{"id":19219,"date":"2024-05-10T08:58:57","date_gmt":"2024-05-10T06:58:57","guid":{"rendered":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=19219"},"modified":"2024-05-10T12:26:30","modified_gmt":"2024-05-10T10:26:30","slug":"cautela-o-paura-della-tradizione-una-lettera-aperta-a-massimo-nardello-sul-diaconato-delle-donne","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/cautela-o-paura-della-tradizione-una-lettera-aperta-a-massimo-nardello-sul-diaconato-delle-donne\/","title":{"rendered":"Cautela o paura della tradizione? Una lettera aperta a Massimo Nardello sul diaconato delle donne"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/ministerodonne2.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-12489\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/ministerodonne2-300x177.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"177\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/ministerodonne2-300x177.jpg 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/ministerodonne2.jpg 440w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Caro Massimo,<\/p>\n<p>quando ho letto il testo del tuo ultimo intervento su SettimanaNews, dal titolo <a href=\"https:\/\/www.settimananews.it\/ministeri-carismi\/diaconato-femminile-due-cautele\/\">Il diaconato femminile, due cautele <\/a>\u00a0, non volevo credere a quello che leggevo e per questo ho deciso di scriverti apertamente, per dirti tutto il mio dissenso. Che non \u00e8 sulle cose che dici, ma su come le dici. E non \u00e8 solo sul tema specifico, ma sul modo pi\u00f9 generale di intendere la tradizione. E&#8217; del tutto ragionevole che su cose che non investono le verit\u00e0 ultime si possano avere opinioni diverse. Tu, per\u00f2, per sostenere la tua tesi non esiti a &#8220;demonizzare&#8221; e giudicare pesantemente ogni prospettiva di vero cambiamento. Il problema \u00e8 che tu fai diventare decisivo e ultimativo quello che non lo \u00e8 e questo non solo mi colpisce, ma mi spinge a dirti pi\u00f9 chiaramente ci\u00f2 che penso di quello che hai scritto.<\/p>\n<p>Anzitutto sulla &#8220;cautela&#8221;. Tu la metti addirittura nel titolo e costruisci il tuo articolo come due momenti di esercizio della cautela. Ma la cautela \u00e8 una componente della prudenza. Quello che invece ho letto, sotto il nome di cautela, non \u00e8 cautela, ma paura, una paura matta, che non ti ha condotto alla prudenza, ma alla imprudenza, ai giudizi sommari, e persino ai giudizi sguaiati. Uso questo termine perch\u00e9 ci\u00f2 che mi spinge a scrivere \u00e8 la reazione verso un atto di ingiustizia, di cui tu forse neppure ti sei reso conto. Un atto di ingiustizia verso la tradizione e soprattutto verso le donne. Vorrei spiegarti meglio il perch\u00e9 di questa mia reazione.<\/p>\n<p>a) La tua prima cautela\/paura riguarda niente meno che la tradizione, appunto. Tu ritieni che la tradizione si debba imporre anche se non la capiamo pi\u00f9. E soprattutto che la tradizione sia autonoma rispetto alla interpretazione che di essa possiamo dare. Soprattutto per il fatto che ogni istanza che nasca dal &#8220;mondo&#8221; appare a te, e tu la giudichi come una forma di tradimento della tradizione. Siccome tu hai scritto tante cose anche sul Concilio Vaticano II, questo mi sorprende molto: ti \u00e8 mai capitato si sentir parlare di &#8220;segni dei tempi&#8221;? Forse pensi che sia stata una forma di &#8220;antropocentrismo&#8221; a indurre Giovanni XXIII a parlare di &#8220;entrata della donna nello spazio pubblico&#8221;? Forse pensi che la Chiesa non abbia nulla da imparare dalla storia? Forse \u00e8 antropocentrismo anche il contenuto di &#8220;Dignitatis humanae&#8221; e la ammissione della libert\u00e0 religiosa come principio generale? Che cosa ti manca per sposare, pian piano, le posizioni di Lefebvre subito dopo il Concilio? Credo che nella prima &#8220;cautela-paura&#8221; che hai manifestato, tu abbia perso il controllo delle parole che utilizzavi e ti sia collocato in una posizione che non \u00e8 diversa dal tradizionalismo, quando identifichi la tradizione con il passato. No, la tradizione \u00e8 precisamente la possibilit\u00e0 della novit\u00e0. D&#8217;altra parte a te sembra interessare solo che le cose non cambino, non che siano giustificate. Perch\u00e9 tu usi solo l&#8217;argomento pi\u00f9 debole: &#8220;se non \u00e8 stato prima, non pu\u00f2 essere neppure oggi&#8221;. Ma se tu non trovi una ragione per questo, se non dici perch\u00e9, ma ti nascondi nel mero passato, parli solo per paura, mettendo da parte sia la ragione