{"id":19259,"date":"2024-05-18T18:36:47","date_gmt":"2024-05-18T16:36:47","guid":{"rendered":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=19259"},"modified":"2024-05-18T18:38:12","modified_gmt":"2024-05-18T16:38:12","slug":"oltre-il-parmenidismo-e-la-filosofia-neoclassica-di-nicola-garau","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/oltre-il-parmenidismo-e-la-filosofia-neoclassica-di-nicola-garau\/","title":{"rendered":"Oltre il parmenidismo e la filosofia neoclassica (di Nicola Garau)"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Severino.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-14743\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Severino.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"168\" \/><\/a><\/p>\n<p><em>Un amico e collega, filosofo e teologo, Nicola Garau, che ha studiato a fondo il pensiero di Severino e di Bontadini, interviene nel dialogo tra Marco Cavaioni e me a proposito della concezione della &#8220;mediazione&#8221;. Lo ringrazio e credo che abbia scritto cose importanti per meglio comprendere l&#8217;intreccio di questioni filosofiche e teologiche che ruotano intorno alla discussione sul pensiero severiniano. E la apertura, filosofica e teologica, ad una sintesi tra critica del materialismo e del razionalismo in K. Marx, svolta linguistica in Wittgenstein e fenomenologia di C. Sini appare un percorso promettente. (ag)<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><b>Prassi e fondamento della verit\u00e0. Oltre il parmenidismo e la filosofia neoclassica<\/b><\/p>\n<p><i>di Nicola Garau<\/i><\/p>\n<p>Colgo volentieri l\u2019invito del prof. Grillo a prendere parte al dibattito relativo al pensiero di Severino ripreso in questo blog, dopo quasi trent\u2019anni dal suo intervento in <i>Contro Severino<\/i>, come risposta alle recenti critiche a lui mosse da Marco Cavaioni.<\/p>\n<p>Il tema della disputa, in effetti, mi coinvolge direttamente perch\u00e9 proprio il confronto Bontadini-Severino riletto in chiave teologico-fondamentale \u00e8 stato l\u2019oggetto del mio lavoro di baccellierato le cui conclusioni hanno trovato corpo anche in un articolo pubblicato col titolo \u201cIl pensiero che non trova Dio. Il dibattito Bontadini-Severino: un confronto con la dottrina della Chiesa\u201d, in <i>Theologica &amp; Historica. Annali della Pontificia Facolt\u00e0 Teologica della Sardegna<\/i>, xxiv (2015), pp. 143-170.<\/p>\n<p>In quel lavoro, assumendo il punto di vista teologico-fondamentale, riflettendo, cio\u00e8, sulla dottrina dei <i>praeambula fidei<\/i> e sui pronunciamenti magisteriali messi a confronto coi temi emergenti dal dibattito Bontadini-Severino, giungevo ad escludere che la dottrina della Chiesa potesse ritenere la Rivelazione compatibile con qualsiasi pensiero filosofico ontologista o panteista e, in ultima analisi, monista, perch\u00e9 questa nega esplicitamente che \u201cunica e identica \u00e8 la sostanza, o l\u2019essenza, di Dio e di tutte le cose\u201d (<i>Dei Filius<\/i> can. 1, n. 3).<\/p>\n<p>Su questa linea di pensiero teologico-filosofica si muovono Salmann e Grillo a ribadire la profondit\u00e0 del Mistero cristiano e del Mistero di Dio \u201cineffabile, incomprensibile, invisibile, inafferrabile con le nostre rappresentazioni umane\u201d (CCC 42) con la conseguente negazione dell\u2019univocit\u00e0 dell\u2019essere e l\u2019affermazione dell\u2019<i>analogia entis<\/i>. Una linea chiaramente osteggiata dal neoclassicismo di Cavaioni che, sulla scorta di autori come Bacchin, Stella, ma anche Severino e Bontadini (su questo, invero, mi pare che la scuola padovana e la scuola neoscolastica milanese convergano) presuppone la coincidenza tra pensiero ed essere o, come direbbe Bacchin, la medesimezza di pensiero ed essere dalla quale discende la possibilit\u00e0 di parlare dell\u2019essere come assoluto.<\/p>\n<p>Tutta l\u2019estesa produzione di Severino, cos\u00ec come le raffinatissime critiche a lui rivolte da autori come Bacchin e Stella poggiano, invero, su questo dogma razionalista: l\u2019identit\u00e0 tra essere e pensiero da cui deriva la possibilit\u00e0 (questi autori direbbero, forse, la necessit\u00e0) di porre un discorso sull\u2019essere come assoluto, eterno, di considerare l\u2019Intero del positivo o la totalit\u00e0 perch\u00e9, in fin dei conti, il pensiero altro non sarebbe che trasparenza dell\u2019essere, anzi, pi\u00f9 radicalmente, coinciderebbe con l\u2019essere.