{"id":19315,"date":"2024-06-08T09:25:42","date_gmt":"2024-06-08T07:25:42","guid":{"rendered":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=19315"},"modified":"2024-06-08T09:25:42","modified_gmt":"2024-06-08T07:25:42","slug":"la-svista-del-card-mueller-rappresentare-o-rendere-presente-il-signore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/la-svista-del-card-mueller-rappresentare-o-rendere-presente-il-signore\/","title":{"rendered":"La svista del card. Mueller: &#8220;rappresentare&#8221; o &#8220;rendere presente&#8221; il Signore?"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/sanpietro2.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-10903\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/sanpietro2.jpg\" alt=\"\" width=\"290\" height=\"174\" \/><\/a><\/p>\n<p>In una recente intervista il card. Mueller torna sul latte versato. Aveva gi\u00e0 scritto a pi\u00f9 riprese sul tema della ordinazione della donna e il suoi testi sono di pi\u00f9 di 20 anni fa, alla fine della sua carriera di teologo e sulla soglia dei suoi incarichi episcopali. In quei testi gi\u00e0 utilizzava argomenti deboli e vecchi, ad esempio presentando come &#8220;insuperabile&#8221; la posizione di Tommaso d&#8217;Aquino sul tema, senza rendersi conto che Tommaso non ragionava teologicamente, ma sociologicamente e antropologicamente. Ma nella intervista di alcuni giorni fa, che si pu\u00f2 leggere <a href=\"https:\/\/katholisch.de\/artikel\/53851-kardinal-mueller-frauen-als-priester-berufung-muss-ein-irrtum-sein\">qui<\/a>, Mueller porta alle estreme conseguenze, con una rozzezza che gli \u00e8 molto facile, un ragionamento errato, che segna le argomentazioni tardo-moderne intorno al tema. Ossia le letture della &#8220;simbolica dell&#8217;ordine&#8221; che enfatizzano la &#8220;somiglianza&#8221; dell&#8217;uomo (e non della donna) al Signore Ges\u00f9. L&#8217;argomento sarebbe questo: siccome Ges\u00f9 era un maschio, solo un uomo maschio (e non una donna) pu\u00f2 rappresentarlo. Mueller usa, in tedesco, il verbo &#8220;darstellen&#8221;, che \u00e8 precisamente &#8220;rappresentare&#8221;, &#8220;mettere in mostra&#8221;. Questo argomento ha un precedente medievale in Bonaventura, ma nessun passo di Tommaso d&#8217;Aquino autorizza a questa soluzione. E&#8217; interessante, per\u00f2, che i testi recenti del magistero, compreso Mueller, attribuiscano a Tommaso la paternit\u00e0 di questa idea. Come lo fanno? Interpretando in modo errato, a partire da <em>Inter Insigniores<\/em> nel 1976, un passo di Tommaso che parla della &#8220;somiglianza&#8221; richiesta nei sacramenti tra il &#8220;segno&#8221; e il &#8220;significato&#8221;. A partire dal testo del 1976, si ripete: &#8220;siccome Tommaso dice che tra il segno e il significato deve esserci una certa somiglianza allora per dire &#8220;Cristo&#8221; occorre un essere simile (un maschio) e non dissimile (una femmina)&#8221;. Ma cos\u00ec si mettono in bocca a Tommaso parole che Tommaso non ha mai detto. Tommaso, infatti, quando parla della &#8220;necessaria somiglianza&#8221; non sta parlando delle donne, ma degli schiavi. E dice: lo schiavo non pu\u00f2 essere ordinato, perch\u00e9 non \u00e8 simile alla &#8220;libert\u00e0&#8221; del Signore. Ci\u00f2 che per Tommaso \u00e8 rilevante non \u00e8 la somiglianza della forma fisica, ma della forma libera: non la anatomia, ma la autorit\u00e0 \u00e8 in questione. Questo \u00e8 l&#8217;abbaglio di cui \u00e8 vittima anche il card. Mueller, il quale ha contribuito non poco, da 25 anni, ad avvalorare questa lettura distorta di Tommaso e della tradizione. In questione non vi \u00e8 il &#8220;genere sessuale&#8221;, ma la &#8220;qualit\u00e0 autorevole del soggetto&#8221;. Il mondo che escludeva la donna dalla pubblica autorit\u00e0 (al quale apparteneva Tommaso, ma non apparteniamo noi) \u00e8 finito. Oggi possiamo riconoscere, tanto ad uomini, quando a donne, di poter &#8220;rappresentare&#8221; il Signore, nel senso non\u00a0 di &#8220;scimmiottare&#8221; o di &#8220;reduplicare&#8221; o di &#8220;personificare&#8221;, ma nel senso di &#8220;rendere presente&#8221;, &#8220;ripresentare&#8221;, &#8220;far agire&#8221;, &#8220;rendere efficace&#8221;. Questo salto di argomentazione, che troviamo gi\u00e0 nei medievali, purch\u00e9 lo sappiamo riconoscere anche all&#8217;interno di un mondo che non riconosceva la autorit\u00e0 pubblica della donna, ci permette di guardare al riconoscimento della autorit\u00e0 femminile come ad un passaggio che \u00e8 possibile, formalmente, da ben 60 anni, purch\u00e9 si esca da false rappresentazioni del passato. Per capire in che senso la donna pu\u00f2 essere &#8220;chiamata&#8221; al ministero ordinato bisogna &#8220;rappresentare&#8221; la tradizione in modo veritiero. Il &#8220;darstellen&#8221; che fa problema \u00e8 quello della lettura storica e sistematica, che Mueller &#8220;mostra&#8221; di avere poco chiara. Con una teologia basata sui pregiudizi, non si va lontano e si rischia di difendere non il depositum fidei, ma le piccole cose di pessimo gusto a cui si era legata non la fede, ma la nostalgia irrazionale per un mondo che non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9. Nel mondo di oggi la donna pu\u00f2 essere &#8220;chiamata&#8221;: chi lo nega, nega la storia e anche una migliore comprensione del Vangelo. Essere cattolici non significa essere nostalgici, ma essere universali. Tra nostalgia e universalit\u00e0 non dovremmo avere dubbi dove stia la apertura al Vangelo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In una recente intervista il card. Mueller torna sul latte versato. 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