{"id":19322,"date":"2024-06-10T22:21:54","date_gmt":"2024-06-10T20:21:54","guid":{"rendered":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=19322"},"modified":"2024-06-10T23:21:34","modified_gmt":"2024-06-10T21:21:34","slug":"la-tradizione-la-cultura-e-la-donna-una-chiesa-maestra-del-sospetto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/la-tradizione-la-cultura-e-la-donna-una-chiesa-maestra-del-sospetto\/","title":{"rendered":"La tradizione, la cultura e la donna: una chiesa \u201cmaestra del sospetto\u201d?"},"content":{"rendered":"<blockquote><p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/quanta-cura-syllabus.jpeg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-19323\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/quanta-cura-syllabus.jpeg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"224\" \/><\/a><\/p><\/blockquote>\n<p>Nel dibattito ecclesiale suscitato dal percorso sinodale (ma gi\u00e0 determinato a fondo dal contributo del Concilio Vaticano II) appare in modo evidente un deficit di riflessione a proposito della relazione tra \u201ctradizione ecclesiale\u201d e \u201cforme culturali\u201d. L\u2019idea che il Vangelo sia custodito da una \u201ctradizione\u201d che preserva il \u201cdepositum fidei\u201d dalle alterazioni culturali viene sottoposto ad una rilettura che utilizza, spesso in modo inconsapevole, alcuni \u201cstilemi antimodernistici\u201d con cui si confonde una \u201cforma della tradizione\u201d con la \u201ctradizione di sempre\u201d. Questo vale in diversi ambiti della esperienza ecclesiale: nelle forme liturgiche come nell\u2019esercizio della autorit\u00e0, nel modo di intendere le istituzioni relazionali cos\u00ec come nel pensare la libert\u00e0 e la eguaglianza dei soggetti nella societ\u00e0 e nella chiesa.<\/p>\n<p><i>Forma moderna e tradizione di sempre<\/i><\/p>\n<p>Spesso si identifica la \u201ctradizione di sempre\u201d con la forma moderna che il cattolicesimo ha assunto con il Concilio di Trento. La grande modernizzazione tridentina, che sta alla met\u00e0 del XVI secolo, implica una serie di scelte culturali, linguistiche, pastorali e istituzionali che hanno potuto presentarsi come \u201coriginarie\u201d, ma che sono soltanto autorevoli e parziali riletture dell\u2019origine, in un contesto di trasformazione. Se pensiamo al modo di concepire l\u2019episcopato (con la novit\u00e0 dell\u2019obbligo di residenza), la formazione dei futuri ministri (con la fondazione dei Seminari), la competenza ecclesiale sul matrimonio (che assume per la prima volta tutta la autorit\u00e0 sul contratto e sul rito) e la lettura generale dei sacramenti \u201cex opere operato\u201d (con la progressiva perdita della specificit\u00e0 \u201ccooperante\u201d di ogni singolo sacramento), possiamo considerare questo percorso come una grande \u201crilettura culturale\u201d della tradizione. Essa vive di \u201cnovit\u00e0\u201d che vengono introdotte senza esitazione nel corpo ecclesiale e che non hanno precedenti storici, solo in alcuni casi molto antichi. Dopo il Concilio di Trento, con un ulteriore passaggio, segnato dalla crisi tra fine 700 e inizi 800, la autocomprensione della tradizione ecclesiale, di fronte alla cultura ambiente, entra nella tensione di una contrapposizione senza limiti. Cresce cos\u00ec l\u2019idea che la \u201ctradizione\u201d possa essere \u201cautosufficiente\u201d, e che possa trovare, solo in s\u00e9, le risorse per rispondere a tutte le sfide che la storia propone.