268).<\/span><\/p>\n<p><span lang=\"it-IT\">Viene dichiarata l\u2019evidente \u201cfemminilit\u00e0\u201d di ogni persona creata nei confronti di Dio. Ne consegue che Ges\u00f9 sar\u00e0 necessariamente maschio nella sua incarnazione e la Chiesa sar\u00e0 Sposa di Cristo Sposo. Maria, che \u00e8 la persona che incarna la perfetta risposta ricettiva dell\u2019offerta \u201cmaschile\u201d del Padre, sar\u00e0 quindi il principio del carattere femminile della Chiesa. <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #000000\">\u201c<span style=\"font-family: Garamond, serif\"><span style=\"font-size: small\">La Chiesa \u00e8 in prima istanza femminile perch\u00e8 il suo elemento primo e onnicomprensivo \u00e8 il suo dover dire-grazie-di-s\u00e9-ricettivo e comunicativo&#8230;\u201d (<i>Il volto mariano della Chiesa<\/i>, p. 322).<sup><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote10sym\" name=\"sdfootnote10anc\">10<\/a><\/sup><\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><span lang=\"it-IT\">Il principio maschile e complementare sarebbe incarnato dall\u2019ufficio ecclesiastico il quale rappresenta il Signore che elargisce doni e che <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: Garamond, serif\"><span style=\"font-size: small\">\u00e8 stato istituito solo perch\u00e8 ella non dimenticasse questa sua femminilit\u00e0 primaria, solo perch\u00e8 ella fosse sempre colei che riceve e mai colei che possiede e dispone di se medesima (<i>Il volto mariano della Chiesa<\/i>, p. 322).<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><span lang=\"it-IT\">Se la metafora pu\u00f2 funzionare per la Chiesa, si estragga tuttavia ci\u00f2 che implica sul soggetto femminile e apparir\u00e0 l\u2019anomalia del discorso. Oltre alla problematicit\u00e0 di una secondariet\u00e0 del femminile e della negazione in esso di una qualche caratteristica che possa essere primaria, resta la problematicit\u00e0 dello scollamento che si individua in Balthasar tra <\/span><span style=\"font-family: Cambria Italic, serif\"><span lang=\"it-IT\">sesso<\/span><\/span><span lang=\"it-IT\"> e<\/span><span style=\"font-family: Cambria Italic, serif\"><span lang=\"it-IT\"> genere <\/span><\/span><span lang=\"it-IT\">femminile. Non c\u2019\u00e8 infatti necessaria relazione tra<\/span><span style=\"font-family: Cambria Italic, serif\"><span lang=\"it-IT\"> sesso <\/span><\/span><span lang=\"it-IT\">e <\/span><span style=\"font-family: Cambria Italic, serif\"><span lang=\"it-IT\">genere<\/span><\/span><span lang=\"it-IT\"> femminile, perch<\/span><span lang=\"it-IT\">\u00e9<\/span><span lang=\"it-IT\"> il <\/span><span style=\"font-family: Cambria Italic, serif\"><span lang=\"it-IT\">genere<\/span><\/span><span lang=\"it-IT\"> femminile pu\u00f2 applicarsi al<\/span><span style=\"font-family: Cambria Italic, serif\"><span lang=\"it-IT\"> sesso<\/span><\/span><span lang=\"it-IT\"> maschile: ogni maschio di fronte a Dio \u00e8 femmina, in quanto creato. La femminilit\u00e0 \u00e8 quindi per Balthasar una caratteristica spirituale della creatura umana che pu\u00f2 appartenere sia al corpo maschile, sia a quello femminile.<\/span><sup><span lang=\"it-IT\"><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote11sym\" name=\"sdfootnote11anc\">11<\/a><\/span><\/sup><span lang=\"it-IT\"> Questa applicazione del significato simbolico della differenza sessuale sembra derivare da modelli stereotipati del femminile (Aristotele <\/span><span style=\"font-family: Cambria Italic, serif\"><span lang=\"it-IT\">docet<\/span><\/span><span lang=\"it-IT\">) e del maschile (l\u2019ombra di Bonaventura). <\/span><\/p>\n<p><i><span lang=\"it-IT\">4. Una analogia segnata da errori<\/span><\/i><\/p>\n<p><span lang=\"it-IT\">Balthasar \u00e8 cosciente dell\u2019analogicit\u00e0 del rapporto tra il binomio Cristo-Chiesa e uomo-donna ma Chantal Amiot<\/span><sup><span lang=\"it-IT\"><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote12sym\" name=\"sdfootnote12anc\">12<\/a><\/span><\/sup><span lang=\"it-IT\"> ha rilevato quattro errori in tale parallelismo: a) la negazione dell\u2019uguaglianza tra gli esseri umani, dal momento che Cristo assume solo l\u2019umanit\u00e0 maschile; b) la confusione tra Chiesa mistero e Chiesa istituzionale per cui viene usata per la Chiesa-mistero la simbologia matrimoniale in senso patriarcale, la quale per\u00f2 d\u00e0 adito a esiti istituzionali subordinanti per la donna: questa si ritrova a non poter governare, insegnare o santificare, perch\u00e8 sarebbe meno donna; c) l\u2019identificazione ontologica per via di sesso che rende il prete uno sposo, con impatti problematici in una comunit\u00e0 di tutti uomini; d) l\u2019idea che solo i maschi in quanto tali sembrano poter partecipare pienamente alla missione di Cristo e quindi essere propriamente persone (perch<\/span><span lang=\"it-IT\">\u00e9<\/span><span lang=\"it-IT\"> solo in lui la <\/span><span style=\"font-family: Cambria Italic, serif\"><span lang=\"it-IT\">persona<\/span><\/span><span lang=\"it-IT\"> e la missione coincidono perfettamente). La studiosa critica Balthasar anche per il fatto di non misurarsi con un metodo storico-critico nella lettura della Bibbia, rendendo un dato culturale, come quello della sottomissione della donna, una necessit\u00e0 teologica.