sia la fede. Il cui nemico peggiore \u00e8 proprio la paura. Esaminiamo meglio il nucleo del tuo ragionamento: tu dici, la questione \u00e8 capire &#8220;in che modo la tradizione \u00e8 normativa&#8221;. Giusto. Ma poi aggiungi che &#8220;a complicare le cose&#8221; c&#8217;\u00e8 una visione teologica antropocentrica, ossia, a tuo avviso, una prospettiva teologica che afferma l&#8217;uomo e nega Dio. Qui tu diventi non solo ingiusto, ma cieco. Prova a guardare che cosa \u00e8 capitato non nel ministero ordinato, ma nel matrimonio. Perch\u00e9 mai il rito dell&#8217;anello, che per 350 anni \u00e8 stato uno solo, quello che il marito infilava nel dito della moglie, nel 1969 \u00e8 diventato &#8220;scambio degli anelli&#8221;? Per una deriva antropocentrica? O perch\u00e9 abbiamo faticosamente acquisito che anche marito e moglie, non solo uomo e donna, hanno parit\u00e0 di diritti nella famiglia? Perch\u00e9 non ti stracci le vesti per questa perdita della tradizione? Perch\u00e9 non reagisci cos\u00ec duramente al fatto che Giovanni XXIII, in <em>Pacem in terris<\/em>, \u00e8 il primo papa a dire che la fonte di questa evoluzione non \u00e8 la Scrittura o la Tradizione ecclesiale, ma la Dichiarazione dei diritti fondamentali dell&#8217;uomo? Perch\u00e9 non ti accodi a Lefbvre nel denunciare questa come &#8220;caduta antropocentrica&#8221;? Preferisci invece nascondere la tua paura di una &#8220;donna autorevole&#8221; sul piano ecclesiale dicendo che &#8220;nel cattolicesimo non c&#8217;\u00e8 una posizione condivisa&#8221;. Neppure negli USA, negli anni 60 del 1800, c&#8217;era una posizione condivisa sugli schiavi da riconoscere come cittadini uguali davanti alla legge. Sarebbe questa una buona ragione per lasciar sussistere la schiavit\u00f9? Qui cautela significa solo paura. Che non \u00e8 mai una buona consigliera per il teologo. Tu accusi chi parla di &#8220;diaconato femminile&#8221; di voler decostruire il valore normativo della tradizione. Perch\u00e9 hai gi\u00e0 deciso, senza portare alcuna prova, che la tradizione \u00e8 immobile. Ma questo \u00e8 il peggior modo di considerare la tradizione. E non \u00e8 che facendo l&#8217;esempio del papa tu progredisca molto. Blondel lo aveva capito gi\u00e0 120 anni fa, ma tu ti ostini a pensare come molti teologi del 1800. Perch\u00e9 il modello con cui il papa, solo alla fine dell&#8217;800, \u00e8 stato pensato come sovrano assoluto che assomma in s\u00e9 tutto il potere legislativo, esecutivo e giudiziario, \u00e8 un modo moderno, troppo moderno, di pensare l&#8217;episcopato e il vescovo di Roma, rispetto a cui la sacramentalit\u00e0 dell&#8217;episcopato affermata dal Concilio e la &#8220;sinodalit\u00e0&#8221; di cui discutiamo in questi anni \u00e8 una giusta correzione, che cerca di uscire dalle secche di una concezione assoluta del potere. Questa non \u00e8 decostruzione, ma ermeneutica della tradizione, che pu\u00f2 essere giudicata come &#8220;antropocentrismo&#8221; solo se al posto della prudenza di lascia la parola alla paura. Perci\u00f2 si deve capovolgere la tua argomentazione: tu pensi che sia divisiva ogni modificazione della tradizione, che tu leggi come &#8220;cedimento all&#8217;antropocentrismo&#8221;. Io dico che la definizione di uomo e di donna, su cui la Chiesa non ha potere, ridefinisce i ruoli di autorit\u00e0 nella Chiesa. Ed \u00e8 compito della tradizione con la T maiuscola ascoltare la storia e non ricostruirsela a tavolino. Divisivo \u00e8 oggi pensare di giudicare la realt\u00e0 ecclesiale e ministeriale con la comprensione di uomo e donna di 800 anni fa. E confondere la fede con la cultura di un&#8217;epoca \u00e8 il vero antropocentrismo pericoloso, anche quando si veste in modo solenne e si sacralizza. Gli errori di valutazione non sono mai sacri.<\/p>\n<p>b) Ma purtroppo non ti sei fermato. Sei andato avanti e sei arrivato addirittura a ritenere che una eventuale apertura del diaconato alle donne sarebbe un indebolimento irrimediabile del diaconato stesso. Per arrivare a questa conclusione tu anzitutto leggi il diaconato in modo forzato, ossia come una sorta di &#8220;attentato&#8221; alla naturale ministerialit\u00e0 battesimale. Dici molte cose che di per s\u00e9 appaiono anche ragionevoli, ma le collochi su un orizzonte in cui il diaconato non deve essere pensato come &#8220;servizio&#8221;, ma come <em>leadership<\/em>. E&#8217; una tua visione, legittima, che non solo tu utilizzi dialetticamente rispetto al servizio battesimale, ma che poi porti a conseguenze del tutto inaccettabili quando arrivi a dire:<\/p>\n<p><em>&#8220;A mio parere, qualora papa Francesco decidesse di autorizzarlo [il diaconato femminile], le probabili forti resistenze ad una <\/em>leadership<em> femminile nella Chiesa cattolica potrebbero spingere a livellare ancora di pi\u00f9 il servizio diaconale su quello battesimale. Cos\u00ec sia i diaconi sia le diacone non avrebbero alcun ruolo autorevole, ma sarebbero semplicemente uomini e donne che si sono distinti per il loro servizio e che quindi sono stati premiati con l\u2019ordinazione.