{"id":19043,"date":"2024-03-09T09:00:55","date_gmt":"2024-03-09T08:00:55","guid":{"rendered":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=19043"},"modified":"2024-03-06T12:02:35","modified_gmt":"2024-03-06T11:02:35","slug":"architettura-e-liturgia-chiesa-parrocchiale-della-pentecoste-a-quarto-oggiaro-milano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/architettura-e-liturgia-chiesa-parrocchiale-della-pentecoste-a-quarto-oggiaro-milano\/","title":{"rendered":"Architettura e Liturgia CHIESA PARROCCHIALE DELLA PENTECOSTE A QUARTO OGGIARO (Milano)"},"content":{"rendered":"<h5><span style=\"color: #000000\">Dall\u2019inno cantato nei Primi Vespri della Dedicazione del duomo di Milano, chiesa madre di tutti i fedeli ambrosiani<\/span><\/h5>\n<h5><span style=\"color: #993300\"><em>Haec Domus surgit tibi dedicata \/ rite, ubi sumit po<\/em><em>pulus sacratum\/ Corpus ex aris, bibit et beati\/ Sanguinis haustum.<\/em><\/span><\/h5>\n<h5><span style=\"color: #993300\">Questa casa sorge a te debitamente dedicata, \/ in essa il popolo prende dall\u2019altare \/ il Corpo consacrato e si abbevera \/ del Sangue beato.<\/span><\/h5>\n<div style=\"width: 302px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/facciata-chiesa-resurrezione.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"wp-image-19037 size-medium\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/facciata-chiesa-resurrezione-292x300.jpg\" alt=\"\" width=\"292\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/facciata-chiesa-resurrezione-292x300.jpg 292w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/facciata-chiesa-resurrezione-996x1024.jpg 996w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/facciata-chiesa-resurrezione-768x789.jpg 768w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/facciata-chiesa-resurrezione-1494x1536.jpg 1494w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/facciata-chiesa-resurrezione-1992x2048.jpg 1992w\" sizes=\"(max-width: 292px) 100vw, 292px\" \/><\/a><p class=\"wp-caption-text\"><span style=\"color: #993300\">L&#8217;ingresso alla chiesa dal piazzale, dominato da una grande croce<\/span><\/p><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div id=\"attachment_19038\" style=\"width: 223px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/interno-chiesa-parr.-resurrezione-scaled.jpg\"><img aria-describedby=\"caption-attachment-19038\" decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"wp-image-19038 size-medium\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/interno-chiesa-parr.-resurrezione-213x300.jpg\" alt=\"\" width=\"213\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/interno-chiesa-parr.-resurrezione-213x300.jpg 213w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/interno-chiesa-parr.-resurrezione-726x1024.jpg 726w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/interno-chiesa-parr.-resurrezione-768x1083.jpg 768w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/interno-chiesa-parr.-resurrezione-1089x1536.jpg 1089w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/interno-chiesa-parr.-resurrezione-1453x2048.jpg 1453w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/interno-chiesa-parr.-resurrezione-scaled.jpg 1816w\" sizes=\"(max-width: 213px) 100vw, 213px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-19038\" class=\"wp-caption-text\"><span style=\"color: #993300\">Interno della chiesa, sul fondo l&#8217;altare<\/span><\/p><\/div>\n<h6><\/h6>\n<h6><\/h6>\n<h6><\/h6>\n<h6><\/h6>\n<h6><\/h6>\n<h6><\/h6>\n<h6><\/h6>\n<h6><\/h6>\n<p style=\"text-align: left\"><strong><em>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left\"><strong><em>Comprendere l\u2019architettura della chiesa per pregare in essa con pi\u00f9 consapevolezza<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Visitiamo la chiesa parrocchiale della Pentecoste a Quarto Oggiaro, quartiere di Milano, e ne diamo le ragioni architettoniche perch\u00e9 sia possibile pregare in essa, nella partecipazione alla celebrazione liturgica, con consapevolezza ecclesiale. Non per ragioni estetiche, ma perch\u00e9, di questo luogo divenuto familiare e con esso di tutte le chiese, apprendiamo a custodire l\u2019ordinata bellezza dell\u2019identit\u00e0 cristiana contemporanea.