<\/span><sup><span lang=\"it-IT\"><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote13sym\" name=\"sdfootnote13anc\">13<\/a><\/span><\/sup><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #000000\"><span lang=\"it-IT\">In questa teologia sponsale che tiene in gran conto la differenza sessuale, la donna \u00e8 a tal punto sessuata da essere considerata solo \u201csessualmente\u201d e limitata quindi ai ruoli di vergine, madre e sposa. Il solo criterio sessuale di identificazione a Cristo, inoltre, come ha sottolineato Piola, e che porta a vedere in tutti i maschi Cristo, implica che tutte le donne siano il non-Cristo.<\/span><\/span><span style=\"color: #000000\"><sup><span lang=\"it-IT\"><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote14sym\" name=\"sdfootnote14anc\">14<\/a><\/span><\/sup><\/span><span style=\"color: #000000\"><span lang=\"it-IT\"> Tutto l\u2019impianto balthasariano diventa quindi una reificazione ontologica del contesto patriarcale del dato biblico.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><i><span style=\"color: #000000\"><span lang=\"it-IT\">5. Un corpo contingente e secondario<\/span><\/span><\/i><\/p>\n<p><span lang=\"it-IT\">Se si va a guardare da vicino il posto del corpo concreto della donna si noter\u00e0 che in TD III,324ss esso appare contingente, inessenziale, secondario, perch\u00e8 serve di fatto agli scopi dell\u2019uomo, non avendo altro fine che completare l\u2019esistenza di lui. Anche per quanto riguarda il discorso che Balthasar conduce sulla persona \u201cmaterna\u201d e \u201cfemminile\u201d, sembra che non si riferisca ad un corpo di sesso femminile, ma primariamente ad un corpo collettivo e derivato, quello della Chiesa: infatti anche il corpo degli uomini maschi \u00e8 \u201cfemminile\u201d in relazione a Cristo. Secondo Beattie, questo modo di trattare l\u2019identit\u00e0 sessuata contraddice l\u2019intenzione ultima dello stesso Balthasar e del nuovo femminismo di Giovanni Paolo II. Una teologia dell\u2019incarnazione, infatti, richiederebbe una forte attenzione al significato rivelativo del corpo. Balthasar, per\u00f2, non assegna alcuna qualit\u00e0 alla donna che non sia derivata da (o responsoriale al) maschio. Ella viene all\u2019esistenza solo per servire agli scopi di lui, affinch\u00e9 egli possa avere un\u2019esistenza piena. <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #000000\">\u201c<span style=\"font-family: Garamond, serif\"><span style=\"font-size: small\">&#8230; la donna non \u00e8 soltanto come altra parola e altro volto un lieto incontro, ma \u00e8 inoltre l\u2019aiuto necessario, la custodia, la casa dell\u2019uomo, il calice appropriato per lui in vista della sua piena realizzazione&#8230; e tuttavia non di una fecondit\u00e0 primaria ma di risposta, costituita in modo da poter accogliere per s\u00e9 la vana fecondit\u00e0 dell\u2019uomo e portarla a compimento cos\u00ec da essere la gloria dell\u2019uomo (1 Cor 11,7)&#8230; in tale visuale si pu\u00f2 definire la <i>missio<\/i> della donna nei riguardi di Adamo come continuazione e conseguenza della sua <i>processio<\/i> da Adamo\u201d (TD III, pp. 265-266). <\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><span lang=\"it-IT\">Questo primato naturale dell\u2019uomo maschio per il quale la donna \u00e8 solo risposta \u00abcomporta che essa non possa essere che risposta personale (sposa) e risposta di riproduzione (madre); a livello cristologico il primato naturale dell\u2019uomo diventa un primato assoluto\u00bb<\/span><sup><span lang=\"it-IT\"><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote15sym\" name=\"sdfootnote15anc\">15<\/a><\/span><\/sup><span lang=\"it-IT\">.<\/span><\/p>\n<p><span lang=\"it-IT\">Mentre il maschio appare monadico, singolare, statico, la donna ha le caratteristiche della dualit\u00e0, della fluidit\u00e0, della relazionalit\u00e0 e della dinamicit\u00e0, della dipendenza (TD III, 272; <\/span><span style=\"font-family: Cambria Italic, serif\"><span lang=\"it-IT\">Gli stati di vita<\/span><\/span><span lang=\"it-IT\">, p. 324).<\/span><sup><span lang=\"it-IT\"><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote16sym\" name=\"sdfootnote16anc\">16<\/a><\/span><\/sup><span lang=\"it-IT\"> Cos\u00ec per Balthasar, la femminilit\u00e0 sarebbe essenzialmente orientata all\u2019altro e in due modi: sessualmente al maschio e maternamente al figlio (cfr. TD III, p. 287). <\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\"><span lang=\"it-IT\">Il maschile simbolizza per Balthasar \u00abla trasmissione di una forza vitale che viene da lontano e tende pi\u00f9 lontano di se stessa\u00bb (<\/span><\/span><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: Cambria Italic, serif\"><span lang=\"it-IT\"><i>Sacerdozio alle donne<\/i><\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000\"><span lang=\"it-IT\"><i>?