{"id":19238,"date":"2024-05-12T19:07:07","date_gmt":"2024-05-12T17:07:07","guid":{"rendered":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=19238"},"modified":"2024-05-12T19:07:07","modified_gmt":"2024-05-12T17:07:07","slug":"la-forma-delle-due-specie-dopo-il-vaticano-ii-e-dopo-il-covid-19","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/la-forma-delle-due-specie-dopo-il-vaticano-ii-e-dopo-il-covid-19\/","title":{"rendered":"La forma delle &#8220;due specie&#8221;: dopo il Vaticano II e dopo il Covid-19"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/primacomunione2.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-3576\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/primacomunione2-206x300.jpg\" alt=\"\" width=\"206\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/primacomunione2-206x300.jpg 206w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/primacomunione2.jpg 551w\" sizes=\"(max-width: 206px) 100vw, 206px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Le comunit\u00e0 ecclesiali, al momento in cui arrivano a scoprire il rito di comunione come punto culminante della celebrazione eucaristica, iniziano a vivere l&#8217;atto del &#8220;comunicarsi&#8221; in tutta la sua pienezza rituale. Possono anche comprendere alcune cose, che non sono di immediata evidenza:<\/p>\n<p>a) Si tratta di partecipare del &#8220;pane spezzato&#8221; e del &#8220;calice condiviso&#8221; come esperienza del corpo e del sangue di Cristo;<\/p>\n<p>b) La pienezza del gesto incontra, sia storicamente, sia recentemente a causa della pandemia, pi\u00f9 di una resistenza;<\/p>\n<p>c) Si \u00e8 preferito, lungo la storia, tradurre questo atto con la terminologia della &#8220;comunione sotto le due specie&#8221;, che spesso si riduce alla &#8220;intinzione del pane nel calice del vino&#8221;.<\/p>\n<p>d) Ci\u00f2 che si riceve, oltre che essere chiamato Corpo di Cristo, o comunione, o santissimo sacramento, pu\u00f2 essere detto &#8220;ostia&#8221; o &#8220;particola&#8221;.<\/p>\n<p>Uscire dalla normalit\u00e0 della &#8220;sola specie&#8221; (del pane) non \u00e8 semplice. Di recente ho incrociato percorsi pastorali di ripresa della dinamica della &#8220;doppia specie&#8221; che incontrano resistenze da parte di pastori o di fedeli. Provo qui ad indicare alcune questioni comuni, per identificare qualche pista di soluzione, in cui le norme liturgiche e il buon senso possono trovare un buon compromesso:<\/p>\n<ol>\n<li>La prima questione da affrontare mette in correlazione &#8220;frazione del pane&#8221; e &#8220;particola&#8221;. Non siamo stati educati, finora, alla esperienza elementare di una frazione del pane che produce le particole destinate a nutrire la assemblea. La sfasatura tra &#8220;messa del prete&#8221; e &#8220;distribuzione della comunione&#8221; risente ancora pesantemente degli usi secolari, per cui era normale che alla comunione si comunicasse solo il prete, e che l&#8217;accesso alla comunione da parte dei fedeli avvenisse o dopo la messa o in altri momenti, quasi privati. Questi usi secolari hanno consigliato, secondo buon senso, di differenziare il pane sull&#8217;altare dal pane consacrato nel tabernacolo. Oggi non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 ragione di fare cos\u00ec, ma noi continuiamo a farlo per inerzia o per comodit\u00e0.<\/li>\n<li>Vi \u00e8 poi un secondo aspetto. Se le &#8220;particole&#8221; sono indipendenti dalla frazione del pane, allora possiamo &#8220;farle&#8221; come pi\u00f9 ci piace. Cos\u00ec \u00e8 accaduto che la &#8220;particola&#8221;, che significa &#8220;frammento&#8221;, sia diventato un piccolo tondo, un piccolo intero. Cos\u00ec abbiamo un grande intero, che viene spezzato sull&#8217;altare, ma dal tabernacolo escono non frammenti (anche se li chiamiamo particole) ma &#8220;piccoli interi&#8221;.<\/li>\n<li>Il rito della comunione sotto le due specie viene regolato dalle norme secondo due possibilit\u00e0: o con l&#8217;accesso di tutti i fedeli prima al pane spezzato e poi al calice condiviso, oppure con la distribuzione del pane intinto dal ministro direttamente nella bocca del fedele. Nel primo caso si riceve il pane e se ne mangia, si riceve il calice e se ne beve, mentre nel secondo caso, tutta l&#8217;iniziativa \u00e8 nelle mani del ministro. Siccome il primo caso \u00e8 rimasto sostanzialmente censurato, a ragione, dalle precauzioni post-pandemiche, sembrerebbe restare solo la via del &#8220;pane intinto con cui si imbocca ogni fedele&#8221;.