<\/p>\n<p>La rilevazione di una simile assunzione dogmatica introduce, allora, almeno il sospetto che le cose stiano davvero in questo modo. C\u2019\u00e8 davvero medesimezza tra essere e pensiero? Considerando il fatto che il pensiero si consegna esclusivamente nel linguaggio sarebbe lecito dubitare per pi\u00f9 ragioni, se non altro considerando la natura stessa del linguaggio, non riducibile al concetto di rappresentazione e, come organismo vivente, ben pi\u00f9 impastato di prassi, opacit\u00e0 e corporeit\u00e0 di quanto affermi la purezza del Logo occidentale. Ma su questo si dovr\u00e0 tornare.<\/p>\n<p>Se ben intendo la posizione espressa da Cavaioni, egli parte dal presupposto che l\u2019essere, in quanto assoluto, nega in s\u00e9 stesso l\u2019effettiva mediazione di due distinti: se non c\u2019\u00e8 relazione tra essere e pensiero perch\u00e9 l\u2019essere coincide col pensiero e viceversa, ci\u00f2 che resta \u00e8 la pura immediatezza di pensiero ed essere.<\/p>\n<p>La mediazione, allora, altro non sarebbe che distinzione perch\u00e9: \u201c<i>la mediazione \u00e8, in realt\u00e0, intrinseca ai (presunti) immediati, i quali pertanto sono tali solo negandosi (negando la loro presunta, solo presupposta, ma inessente immediatezza)<\/i>\u201d. La mediazione sarebbe, quindi, il porsi della negazione degli immediati, che coincide, cio\u00e8, con la distinzione, per cui la conclusione a cui perviene \u00e8 che \u201c<i>l\u2019immediato \u2018\u00e8\u2019 la sua negazione (mediazione), cio\u00e8 il suo originario mediarsi o risolversi nell\u2019atto del mediarsi<\/i>\u201d.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che una simile impostazione nega radicalmente, in virt\u00f9 dell\u2019assunzione della coincidenza tra pensiero ed essere, \u00e8 proprio la stessa pensabilit\u00e0 di una mediazione reale tra due estremi che vengano pensati nella loro irriducibile realt\u00e0 e dualit\u00e0. Tutto sprofonda nella considerazione della coincidenza tra essere e pensiero per cui l\u2019alterit\u00e0 viene pensata come negazione e ridotta a semplice distinzione, fase dialettica della storia dell\u2019essere o dello spirito.<\/p>\n<p>Il prof. Grillo, non a caso, manifestando nell\u2019univocit\u00e0 dell\u2019essere la principale carenza di Severino, ma, di riflesso, rispondendo anche all\u2019impostazione neoclassica di Cavaioni, ritorna sulla dottrina dell\u2019<i>analogia entis <\/i>ponendone con forza le ragioni filosofiche e vitali perch\u00e9 \u201cla pretesa di ridurre tutto ad una unica accezione dell\u2019essere, distorce tanto l\u2019essere quanto la mediazione\u201d, per cui conclude esistenzialmente: \u201cL\u2019eternit\u00e0 di ogni uomo, come la eternit\u00e0 di ogni foglia non si lasciano dimostrare solo logicamente. La immediatezza del vivere e del morire, \u2018ci\u00f2 che non muore e ci\u00f2 che pu\u00f2 morire\u2019 non sono \u2018fedi\u2019 cristiane, dantesche o semplicemente umane, ma sono \u2018dati\u2019 ed evidenze comuni, che chiedono una mediazione diversa da un principio logico\u201d.<\/p>\n<p>Ora, facendo un passo avanti nella discussione, sottoscrivendo integralmente la critica del prof. Grillo, ma senza approfondire la dottrina dell\u2019<i>analogia entis<\/i>, si vorrebbe contestare non tanto e non solo l\u2019univocit\u00e0 dell\u2019essere predicata da Severino, ma anche il principio della coincidenza tra essere e pensiero che governa l\u2019impostazione neoclassica e l\u2019impostazione di vecchi e nuovi razionalismi.<\/p>\n<p>Si diceva, il pensiero si consegna esclusivamente nel linguaggio in quanto pensiamo attraverso parole, costruiamo discorsi attraverso parole e, anche volendo andare alla radice del pensiero, alla contemplazione, cio\u00e8, della semplice presenza, questo sguardo rappresenta pur sempre una ricostruzione successiva, per mezzo di discorsi, afferente alla nostra coscienza. Nulla \u00e8 dato al di fuori del linguaggio attraverso cui viene pensato, ma, forse, con ancor pi\u00f9 radicalit\u00e0, tutto \u00e8 posto nella pratica linguistica, nei cosiddetti giochi linguistici, direbbe Wittgenstein.