<\/i><\/span><\/span><span style=\"color: #000000\"><span lang=\"it-IT\"> p. 110)<\/span><\/span><span style=\"color: #000000\"><sup><span lang=\"it-IT\"><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote17sym\" name=\"sdfootnote17anc\">17<\/a><\/span><\/sup><\/span><span style=\"color: #000000\"><span lang=\"it-IT\">. Da dove deriva Balthasar questa simbolizzazione della mascolinit\u00e0? <\/span><\/span><\/p>\n<p><i><span lang=\"it-IT\">6. La complementarit\u00e0 e il suo limite<\/span><\/i><\/p>\n<p><span lang=\"it-IT\">A tale proposito, si deve aprire una finestra sul concetto di <\/span><span style=\"font-family: Cambria Italic, serif\"><span lang=\"it-IT\">complementarit\u00e0<\/span><\/span><span lang=\"it-IT\"> che Balthasar utilizza. Tale modello \u00e8 stato molto contestato dalle femministe, in quanto non risulta effettivamente reciproco. Esso deriva dalla fisica, dove implica fenomeni diversi che non si sovrappongono e quindi non possono essere visti contemporaneamente perch\u00e8 si escludono a vicenda. Passando dall\u2019ambito meccanico a quello della relazione sociale tra sessi questo modello giustifica una distinzione netta dei ruoli sociali, cos\u00ec che la donna non potrebbe assumere spazi abitualmente occupati dagli uomini maschi perch<\/span><span lang=\"it-IT\">\u00e9<\/span><span lang=\"it-IT\"> \u201csiamo diversi\u201d. La donna dovrebbe quindi riempire quegi spazi lasciati vuoti dagli uomini, accettando di essere per l\u2019uomo il <\/span><span style=\"font-family: Cambria Italic, serif\"><span lang=\"it-IT\">di lui <\/span><\/span><span lang=\"it-IT\">completamento. Tale modello d\u00e0 vita ad una antropologia \u201ca parti\u201d che si completerebbero a vicenda in una perfetta sintesi. Ma nessuna donna come nessun uomo pu\u00f2 trovare in un altro, uomo o donna, la sua totale completezza, perch<\/span><span lang=\"it-IT\">\u00e9<\/span><span lang=\"it-IT\"> essa viene donata solo in Dio. Invece proprio in questa \u201cidolatria\u201d, in questo fraintendimento, va individuata l\u2019illusione che conduce oggi al fallimento di tanti progetti matrimoniali. Del resto, qualsiasi relazione umana tra persone &#8211; uomini o donne &#8211; implica sempre vicendevole scambio e dialettica. <\/span><sup><span lang=\"it-IT\"><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote18sym\" name=\"sdfootnote18anc\">18<\/a><\/span><\/sup><span lang=\"it-IT\"> Certo, sarebbe pi\u00f9 semplice per gli uomini, qualora le donne non invadessero i loro spazi, ma questo non significherebbe una convivenza necessariamente armonica, perch<\/span><span lang=\"it-IT\">\u00e9<\/span><span lang=\"it-IT\"> non essendoci equit\u00e0 sociale non si d\u00e0 vera pace. Proprio perch\u00e8 uomo e donna sono differenti, rivestire stessi ruoli pu\u00f2 arricchire la societ\u00e0. Il modello della subordinazione, come quello della complementarit\u00e0, sono quindi problematici. Si sono tentate altre strade: il femminismo della differenza ha tentato di proporre il modello della \u201casimmetria\u201d che \u00e8 termine per\u00f2 inviso alle giovani generazioni. Si \u00e8 preferito parlare di \u201cscambio\u201d, reciprocit\u00e0, mutualit\u00e0, dialettica. Il pericolo della contrapposizione e dell\u2019opposizone frontale binaria resta sempre in agguato finch\u00e9 non si arrivi a trovare un modello che dica l\u2019essere <\/span><span style=\"font-family: Cambria Italic, serif\"><span lang=\"it-IT\">insieme<\/span><\/span><span lang=\"it-IT\"> o l\u2019\u201ca due voci\u201d, per indicare che solo quando gli uomini e le donne potranno essere soggetti pieni e in relazione, l\u2019umano potr\u00e0 anche rivelarsi in modo completo, appunto ad immagine di Dio.<\/span><\/p>\n<p><i><span lang=\"it-IT\">7. Un pensiero androcentrico<\/span><\/i><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\"><span lang=\"it-IT\">L\u2019impostazione di Balthasar che attribuisce alla mascolinit\u00e0 e in tal modo a tutti i maschi il principio attivo e la femminilit\u00e0, cio\u00e8 il principio ricettivo, a tutti gli esseri umani, maschi e femmine, si regge su una concezione allo stesso tempo androcentrica, ma anche falsata dei rapporti umani. Essa, inoltre, costituisce una grande falla nello stesso sistema che vuole dare all\u2019identit\u00e0 sessuata un simbolismo (genere<\/span><\/span><span style=\"color: #000000\"><sub><span lang=\"it-IT\">2<\/span><\/sub><\/span><span style=\"color: #000000\"><span lang=\"it-IT\">) che si leghi fortemente ai corpi storici (<\/span><\/span><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: Cambria Italic, serif\"><span lang=\"it-IT\">sesso<\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000\"><span lang=\"it-IT\">) degli uomini e delle donne.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span lang=\"it-IT\">Questa visione simbolica della sessualit\u00e0 che ipersessualizza la storia della salvezza sembra pericolosa perch\u00e9 da ultimo non riconosce la valenza tutta umana della sessualit\u00e0, come suggerisce il testo biblico di Gen1. Infatti, se da una parte egli parla di \u00abdimensione planetaria\u00bb del rapporto uomo-donna, dall\u2019altra il matrimonio \u00e8, a suo parere, legato al \u00abvecchio eone\u00bb.