{"id":19179,"date":"2024-04-11T12:24:11","date_gmt":"2024-04-11T10:24:11","guid":{"rendered":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=19179"},"modified":"2024-04-11T12:24:11","modified_gmt":"2024-04-11T10:24:11","slug":"infinita-si-ma-anche-indefinita-la-dichiarazione-dignitas-infinita-e-la-societa-della-dignita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/infinita-si-ma-anche-indefinita-la-dichiarazione-dignitas-infinita-e-la-societa-della-dignita\/","title":{"rendered":"Infinita s\u00ec, ma anche indefinita.  La Dichiarazione &#8220;Dignitas infinita&#8221; e la \u201csociet\u00e0 della dignit\u00e0&#8221;"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/AdamEvaOtranto.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-12706\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/AdamEvaOtranto-300x173.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"173\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/AdamEvaOtranto-300x173.jpg 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/AdamEvaOtranto-400x230.jpg 400w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/AdamEvaOtranto.jpg 800w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Un ricorso abbondante all\u2019aggettivo \u201cinfinito\u201d appare con singolare forza negli ultimi due documenti del Dicastero per la dottrina della fede. Il termine \u201camore infinito\u201d si trova nel testo di <i>Fiducia supplicans<\/i> (= FS) e fonda la possibilit\u00e0 di superare i limiti delle forme ecclesiali: l\u2019amore infinito di Dio pu\u00f2 superare la finitezza sia dei soggetti supplicanti, sia delle strutture con cui la chiesa provvede al suo ministero.<\/p>\n<p>Ecco un testo significativo di FS:<\/p>\n<p>\u201c<span style=\"font-size: small\"><i>La Chiesa \u00e8 cos\u00ec <\/i><\/span><span style=\"font-size: small\"><i><b>il sacramento dell\u2019amore infinito di Dio<\/b><\/i><\/span><span style=\"font-size: small\"><i>. <\/i><\/span><span style=\"font-size: small\"><i>Perci\u00f2, anche quando il rapporto con Dio \u00e8 offuscato dal peccato, si pu\u00f2 sempre chiedere una benedizione, tendendo la mano a lui, come fece Pietro nella tempesta quando grid\u00f2 a Ges\u00f9: \u00abSignore, salvami!\u00bb (Mt\u00a014, 30). Desiderare e ricevere una benedizione pu\u00f2 essere il bene possibile in alcune situazioni.\u201d<\/i><\/span> <span style=\"font-size: small\">(<\/span><span style=\"font-size: small\"><i>FS<\/i><\/span><span style=\"font-size: small\">, 43)<\/span><\/p>\n<p>Il termine \u201cdignit\u00e0 infinita\u201d si trova addirittura come titolo del secondo documento \u2013<i>Dignitas infinita <\/i>(=DI)<i> <\/i><i>\u2013<\/i><i> <\/i> e si riferisce ad una qualit\u00e0 personale e diremmo \u201csacra\u201d di ciascun uomo e di ciascuna donna. L\u2019amore infinito \u00e8 di Dio, ma dal momento che si \u00e8 rivelato pienamente nel Figlio di Dio, che \u00e8 vero uomo, ha conferito ad ogni umano una infinita dignit\u00e0. In Cristo siamo tutti fratelli e sorelle. Questa affermazione, tuttavia, si presta ad un equivoco: pu\u00f2 essere fatta in modo \u201cuniversale\u201d, ma la universalit\u00e0 del cattolicesimo (appunto \u201ccatholic\u00f2s\u201d, universale) si fonda su una molteplice \u201ccontingenza\u201d: la storia della salvezza come rivelazione di Dio (creatore e redentore) e la fede umana come risposta. Per questo pu\u00f2 suonare sorprendente la ripetuta affermazione, che compare ben 11 volte nel testo di DI, secondo cui, come si legge gi\u00e0 al n. 1 del documento:<\/p>\n<p>\u201c<span style=\"font-size: small\"><i>Una dignit\u00e0 infinita, inalienabilmente fondata nel suo stesso essere, spetta a ciascuna persona umana, <b>al di l\u00e0 di ogni