<\/p>\n<p><a name=\"_Hlk121501960\"><\/a>Si tratta, invero, di provare a pensare che il linguaggio prima di rappresentare alcunch\u00e9 \u00e8 prassi e che la significativit\u00e0 non si risolve nel gioco della rappresentazione corrispondentista oggetto-segno, metafisicamente canonizzata dalla tradizione nella formula della verit\u00e0 <i>adaequatio intellectus et rei<\/i>, ma si istituisce nell\u2019intreccio delle pratiche, direbbe Carlo Sini, in cui \u201coggetti e soggetti si stagliano sempre all\u2019interno di un intreccio di pratiche, i cui confini sfumano in un limite indefinibile, cio\u00e8 in un rinvio che continuamente si riapre, idealmente all\u2019infinito. Quindi non abbiamo mai a che fare con soggetti e oggetti assoluti, cio\u00e8 sciolti dall\u2019intreccio di pratiche che li costituisce e li supporta\u201d (C. Sini, Inizio, Jaca Book, Milano 2020, p. 61).<\/p>\n<p>Quel che si vorrebbe suggerire o evocare, per quanto, probabilmente, sia un abominio per chi parte dal presupposto che l\u2019essere e il pensiero coincidono, \u00e8 la reale considerazione di ci\u00f2 che teoreticamente cade al di fuori del pensiero, vale a dire, la prassi, la quale risulta irrappresentabile se non come movimento di trasformazione materiale costante della realt\u00e0. Ci\u00f2 che si vorrebbe suggerire, come gi\u00e0 Marx nella prima tesi su Feuerbach (1845) \u00e8 che \u201cdifetto principale di ogni materialismo \u2013 e aggiungerei io del razionalismo vecchio e nuovo \u2013 [\u2026] \u00e8 che l&#8217;oggetto, il reale, il sensibile \u00e8 concepito solo sotto la forma di oggetto o di intuizione; ma non come attivit\u00e0 umana sensibile, come attivit\u00e0 pratica, non soggettivamente\u201d e ancora, la seconda tesi: \u201cLa questione se al pensiero umano appartenga una verit\u00e0 oggettiva non \u00e8 una questione teorica, ma pratica. \u00c8 nell&#8217;attivit\u00e0 pratica che l&#8217;uomo deve dimostrare la verit\u00e0, cio\u00e8 la realt\u00e0 e il potere, il carattere terreno del suo pensiero. La disputa sulla realt\u00e0 o non-realt\u00e0 di un pensiero che si isoli dalla pratica \u00e8 una questione puramente scolastica\u201d.<\/p>\n<p>Queste tesi su Feuerbach di Marx, cos\u00ec come il pensiero delle pratiche di Sini e la teoria dei giochi linguistici di Wittgenstein (ma si vorrebbe aggiungere, sottotraccia, anche il pensiero di Peirce) aprono scenari ben pi\u00f9 ampi dello spazio dedicabile in questo breve post, ma sono tali da suggerire la possibilit\u00e0 di un pensiero altro rispetto all\u2019impostazione metafisica classica o neoclassica, un pensiero che considera la verit\u00e0 non come rappresentazione ma come processo, prassi trasformativa della realt\u00e0.<\/p>\n<p>Riconsiderando oggi i miei trascorsi studi teologici non vedo necessariamente un\u2019incompatibilit\u00e0 di questa impostazione filosofica come <i>praeambula<\/i> per un rinnovato discorso teologico. Del resto, l\u2019esperienza cristiana prima ancora che teoria \u00e8 prassi di vita, anzi, la verit\u00e0 si consegna nella prassi, si conosce nell\u2019azione, invero, come dice l\u2019apostolo: \u201cchi fa la verit\u00e0 viene verso la luce, perch\u00e9 appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio\u201d (Gv 3, 21). Non a caso la fede contempla il Logos, che \u00e8 la verit\u00e0, non in discorsi teoretici, ma nella carne del Figlio di Dio che si \u00e8 fatto uomo in Ges\u00f9 Cristo, vita vissuta, prassi trasformativa della realt\u00e0 a immagine del Padre.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un amico e collega, filosofo e teologo, Nicola Garau, che ha studiato a fondo il pensiero di Severino e di Bontadini, interviene nel dialogo tra Marco Cavaioni e me a proposito della concezione della &#8220;mediazione&#8221;&#8230;.<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[50],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/19259"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=19259"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/19259\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":19261,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/19259\/revisions\/19261"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=19259"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=19259"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=19259"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}