<\/span><sup><span lang=\"it-IT\"><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote19sym\" name=\"sdfootnote19anc\">19<\/a><\/span><\/sup><\/p>\n<p><span lang=\"it-IT\">Il \u201cfemminile\u201d balthasariano non sembra avere nessuna relazione con il corpo concreto delle donne. Dice Beattie: \u00abnella misura in cui uomini e donne sono femmine in relazione a Dio, non c\u2019\u00e8 alcun luogo significativo per la differenza sessuale\u00bb.<\/span><sup><span lang=\"it-IT\"><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote20sym\" name=\"sdfootnote20anc\">20<\/a><\/span><\/sup><\/p>\n<p><i><span lang=\"it-IT\">8. La assenza della donna concreta<\/span><\/i><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\"><span lang=\"it-IT\">La donna concreta in Balthasar non c\u2019\u00e8, se non come proiezione, come fantasia dei desideri di completamento dell\u2019uomo, una idealizzazione che probabilmente &#8211; come Beattie dimostra diffusamente (pp. 163-183) &#8211; risente del rapporto ambiguo che Balthasar ha avuto con Adrienne von Speyr (+ 1967), la medico svizzera e mistica che assieme al marito ospit\u00f2 nella sua casa il teologo per quindici anni e sul quale ebbe forte influsso. Secondo Beattie, la relazione del teologo con la Speyr spiegherebbe la violenta energia sessuale presente nella sua retorica teologica (p. 116). Secondo Rist, le stesse affermazioni della Speyr, secondo la quale l\u2019atto sessuale per la donna sarebbe qualcosa di umiliante per la donna, avrebbe contribuito a formare in Balthasar quell\u2019idea un po\u2019 \u00abtalebana\u00bb dell\u2019umiliazione dell\u2019uomo davanti a Dio e della donna nei confronti dell\u2019uomo.<\/span><\/span><span style=\"color: #000000\"><sup><span lang=\"it-IT\"><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote21sym\" name=\"sdfootnote21anc\">21<\/a><\/span><\/sup><\/span><\/p>\n<p><span lang=\"it-IT\">La donna, dice Balthasar riprendendo E. Przywara, \u00e8 creata come suo \u201csogno\u201d, pienezza, casa tramite la quale egli pu\u00f2 incorporarsi (TD II,352). Rileva Beattie, a proposito di questo passo, che un individuo che esistesse solo per completare un altro, quale suo \u201csogno\u201d o sua gloria, non sarebbe propriamente un soggetto con pieni diritti (davanti a Dio).<\/span><sup><span lang=\"it-IT\"><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote22sym\" name=\"sdfootnote22anc\">22<\/a><\/span><\/sup><span lang=\"it-IT\"> La donna, in Balthasar, non \u00e8 quindi un \u201cio\u201d ma solo un \u201ctu\u201d e non ha un significato effettivo per se stessa, in quanto esiste solo come l\u2019altro dell\u2019uomo, una proiezione, un necessario completamento dell\u2019essere (di lui), lo spazio in cui la sua esistenza trova significato senza permettere a lei un analogo spazio di esistenza.<\/span><sup><span lang=\"it-IT\"><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote23sym\" name=\"sdfootnote23anc\">23<\/a><\/span><\/sup><span lang=\"it-IT\"> Cos\u00ec, mentre il corpo femminile viene di fatto annichilito nella simbologia della vita ecclesiale, perch\u00e8 iperenfatizzato nel \u201cFemminile\u201d, la donna concreta continua ad essere un problema per l\u2019uomo, una domanda che in realt\u00e0 <\/span><span style=\"font-family: Cambria Italic, serif\"><span lang=\"it-IT\">non<\/span><\/span><span lang=\"it-IT\"> trova risposta, perch\u00e8 \u00e8 solo una proiezione di lui, una sua estensione e non essendo un vero \u2018tu\u2019, non pu\u00f2 dare una autentica risposta. <\/span><sup><span lang=\"it-IT\"><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote24sym\" name=\"sdfootnote24anc\">24<\/a><\/span><\/sup><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\"><span lang=\"it-IT\">Beattie, in conclusione, sostiene che con Balthasar ci si trova di fronte ad un anacronistico modello delle relazioni sessuali, dove si cerca di riaffermare il primato del maschio sulla femmina: questa teologia, al di l\u00e0 dei suoi principi dichiarati e del suo linguaggio fortemente inclusivo dell\u2019identit\u00e0 sessuata, elide il corpo della donna, perch\u00e8 mostra che solo tramite uno sradicamento del sesso femminile, l\u2019uomo maschio pu\u00f2 eliminare dalla teologia l\u2019effettiva sfida che la donna, nel suo corpo concreto richiedente uno spazio, pone al suo sistema.<\/span><\/span><\/p>\n<p><i><span style=\"color: #000000\"><span lang=\"it-IT\">9. Una teologia premoderna?<\/span><\/span><\/i><\/p>\n<p><span lang=\"it-IT\">In realt\u00e0, dunque, il sistema di Balthasar propone una teologia cattolica ancora premoderna dove la differenza sessuale non riguarda un essenzialismo biologico, ma si muove nell\u2019ambito di schemi di genere. Ges\u00f9 \u00e8 maschio perch<\/span><span lang=\"it-IT\">\u00e9<\/span><span lang=\"it-IT\"> rappresenta Dio, in quanto origine, mentre la donna \u00e8 secondaria e infatti rappresenta la creatura.