{"id":19103,"date":"2024-04-01T11:15:36","date_gmt":"2024-04-01T09:15:36","guid":{"rendered":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=19103"},"modified":"2024-04-01T11:15:36","modified_gmt":"2024-04-01T09:15:36","slug":"la-potenza-musicale-di-pollini-e-il-giudizio-di-giampiero","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/la-potenza-musicale-di-pollini-e-il-giudizio-di-giampiero\/","title":{"rendered":"La potenza musicale di Pollini e il giudizio di Giampiero"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/CartoonMe_1711905951938.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-19105\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/CartoonMe_1711905951938-300x234.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"234\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/CartoonMe_1711905951938-300x234.jpg 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/CartoonMe_1711905951938-768x599.jpg 768w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/CartoonMe_1711905951938.jpg 899w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Da molti decenni ero divenuto consapevole che ascoltare le esecuzioni\u00a0 di Maurizio Pollini era sempre un piccolo evento. Soprattutto il Pollini esecutore di Beethoven, di Chopin e di Schumann. A questa sensibilit\u00e0 mi aveva accompagnato Giampiero Bof, che di Pollini era un grande ammiratore e ne difendeva la autorit\u00e0 di fronte alle critiche di freddezza e di eccessivo controllo. Le sue discussioni con l&#8217;avvocato Folco erano appassionanti. E le &#8220;gare&#8221; con gli altri pianisti (prima con Askenazy, poi con Kissin o Gavrilov) erano di un gusto speciale. Alcune registrazioni, in modo singolarissimo, attestavano questa superiore lettura polliniana. Ricordo in particolare alcune incisioni storiche, davvero inarrivabili: gli <em>Studi sinfonici<\/em> di Schumann, i <em>24 studi<\/em> di Chopin, le <em>Viariazioni Diabelli<\/em> di Beethoven. Di queste ultime Giampiero sottolineava un aspetto davvero impressionante: Pollini le eseguiva per gruppi, senza interruzioni, come se fossero lo sviluppo di un&#8217;unica idea musicale e quasi come la struttura di una sterminata sonata. D&#8217;altra parte, bisogna riconoscere, che le &#8220;variazioni sul tema&#8221; sono le rare occasioni in cui Beethoven scriveva &#8220;su un tema&#8221;. Era stato Pollini a ricordare, in una bella intervista, come la caratteristica dello stile musicale di Beethoven fosse proprio la assenza di &#8220;temi&#8221;. Molte sonate erano costruite, lui diceva, su nuclei tematici quasi informi, su spunti melodici o armonici o ritmici elementari, elaborati poi con una straordinaria fecondit\u00e0 e originalit\u00e0, con eleganza, libert\u00e0 e potenza. Delle Sonate di Beethoven Pollini aveva proposto, nella sua maturit\u00e0, riletture interessanti, rielaborando a fondo le sue prime incisioni. E anche su questo, con Giampiero, era bello intrattenersi.<\/p>\n<p>Il confronto tra esecuzioni era, tra noi, un passatempo molto divertente, che condividevamo spesso con Fabio. Per un certo periodo, con Giampiero e Fabio, ci trovavamo almeno due volte l&#8217;anno e ascoltavamo lo stesso brano nella interpretazione di diversi pianisti. Qualche volta lo facevano &#8220;al buio&#8221;, cercando di indovinare chi fosse l&#8217;inteprete sconosciuto e le caratteristiche delle sue letture. Anche in questi casi le versioni di Pollini spiccavano per rigore e autorevolezza.<\/p>\n<p>Una volta, per\u00f2, restammo tutti molto sorpresi, paragonando la 2 Sonata di Chopin, soprattutto l&#8217;ultimo misterioso movimento, nella esecuzione di Askenazy, Kissin, Pollini e di un quarto esecutore, lasciato nell&#8217;anonimato. Questo quarto pianista era assolutamente diverso e molto pi\u00f9 convincente di tutti gli altri. Era Benedetti Michelangeli. Ricordo che Giampiero disse, del tutto a proposito: &#8220;Rispetto a Michelangeli, quella di Pollini, in wuesto caso, sembra quasi un esercizio dell&#8217;Hanon&#8221;. Era proprio cos\u00ec: la inesauribile potenzialit\u00e0 dei grandi capolavori pu\u00f2 emergere improvvisamente dal genio di un esecutore. E ci\u00f2 che per molti appare ovvio e obbligato, sotto le mani di uno solo cambia figura, colore e profondit\u00e0. Benedetti Michelangeli, prima, Pollini poi, hanno fatto grande la tradizione degli esecutori. A prendere il testimone di questa grande tradizione oggi abbiamo in Italia tanti bravi pianisti. Un nome, tra i molti, tra i pi\u00f9 lodati e apprezzati, \u00e8 certamente quello di Beatrice Rana.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Da molti decenni ero divenuto consapevole che ascoltare le esecuzioni\u00a0 di Maurizio Pollini era sempre un piccolo evento. Soprattutto il Pollini esecutore di Beethoven, di Chopin e di Schumann. 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