&#8221;<\/em><\/p>\n<p>Non ti accorgi che tutto il tuo ragionamento ha dietro, in modo neppure troppo nascosto, l&#8217;argomento cardine con cui il medioevo escludeva in radice ogni possibile ordinazione della donna: ossia la incapacit\u00e0 della donna di esercitare la\u00a0<em>leadership <\/em>in pubblico. La tua cautela, di cui vorresti investire addirittura il papa, \u00e8 in realt\u00e0 frutto di paura e di una teologia non solo vecchia, ma di cui dovremmo vergognarci. Invece tu non solo non la contesti, ma la utilizzi come &#8220;argomento&#8221;. Tu dici, in sostanza: <em>il diaconato \u00e8 gi\u00e0 molto debole, pur essendo interpretato dai &#8220;forti maschietti&#8221;; se lo affidiamo alle deboli femminucce, allora lo vogliamo davvero affossare<\/em>&#8230;Qui la paura e il pregiudizio ti hanno forzato la mano e hai scritto cose di cui io sentirei il dovere di scusarmi con tutte le donne che leggono un tale testo. Scusami se lo dico cos\u00ec: ma tanti anni di studio della tradizione, dei documenti, della teologia ti servono per fare una battuta da bar? Il teologo parla con la migliore riflessione possibile, non mentre gioca a scopa (ovviamente solo con altri tre maschi).<\/p>\n<p>Io mi chiedo come tu possa pensare tutto questo come &#8220;cautela nella tradizione&#8221;. Il punto qualificante dell&#8217;accesso delle donne al diaconato (all&#8217;unico diaconato comune a uomini e donne) \u00e8 proprio da intendersi in modo capovolto. Proprio la presenza delle donne nel ministero pu\u00f2 permettere una grande reinterpretazione di un &#8220;ministero minore&#8221;, che \u00e8 rimasto tale proprio per i motivi molteplici che tu hai saputo richiamare, ma che pu\u00f2 trovare proprio nella caduta della &#8220;riserva maschile&#8221; non il colpo di grazia (nel senso giudiziario del termine) ma il dono di grazia di un nuovo orizzonte. La tradizione pu\u00f2 fare paura perch\u00e9 \u00e8 principio di cambiamento. Se diventa una polizza assicurativa, solo rassicurante, viene stravolta e addomesticata. La tradizione deve far paura perch\u00e9 \u00e8 esigente: al suo centro sta la libert\u00e0 con cui lo Spirito conduce la storia e spiazza i nostri disegni. La cautela necessaria \u00e8 perci\u00f2 la capacit\u00e0 di affrontare il cambiamento che si impone, non di inventare sempre nuovi trucchi per evitarlo.<\/p>\n<p>Permettimi di concludere con una immagine. Dopo aver letto il tuo testo si ha un senso di oppressione e di chiusura, si esce dal museo non confortati dalle &#8220;statue di marmo&#8221; che si sono visitate. La tradizione \u00e8 piuttosto un giardino, non un museo. Un giardino che pu\u00f2 di nuovo fiorire, purch\u00e9 non si abbia paura del sole, dell&#8217;acqua, del vento, degli animali, degli uomini e delle donne. Il museo &#8220;protegge&#8221; e &#8220;conserva&#8221;, ma senza fiori e senza frutti; il giardino espone e mette a rischio, ma d\u00e0 fiori e frutti. Io penso che antropocentrica sia una teologia che presume di stare soltanto nel chiuso del museo o di allungare le gambe sotto il tavolo del bar, giocando a carte tra soli uomini. Dio sta sempre nel rischio della vita.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Caro Massimo, quando ho letto il testo del tuo ultimo intervento su SettimanaNews, dal titolo Il diaconato femminile, due cautele \u00a0, non volevo credere a quello che leggevo e per questo ho deciso di scriverti&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[50],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/19219"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=19219"}],"version-history":[{"count":8,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/19219\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":19227,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/19219\/revisions\/19227"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=19219"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=19219"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=19219"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}