circostanza e in qualunque stato o situazione si trovi<\/b>. Questo principio, che \u00e8 <b>pienamente riconoscibile anche dalla sola ragione<\/b>, si pone a fondamento del primato della persona umana e della tutela dei suoi diritti\u201d. <\/i><\/span><\/p>\n<p>Il termine \u201cinfinito\u201d si pu\u00f2 predicare di Dio e, in una certa misura, anche dell\u2019uomo. Bisogna per\u00f2 considerare che, quando \u00e8 predicato di Dio ha una sua accezione specifica; quando invece si attribuisce all\u2019uomo, subisce una trasformazione: nell\u2019uomo \u201cinfinito\u201d significa sempre anche \u201cindefinito\u201d. Nell\u2019uomo e nella donna, infatti, la dimensione del \u201cfinito\u201d non \u00e8 accessoria, non \u00e8 esteriore. L\u2019infinito umano \u00e8 partecipazione del finito ad una dimensione ulteriore, diversa, altra. L\u2019infinito, nell\u2019uomo, supera la totalit\u00e0 immanente e lo apre all\u2019altro. Il rischio, tuttavia, \u00e8 che l\u2019infinito, se non si determina in modo finito, scivoli nell\u2019indefinito, nell\u2019indeterminato e non sia realmente parte della sua realt\u00e0.<\/p>\n<p>In altri termini, l\u2019amore infinito di Dio, che si fa creazione e redenzione, pu\u00f2 arrivare a segnare l\u2019uomo, dotandolo di una \u201cinfinita dignit\u00e0\u201d, che tuttavia nell\u2019uomo deve essere determinata. Questa determinazione della dignit\u00e0 esige che l\u2019infinito prenda figura, si strutturi, assuma linguaggi, forme, modi, stili, istituzioni. Esige un passaggio complesso dal dono, al dovere fino al diritto. Qui, a me pare si inserisce una considerazione necessaria del modo con cui il documento DI considera la storia di questa determinazione della dignit\u00e0 dell\u2019uomo e della donna.<\/p>\n<p>A questo livello forse si riscontra un piccolo problema, che deriva dal modo stesso con cui vengono concepiti questi documenti magisteriali. Il titolo \u00e8 tratta da un contesto occasionale, ossia dal testo di una preghiera dell<i>Angelus<\/i> pronunciata da Giovanni Paolo II di fronte ad una comunit\u00e0 di disabili ad Osnabruck, nel 1980. In quel contesto la espressione \u201cdignit\u00e0 infinita\u201d appare un atto di riconoscimento, un gesto di rispetto e di onore nei confronti di soggetti segnati da pi\u00f9 o meno gravi forme di \u201chandicap\u201d. E\u2019 un movimento della fede, della speranza e della carit\u00e0. Non si tratta, evidentemente, di una \u201clocuzione\u201d che possa essere considerata un termine \u201ctecnico\u201d. Questo non \u00e8 affatto problematico nel 1980 ad Osnabruck, ma pu\u00f2 diventarlo in un documento formale, 44 anni dopo.<\/p>\n<p>In effetti se osserviamo bene la impostazione del documento, la sua struttura, presenta, contemporaneamente, una articolazione sistematica e una articolazione storica. Sul piano sistematico si propone, per non creare confusioni, una distinzione del termine \u201cdignitas- dignit\u00e0\u201d a 4 livelli: dignit\u00e0 ontologica, dignit\u00e0 morale, dignit\u00e0 sociale e dignit\u00e0 esistenziale. Il modo con cui la distinzione viene presentate offre motivi di riflessione ed anche di critica, ma ci torneremo pi\u00f9 avanti. Qui \u00e8 pi\u00f9 interessante, per\u00f2, valutare la ricostruzione storica, che dipende, in un certo senso, dalla ricostruzione sistematica e a sua volta la influenza. I limiti della ricostruzione storica sono legati, precisamente, alla scarsa considerazione della interazione tra i 4 concetti di dignit\u00e0: se si propone una distinzione su 4 livelli della esperienza di dignit\u00e0, ma poi si fa la storia soltanto di una accezione del termine (la prima), si perde precisamente la profondit\u00e0 storica del concetto. In questo modo, al di l\u00e0 delle intenzioni, la \u201cdignitas infinita\u201d diventa \u201cdignitas indefinita\u201d. Provo a mostrare in che senso la \u201cstoria della dignit\u00e0\u201d non onora la storia reale e diventa quasi una \u201cnarrazione ideale\u201d e forzata, poco fondata sul piano della esperienza e troppo edulcorata nei suoi interni contrasti.