<\/span><\/p>\n<p><span lang=\"it-IT\">In TD III,325 il teologo svizzero mette in relazione la sessualit\u00e0 con la morte e la temporalit\u00e0, cos\u00ec che si pu\u00f2 dedurre che per lui la situazione paradisiaca originaria dell\u2019uomo avesse una forma di asessualit\u00e0. Egli dice esplicitamente pi\u00f9 volte di non saper teologicamente rispondere se nel paradiso ci fosse unione sessuale, TD III,266. Anche il ruolo di Maria diventa significativo solo quando ella \u00e8 necessaria alla venuta dell\u2019uomo dal momento che la sua missione \u00e8 assoluta, mentre lei \u00e8 un processo mobile, oscillante (<\/span><span lang=\"it-IT\">TD III,272 e 276<\/span><span lang=\"it-IT\">), non avendo univocit\u00e0. Balthasar ha difficolt\u00e0 a riconoscere la realt\u00e0 materiale della sessualit\u00e0 femminile e bench\u00e8 renda onnipresente la femminilit\u00e0, elimina di fatto il corpo della donna dalla scena della salvezza. Infatti, se in Maria la Chiesa diventa soggetto, \u00e8 anche vero che la donna concreta si diafanizza in una collettivit\u00e0.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\"><span lang=\"it-IT\">Balthasar non presenta mai la sessualit\u00e0 in termini positivi: essa \u00e8 nella <\/span><\/span><em><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: Cambria Italic, serif\"><span lang=\"it-IT\">Teodrammatica<\/span><\/span><\/span><\/em><span style=\"color: #000000\"><span lang=\"it-IT\"> sempre cifra di qualcos\u2019altro, del desiderio escatologico di Cristo e della Chiesa o del terrore della carnalit\u00e0, della mortalit\u00e0 o della morte.<\/span><\/span><span style=\"color: #000000\"><sup><span lang=\"it-IT\"><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote25sym\" name=\"sdfootnote25anc\">25<\/a><\/span><\/sup><\/span><span style=\"color: #000000\"><span lang=\"it-IT\"> La verginit\u00e0 (nel paradigma della verginit\u00e0 di Maria) sarebbe l\u2019\u00abesclusione di tutta la vitalit\u00e0 e la fecondit\u00e0, fisica e spirituale, dell\u2019uomo, per ricevere maternamente in s\u00e9 l\u2019unica forma della Parola di Dio incarnata, custodirla, partorirla, accompagnare la sua crescita e il suo cammino\u00bb (<\/span><\/span><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: Cambria Italic, serif\"><span lang=\"it-IT\">Gloria<\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000\"><span lang=\"it-IT\"> I, p. 560) .<\/span><\/span><\/p>\n<p><i><span lang=\"it-IT\">10. La sessualit\u00e0 e la morte<\/span><\/i><\/p>\n<p><span lang=\"it-IT\">Inoltre, in Balthasar, c\u2019\u00e8 un intimo legame tra sessualit\u00e0 e morte. La sessualit\u00e0, cio\u00e8, non \u00e8 mai per lui l\u2019incontro effettivo tra corpi che si desiderano reciprocamente ma il misterioso processo con cui l\u2019uomo maschio si appropria della sua esistenza; la sessualit\u00e0 sarebbe per Balthasar pi\u00f9 origine della morte che della fecondit\u00e0 e della gioia di vivere, tanto che egli mostra ancora i segni di una inaccettabile divisione tra eros e agape (TD V, pp. 405ss; 428) come di amore egoistico e disinteressato, bench\u00e9 certamente egli conosca l\u2019indifferenza della loro essenza (<\/span><span style=\"font-family: Cambria Italic, serif\"><span lang=\"it-IT\">Gloria<\/span><\/span><span lang=\"it-IT\"> III, 318, commentando Solov\u2019\u00ebv).<\/span><sup><span lang=\"it-IT\"><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote26sym\" name=\"sdfootnote26anc\">26<\/a><\/span><\/sup><span lang=\"it-IT\"> Balthasar afferma che Adrienne per lui fu \u201csottratta da sempre all\u2019eros\u201d<\/span><sup><span lang=\"it-IT\"><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote27sym\" name=\"sdfootnote27anc\">27<\/a><\/span><\/sup><span lang=\"it-IT\">, come se per un essere umano decaduto fosse possibile un \u201cagape\u201d puro, coincidente con lo stato di verginit\u00e0. Anche in TD<\/span> <span lang=\"it-IT\">IV, 101 egli identifica l\u2019eros con l\u2019istinto della conservazione della specie. Bisogna riconoscere infatti che nonostante la critica a Nygren, la teologia cattolica fatica ancora ad ammettere che il desiderio di dare piacere all\u2019altro, <\/span><span style=\"font-family: Cambria Italic, serif\"><span lang=\"it-IT\">anche<\/span><\/span><span lang=\"it-IT\"> sessuale, negli esseri umani pu\u00f2 essere attivit\u00e0 spirituale che si fonde con l\u2019autodonazione.<\/span><sup><span lang=\"it-IT\"><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote28sym\" name=\"sdfootnote28anc\">28<\/a><\/span><\/sup><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\"><span lang=\"it-IT\">In Balthasar non c\u2019\u00e8 un significato teologico della riproduzione umana. In questo egli sembra dipendere troppo da Gregorio di Nissa che considera la sessualit\u00e0\/genitalit\u00e0 fuori dell\u2019<\/span><\/span><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: Cambria Italic, serif\"><span lang=\"it-IT\">imago<\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000\"><span lang=\"it-IT\">. A fronte di un certo romanticismo della sessualit\u00e0 matrimoniale che si pu\u00f2 ritrovare nei testi di Giovanni Paolo II e nel nuovo femminismo cattolico, Balthasar fatica ad attribuire un significato sacramentale alla sessualit\u00e0 umana e alla procreazione.