{"id":19031,"date":"2024-03-06T11:11:48","date_gmt":"2024-03-06T10:11:48","guid":{"rendered":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=19031"},"modified":"2024-03-06T11:13:26","modified_gmt":"2024-03-06T10:13:26","slug":"una-proposta-per-tutti-vivere-le-nostre-chiese-in-citta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/una-proposta-per-tutti-vivere-le-nostre-chiese-in-citta\/","title":{"rendered":"UNA PROPOSTA PER TUTTI: VIVERE LE NOSTRE CHIESE IN CITTA\u2019"},"content":{"rendered":"<div style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/3-DSCN7664-scaled.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-19027\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/3-DSCN7664-300x285.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"285\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/3-DSCN7664-300x285.jpg 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/3-DSCN7664-1024x974.jpg 1024w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/3-DSCN7664-768x730.jpg 768w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/3-DSCN7664-1536x1461.jpg 1536w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/3-DSCN7664-2048x1948.jpg 2048w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><p class=\"wp-caption-text\"><span style=\"color: #800000\">Formella dell&#8217;altare d&#8217;oro di Volvinio nella basilica di S. Ambrogio, Milano &#8211; <\/span><span style=\"color: #800000\">Ambrogio fugge da Milano per sottrarsi all&#8217;incarico di vescovo, <\/span><span style=\"color: #800000\">ma lo ferma la mano di Dio e vi torna.<\/span><\/p><\/div>\n<p><strong>UNA PROPOSTA PER TUTTI: VIVERE LE NOSTRE CHIESE IN CITTA\u2019<\/strong><\/p>\n<p>A partire da questo primo messaggio, si vuole offrire, alla riflessione comune e ad un possibile dibattito, l\u2019esperienza tuttora in corso avviata dal Meic milanese a partire dal 2021. Con la stessa semplicit\u00e0 con la quale il percorso si \u00e8 messo in moto e si \u00e8 sviluppato, lo si vuole qui riproporre in sintesi nelle sue tappe. Se susciter\u00e0 interesse, potranno emergere ulteriori approfondimenti, i pi\u00f9 vari e non prevedibili.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><em>Genesi dell\u2019esperienza<\/em><\/strong> &#8211; Vivere la celebrazione della Messa e dei Primi Vespri avendo consapevolezza dei valori dell\u2019edificio-chiesa in cui ci si trova, dei legami tra liturgia, luogo, messaggio predicato dal sacerdote e canto di un coro attento alla tradizione ambrosiana; essere partecipi alla celebrazione, con attenzione di mente e cuore; dedicare tre sabati pomeriggio di un intero anno ad una condivisione di preghiere, canti, sguardi, pensieri: questa \u00e8 l\u2019esperienza di un gruppo di amici, sviluppata con il contributo organizzativo di Monica Rimoldi, di introduzioni brevi e incisive di un liturgista, Girolamo Pugliesi, di due architetti che si occupano da tempo degli edifici-chiese, Maria Antonietta Crippa e Carlo Capponi, oltre che della guida di don Luigi Galli e del prezioso contributo del coro Aurora Totus.<\/p>\n<p>L\u2019orizzonte pi\u00f9 ampio nel quale l\u2019esperienza si inserisce \u00e8 quello del cammino sinodale che la Chiesa italiana ha intrapreso, in esso quello della grande domanda di cosa significhi essere Chiesa ed esserlo oggi, assunta con atteggiamento non intellettualistico, n\u00e9 estetizzante o meramente culturale.<\/p>\n<p>Il gesto ha richiesto e richiede di essere preparato con cura ogni volta. Il suo scopo \u00e8 quello di consentire un incontro di fede in una chiesa parrocchiale milanese, innanzi tutto tra i partecipanti ma aperto anche all\u2019intera parrocchia ospitante, offrendo una sorta di breve \u2018catechesi\u2019, itinerante di chiesa in chiesa, radicata in una comunit\u00e0 orante e celebrante.<\/p>\n<p>Alcuni presupposti hanno consentito e consentono uno svolgimento sereno del gesto. In primo luogo l\u2019ospitalit\u00e0 delle parrocchie e l\u2019attenzione di parroci, di sacerdoti e di membri delle comunit\u00e0. Fondamentale \u00e8 stata inoltre ogni volta la cura per la celebrazione della Messa e delle preghiere da parte di tutti. Si \u00e8 inoltre percepito, sempre intensa e amicale, una sincera curiosit\u00e0 nei confronti dei legami tra edificio e liturgia.<\/p>\n<p>I relatori hanno reso il pi\u00f9 possibile esplicita la comune convinzione di una intrinseca corrispondenza tra chiesa come edificio e celebrazione liturgica. Inoltre, hanno proposto ogni visita come occasione per rinnovare la comprensione di questa inerenza, libera da preoccupazioni tipologiche bens\u00ec aperta alle caratteristiche di luogo e di specifici accenti del rito.