<\/p>\n<p><em>Dall\u2019esterno &#8211; <\/em>Il complesso del centro parrocchiale ha una conformazione ben percepibile: il volume pi\u00f9 alto \u00e8 quello della chiesa, quello pi\u00f9 basso su due piani \u00e8 il centro composto da pi\u00f9 locali. Li collega una galleria, mentre di fronte al complesso si apre un ampio sagrato. La chiesa \u00e8 concepita per essere il riferimento in questo brano di citt\u00e0; il ruolo di segno cristiano rivolto a tutti \u00e8 svolto soprattutto dalla facciata a forma di alto portico, con una grande croce in asse con la strada di accesso. Gi\u00e0 da lontano la croce \u00e8 un riferimento; man mano che ci si avvicina alla chiesa, essa si impone sempre di pi\u00f9; evoca il cuore del messaggio cristiano, la Passione e Morte di Ges\u00f9 Cristo e la sua Resurrezione. L\u2019esito nella storia dell\u2019annuncio \u00e8 a sua volta proposto nell\u2019edificio nel suo insieme, dedicato all\u2019evento della discesa dello Spirito Santo sugli Apostoli e sulla Vergine che celebra la nascita della Chiesa quale comunit\u00e0 dei redenti.<\/p>\n<p>Progettata nel 2011, consacrata nel 2017 dal cardinale Angelo Scola, esso \u00e8 opera, con l\u2019aiuto dell\u2019architetto italiano Marco Castelletti, dell\u2019architetto Boris Podrecca, colto rappresentante di una cultura artistica mitteleuropea che ebbe il proprio centro in Vienna nel secolo XIX. Ne fu promotore un teorico e architetto tedesco, Gottfried Semper (1803-1879), per il quale, detto molto semplicemente, l\u2019architettura veste con propri decori, come un abito, uno spazio racchiudendolo secondo forme precise. Questa intenzione spiega la composizione ritmica delle pareti esterne della chiesa e, all\u2019interno, la controsoffittatura avvolgente come una tenda. Dunque: Dio ha posto qui la sua tenda e l\u2019architetto si \u00e8 messo al servizio di questa verit\u00e0.<\/p>\n<p><em>All\u2019interno<\/em>: Lo spazio della celebrazione \u2013 distinto fra aula dei fedeli, presbiterio leggermente sopraelevato, vasta area per la devozione alla Vergine \u2013 \u00e8 un grande e alto volume al cui intorno stanno spazi minori. Non assistiamo alla messa stando intorno all\u2019altare, ma di fronte. Fortunatamente la chiesa non \u00e8 molto grande, quindi ci pu\u00f2 essere partecipazione sentita di tutti; per piccoli gruppi e per le celebrazioni dei giorni feriali c\u2019\u00e8 una cappella. Il liturgista parler\u00e0 dopo di me dei poli liturgici, della loro forma e collocazione. Molto evidente \u00e8 qui lo spazio per il culto mariano nel grande vano voltato a lato dell\u2019aula principale; se ne comprende il significato se si conosce la lunga e ancora viva tradizione di devozione per la Vergine in Austria e in Baviera.<\/p>\n<p><em>Un\u2019ultima riflessione sul progetto<\/em>: l\u2019architetto Podrecca ha dichiarato di aver dato valore strutturante del proprio progetto al numero 3, come richiamo alla Santissima Trinit\u00e0, sia nella successione in senso longitudinale di sagrato, portico e aula, sia nella tripartizione delle aule per la preghiera -quella dell\u2019assemblea vera e propria, il luogo del culto mariano e la cappella feriale-, sia nelle connessioni tra assemblea celebrante, vita nei vari locali che si affacciano sulla galleria e vita di tutto il centro parrocchiale. Nessuno di noi vede il numero tre come figura, Podrecca ne ha fatto la struttura \u2018nascosa\u2019, interna ed esterna, dello spazio, implicandola per\u00f2 nella nostra percezione. Possiamo cogliere in modo evidente la sua convinzione: la certezza che \u00e8 Dio Trinit\u00e0 a \u2018fondare\u2019 questo luogo e a ordinare anche il suo pensiero \u2018progettante\u2019 d\u2019architetto, che si afferma dunque come atto di fede in Chi regge il mondo.