<\/p>\n<p><b>La storia della dignit\u00e0 e la \u201csociet\u00e0 della dignit\u00e0\u201d<\/b><\/p>\n<p>Per rilevare la debolezza della ricostruzione storica presente nel documento, che compromette la lettura teorica e la interpretazione delle sfide contemporanee, vorrei partire da una teoria che un filosofo cattolico (Ch. Taylor) ha elaborato nel percorso della sua riflessione. In breve, egli identifica nella \u201csociet\u00e0 della dignit\u00e0\u201d la caratteristica fondamentale della tarda modernit\u00e0 in contrasto con la \u201csociet\u00e0 dell\u2019onore\u201d, che \u00e8 tipica del mondo tradizionale. La societ\u00e0 della dignit\u00e0 vive di libert\u00e0 e di eguaglianza, mentre la societ\u00e0 dell\u2019onore vive di autorit\u00e0 e di differenza. Inoltre la societ\u00e0 della dignit\u00e0 si fonda su una \u201cevidenza universale\u201d, mentre la societ\u00e0 dell\u2019onore si basa su \u201conori particolari\u201d, su distinzioni e su preferenze. Ci\u00f2 che mi pare rilevante, in questa ricostruzione, \u00e8 la consapevolezza che il concetto di \u201cdignit\u00e0 universale\u201d (o infinita) \u00e8 il prodotto del mondo tardo-moderno. In un certo modo anche DI lo riconosce, ma solo in nota e non nel testo. Infatti \u00e8 assai interessante notare come alla affermazione che \u201cfin dall\u2019inizio la Chiesa, sulla spinta del Vangelo, si \u00e8 sforzata di affermare la libert\u00e0 e di promuovere i diritti di tutti gli esseri umani\u201d (DI, 3) corrisponda, in nota, un elenco di citazioni che iniziano dal 1891! La nota afferma, pudicamente, \u201cponendo attenzione solo all\u2019epoca moderna\u201d, ma solo perch\u00e9 prima la questione non si poneva.E\u2019curioso come appaia una certa \u201cparresia\u201d pi\u00f9 nel passato che nel presente. Il testo pi\u00f9 antico che viene citato \u00e8 <i>Rerum novarum<\/i> che gi\u00e0 dal titolo sa di parlare di \u201ccose nuove\u201d. Non quello che sempre abbiamo saputo, ma cose nuove! Leone XIII diceva consapevole che da un secolo nella chiesa aveva prevalso un <i>Rerum veterum<\/i> e che era venuto il momento di parlare di <i>rerum novarum<\/i>. Uno dei punti decisivi era appunto la \u201cdignit\u00e0\u201d (nel caso specifico la dignit\u00e0 del lavoro e dei lavoratori). Se in un documento del 2024 ci si preoccupa anzitutto di dire \u201cla Chiesa lo ha sempre detto\u201d, ma si citano solo documenti della fine del XIX secolo, si propone una operazione \u201csenza autocritica\u201d. Per parlare della dignit\u00e0 questo \u00e8 uno dei metodi pi\u00f9 rischiosi. La cosa viene in certo modo confermata dal \u201cchiarimento fondamentale\u201d che si trova ai nn.7-9, dove una positiva comprensione \u201cplurale\u201d della dignit\u00e0 (ontologica, morale, sociale e esistenziale) si risolve sul piano di una \u201csostanza individuale\u201d (di natura razionale) secondo la definizione di Boezio, che pone e impone una definizione metafisica e pre-moderna di dignit\u00e0 come criterio per leggere la storia. Proprio qui, a me pare, il documento sostituisce la sostanza alla relazione e produce, nella sua prima parte, una lettura della \u201cstoria della dignit\u00e0\u201d senza vero spessore. La elaborazione della dignit\u00e0 \u201cal di l\u00e0 di ogni circostanza\u201d, per quanto sia certamente ispirata anche dalla tradizione cristiana, si \u00e8 sviluppata negli