{"id":19209,"date":"2024-05-04T09:35:32","date_gmt":"2024-05-04T07:35:32","guid":{"rendered":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=19209"},"modified":"2024-05-04T09:35:32","modified_gmt":"2024-05-04T07:35:32","slug":"dignita-infinita-secondo-ragione-e-al-di-la-delle-circostanze-il-vangelo-e-lincondizionato-che-e-comune","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/dignita-infinita-secondo-ragione-e-al-di-la-delle-circostanze-il-vangelo-e-lincondizionato-che-e-comune\/","title":{"rendered":"Dignit\u00e0 \u201cinfinita\u201d, \u201csecondo ragione\u201d e \u201cal di l\u00e0 delle circostanze\u201d. Il Vangelo e l\u2019incondizionato che \u00e8 comune"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Congregation_for_the_Doctrine_of_the_Faith.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-12997\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Congregation_for_the_Doctrine_of_the_Faith-300x241.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"241\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Congregation_for_the_Doctrine_of_the_Faith-300x241.jpg 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Congregation_for_the_Doctrine_of_the_Faith-1024x825.jpg 1024w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Anche nel testo di \u201cDignitas infinita\u201d, come \u00e8 avvenuto gi\u00e0 in \u201cFiducia supplicans\u201d e in \u201cGestis verbisque\u201d \u2013 per citare i principali documenti pubblicati dal Dicastero per la dottrina della fede sotto la guida del nuovo Prefetto Fernandez \u2013 si notano due dimensioni che entrano in una certa tensione: da un lato <i>lo scopo della<\/i><i> rielaborazione aperta della tradizione<\/i> (sul tema della benedizione di coppie in condizioni irregolari, di validit\u00e0 dei sacramenti e di dottrina sulla dignit\u00e0 dell\u2019uomo), un obiettivo si colloca nella prospettiva della \u201cchiesa in uscita\u201d e del \u201ccambio di paradigma\u201d affermato da papa Francesco ormai da un decennio. Tuttavia <i>gli strumenti dottrinali e disciplinari con cui questa istanza viene promossa non sono adeguati all\u2019intento e deprimono la stessa intenzione<\/i>. Altrove ho gi\u00e0 parlato dei primi due documenti. Qui vorrei mostrare i punti poco convincenti del documento <i>Dignitas infinita<\/i>. Li presento sinteticamente, secondo diverse prospettive.<\/p>\n<p>0. <i>La definizione iniziale<\/i><\/p>\n<p>Gi\u00e0 nella<i> Presentazione<\/i> del testo si sottolinea la affermazione della \u201cdignit\u00e0 infinita\u201d come \u201cverit\u00e0 universale\u201d, che si colloca \u201cal di l\u00e0 delle circostanze\u201d, ma anche \u201c<i>al di l\u00e0 di ogni apparenza esteriore o di ogni caratteristica della vita concreta delle persone\u201d.<\/i> Gi\u00e0 nella presentazione viene presentata una correlazione tra dignit\u00e0 umana, verit\u00e0 universale, realt\u00e0 \u201cinfinita\u201d e irrilevanza delle circostanze. Tutto il primo numero della Dichiarazione assume questa prospettiva in modo netto. Lo riporto per intero:<\/p>\n<p><span style=\"font-size: small\">1. Una <i><b>dignit\u00e0 infinita<\/b><\/i>, <i><b>inalienabilmente fondata nel suo stesso essere<\/b><\/i>, spetta a ciascuna persona umana, <i><b>al di l\u00e0 di ogni circostanza e in qualunque stato o situazione si trovi<\/b><\/i>.\u00a0Questo <i><b>principio<\/b><\/i>, che \u00e8 <i><b>pienamente riconoscibile anche dalla sola ragione<\/b><\/i>, si pone a <i><b>fondamento del primato della persona umana e della tutela dei suoi diritti<\/b><\/i>. La Chiesa, alla luce della Rivelazione, <i><b>ribadisce e conferma in modo assoluto questa dignit\u00e0 ontologica<\/b><\/i> della persona umana, creata ad immagine e somiglianza di Dio e redenta in Cristo Ges\u00f9. Da questa verit\u00e0 trae le ragioni del suo impegno a favore di coloro che sono pi\u00f9 deboli e meno dotati di potere, insistendo sempre \u00absul primato della persona umana e sulla difesa della sua dignit\u00e0 <i><b>al di l\u00e0 di ogni circostanza<\/b><\/i>\u00bb<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\">In questo primo numero del documento si fanno alcune osservazioni fondamentali:<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\">&#8211; l\u2019essere dell\u2019uomo e della donna ha \u201cdignit\u00e0 infinita\u201d e per dire l\u2019infinito si specifica il suo \u201clivello ontologico\u201d e la \u201cirrilevanza delle circostanze\u201d<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\">&#8211; questo \u201cprincipio\u201d \u00e8 \u201cprincipio di ragione\u201d<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\">&#8211; la tradizione ecclesiale, che dipende dalle circostanze della storia della salvezza, conferma questa verit\u00e0 di ragione \u201cin modo assoluto\u201d.