<\/p>\n<p><i>Antimodernismo e Codice <\/i><\/p>\n<p>Qui si apre, a partire dagli anni 40 del XIX secolo, un percorso progressivo che porta a due \u201ceventi\u201d in qualche modo distinti, ma concordi: i documenti contro il \u201cmodernismo\u201d (1907), da un lato, e il Codice di diritto canonico (1917) istituiscono, in un certo senso, la \u201cautoreferenzialit\u00e0 ecclesiale\u201d, che \u00e8 una cosa assolutamente nuova. Solo a partire da allora il cattolicesimo si sente autorizzato (e per certi versi tenuto) a guardare alla cultura con gli occhiali del sospetto infilati sempre sulla punta del naso. La Chiesa diventa, in contemporanea con la cultura che giudica e quasi \u201cmalgr\u00e9 soi\u201d, \u201cmaestra del sospetto\u201d. Diffida di ogni cultura diversa dalla propria, ricostruisce anche la filosofia soltanto nella misura in cui collima con una lettura statica della storia, censura ogni pensiero che voglia dialogare seriamente con la cultura. Questo approccio arriva fino agli anni 50 del &#8216;900,\u00a0 trova una fase di ripensamento profondo intorno al Concilio Vaticano II (tra Pio XII, Giovanni XXIII e Paolo VI), ma torna a proporre la propria soluzione a partire dagli anni 80 del XX secolo e per inerzia segna la storia degli ultimi 40 anni.<\/p>\n<p><i>La cultura e la donna<\/i><\/p>\n<p>Questo modo di comprendere la tradizione, che sembra illudersi di poter \u201cdefinire\u201d i propri dati soltanto con gli strumenti di un \u201csapere interno\u201d (assicurato da un ricorso alla Scrittura e alla Tradizione irrigidito sul piano fondamentalistico) sembra funzionare perfettamente per \u201cbloccare\u201d ogni traduzione della tradizione. Il grande ideale, che ha aperto il Concilio Vaticano II, e secondo il quale proprio la \u201cformulazione del rivestimento\u201d permette di attingere la \u201csostanza della antica dottrina del depositum fidei\u201d appare censurata in radice. Questo vale, in un modo del tutto speciale, per la questione della donna. Qui mi pare emerga un paradosso davvero impressionante. Si suole affermare, da almeno 50 anni, che la Chiesa ha una cultura antropologica sul maschile e sul femminile, che ha imparato dal suo Signore, e che perci\u00f2 non pu\u00f2 cedere alle mode del momento. La resistenza al mondo \u00e8 interpretata come \u201cresistenza alla cultura della eguaglianza\u201d in nome di una differenza voluta da Dio. Si ricostruisce la questione in questo modo semplicistico: la Scrittura e la Tradizione ci danno una definizione del femminile, diverso dal maschile e perci\u00f2 dobbiamo resistere alla cultura (deviante) che pretende di equiparare maschile e femminile. In realt\u00e0, io credo che si debba non semplicemente precisare, ma capovolgere il modello. Su chi sia la donna e che cosa competa alla sua vocazione, Scrittura e Tradizione possono essere comprese solo \u201cdentro la cultura\u201d. N\u00e9 la Scrittura n\u00e9 la Tradizione possono essere utilizzate per \u201cdefinire la donna\u201d, proprio perch\u00e9 la donna (come l\u2019uomo) \u00e8 stata creata libera. E\u2019 la Scrittura stessa a dirci che cosa non possiamo fare: ossia non possiamo usare la Scrittura come se fosse un Codice normativo, compiuto e immediatamente operativo. Senza una profonda riconciliazione tra fede e cultura, difficilmente potremo affrontare in modo non fondamentalistico le questioni che riguardano la identit\u00e0 e la vocazione della donna. Altrimenti proietteremo, sul racconto della creazione o su un testo di Paolo, tutti i pregiudizi della nostra cultura e della nostra societ\u00e0, camuffando come comandamento di Dio la nostra incomprensione.<\/p>\n<p><i>Il pregiudizio capovolto<\/i><\/p>\n<p>La chiesa cattolica ha condiviso per secoli una lettura riduttiva ed emarginante della donna. Non \u00e8 colpa del cattolicesimo aver condiviso per secoli la cultura comune, ma diventa oggi sua colpa ostinarsi nel confondere questo pregiudizio con il \u201cdepositum fidei\u201d. Qui sta il punto pi\u00f9 delicato: pensare che la \u201criserva maschile\u201d appartenga non alle possibili contingenze della storia, ma alla \u201cdivina costituzione della Chiesa\u201d \u00e8 un pregiudizio che blocca la tradizione e la vita. La \u201cmoda\u201d \u00e8 la riserva maschile, mentre il suo superamento \u00e8 la disponibilit\u00e0 all\u2019ascolto