{"id":19337,"date":"2024-06-13T08:02:40","date_gmt":"2024-06-13T06:02:40","guid":{"rendered":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=19337"},"modified":"2024-06-13T08:02:40","modified_gmt":"2024-06-13T06:02:40","slug":"la-guerra-nega-la-dignita-umana-i-tre-strati-del-magistero-cattolico-de-bello-e-il-loro-difficile-raccordo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/la-guerra-nega-la-dignita-umana-i-tre-strati-del-magistero-cattolico-de-bello-e-il-loro-difficile-raccordo\/","title":{"rendered":"La guerra nega la dignit\u00e0 umana.  I tre strati del Magistero cattolico \u201cde bello\u201d e il loro difficile raccordo"},"content":{"rendered":"<p align=\"left\"><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/bellum.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-17823\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/bellum-300x225.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/bellum-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/bellum.jpg 656w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"left\">La luce del recente documento <i>Dignitas infinita<\/i> illumina la questione della guerra in una forma nuova. Prima di tutto leggiamo qui di seguito il testo dei nn. 38-39, con alcune evidenziature. Va detto che la prospettiva del documento \u00e8 quella della \u201cnegazione della dignit\u00e0 infinita\u201d, che nella guerra trova, ahinoi, uno dei suoi luoghi classici. Ecco i due paragrafi dedicati al tema:<\/p>\n<p align=\"left\"><i>38. Un\u2019altra tragedia che <b>nega la dignit\u00e0 umana \u00e8 la guerra<\/b>, oggi come in ogni tempo: \u00abguerre, attentati, persecuzioni per motivi razziali e religiosi, e tanti soprusi contro la dignit\u00e0 umana [\u2026] vanno \u201cmoltiplicandosi dolorosamente in molte regioni del mondo, tanto da assumere le fattezze di quella che si potrebbe chiamare una \u2018terza guerra mondiale a pezzi\u2019\u201d\u00bb. Con la sua scia di distruzione e dolore, <b>la guerra attacca la dignit\u00e0 umana <\/b>a breve e a lungo termine: <b>\u00abpur riaffermando il diritto inalienabile alla legittima difesa, nonch\u00e9 la responsabilit\u00e0 di proteggere coloro la cui esistenza \u00e8 minacciata, dobbiamo ammettere che la guerra \u00e8 sempre una \u201csconfitta dell\u2019umanit\u00e0\u201d.<\/b> Nessuna guerra vale le lacrime di una madre che ha visto suo figlio mutilato o morto; nessuna guerra vale la perdita della vita, fosse anche di una sola persona umana, essere sacro, creato a immagine e somiglianza del creatore; nessuna guerra vale l\u2019avvelenamento della nostra Casa Comune; e nessuna guerra vale la disperazione di quanti sono costretti a lasciare la loro patria e vengono privati, da un momento all\u2019altro, della loro casa e di tutti i legami familiari, amicali, sociali e culturali che sono stati costruiti, a volte attraverso generazioni\u00bb.<b>\u00a0Tutte le guerre, per il solo fatto di contraddire la dignit\u00e0 umana, sono \u00abconflitti che non risolveranno i problemi, ma li aumenteranno\u00bb.\u00a0Questo risulta ancora pi\u00f9 grave nel nostro tempo, quando \u00e8 diventato normale che, al di fuori del campo di battaglia, muoiano tanti civili innocenti.<\/b><\/i><\/p>\n<p align=\"left\"><i>39. Di conseguenza, anche oggi la Chiesa non pu\u00f2 che fare sue le parole dei Pontefici, ripetendo con san Paolo VI: \u00abjamais plus la guerre, jamais plus la guerre!\u00bb,\u00a0e chiedendo, insieme a san Giovanni Paolo II, \u00aba tutti nel nome di Dio e nel nome dell\u2019uomo: Non uccidete! Non preparate agli uomini distruzioni e sterminio! Pensate ai vostri fratelli che soffrono fame e miseria! Rispettate la dignit\u00e0 e la libert\u00e0 di ciascuno!