{"id":19310,"date":"2024-06-05T17:09:48","date_gmt":"2024-06-05T15:09:48","guid":{"rendered":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=19310"},"modified":"2024-06-05T17:09:48","modified_gmt":"2024-06-05T15:09:48","slug":"gli-slogan-e-le-maschere-smaschilizzare-e-la-fenomenologia-del-teologo-imbarazzato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/gli-slogan-e-le-maschere-smaschilizzare-e-la-fenomenologia-del-teologo-imbarazzato\/","title":{"rendered":"Gli slogan e le maschere: &#8220;smaschilizzare&#8221; e la fenomenologia del teologo imbarazzato"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/ministerodonne.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-10443\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/ministerodonne-300x177.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"177\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/ministerodonne-300x177.jpg 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/ministerodonne.jpg 440w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Mi pare che l\u2019articolo apparso oggi, 5 giugno, su &#8220;Avvenire&#8221;, col titolo <i>Come smaschilizzare la Chiesa? Non solo slogan, ma buone pratiche, <\/i>a firma di Alberto Cozzi, offra in modo esemplare quella che mi verrebbe da definire come una \u201cfenomenologia del teologo imbarazzato\u201d: a dire il vero la cosa si manifesta in modo davvero frequente, in diversi autori competenti, quando il tema \u00e8 quello della \u201cdonna nella Chiesa\u201d. Nel breve volgere di due colonne, Cozzi scrive sul tema in un modo sfuggente e indiretto. Le spie di questa dinamica sofferta sono numerose. Si inizia e si conclude con un \u201cparadosso\u201d: non sarebbero gli slogan (come \u201csmaschilizzare\u201d) ma le buone pratiche ad essere utili. S\u00ec, certo, gli slogan non vanno lontano, per\u00f2 \u00e8 lo stesso Cozzi a dover ammettere che le \u201cbuone pratiche\u201d devono anche trovare argomentazioni, principi, ragioni. Lo stesso accade per la considerazioni della \u201cnovit\u00e0\u201d della donna autorevole. Cozzi cita un documento della CTI, della quale \u00e8 anche membro. Un testo limpido e chiaro, che invita a non opporre rivelazione e cultura, tradizione e segni dei tempi. Ma che cosa fa Cozzi, subito dopo? Oppone drasticamente cultura e rivelazione e cos\u00ec pu\u00f2 uscirsene con una serie di \u201cbuone pratiche\u201d che avrebbero potuto funzionare gi\u00e0 nel 1342, nel 1678 o nel 1865. Invocare \u201cbuone pratiche\u201d soltanto in ci\u00f2 che era possibile nella \u201csociet\u00e0 dell\u2019onore\u201d, per donne e uomini, e non comprendere che la sfida \u00e8 quella lanciata da Giovanni XXIII e dalla \u201centrata della donna nello spazio pubblico\u201d sancita con <i>Pacem in terris<\/i> mi pare un modo piuttosto grave di astenersi dal proprio compito di teologo. Che cosa deve fare un teologo, di fronte alla questione della donna? Rimandare semplicemente a buone pratiche? Dare per scontato un quadro \u201cistituzionale\u201d in cui il battesimo \u00e8 per tutti ma il ministero ordinato \u00e8 \u201criservato ai maschi\u201d? Sarebbe questo il compito della teologia? Lavorare soltanto \u201cde iure condito\u201d? Impedirsi ogni spazio di riflessione \u201cde iure condendo\u201d? A me pare che qui scatti una sorta di \u201cautodifesa\u201d che diventa facilmente immunizzazione dal problema e, indirettamente, colpevolizzazione di chi lo affronta. Mentre alla teologia spetta il compito di elaborare, pacatamente e serenemente, ma seriamente, una visione che tenga conto di un dato culturale nuovo e che permetta perci\u00f2 una rilettura pi\u00f9 profonda e pi\u00f9 autentica della tradizione. Nessuna \u201ccancel culture\u201d, nessun giudizio sommario sul passato, ma solo consapevolezza che il nostro mondo non \u00e8 pi\u00f9 quello di prima, e che uno dei \u201csegni\u201d di questo mondo \u00e8 proprio la nuova figura di donna nello spazio pubblico, come elemento decisivo di una \u201csociet\u00e0 della dignit\u00e0\u201d.