<\/span><\/p>\n<p>1.<i> L\u2019incondizionato come \u201cente\u201d?<\/i><\/p>\n<p>Come viene presentata la \u201cdignit\u00e0 dell\u2019uomo\u201d? Come una dimensione \u201contologica\u201d, che merita un rispetto della ragione. Questo rispetto deve essere \u201cincondizionato\u201d. La elaborazione di questo \u201cente\u201d, tuttavia, appare del tutto minimale. Il riferimento \u201cal di l\u00e0 delle circostanze\u201d traduce la istanza dell\u2019 incondizionato. La traduzione oggettiva, ontologica, di questa incondizionatezza risulta per\u00f2 problematica, perch\u00e9 astrae dalle sue \u201ccondizioni\u201d. Questo \u00e8 il punto di svolta, che il pensiero tardo moderno ha elaborato con finezza, e di cui nel testo non c\u2019\u00e8 alcuna traccia. Al posto di questo confronto vi \u00e8 quella che potremmo chiamare \u201crassegna delle concezioni\u201d della dignit\u00e0. Troviamo 4 accezioni di dignit\u00e0 (DI 7-8), che vengono presentate in modo molto sintetico e quasi \u201cscolastico\u201d, ma con uno scarso approfondimento: <i>dignit\u00e0 ontologica, dignit\u00e0 morale, dignit\u00e0 sociale e dignit\u00e0 esistenziale<\/i>parlanodella dignit\u00e0 come una \u201csostanza\u201d, che poi entra in relazione con le norme, con la societ\u00e0 e con la coscienza. Il soggetto, compreso oggettivamente, crea difficolt\u00e0. Il linguaggio utilizzato rimane oscillante: \u201cal di l\u00e0 delle circostanze\u201d \u00e8 linguaggio giuridico, \u201cassoluto\u201d e \u201cinfinito\u201d \u00e8 linguaggio metafisico. Manca l\u2019uso di \u201cincondizionato\u201d, che avrebbe portato una dimensione morale molto pi\u00f9 al centro. E manca la dimensione \u201ccostitutiva\u201d del livello sociale ed esistenziale, che invece risulta recuperata, ma solo in negativo: come se il riferimento alla relazione sociale e alla complessit\u00e0 del soggetto cadesse facilmente in un relativismo che si vuole evitare. Di qui scaturisce anche la \u201cdiffidenza verso i diritti soggettivi\u201d, che sembrano letti come \u201cminaccia\u201d, ma storicamente hanno creato lo spazio di riflessione anche ecclesiale sul tema di una \u201cdignit\u00e0 infinita\u201d. Certo, la Chiesa parla della dignit\u00e0 anzitutto dell\u2019altro, non del s\u00e9. Ma pu\u00f2 farlo oggi grazie alla elaborazione raffinata dei diritti del soggetto personale.<\/p>\n<p>2.<i> La ragione e la fede<\/i><\/p>\n<p>Un secondo aspetto che merita attenzione, e che il documento non fa oggetto di attenzione, \u00e8 la correlazione tra \u201cverit\u00e0 di ragione\u201d e \u201cverit\u00e0 di fede\u201d. E\u2019 chiaro che la intenzione del testo, che deve essere presa sul serio e che lo qualifica in modo positivo, \u00e8 di \u201cmostrare\u201d che ogni uomo e ogni donna, \u201cindipendentemente dalle circostanze\u201d, sono dotati di \u201cdignit\u00e0 infinita\u201d. Questo \u00e8 uno dei contenuti fondamentali del messaggio cristiano, che possiamo riconoscere come originario in tutta la tradizione giudaico-cristiana. Ma in che senso questo \u201ccontenuto\u201d pu\u00f2 essere considerato e annunciato \u201csola ratione\u201d? Se \u201cdare ragioni della speranza\u201d \u00e8 uno degli atti fondamentali che impegna la Chiesa lungo i secoli, in quale maniera \u00e8 possibile riconoscere la \u201cdignit\u00e0 infinita\u201d come un \u201ccontenuto di sempre\u201d, che pu\u00f2 essere accessibile anche \u201csenza alcuna rivelazione\u201d? Se soltanto alla fine del Concilio Vaticano II un documento come <i>Dignitatis humanae<\/i> ha potuto assumere la \u201clibert\u00e0 di coscienza\u201d come contenuto rivelato, come potrebbe la dignit\u00e0 umana (di ogni uomo e di ogni donna) essere una \u201cevidenza\u201d che pu\u00f2 essere raggiunta come un \u201cprincipio di ragione\u201d? Il peccato, ossia la ingiustizia contro la dignit\u00e0 di s\u00e9 e dell\u2019altro, potrebbe essere compresa solo come una \u201cragione malata\u201d? Il dibattito degli ultimi 200 anni, che su questo punto ha offerto mediazioni decisive, sembra del tutto assente e risolto con citazioni di Boezio o di un generico \u201cpersonalismo\u201d non meglio definito e non rilevante per il tenore della argomentazione.