\u00bb. Proprio nel nostro tempo questo \u00e8 il grido della Chiesa e di tutta l\u2019umanit\u00e0. Papa Francesco sottolinea, infine, che<b> \u00abnon possiamo pi\u00f9 pensare alla guerra come soluzione. Davanti a tale realt\u00e0, oggi \u00e8 molto difficile sostenere i criteri razionali maturati in altri secoli per parlare di una possibile \u201cguerra giusta\u201d. Mai pi\u00f9 la guerra!\u00bb<\/b>. Poich\u00e9 l\u2019umanit\u00e0 ricade spesso negli stessi errori del passato, \u00abper costruire la pace \u00e8 necessario uscire dalla logica della legittimit\u00e0 della guerra\u00bb. <b>L\u2019intima relazione che esiste tra fede e dignit\u00e0 umana rende contrad<\/b><b>d<\/b><b>ittorio che la guerra sia fondata su convinzioni religiose: \u00abcoloro che invocano il nome di Dio per giustificare il terrorismo, la violenza e la guerra non seguono la via di Dio: la guerra in nome della religione \u00e8 una guerra contro la religione stessa\u00bb.<\/b><\/i><\/p>\n<p align=\"left\"><i><b>1. I tre strati della elaborazione<\/b><\/i><\/p>\n<p align=\"left\">Porto in rilievo tre linee di riflessione, quasi \u201ctre strati\u201d di elaborazione del problema, che convivono con una forte tensione:<\/p>\n<p align=\"left\">&#8211; la guerra <i>come tema \u201cdi ragione\u201d<\/i>: la riflessione razionale \u00e8 del tutto necessaria, e non risolvibile sul piano della sola fede. E tuttavia la ragione porta a giustificare la guerra, a parlare di \u201cguerra giusta\u201d. Questo primo \u201cstrato\u201d magisteriale, che attinge al pensiero di Agostino, ha iniziato a entrare in crisi con la prima e la seconda guerra mondiale.<\/p>\n<p align=\"left\">&#8211; la guerra come <i>tema \u201cdi fede e di religione\u201d<\/i>, nel senso di una \u201cprofezia\u201d che mostri il limite intrinseco alla \u201clogica razionale della violenza istituzionale\u201d. Proprio in seguito ai conflitti mondiali, sembrava che il cristianesimo e altre religioni fossero entrate in questa logica diversa, che tende ad affermare che la guerra non possa mai essere \u201cgiusta\u201d.<\/p>\n<p align=\"left\">&#8211; ma la guerra trova oggi <i>supporto religioso-credente alla sua giustificazione e gestione<\/i>: questo tema \u00e8 specifico degli sviluppi non solo antichi, medievali e moderni, ma post-moderni. Questa \u00e8 la urgenza (anche intracristiana, oltre che interreligiosa) degli ultimi 30 anni. Oggi vediamo, di nuovo, guerre tra cristiani in Europa e guerre tra ebrei, cristiani e musulmani in medio oriente. Le fedi e le religioni non solo \u201cperdono profezia\u201d, ma esacerbano la ragione, e possono arrivare a parlare di \u201cguerra santa\u201d.<\/p>\n<p align=\"left\">Che cosa manca, in questo sistema di logiche giustapposte? La correlazione dei piani, che \u00e8 delicatissima, ma decisiva. <i>La guerra eventualmente \u201cgiusta\u201d, la guerra strutturalmente \u201cingiusta\u201d e la guerra dichiarata <\/i><i>presuntuosamente \u201c<\/i><i>santa\u201d stanno tra loro in una tensione irrisolta<\/i>.<\/p>\n<p align=\"left\">I tre piani (ossia la riflessione razionale, la profezia della fede e la invocazione della fede per semplificare la giustificazione della guerra, fino a santificarla) esigono un chiarimento previo:<\/p>\n<p align=\"left\">a) la guerra, come l\u2019omicidio, \u00e8 un \u201cpeccato\u201d, una violazione della legge divina e umana.<\/p>\n<p align=\"left\">b) In alcuni casi l\u2019omicidio pu\u00f2 essere giustificato, e cos\u00ec sembra poterlo essere la guerra.<\/p>\n<p align=\"left\">c) Escludere l\u2019omicidio e la guerra dalla realt\u00e0 non \u00e8 un modo per comprenderle. Ma assumere la giustificazione dell\u2019omicidio e della guerra come regole generali \u00e8 il vizio opposto, altrettanto se non ancor pi\u00f9 grave.