<\/span><\/span><span style=\"color: #000000\"><sup><span lang=\"it-IT\"><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote29sym\" name=\"sdfootnote29anc\">29<\/a><\/span><\/sup><\/span><span style=\"color: #000000\"><span lang=\"it-IT\"> Il matrimonio, per Balthasar, non \u00e8 un bene in s<\/span><\/span><span style=\"color: #000000\"><span lang=\"it-IT\">\u00e9<\/span><\/span><span style=\"color: #000000\"><span lang=\"it-IT\">, ma esiste perch<\/span><\/span><span style=\"color: #000000\"><span lang=\"it-IT\">\u00e9<\/span><\/span><span style=\"color: #000000\"><span lang=\"it-IT\"> significa qualcos\u2019altro, \u00e8 un mezzo per altro. Il sesso va trasceso e cos\u00ec esso viene disincarnato e idealizzato, assumendo un senso solo verticale, non orizzontale. Secondo Beattie, Balthasar congela la sessualit\u00e0 e la divinit\u00e0 in modo da riaffermare una rappresentazione patriarcale di Dio, un Dio che appare essere oltre se non addirittura contro la vulnerabilit\u00e0 dell\u2019incarnazione<\/span><\/span><span style=\"color: #000000\"><sup><span lang=\"it-IT\"><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote30sym\" name=\"sdfootnote30anc\">30<\/a><\/span><\/sup><\/span><span style=\"color: #000000\"><span lang=\"it-IT\"> e per questo, secondo Beattie, la teologia balthasariana mostra una certa difficolt\u00e0 a riconciliare la sofferenza incarnata dell\u2019umanit\u00e0 di Cristo con la sua divinit\u00e0. Per Balthasar, infatti, l\u2019incarnazione risulterebbe esclusivamente un abbassamento femminilizzante della sua mascolinit\u00e0 divina.<\/span><\/span><\/p>\n<p><i><span style=\"color: #000000\"><span lang=\"it-IT\">11. Un corpo senza valore sacramentale<\/span><\/span><\/i><\/p>\n<p><span lang=\"it-IT\">La teologia balthasariana sembra incapace di dare un significato sacramentale al corpo delle donne. Secondo Beattie, \u00abfinch\u00e9 la sessualit\u00e0 femminile resta l\u2019altro irredento della fede cattolica, non ci sar\u00e0 vera pace e riconciliazione nella chiesa finch<\/span><span lang=\"it-IT\">\u00e9<\/span><span lang=\"it-IT\"> l\u2019uomo di chiesa non far\u00e0 pace con la propria sessualit\u00e0 e con la capacit\u00e0 incarnata della donna di essere parte sacramentale della rivelazione di Dio\u00bb<\/span><sup><span lang=\"it-IT\"><a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote31sym\" name=\"sdfootnote31anc\">31<\/a><\/span><\/sup><span lang=\"it-IT\">. <\/span><\/p>\n<p><span lang=\"it-IT\">Beattie suggerisce che uno dei modi per superare l\u2019impostazione di Balthasar sarebbe quella di includere il corpo femminile nel linguaggio, nella rappresentazione e nel significato sacramentale (p. 187). La morte di Cristo infatti suggerisce che Dio \u00e8 vulnerabile al nostro amore e la sua risurrezione esprime la fecondit\u00e0 che ha origine dalla morte di Dio, fonte di nuova vita per il corpo.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\"><span lang=\"it-IT\">Nonostante alcune affermazioni \u201cfemministe\u201d di Balthasar, in definitiva, questa teologia appare fondamentalmente impostata secondo uno schema androcentrico e subordinante circa la relazione tra sessi.<\/span><\/span><\/p>\n<div id=\"sdfootnote1\">\n<p class=\"sdfootnote-western\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote1anc\" name=\"sdfootnote1sym\">1<\/a> Cfr. Beattie, <span style=\"font-family: Cambria Italic, serif\">The New Catholic Feminism<\/span>, pp. 93-94.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote2\">\n<p class=\"sdfootnote-western\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote2anc\" name=\"sdfootnote2sym\">2<\/a> Cfr. <span style=\"font-family: Times New Roman Italic, serif\">Gli stati di vita del cristiano<\/span>, Milano 1985, pp. 92; A. Scola, <span style=\"font-family: Times New Roman Italic, serif\">L&#8217;Imago Dei e la sessualit\u00e0 umana<\/span>, in \u201cAnthropotes\u201d 1(1992) pp. 61-73, qui pp. 72-73.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote3\">\n<p class=\"sdfootnote-western\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote3anc\" name=\"sdfootnote3sym\">3<\/a> <span style=\"font-family: Times New Roman Italic, serif\">Teodrammatica<\/span>. II. <span style=\"font-family: Times New Roman Italic, serif\">Le persone del dramma: l\u2019Uomo in Dio<\/span>, Jaka Book, Milano 1978; III. <span style=\"font-family: Times New Roman Italic, serif\">Le persone del dramma: l\u2019Uomo in Cristo<\/span>, Jaka Book, Milano 1983.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote4\">\n<p class=\"sdfootnote-western\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote4anc\" name=\"sdfootnote4sym\">4<\/a> <span style=\"font-family: Cambria, serif\">Beattie, <\/span><span style=\"font-family: Times New Roman Italic, serif\">The New Catholic Feminism<\/span>, <span style=\"font-family: Cambria, serif\">p. 106.<\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote5\">\n<p class=\"sdfootnote-western\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote5anc\" name=\"sdfootnote5sym\">5<\/a> Piola, <span style=\"font-family: Times New Roman Italic, serif\">Donna e sacerdozio<\/span>, p. 493.