della Parola di Dio. Qui vi \u00e8 un tratto drammatico, il vero \u201cteodramma\u201d, che pu\u00f2 superare il miraggio sistematico di trovare, sotto le forme storiche, un \u201cprincipio della gerarchia tra i sessi\u201d che non solo autorizzerebbe, ma imporrebbe alla Chiesa la \u201criserva maschile\u201d. L\u2019argomento che confonde la \u201cdifferenza\u201d tra uomo e donna con una \u201cdiversa autorevolezza pubblica\u201d \u00e8 una forma di sublimazione intellettuale di un attaccamento al passato, con cui si confonde il Vangelo. Si pu\u00f2 arrivare a costruire una intera cristologia come una foglia di fico, per coprire il proprio ostinato pregiudizio. Bisogna giustificare quello che si \u00e8 sempre fatto, ad ogni costo. Ma razionalizzare la discriminazione, traducendola addirittura nel \u201cbene del discriminato\u201d, \u00e8 un procedimento argomentativo tipico della societ\u00e0 dell\u2019onore. Come Tommaso d\u2019Aquino diceva che ci sono peccatori che perdono la dignit\u00e0 umana e che per questo possono essere uccisi non solo senza colpa, ma per il loro bene, oggi sentiamo teologi e intellettuali che confermano la \u201criserva maschile\u201d, dicendo che solo cos\u00ec la donna viene garantita nella sua \u201cdifferenza\u201d, nella sua \u201csuperiorit\u00e0\u201d e nella sua estraneit\u00e0 al clericalismo. Accedere al ministero, per la donna, sarebbe il suo male: chi mai vorrebbe il male delle donne? Questi argomenti rozzi a me sembrano non forme della fede ecclesiale, ma forme della incultura con cui l&#8217; abbiamo confusa e pretendiamo di difenderla.<\/p>\n<p><i>La cultura della tradizione<\/i><\/p>\n<p>Le elaborazioni contemporanee della \u201criserva maschile\u201d sono forme vuote, maschere nude. Mostrano le mille variazioni con cui un pregiudizio pu\u00f2 perpetrarsi, non avendo pi\u00f9 il coraggio di dirsi \u201capertis verbis\u201d, ma trasformandosi in figure teoriche, in pratiche, in forme apparenti del buon senso o della lungimiranza. Si pu\u00f2 arrivare a invocare un Dio paziente, un Dio onnipotente nella sua pazienza, pur di non toccare la riserva maschile ridotta soltanto a sentimento di \u201dattaccamento\u201d. Una Chiesa non emozionata, ma solo emotivamente nostalgica, fa di tutto per tenersi i propri pregiudizi. Ma qui \u00e8 in gioco il modo stesso di comprendere la tradizione. Che \u00e8 \u201cascolto della Parola\u201d nell\u2019aperto della storia, non autoconferma di s\u00e9 nel chiuso delle sacrestie. Una tradizione che sappia onorare la propria storia, che sia cosciente di aver fatto ricorso nei secoli alla migliore cultura che aveva a disposizione, non risponde alle domande di vocazione ecclesiale delle donne con i pregiudizi o con gli interdetti. Ma si dispone con parres\u00eca a lasciarsi insegnare qualcosa di decisivo dai \u201csegni dei tempi\u201d. Solo cos\u00ec la tradizione non solo dialoga con la cultura comune, ma pu\u00f2 diventare essa stessa contributo originale a tale comunanza culturale.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel dibattito ecclesiale suscitato dal percorso sinodale (ma gi\u00e0 determinato a fondo dal contributo del Concilio Vaticano II) appare in modo evidente un deficit di riflessione a proposito della relazione tra \u201ctradizione ecclesiale\u201d e \u201cforme&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[50],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/19322"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=19322"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/19322\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":19329,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/19322\/revisions\/19329"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=19322"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=19322"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=19322"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}