<\/p>\n<p align=\"left\"><i><b>2. Excursus sulle parole irresponsabili sulla \u201cdifesa sempre legittima\u201d<\/b><\/i><\/p>\n<p align=\"left\">Vorrei ricordare lo slogan irresponsabile di un politico italiano: \u201cla difesa \u00e8 sempre legittima\u201d. Lo stesso potremmo chiederci della guerra: \u201cla guerra di difesa \u00e8 sempre legittima\u201d? La risposta \u00e8 no. La ragione degli uomini, sulla base della esperienza, ha stabilito che la \u201clegittima difesa\u201d debba essere provata nel contesto, proprio perch\u00e9 \u201cnon ogni difesa \u00e8 legittima\u201d. I criteri di considerazione della difesa fanno parte della sapienza umana per quanto riguarda l\u2019omicidio individuale.<\/p>\n<p align=\"left\">Qui appare, a mio avviso, un profilo delicatissimo della questione. Ossia la differenza strutturale tra omicidio e guerra. Non si deve mai dimenticare che la guerra \u2013 nonostante tutte le nostre \u201cetiche\u201d interne alla guerra (nonostante tutte le speculazioni sullo <i>ius in bello<\/i>, oltre allo <i>ius in bellum) \u2013 <\/i>fa saltare ogni ordine etico. E\u2019 il principio del dominio della forza, che prevarica su tutto e non vede pi\u00f9 nulla di \u201cdegno\u201d. Alla radice di questa differenza fondamentale, dobbiamo per\u00f2 ricordare come la sovrapposizione tra \u201cragione\u201d e \u201cfede\u201d non \u00e8 mai garantita a priori. Il motivo per uscire definitivamente dalla logica bellica \u00e8 solo una \u201cdignit\u00e0 infinita dell\u2019altro\u201d, che corrisponde per\u00f2 alla finitezza del suo diritto. Ma qui, nella radice cristiana della argomentazione, vi \u00e8 un problema storico, che dobbiamo ancora elaborare.<\/p>\n<p align=\"left\"><i><b>3. La dignit\u00e0 infinita e un nuovo magistero <\/b><\/i><b>de bello<\/b><\/p>\n<p align=\"left\">Occorre notare che il testo recentissimo, che ho citato all\u2019inizio, ha nelle sue prime parole (proprio al n.1) alcune espressioni impressionanti, che ci sono molto utili a comprende la correlazione tra \u201cragione\u201d e \u201cfede\u201d nella concezione della \u201cdignit\u00e0 infinita\u201d. Ecco l\u2019incipit del documento:<\/p>\n<p align=\"left\">\u201c<i>1. (Dignitas infinita)\u00a0Una dignit\u00e0 infinita, inalienabilmente fondata nel suo stesso essere, spetta a ciascuna persona umana, al di l\u00e0 di ogni circostanza e in qualunque stato o situazione si trovi. Questo principio, <b>che \u00e8 pienamente riconoscibile anche dalla sola ragione<\/b>, si pone a fondamento del primato della persona umana e della tutela dei suoi diritti\u201d. (DI 1). <\/i><\/p>\n<p align=\"left\">Poco pi\u00f9 avanti il testo pretende di identificare, in tutta la storia cristiana, questa verit\u00e0: \u201cFin dall\u2019inizio della sua missione, sulla spinta del Vangelo, la Chiesa si \u00e8 sforzata di affermare la libert\u00e0 e di promuovere i diritti di tutti gli esseri umani\u201d. (DI 3) Curiosamente la nota 4, che segue proprio questa affermazione, cita per\u00f2 (con l\u2019inciso \u201cponendo attenzione solo all\u2019epoca moderna\u2026) solo documenti dal 1891 in poi. Perch\u00e9 mai? Perch\u00e9 la elaborazione ecclesiale \u00e8 stata lenta e ha proceduto al traino delle evidenze culturali a partire dal XIX secolo in poi.<\/p>\n<p align=\"left\">La pretesa che questa sia una \u201cevidenza di ragione\u201d ha tutti i suoi limiti, per quanto sia una profezia culturale del tutto rispettabile. La ragione \u00e8 inaggirabile per la fede, ma la fede mostra continuamente alla ragione il suo limite. D\u2019altra parte la ragione pu\u00f2 cancellare l\u2019orizzonte di fede e a sua volta la fede pu\u00f2 rendere del tutto irrazionali i comportamenti umani.