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote6\">\n<p class=\"sdfootnote-western\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote6anc\" name=\"sdfootnote6sym\">6<\/a> <span style=\"font-family: Cambria, serif\">Beattie, <\/span><span style=\"font-family: Cambria Italic, serif\">The New Catholic Feminism, <\/span><span style=\"font-family: Cambria, serif\">p. 107.<\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote7\">\n<p class=\"sdfootnote-western\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote7anc\" name=\"sdfootnote7sym\">7<\/a> <span style=\"font-family: Times New Roman Italic, serif\">Gloria. Una estetica teologica. VII. Nuovo Patto<\/span>, Jaka Book, Milano 1977 (or. <span style=\"font-family: Times New Roman Italic, serif\">Theologie: Neuer Bund<\/span>, Johannes Verlag, Einsiedeln 1969).<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote8\">\n<p class=\"sdfootnote-western\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote8anc\" name=\"sdfootnote8sym\">8<\/a> <span style=\"font-family: Cambria, serif\">Beattie<\/span><span style=\"font-family: Cambria Italic, serif\">, The New Catholic Feminism,<\/span><span style=\"font-family: Cambria, serif\"> p. 154.<\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote9\">\n<p class=\"sdfootnote-western\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote9anc\" name=\"sdfootnote9sym\">9<\/a> Cfr. Balthasar, <span style=\"font-family: Times New Roman Italic, serif\">Pensieri sul Sacerdozio femminile<\/span>, in \u201cRivista internazionale di Teologia e Cultura <span style=\"font-family: Times New Roman Italic, serif\">Communio<\/span>\u201d 150 (1996), pp. 17-24, qui p. 24.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote10\">\n<p class=\"sdfootnote-western\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote10anc\" name=\"sdfootnote10sym\">10<\/a> <span style=\"font-family: Times New Roman Italic, serif\">Il culto di Maria oggi. Sussidio teologico pastorale<\/span>, a cura di W. Beinert, Ed. Paoline, Roma 1978, pp. 309-325.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote11\">\n<p class=\"sdfootnote-western\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote11anc\" name=\"sdfootnote11sym\">11<\/a> <span style=\"font-family: Cambria, serif\">Cfr. Beattie, <\/span><span style=\"font-family: Cambria Italic, serif\">The New Catholic Feminism<\/span><span style=\"font-family: Cambria, serif\">, p. 109.<\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote12\">\n<p class=\"sdfootnote-western\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote12anc\" name=\"sdfootnote12sym\">12<\/a> <span style=\"font-family: Times New Roman Italic, serif\">Le \u2018non\u2019 balthasarian \u00e0 l\u2019acc\u00e8s des chr\u00e9tiennes au minist\u00e8re presbyt\u00e9ral. \u00e9tude critique<\/span>, in \u201cLumi\u00e8re et Vie\u201d 44 (1995) 224, pp. 51-69.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote13\">\n<p class=\"sdfootnote-western\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote13anc\" name=\"sdfootnote13sym\">13<\/a> <span style=\"font-family: Cambria Italic, serif\">Ibid., <\/span><span style=\"font-family: Cambria, serif\">p. 65.<\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote14\">\n<p class=\"sdfootnote-western\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote14anc\" name=\"sdfootnote14sym\">14<\/a> Cfr. <span style=\"font-family: Cambria, serif\">Piola, <\/span><span style=\"font-family: Cambria Italic, serif\">Donna<\/span><span style=\"font-family: Cambria, serif\">, p. 493.<\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote15\">\n<p class=\"sdfootnote-western\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote15anc\" name=\"sdfootnote15sym\">15<\/a> Piola, <span style=\"font-family: Times New Roman Italic, serif\">Donna<\/span>, p. 493.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote16\">\n<p class=\"sdfootnote-western\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote16anc\" name=\"sdfootnote16sym\">16<\/a> <span style=\"font-family: Times New Roman Italic, serif\">Gli stati di vita del cristiano<\/span>, Jaka Book, Milano 1985, pp. 315-335; cfr. Beattie, <span style=\"font-family: Times New Roman Italic, serif\">The New Catholic Feminism<\/span>, p. 108.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote17\">\n<p class=\"sdfootnote-western\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote17anc\" name=\"sdfootnote17sym\">17<\/a> <span style=\"font-family: Times New Roman Italic, serif\">Nuovi punti fermi<\/span>, Rusconi, Milano 1980, pp. 107-112.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote18\">\n<p class=\"sdfootnote-western\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote18anc\" name=\"sdfootnote18sym\">18<\/a> Cfr. M. Chiodi, <span style=\"font-family: Times New Roman Italic, serif\">La relazione uomo\/donna come forma fondamentale della differenza<\/span>, in<span style=\"font-family: Times New Roman Italic, serif\"> \u201c<\/span>Teologia\u201d 32 (2007) pp. 11-35, che ritiene il modello complementare difettoso perch\u00e8 l\u2019altro sarebbe deducibile da me e non sarebbe veramente l\u2019altro in quanto sarebbe solo il \u00abmio (reciproco) simmetrico\u00bb; tale idea suppone un concetto individualista di \u201cio\u201d che \u00abannulla l\u2019alterit\u00e0 mentre la invoca\u00bb, p. 24.