ultimi 200 anni in larga parte \u201cin opposizione\u201d al cattolicesimo. E\u2019 veramente singolare che la sottolineatura dell\u2019\u201dal di l\u00e0 di ogni circostanza\u201d venga sostenuta dalla Chiesa cattolica, che vive radicalmente dell\u2019annuncio della circostanza della creazione e della redenzione. Questa \u00e8 una \u201cstoria\u201d che mira alla universalit\u00e0, ma elabora contingenze. La assunzione su questo piano di un linguaggio \u201cgiuridico- formale\u201d da parte del magistero ecclesiale \u00e8 uno sviluppo recente, ma \u00e8 tratto dalla comunicazione politica e giuridica tardo-moderna, non \u00e8 originario per la Chiesa. La produzione di questo linguaggio ha avuto una matrice storica nella scoperta della \u201cuniversalit\u00e0 dei diritti\u201d, anche se la Chiesa cattolica sembra volerlo assumerlo solo parzialmente, non di rado proprio per \u201ccontestare\u201d i diritti. Qui vi \u00e8 un punto delicatissimo, che avrebbe meritato maggiore attenzione e maggiore definizione.<\/p>\n<p><b>L\u2019infinito rivelato e la sua definizione storica<\/b><\/p>\n<p>Come abbiamo visto, la &#8220;infinita dignit\u00e0&#8221; di ogni uomo e ogni donna, affermata per inciso e senza un intento &#8220;definitorio&#8221; da parte di un papa, \u00e8 diventato il titolo programmatico di un documento riferito ad un suo successore. Ma come de-finire questo in-finito della dignit\u00e0? Una via avrebbe potuto essere quella di leggere la &#8220;dignit\u00e0&#8221; come realt\u00e0 &#8220;in s\u00e9&#8221; o come realt\u00e0 &#8220;per altro&#8221;. L&#8217;infinito &#8220;per altro&#8221; (per Dio e per il prossimo) e l&#8217;infinito in s\u00e9 non sono affatto la stessa cosa. Per questo un documento che nelle prime parti costruisce il concetto di dignit\u00e0 infinita, nella quarta parte passa in rassegna tutte le &#8220;negazioni&#8221; di questa infinita dignit\u00e0. Ma queste negazioni non sono solo la \u201cinvenzione moderna\u201d, ma anche la eredit\u00e0 storica, alimentata anche dal cristianesimo e dal cattolicesimo. La citata distinzione tra 4 significati di dignit\u00e0 (ontologica, morale, sociale e esistenziale) permette di problematizzare la infinita e incondizionata dignit\u00e0 di ogni uomo e di ogni donna. Nel finito e nella contingenza storica l&#8217;infinito di Dio tocca ogni uomo e ogni donna. Dio e il prossimo sono le &#8220;condizioni&#8221; della dignit\u00e0, sono il paradosso &#8220;altro&#8221; di questa concezione del soggetto umano. Infinita \u00e8 la dignit\u00e0 dell&#8217;altro: \u00e8 infinita la dignit\u00e0 di un soggetto quando diventa oggetto della cura, della attenzione e del riconoscimento altrui. Per questo prende pi\u00f9 facilmente il nome di dono o di dovere, che non quella del diritto. Ed \u00e8 qui, a mio avviso, il punto fragile di tutta la costruzione. La infinita dignit\u00e0 dell&#8217;uomo e della donna scaturisce dal dono e dal dovere dell&#8217;altro di cui \u00e8 oggetto, ma non sembra risiedere nel diritto di cui \u00e8 soggetto, se non metafisicamente. D\u2019altra parte, si deve riconoscere che la &#8220;cultura dello scarto&#8221; \u00e8 il frutto non solo di una cultura dei diritti, ma anche di una cultura del dovere e del dono, potrebbe essere una riflessione utile per correggere la componente &#8220;antimoderna&#8221; di questa concezione della dignit\u00e0, che nella sua infinitezza, sconfina nell&#8217;onore: ossia in una concezione della libert\u00e0 solo come autorizzazione e della eguaglianza come negazione della differenza gerarchica costitutiva delle relazioni. La dignit\u00e0 \u00e8 infinita perch\u00e9 \u201cposta\u201d dall&#8217;infinito di Dio. In s\u00e9 \u00e8 per altro: \u00e8 