<\/p>\n<p>Quando Cozzi esemplifica la questione della \u201clibert\u00e0 religiosa\u201d, per additare la sapienza del Concilio, sembra non tener conto che quella svolta conciliare \u00e8 avvenuta non semplicemente per una evoluzione lineare della tradizione, ma per la presenza nel corpo della Chiesa cattolica di forme di vita elaborate fuori dall\u2019Europa, e che avevano della libert\u00e0 una percezione e una concezione diversa dalla classica tradizione europea. Ci sono nuovo esperienze che la Chiesa deve saper mediare e di fronte alle quali ci vuole rispetto. Non si pu\u00f2 interpretare la novit\u00e0 come una \u201crivendicazione culturale\u201d estranea alla rivelazione: questo \u00e8 un giudizio grave e non fondato. E\u2019 piuttosto la Chiesa a doversi interrogare radicalmente se possa fare a meno della autorit\u00e0 delle donne. Se tale domanda \u00e8 autentica, la soluzione si trova, senza scandalizzarsi per il fatto che questo percorso di nuova coscienza ecclesiale implichi la necessit\u00e0 di cambiare le forme, sia quelle mentali, sia quelle istituzionali. Non \u00e8 la prima volta che accade. Nella storia \u00e8 accaduto molte volte. Cozzi sa bene che cosa ha significato, a partire dal 1563, considerare la Chiesa e i suoi ministri come \u201ccondizioni\u201d per un matrimonio valido. Abbiamo saputo fare una cosa totalmente nuova, che ha sollevato le obiezioni di numerosi pastori, poich\u00e9 non capivano quanto \u201cmoderna\u201d dovesse essere la Chiesa del XVI secolo. A distanza di 500 anni quella \u201cmodernizzazione\u201d appare superata e datata, ma allora era stata un \u201crullo di tamburi\u201d!<\/p>\n<p>Perch\u00e9 mai allora, di fronte a una nuova sfida, che non riguarda il matrimonio, ma il sacramento dell\u2019ordine, noi dovremmo rispondere che Dio non ha fretta? Che tipo di teologia \u00e8 quella che chiama a testimone soltanto la pazienza di Dio? Non avendo altre \u201csurces\u201d, ci si rifugia su un piano sapienziale, che equivale, guarda caso, alla (nostra) inerzia. Siamo sicuri che lo Spirito di Dio lavora con calma, mentre noi vorremmo accelerare? Non si potrebbe dire proprio il contrario? Non \u00e8 forse che lo Spirito di Dio parla da pi\u00f9 di 60 anni, ci invita ad una apertura, mentre il Signore bussa per uscire da strutture troppo anguste, da mentalit\u00e0 troppo chiuse, e noi invece abbiamo solo pazienza, troppa rassegnazione, troppa paura? Non \u00e8 forse che Dio con il suo Spirito ci spinge e ci sollecita e noi freniamo ad oltranza, preoccupati di cose secondarie, senza vedere le cose primarie?<\/p>\n<p>Gli slogan non servono, se non ad accendere le attenzioni. Neppure le maschere servono, quando vengono usate per nascondere le questioni. E la teologia, che ha una lunga esperienza, pu\u00f2 anche diventare una forma raffinata di \u201cmascheramento\u201d del reale. Mi sorprende il fatto che in un testo dedicato al tema dello \u201csmaschilizzare\u201d Cozzi voglia convincerci che la questione non merita un esame teologicamente accurato: merita solo \u201cpazienza\u201d. Io contesto che quello indicato da Cozzi sia un \u201cprocedere dal basso\u201d: \u00e8 piuttosto la negazione che un processo sia necessario. Per parte mia, interpreto la cosa esattamente al contrario: proprio perch\u00e9 minacciata da ricostruzioni impaurite e paralizzate, la questione della donna nella Chiesa merita tutta la fatica di una teologia che giochi a tutto campo e che non si rassegni, come diceva Luigi Sartori, al destino un p\u00f2 limitato e un p\u00f2 opportunista di giocare per sempre il \u201ccatenaccio\u201d. C\u2019\u00e8 una questione di fede, di istituzione e di giustizia che non pu\u00f2 attendere e che corrisponde alla impazienza con cui lo Spirito esige dalla sua Chiesa una risposta, in tutta parresia e senza impedimenti. Quella \u201cparresia\u201d e quella \u201clibert\u00e0\u201d che possono levare al teologo ogni imbarazzo e offrire alla Chiesa argomenti freschi e nuovi, sereni e limpidi, per i quali pi\u00f9 che pazienza e silenzio occorrono immaginazione e audacia. Perch\u00e9 anzitutto Dio sogna e fa il primo passo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Mi pare che l\u2019articolo apparso oggi, 5 giugno, su &#8220;Avvenire&#8221;, col titolo Come smaschilizzare la Chiesa? 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