<\/li>\n<li>Poich\u00e9 anche questa seconda operazione sembra piuttosto rischiosa, persino dal punto di vista sanitario, spesso l&#8217;unica forma della comunione rimane la &#8220;particola ricevuta sulla mano e portata alla bocca dallo stesso fedele&#8221;.<\/li>\n<\/ol>\n<p>Di fronte a questa situazione, che appare bloccata, una serie di pastori e luoghi particolari come monasteri e conventi hanno da tempo elaborato una forma che potremmo dire &#8220;intermedia&#8221;. Questa forma di comunione sotto le due specie prevede la distribuzione della particola sulla mano, dopo di che il fedele intinge lui stesso la particola nel calice e porta il pane intinto alla propria bocca. Le obiezioni a questa prassi possono essere due:<\/p>\n<p>a) Secondo alcuni la comunione &#8220;si riceve&#8221;: per questo solo la comunione intinta in bocca salverebbe questa istanza; a dire il vero per\u00f2 il fatto di ricevere il pane salvaguarda a sufficienza questa esigenza, senza per forza arrivare al tendenziale &#8220;paternalismo&#8221; dell&#8217;essere imboccati.<\/p>\n<p>b) Secondo altri la operazione di &#8220;intinzione&#8221;, se lasciata ai fedeli, rischia di causare problemi di correttezza del gesto anche sul piano sanitario (ad es. con la introduzione non solo del pane ma anche delle dita nel vino consacrato). Una necessaria educazione al gesto per\u00f2 fa parte della evoluzione inevitabile di ogni comunit\u00e0 in preghiera.<\/p>\n<p>Una soluzione realistica mi sembra quella che alcune comunit\u00e0 hanno iniziato a sperimentare: si tratta di compiere due passaggi che chiedono alla esperienza di fare un doppio salto di qualit\u00e0.<\/p>\n<p>Anzitutto si tratterebbe di favorire una esperienza della particola che scaturisca direttamente dalla &#8220;frazione del pane&#8221;. Il fatto che queste &#8220;vere particole&#8221; siano di tutte le forme meno che tonde rende molto pi\u00f9 agevole la intinzione corretta. <em>Paradossalmente \u00e8 proprio la particola tonda la meno adeguata ad essere intinta<\/em>. Avendo il contorno disegnato come una perfetta circonferenza, essa costringe il dito del fedele a restare pericolosamente vicino alla superficie del vino. Se solo le particole assumono forma quadrata o rettangolare, ecco che la intinzione diventa immediatamente pi\u00f9 semplice.<\/p>\n<p>Ma anche nel caso in cui non si voglia procedere ad una operazione pi\u00f9 articolata, come una frazione del pane che deve produrre tutte le particole necessarie, si potrebbero immaginare &#8220;particole&#8221; gi\u00e0 predisposte, ma di forma non tonda bens\u00ec ellittica, quadrata o rettangolare.<\/p>\n<p>Infine, ma non da ultimo, non sarebbe impossibile pensare che il &#8220;pane&#8221; da consacrare possa avere caratteristiche di &#8220;assorbimento&#8221; pi\u00f9 in linea con il vero pane. Senza rinunciare a tutte le caratteristiche del pane eucaristico previste dalla tradizione, non sarebbe una forzatura superare la consistenza quasi &#8220;impermeabile&#8221; che spesso hanno le particole in uso, cos\u00ec come siamo stati abituati a pensarle e a produrle in vista della comunione &#8220;sotto una sola specie&#8221;.<\/p>\n<p>La pretesa di una tradizione &#8220;bloccata&#8221; dalle proprie rubriche spesso \u00e8 solo il segnale di una mancata recezione del rito di comunione come culmine della celebrazione eucaristica. Forse una riflessione sulla opportunit\u00e0 di arricchire l&#8217;ambito del &#8220;possibile&#8221; \u00e8 solo un modo per riconoscere la ricchezza del reale. D&#8217;altra parte, non abbiamo forse fatto sparire la norma che prevedeva la &#8220;comunione con il cucchiaio&#8221;? E se una forma del passato tramonta, non \u00e8 possibile il sorgere di una forma nuova?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le comunit\u00e0 ecclesiali, al momento in cui arrivano a scoprire il rito di comunione come punto culminante della celebrazione eucaristica, iniziano a vivere l&#8217;atto del &#8220;comunicarsi&#8221; in tutta la sua pienezza rituale. 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