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote19\">\n<p class=\"sdfootnote-western\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote19anc\" name=\"sdfootnote19sym\">19<\/a> Cfr. <span style=\"font-family: Times New Roman Italic, serif\">Nuovi punti fermi<\/span>, pp. 32-33 e 105.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote20\">\n<p class=\"sdfootnote-western\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote20anc\" name=\"sdfootnote20sym\">20<\/a> <span style=\"font-family: Cambria Italic, serif\"><span style=\"font-size: medium\">The New catholic Feminism<\/span><\/span><span style=\"font-family: Cambria, serif\"><span style=\"font-size: medium\">, p. 110, trad. mia.<\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote21\">\n<p class=\"sdfootnote-western\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote21anc\" name=\"sdfootnote21sym\">21<\/a> <span style=\"font-family: Times New Roman Italic, serif\">La razza <\/span>2\/2, note 80-81.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote22\">\n<p class=\"sdfootnote-western\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote22anc\" name=\"sdfootnote22sym\">22<\/a> A tratti torna la tematica della donna-angelo: la donna istruita dall\u2019angelo che sacrificandosi si trasforma nella stella che conduce l\u2019uomo ad una \u00abbeata umiliazione\u00bb, cfr. <span style=\"font-family: Times New Roman Italic, serif\">Nuovi punti fermi, <\/span>p. 33.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote23\">\n<p class=\"sdfootnote-western\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote23anc\" name=\"sdfootnote23sym\">23<\/a> <span style=\"font-family: Cambria, serif\">Ivi, p. 110.<\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote24\">\n<p class=\"sdfootnote-western\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote24anc\" name=\"sdfootnote24sym\">24<\/a> Ivi, p. 111.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote25\">\n<p class=\"sdfootnote-western\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote25anc\" name=\"sdfootnote25sym\">25<\/a> Ivi<span style=\"font-family: Cambria, serif\">, p. 157.<\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote26\">\n<p class=\"sdfootnote-western\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote26anc\" name=\"sdfootnote26sym\">26<\/a> Cfr. TD IV, pp. 106-107.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote27\">\n<p class=\"sdfootnote-western\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote27anc\" name=\"sdfootnote27sym\">27<\/a> <span style=\"font-family: Times New Roman Italic, serif\">Il nostro compito<\/span>, p. 32.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote28\">\n<p class=\"sdfootnote-western\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote28anc\" name=\"sdfootnote28sym\">28<\/a> Cfr. J. Rist, <span style=\"font-family: Times New Roman Italic, serif\">La razza 2\/2<\/span>, <a href=\"http:\/\/mondodomani.org\/reportata\/rist03.htm\"><span style=\"color: #000099\"><u>http:\/\/mondodomani.org\/reportata\/rist03.htm<\/u><\/span><\/a> commentando <span style=\"font-family: Times New Roman Italic, serif\">Il Mistero Nuziale <\/span>di A. Scola.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote29\">\n<p class=\"sdfootnote-western\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote29anc\" name=\"sdfootnote29sym\">29<\/a> Cfr. H.U. von Balthasar, <span style=\"font-family: Times New Roman Italic, serif\">Nuovi punti fermi<\/span>, Jaka Book, Milano 1983, p. 105; <span style=\"font-family: Cambria, serif\">Beattie, <\/span><span style=\"font-family: Cambria Italic, serif\">The New Catholic Feminism<\/span><span style=\"font-family: Cambria, serif\">, p. 160.<\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote30\">\n<p class=\"sdfootnote-western\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote30anc\" name=\"sdfootnote30sym\">30<\/a> Ivi, <span style=\"font-family: Cambria, serif\">p. 162.<\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote31\">\n<p class=\"sdfootnote-western\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote31anc\" name=\"sdfootnote31sym\">31<\/a> <span style=\"font-family: Cambria, serif\"><span style=\"font-size: medium\">Ivi, p. 183<\/span><\/span><span style=\"font-family: Cambria Italic, serif\"><span style=\"font-size: medium\"> trad. mia<\/span><\/span><span style=\"font-family: Cambria, serif\"><span style=\"font-size: medium\">.<\/span><\/span><\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tra le istanze pi\u00f9 sentite, nel dibattito ecclesiale contemporaneo, c\u2019\u00e8 quella che si riconosce nel motto \u201csmaschilizzare\u201d. 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