\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <em>Maria Antonietta Crippa<\/em><\/p>\n<p><strong><em>Introduzione all\u2019esperienza liturgica: ingresso e tensione escatologica<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Quali sono le \u2018salienze\u2019, le maggiori evidenze, liturgiche di questa chiesa della Pentecoste di Quarto Oggiaro? Le letture architettonico-liturgiche che iniziamo con questa chiesa intendono offrire la possibilit\u00e0 di sperimentare ogni luogo, non soltanto di illustrarlo. Mi pare molto appropriato a questo percorso il fatto che il primo degli aspetti interessanti di questa chiesa lo si \u00e8 gi\u00e0 sperimentato senza saperlo: mi riferisco all\u2019ingresso. <em>L\u2019ingresso<\/em> \u00e8 la prima azione liturgica ad essere compiuta. Ma cos\u2019\u00e8 l\u2019ingresso? Partiamo da due parole:<\/p>\n<p><em>Ekklesia <\/em>(1): per la semantica acquisita nella LXX (Versione dell\u2019Antico Testamento in lingua greca) e nel NT (Nuovo Testamento), il termine significa: \u2018essere radunati\u2019 a motivo della convocazione divina (adunanza); in esso viene enfatizzato l\u2019aspetto, per cos\u00ec dire, <em>passivo<\/em>.<\/p>\n<p><em>Sinassi <\/em>(2): (parola strettamente imparentata con \u2018sinagoga\u2019) significa il \u2018radunarsi insieme\u2019 (riunione); in questo caso viene sottolineato l\u2019aspetto <em>attivo<\/em>. Attivit\u00e0 e passivit\u00e0 non possono essere mai separati, poich\u00e9 anche la passivit\u00e0 \u00e8 una forma di attivit\u00e0. Pertanto, quando i fedeli escono dalle loro case, si dirigono verso la chiesa, vi entrano e si raccolgono: gi\u00e0 essi compiono un atto liturgico.<\/p>\n<p>L\u2019ingresso dunque inizia prima dell\u2019ingresso dei ministri nell\u2019aula liturgica, quando la Chiesa comincia a radunarsi, quando i fedeli escono dalle loro case. Alle origini della liturgia bizantina l\u2019ingresso nella Chiesa era effettuato contestualmente sia da tutti i fedeli che dai ministri, ordinati e non (Cf. R. Taft, <em>Il rito bizantino<\/em>, Lipa). Ma questo valeva non solo per il rito bizantino, ma anche nei riti latini: almeno per le feste pi\u00f9 importanti, venivano celebrate le \u00a0liturgie stazionali che prevedevano l\u2019ingresso di tutti i fedeli nello stesso momento (ne \u00e8 rimasta traccia nell\u2019attuale rito della Domenica delle Palme e della veglia di Pasqua). Possiamo aggiungere, cos\u00ec, ai due termini indicati sopra, sempre per dire \u2018Chiesa\u2019, il temine <em>Sinodo <\/em>(3) \u2013 oggi se ne parla molto \u2013. Potremmo cos\u00ec affermare che l\u2019uso, ormai scomparso, di liturgie stazionali costituisce forse il modo pi\u00f9 antico di vivere liturgicamente la \u2018sinodalit\u00e0\u2019.<\/p>\n<p>Il rito d\u2019ingresso \u2013 con il proprio canto e la processione dei ministri \u2013 rende sperimentabile il riconoscimento del primo ingresso, quello del \u2018corpo reale\u2019 (nella dizione della teologia pre-carolingia) di Cristo nell\u2019aula, atto costitutivo della Chiesa, e portato a compimento nell\u2019esperienza della presenza del suo capo, Cristo Ges\u00f9.<\/p>\n<p>Il canto d\u2019ingresso con la processione dei ministri manifesta in modo pi\u00f9 chiaro, infatti, il proprio senso anche grazie al gesto di introdurre l\u2019evangeliario, simbolo liturgico della presenza del Signore (cf. <em>Sacrosanctum Concilium<\/em>, n. 7: \u201c\u00c8 presente nella sua parola, giacch\u00e9 \u00e8 lui che parla quando nella Chiesa si legge la sacra Scrittura\u201d). \u00c8, dunque, molto opportuno e per questo fortemente raccomandabile che l\u2019evangeliario sia introdotto in assemblea dai ministri durante il rito d\u2019ingresso. Approfondendone il senso, occorre prestare attenzione anche alla sua dinamica. L\u2019ingresso \u00e8 un passare attraverso una soglia e un dirigersi a partire \u201cda\u201d un luogo e \u201cverso\u201d un luogo. Esso implica, quindi, due aspetti genetici: richiede la percezione di un orientamento, di luoghi e di soglie, e una motivazione al movimento. Ora, solitamente si reputa che la direzionalit\u00e0 sia definita dalla sequenza di luoghi omogenei e ci\u00f2 che determina il movimento sia lo scopo chiaro nella mente di chi si sposta.