<\/p>\n<p align=\"left\">Questo \u00e8 accaduto anche al pensiero cristiano e cattolico pi\u00f9 classico. A dispetto dell\u2019idea della \u201ccontinuit\u00e0\u201d dell\u2019insegnamento dottrinale, la dignit\u00e0 umana, come dignit\u00e0 infinita, non \u00e8 un concetto noto a Tommaso d\u2019Aquino (ma a nessun altro teologo fino al XIX secolo). Nella grande questione della <i>Summa Theologiae<\/i> II II q 64 dedicata all\u2019omicidio, l\u2019articolo 2 giustifica l\u2019uccisione del peccatore proprio sul piano della dignit\u00e0. Negli argomenti a favore Tommaso cita il Salmo \u201cDi buon mattino sterminer\u00f2 tutti i peccatori della regione\u201d (sal 101, 8) e nel corpus si dice: \u201cCon il peccato <i>l\u2019uomo abbandona l\u2019ordine della ragione<\/i>: perci\u00f2 <i>decade dalla dignit\u00e0 umana, che consiste nell\u2019essere liberi e nel vivere per se stessi<\/i>&#8230;Cos\u00ec sebbene uccidere un uomo che rispetta la propria dignit\u00e0 sia cosa essenzialmente peccaminosa, uccidere un uomo che pecca pu\u00f2 essere un bene\u201d ( II II, 64, 2, ad 3), perch\u00e9 un uomo cattivo \u00e8 peggiore e pi\u00f9 nocivo di una bestia, si dice in conclusione, citando Aristotele.<\/p>\n<p align=\"left\">Non vi \u00e8 alcuna dignit\u00e0 infinita: c\u2019\u00e8 una dignit\u00e0 molto finita e subordinata ad un raffronto tra vita vegetale, animale, e umana. L\u2019uomo che pecca, in quella visione, perde la propria dignit\u00e0.<\/p>\n<p align=\"left\"><b>4.<i> Conclusione<\/i><\/b><\/p>\n<p align=\"left\">Una cultura della guerra, come peccato contro la carit\u00e0, si fonda su evidenze storiche in cui l\u2019omicidio come peccato contro la giustizia pu\u00f2 essere giustificato quando \u00e8 verso un peccatore. Questa \u201criserva\u201d costituisce un bacino di violenza potenziale, che va ben al di l\u00e0 delle regole razionali di composizione del rapporto tra aggressione e difesa.<\/p>\n<p align=\"left\">Vi \u00e8 dunque una evoluzione nel modo di considerare la \u201cdignit\u00e0\u201d come \u201cdimensione infinita\u201d e che non pu\u00f2 mai essere perduta. Questa novit\u00e0, che esordisce tra XVIII e XIX secolo, trasforma, gradualmente e profondamente, sia la concezione dell\u2019omicidio, sia la concezione della guerra.<\/p>\n<p align=\"left\">Credo che sia fondamentale, anzitutto oggi, proprio per gettare luce sui percorsi cristiani che generano violenza, entrare in questo denso confronto, anzitutto con se stessi e con le \u201czone d\u2019ombra\u201d della propria tradizione (largamente comune a tutta la cultura occidentale), che possono ancora lasciare tracce, anche nei cattolici, di questa forma di concezione della (mancata) dignit\u00e0 del peccatore, che perci\u00f2 diventa motivo sufficiente a giustificare la sua riduzione a soggetto \u201csenza dignit\u00e0\u201d. La squalificazione della \u201cindegnit\u00e0\u201d del nemico, che si sente proclamata, anche oggi, non solo da leader politici, ma la leader religiosi, implica una pericolosa distorsione tanto della fede, quanto della ragione. Su questo, lucidamente, <i>D<\/i><i>ignitas infinita<\/i>richiama l\u2019attenzione urgente, anche se non provvede ad una riformulazione diversa delle evidenze di S. Agostino nel V secolo e degli allarmi della prima met\u00e0 del XX secolo. Nel XXI secolo la questione guerra \u00e8 diventata pi\u00f9 complicata ed esige, anche dal Magistero cattolico, risposte nuove, che non possono essere messe, semplicemente, in continuit\u00e0 con le risposte del V o del XX secolo. Il \u201cfenomeno guerra\u201d \u00e8 talmente diverso, da quando la guerra \u00e8 diventata \u201cmondiale\u201d e ha iniziato a coinvolgere strutturalmente i \u201ccivili inermi\u201d, che la teologia deve aggiornare in profondit\u00e0 le proprie categorie, per salvare i chiarimenti che pu\u00f2 offrire del fenomeno. Altrimenti essa tradisce il fenomeno alla cui intelligenza dovrebbe servire e con ci\u00f2 tradisce anche se stessa.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La luce del recente documento Dignitas infinita illumina la questione della guerra in una forma nuova. Prima di tutto leggiamo qui di seguito il testo dei nn. 38-39, con alcune evidenziature. 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