<\/p>\n<p>3. <i>L\u2019assenza di circostanze e le circostanze del Credo<\/i><\/p>\n<p>Un documento ecclesiale, che inizia col nobile intento di assicurare alla \u201cdignit\u00e0 dell\u2019uomo e della donna\u201d una \u201cdignit\u00e0 infinita\u201d \u00e8 evidente che muove dalla confessione dell\u2019amore infinito di Dio, che guarda con grazia e benevolenza ogni creatura. Una mistica credente \u00e8 il supporto del discorso ecclesiale. Ma questa \u201cstoria\u201d, che chiamiamo \u201cstoria della salvezza\u201d, non \u00e8 certo una \u201ccircostanza irrilevante\u201d. Eppure le \u201ccircostanze del Credo\u201d (creazione, incarnazione, morte e resurrezione, ascensione, dono dello Spirito ritorno nella Gloria) non possono ridursi ad una mera \u201cpedagogia della ragione\u201d. Qui forse una riflessione sull\u2019incondizionato della dignit\u00e0 avrebbe potuto nutrirsi di una maggiore correlazione tra fede e ragione. Di fronte alla fede, la ragione ha il vantaggio di essere \u201ccomune\u201d e \u201cuniversale\u201d. Ma proprio queste caratteristiche della ragione la rendono debole e accomodante. Ci sono sempre buone ragioni per non rispettare la dignit\u00e0. La incondizionatezza della dignit\u00e0 dell\u2019altro \u00e8 fondata su un \u201cdono ricevuto\u201d: qui sta una radice irriducibile alla ragione. Qui, per dirla con Marion, una fondazione non ontologica \u00e8 necessaria. Ad ogni stratega che giustifica i bombardamenti o gli attentati sulle citt\u00e0, lo sguardo atterrito di un bambino che abita quelle case produce una \u201calterazione della ragione\u201d che \u00e8 l\u2019unica traccia di umanit\u00e0 ancora possibile. <i>Dignitas infinita<\/i> pretende di arrivare al risultato \u201cal di l\u00e0 delle circostanze della fede\u201d. Ma questa circostanza non pu\u00f2 essere mai sospesa. Se l\u2019incondizionato si d\u00e0 come circostanza, se Dio si mostra come un uomo storico e un uomo vive dopo la morte, tutto cambia, anzitutto nei rapporti tra ragione e fede.<\/p>\n<p>4. <i>La storia della evidenza e le sue opacit\u00e0<\/i><\/p>\n<p>L\u2019affermazione appena compiuta implica un secondo passaggio, abbastanza doloroso, ma necessario, e che <i>Dignitas infinita<\/i> non compie. In <i>Amoris Laetitia<\/i> la presentazione della \u201cgioia dell\u2019amore\u201d aveva richiesto un difficile passaggio \u201cautocritico\u201d. Se non ci si libera da ricostruzioni addomesticate della tradizione culturale ed ecclesiale, non si capisce quanto grande sia la sfida di un \u201cnuovo paradigma\u201d. In <i>Dignitas infinita<\/i> prevale una ricostruzione apologetica della storia ecclesiale. Faccio un solo esempio. Al n. 3 DI dice cos\u00ec:<\/p>\n<p align=\"left\">\u201c<span style=\"font-size: small\">Fin dall\u2019inizio della sua missione, sulla spinta del Vangelo, la Chiesa si \u00e8 sforzata di affermare la libert\u00e0 e di promuovere i diritti di tutti gli esseri umani\u201d. <\/span><\/p>\n<p align=\"left\">Curiosamente la nota 4, che precisa proprio questa affermazione, cita per\u00f2 (con l\u2019inciso \u201cponendo attenzione solo all\u2019epoca moderna\u2026) esclusivamente documenti dal 1891 in poi. Perch\u00e9 mai si dice \u201cda sempre\u201d, ma il primo papa citato \u00e8 Leone XIII? Perch\u00e9 la elaborazione ecclesiale \u00e8 stata lenta e ha proceduto al traino delle evidenze culturali a partire dal XIX secolo in poi.