<\/p>\n<p>Nel vissuto religioso, invece, il luogo sacro si manifesta \u2013 si potrebbe dire \u2013 esso stesso come scopo: si <em>va<\/em> verso lo spazio sacro semplicemente per <em>entrare<\/em> nello spazio sacro. L\u2019ingresso in esso, pertanto, non \u00e8 funzionale a qualcos\u2019altro, ma \u00e8, in un certo senso, scopo in s\u00e9 stesso: non soltanto si va in chiesa <em>per<\/em> pregare, ma andare ed entrare in chiesa <em>\u00e8 gi\u00e0<\/em> preghiera. L\u2019orientamento inoltre \u00e8 offerto a partire dalla percezione della disomogeneit\u00e0 dello spazio sacro rispetto a quello mondano: il primo si fa notare e orienta a motivo della sua straordinariet\u00e0. Una volta fatta esperienza dello spazio sacro, si riconosce lo spazio profano come tale; pertanto la consapevolezza della sacralit\u00e0 dello spazio sacro, \u2018verso\u2019 cui si va, precede e produce quella della profanit\u00e0 dello spazio \u2018da\u2019 cui si parte. Lo spazio sacro, per\u00f2, non \u00e8 semplicemente uno spazio diverso rispetto a quello profano. Evidenziando esclusivamente la netta alternativa fra l\u2019uno e l\u2019altro, cio\u00e8 fra spazio sacro e spazio profano, si rischia di oggettivarli, di fissarli, di cristallizzarli. L\u2019esperienza religiosa dice, invece, che il sacro \u00e8, s\u00ec, imprendibile e imprevedibile, ma si mostra all\u2019essere umano in modo che, pur manifestandosi come totalmente altro dal mondo (separazione), ad un tempo si rende presente (legame) in esso. Nel cristianesimo, per di pi\u00f9, tutto questo riceve una manifestazione piena nel mistero dell\u2019Incarnazione. Si pu\u00f2 dunque affermare che lo spazio sacro \u2018incarna\u2019 questa dinamica.<\/p>\n<p>Lo spazio liturgico, la chiesa, ospita in s\u00e9 questa peculiarit\u00e0 dell\u2019esperienza del sacro, esso \u00e8 la linea-giuntura che unisce e, ad un tempo, distingue tra loro Dio e l\u2019umano, il divino e il mondano. La liturgia, infatti, \u00e8 esperienza che permette di far comunione tra divino e umano, senza ridurre o catturare il divino, n\u00e9 snaturare o annientare l\u2019umano. Come suggeriscono i \u2018tagli\u2019 di Lucio Fontana, d\u00e0 luogo ad un\u2019apertura, ad una fenditura tra l\u2019uno e l\u2019altro ma dentro un\u2019unit\u00e0 che non si perde. Gi\u00e0 l\u2019ingresso, l\u2019attraversare cio\u00e8 la soglia della chiesa, la linea che in termini antropologici si direbbe <em>limen<\/em>, permette di vivere lo stare e l\u2019agire umano insieme alla presenza del divino <em>nella<\/em> fenditura. Occorre per\u00f2 tener sempre presente che nell\u2019esperienza liturgica nulla \u00e8 soltanto concettuale, ogni consapevolezza trae origine dalla percezione, dal concreto vissuto.<\/p>\n<p>La chiesa di Podrecca, a mio parere, permette a ciascuno di vivere, in modo molto chiaro, l\u2019esperienza liturgica dell\u2019ingresso di ogni fedele, ovvero il radunarsi della Chiesa intera con il suo Signore (raccogliendosi attorno e insieme a Lui, e non soltanto standogli di fronte). Il suo portale unico, alto ed evidente, consente di sperimentare l\u2019attraversamento della soglia come <em>limen<\/em>. Si \u00e8 soliti ritenere che le chiese contemporanee non siano all\u2019altezza della liturgia; in questo caso, forse, ci si potrebbe chiedere invece come si possa esaltare il valore \u2018liminale\u2019 di questo portale in una celebrazione in piena sintonia con l\u2019esperienza dell\u2019ingresso che esso consente.