sostanza, perci\u00f2, in un senso piuttosto originale. Questa sporgenza rispetto al soggetto ne stabilisce una oggettivit\u00e0 che si propone come una ontologia metafisica. L&#8217;infinito della dignit\u00e0 tende per\u00f2 ad imporsi su ogni circostanza, che vorrebbe negarla: l&#8217;infinito della dignit\u00e0 pu\u00f2 cos\u00ec guardare dall&#8217;alto ogni finitezza, fino a diventare il possibile supporto ad una ideologia senza storia, senza sviluppo e senza alcun divenire possibile. Ci\u00f2 che la sola ragione dovrebbe riconoscere, presuppone per\u00f2 la contingenza benedetta di una rivelazione e di una fede, che viene rimossa nel momento in cui si astrae da \u201cogni circostanza\u201d.<\/p>\n<p><b>La dignit\u00e0 dell\u2019uomo, di Dio e dell\u2019animale<\/b><\/p>\n<p>Una piccola sintesi, che suoner\u00e0 quasi come una provocazione, pu\u00f2 procedere da alcune evidenze primarie. In Dio la dignit\u00e0 infinita corrisponde ad una completa definizione. La infinit\u00e0 della dignit\u00e0 si pone come integralmente definita. Nell\u2019animale la dignit\u00e0 finita \u00e8 anche pienamente definita. Dio \u00e8 sempre e infinitamente se stesso. L\u2019animale \u00e8 sempre se stesso, ma in modo finito, non per sempre. Nell\u2019essere umano, invece, la dignit\u00e0 infinita sporge sulla sua natura \u201cindefinita\u201d. Nell\u2019uomo e nella donna la \u201cinfinit\u00e0 della dignit\u00e0\u201d sta in una relazione costitutiva di \u201ccreazione\u201d e di \u201cimmagine e somiglianza\u201d, \u00e8 un \u201cvenire da\u201d e un \u201ctendere a\u201d. Potremmo dire che rispetto a Dio e all\u2019animale, l\u2019uomo contribuisce alla determinazione della propria dignit\u00e0 infinita, che non \u00e8 \u201cgi\u00e0 data\u201d, se non come \u201cdono\u201d che deve diventare \u201ccompito\u201d e \u201cdiritto\u201d. Per questo, a me pare, la affermazione di una \u201cdignit\u00e0\u201d indipendentemente da ogni circostanza unifica tanto la tradizione politica e civile (che la assolutizza come diritto), quanto la tradizione teologica e ontologica (che la pone come dono), ma \u00e8 una \u201castrazione\u201d che rischia di emarginare la contingenza della storia. E\u2019 vero e deve essere riconosciuto: da uomini e cristiani tardo-moderni, abbiamo la necessit\u00e0 di trovare l\u2019uomo e la donna \u201cimmediatamente\u201d, per poterli rispettare radicalmente e ad ogni costo. La questione, per\u00f2, \u00e8 che la \u201contologia\u201d della dignit\u00e0 umana non \u00e8 quella di una \u201csostanza individuale\u201d, ma di un \u201canimale che ha parola e mani\u201d e che trova se stesso parlando, pensando e agendo. Se la dignit\u00e0 ontologica non \u00e8 autonoma, ma sta in una relazione originaria con la dimensione morale, sociale ed esistenziale, una storia dei comportamenti, delle relazioni sociali e della coscienza diventa una condizione del rispetto dell\u2019altro. Queste circostanze (che chiamiamo fede, speranza e carit\u00e0) sono decisive per poter giungere ad un atto di onore per la dignit\u00e0 altrui che arrivi a non dipendere dalle circostanze. Questa dignit\u00e0 infinita non \u00e8 semplicemente \u201cconosciuta\u201d o \u201cconstatata\u201d dalla ragione, ma \u201ccreduta\u201d, \u201csperata\u201d ed \u201camata\u201d dal cuore. Queste \u201cvirt\u00f9\u201d sono condizioni non solo di esercizio, ma di riconoscimento, di elaborazione e direi di \u201cgenealogia\u201d della fratellanza.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un ricorso abbondante all\u2019aggettivo \u201cinfinito\u201d appare con singolare forza negli ultimi due documenti del Dicastero per la dottrina della fede. 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