<\/p>\n<p align=\"left\">Una prova di questa \u201clentezza\u201d si trova in tutti i grandi pensatori pre-moderni, che non hanno colpa per il fatto di aver vissuto nel loro tempo. Un esempio rimarchevole si trova in S. Tommaso d\u2019Aquino. La dignit\u00e0 umana, come dignit\u00e0 infinita, non \u00e8 un concetto noto a S. Tommaso d\u2019Aquino. Nella grande questione II II q 64 della <i>Summa Theologiae<\/i>, dedicata all\u2019omicidio, l\u2019articolo 2 giustifica l\u2019uccisione del peccatore sul piano della dignit\u00e0. Negli argomenti a favore cita il Salmo \u201cDi buon mattino sterminer\u00f2 tutti i peccatori della regione\u201d (sal 101, 8) e nel corpus si dice:<\/p>\n<p align=\"left\">\u201c<i>Con il peccato l\u2019uomo abbandona l\u2019ordine della ragione: perci\u00f2 decade dalla dignit\u00e0 umana, che consiste nell\u2019essere liberi e nel vivere per se stessi&#8230;Cos\u00ec sebbene uccidere un uomo che rispetta la propria dignit\u00e0 sia cosa essenzialmente peccaminosa, uccidere un uomo che pecca pu\u00f2 essere un bene<\/i>\u201d ( S. Th. II II, 64, 2, ad 3):<\/p>\n<p align=\"left\">infatti un uomo cattivo \u00e8 peggiore e pi\u00f9 nocivo di una bestia dice Tommaso in conclusione, citando Aristotele.<\/p>\n<p align=\"left\">Levare la dignit\u00e0 agli uomini, riducendoli a bestie, \u00e8 un dispositivo \u201crazionale\u201d che viene da lontano. Per resistervi la ragione \u00e8 uno strumento necessario, ma non sufficiente.<\/p>\n<p>5. <i>Il compito di un \u201csapere comune\u201d per la fraternit\u00e0 universale <\/i><i>e Ch. Taylor dimenticato<\/i><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Lavorare per una \u201cevidenza della fraternit\u00e0\u201d resta un compito ecclesiale. Ma la via per istruire la causa non pu\u00f2 venire da una mera giustapposizione tra fede e ragione e, d\u2019altro canto, da un uso della ragione che, in modo premoderno, lascia come \u201cspazi autonomi\u201d la ontologia, l\u2019etica, la sociologia e la coscienza esistenziale dei singoli. Questa impostazione nasce vecchia. Per questo non potr\u00e0 dare un grande contributo nella preziosa direzione su cui \u00e8 giusto lavorare con impegno e con confronti molto pi\u00f9 ampi.<\/p>\n<p>Una notazione curiosa per concludere. Il testo dichiara che il percorso di \u201ccomposizione\u201d inizia nel 2019. Osservo che nello stesso anno \u00e8 stato conferito il \u201cPremio Ratzinger\u201d al filosofo Charles Taylor. Uno dei meriti di questo pensatore cattolico consiste nell\u2019aver riflettuto con una nuova radicalit\u00e0 proprio sul concetto di \u201cdignit\u00e0\u201d. Eppure, nel testo della Dichiarazione non sembra esservi traccia di quella \u201csociet\u00e0 della dignit\u00e0\u201d che Taylor configura come l\u2019ambiente nel quale la tradizione deve prendere il suo significato, al di l\u00e0 della \u201csociet\u00e0 dell\u2019onore\u201d. Il testo della Dichiarazione, invece, sembra ancora orientato ad un \u201csignificato ontologico\u201d di dignit\u00e0, che sta al di qua del significato morale, sociale ed esistenziale. Ragiona come se fossimo ancora nella \u201csociet\u00e0 dell\u2019onore\u201d, pur ammettendo che in larga parte del mondo non \u00e8 pi\u00f9 cos\u00ec. Ascoltare anche Charles Taylor avrebbe potuto dare al documento ben altra forza. Forse nella nuova concezione del Dicastero, di cui Francesco ha scritto al nuovo Prefetto nell\u2019estate del 2023, una consulenza del prof. Taylor sarebbe stata possibile e forse dovuta.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Anche nel testo di \u201cDignitas infinita\u201d, come \u00e8 avvenuto gi\u00e0 in \u201cFiducia supplicans\u201d e in \u201cGestis verbisque\u201d \u2013 per citare i principali documenti pubblicati dal Dicastero per la dottrina della fede sotto la guida del&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[50],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/19209"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=19209"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/19209\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":19210,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/19209\/revisions\/19210"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=19209"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=19209"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=19209"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}