<\/p>\n<p>Un\u2019altra componente liturgica mi pare evidente in questa chiesa di Quarto Oggiaro. Dal momento che nella liturgia non si ha a che fare con semplici segni, ogni realt\u00e0 simbolica \u2013 che sia un\u2019immagine, un testo, un gesto o un oggetto \u2013 partecipa del valore simbolico di tutte altre. In questo modo tutto quello che si \u00e8 detto dell\u2019ingresso lo si potrebbe dire di qualsiasi altro elemento rituale. In altri termini non esiste nessuna \u2018esclusivit\u00e0 simbolica\u2019, semmai si pu\u00f2 parlare di \u2018salienza\u2019, intendendo precisare, con questo termine sinonimo di \u2018sporgenza\u2019, che ogni simbolo manifesta in modo pi\u00f9 intensivo un aspetto comune al luogo intero.<\/p>\n<p>Nella chiesa presa nel suo insieme emerge dunque quella che potremmo chiamare una salienza di secondo grado, globale, individuata dalla parola <em>escatologia<\/em>, parola importante che consente di cogliere la tensione al comune destino ultimo, di salvezza, della comunit\u00e0 dei fedeli e della singola persona generata dalla liturgia.<\/p>\n<p>Quest\u2019esperienza \u00e8 forse meno evidente nei riti latini, in essi infatti emerge soprattutto nell\u2019orazione dopo la comunione \u2013 spesso celebrata alla spicciolata (e letta senza troppa attenzione). Eppure, l\u2019aspetto escatologico della liturgia \u00e8 estremamente importante, perch\u00e9 senza di esso la liturgia si ridurrebbe a sola memoria del passato. Forse \u00e8 proprio la sua sottovalutazione o dimenticanza a rendere pi\u00f9 difficile ai fedeli la consapevolezza della forza innovatrice e trasformatrice dell\u2019atto liturgico. Senza l\u2019escatologia \u2013 \u00e8 un paradosso \u2013 si perde l\u2019attualit\u00e0 del mistero celebrato e quindi anche la forza globale dell\u2019esperienza di Dio, identificata solo sul piano razionale o morale. Il tempo liturgico che mette a tema questa dinamica escatologica con forza \u00e8 l\u2019Avvento: esso, infatti, \u00e8 attesa del ritorno di Ges\u00f9, attesa della <em>seconda<\/em> venuta sulla scorta della <em>prima<\/em>.<\/p>\n<p>L\u2019escatologia, inoltre, \u00e8 stata spesso fraintesa, la si \u00e8 spesso trasformata in discorso su paradiso e inferno e sul giudizio finale; la si \u00e8 piegata ad un\u2019interpretazione di carattere soprattutto morale. I riti dopo la comunione, invece, evidenziano la sua giusta natura: da un lato esprimono la tensione al compimento definitivo del destino di salvezza dell\u2019uomo credente, gi\u00e0 sperimentato nello svolgimento della celebrazione (in modo speciale nella comunione eucaristica); dall\u2019altra ne affrettano l\u2019accadere nella storia, impegnando alla testimonianza nella vita quotidiana. L\u2019escatologia non \u00e8 quindi n\u00e9 una fuga utopica in avanti, n\u00e9 un ripiegamento nell\u2019oggi sulle nostre sole forze. Credo che questa chiesa la evidenzi in modo molto semplice ma efficace: la grande vetrata dietro l\u2019altare, quasi a reduplicare il portale, consente di percepire un altrove; permette di sentire il \u2018gi\u00e0 e un non ancora\u2019 durante tutta la celebrazione, rendendo quindi la componente escatologica non soltanto il momento conclusivo del rito eucaristico, ma un suo tratto sempre presente. <em>Girolamo Pugliesi<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dall\u2019inno cantato nei Primi Vespri della Dedicazione del duomo di Milano, chiesa madre di tutti i fedeli ambrosiani Haec Domus surgit tibi dedicata \/ rite, ubi sumit populus sacratum\/ Corpus ex aris, bibit et beati\/&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":15,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[215],"tags":[216,741,743,224],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/19043"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/15"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=19043"}],"version-history":[{"count":6,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/19043\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":19049,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/19043\/revisions\/19049"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=19043"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=19043"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=19043"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}