<\/p>\n<p>Questi punti di vista hanno consentito di vivere il gesto comune in chiese contemporanee e in chiese antiche, liberi da contraddizioni e da condizionamenti dovuti alle complesse stratificazioni di trasformazione degli edifici di culto. Non si sono nascoste neppure le insufficienti attenzioni al rito da parte dell\u2019architetto e della committenza. Si \u00e8 dunque mirato a lasciare lo spazio al riverbero interiore di ognuno dell\u2019esperienza comune, senza pretese di discorsi eccessivamente specialistici. La storia del luogo e della liturgia, la loro evidenza corporeamente partecipata, l\u2019armonia del rito curato con semplicit\u00e0 hanno guidato i vari incontri.<\/p>\n<p><strong><em>Alcuni semplici criteri per entrare nelle ragioni d\u2019architettura di una chiesa<\/em><\/strong><em> <strong>cattolica<\/strong> \u2013 <\/em>La chiesa \u00e8 uno dei tanti temi propri dell\u2019architettura. In tutti i suoi temi essa deve rispondere concretamente a due livelli di senso, ognuno dei quali assomma pi\u00f9 temi: quello del progettare\/costruire e quello dell\u2019abitare. Per queste caratteristiche l\u2019architettura risulta essere <em>mondo umano<\/em> per eccellenza, <em>dimora <\/em>indispensabile all\u2019uomo per abitare con sicurezza la terra.<\/p>\n<p>Il livello primo esige competenze molto specifiche e ha conseguenze importanti sul secondo, implica inoltre competenze proprie di esperti; il secondo invece riguarda tutti gli uomini, di tutte le et\u00e0, in tutte le culture; ha profonde connessioni con i pi\u00f9 vari modi di vita, feriali e festivi, civili e religiosi, nelle trame di relazioni sociali a pi\u00f9 scale, da quelle di base, famigliari, alle realt\u00e0 di popolo e di nazione. I due livelli presentano inoltre caratterizzazioni storico geografiche peculiari: ogni architettura infatti sta entro <em>borghi, citt\u00e0, paesaggi<\/em> costruiti\/modificati dagli uomini per la loro abitabilit\u00e0.<\/p>\n<p>Dalla met\u00e0 circa del XIX secolo questi due livelli, cos\u00ec come sono emersi entro la cultura che si \u00e8 soliti chiamare occidentale, hanno avuto notevoli influssi su tutte le altre culture del mondo. La situazione che il processo ha generato ha messo allo scoperto un grande paradosso: la tendenziale omogeneit\u00e0 progettuale\/costruttiva, oggi diffusa a scala planetaria, coesiste con una enorme variet\u00e0 di mondi umani, pi\u00f9 o meno memori di proprie tradizioni abitative.<\/p>\n<p>Trattando di chiese, edifici per i riti e la liturgia cattolica, ci si occupa prevalentemente del secondo livello, quello dell\u2019abitare, per scopi per\u00f2 peculiari distinti dai luoghi che rispondono alle esigenze della condizione residenziale e di quella lavorativa.<\/p>\n<p>In una chiesa parrocchiale, <em>una comunit\u00e0, locale e unita alla Chiesa dell\u2019intera Diocesi, vive i ritmi feriali e festivi della liturgia <\/em>in unit\u00e0 di spazi e tempi, in solidariet\u00e0 di rapporti non privi di momenti di religiosit\u00e0 individuale. Solo per comodit\u00e0 operative \u2013 che danno luogo a varie competenze disciplinari &#8211; vengono distinti i due \u2018mondi\u2019, quello architettonico e quello liturgico. Nella realt\u00e0 l\u2019esperienza liturgica \u00e8 anche esperienza di luogo stabile e ordinato allo scopo, se definito in architettura.<\/p>\n<p>I due mondi \u2018operativi\u2019, dell\u2019architettura e della liturgia, hanno per\u00f2 ognuno propria storia e proprie peculiarit\u00e0 che si incontrano, dall\u2019inizio della storia cristiana, in un reciproco dialogo sia funzionale che segnico\/simbolico. Una chiesa infatti \u00e8 luogo, \u00e8 dimora sui generis comunitaria, composta secondo <em>segni che rimandano, in quanto fanno spazio, ai sacramenti.<\/em> Il suo compito \u00e8 in parte diverso da quello della liturgia: deve far spazio, proteggere e orientare, cio\u00e8 dare ordine a modi di vita che le sono dettati dalla liturgia la quale, pertanto, in un certo senso \u2018la precede\u2019. Tuttavia essa, da sola \u2013 senza progetto\/costruzione e senza criteri di agibilit\u00e0 \u2013, non riuscirebbe a definire la stabilit\u00e0 di luogo.<\/p>\n<p>Una messa pu\u00f2 essere celebrata in campo aperto; ma se il campo non viene destinato a divenire chiesa, se non lo diviene, il suo valore di segno di comunione non si stabilizza in luogo, in mondo umano o non diventa veramente familiare, amico, solidale con la vita quotidiana ed emergente in essa, nel borgo, nella citt\u00e0, nel paesaggio. L\u2019edificio chiesa attinge dunque alla profondit\u00e0 di senso della vita cristiana, ne segnala la pienezza di incarnazione nella storia.<\/p>\n<p>Per questo pu\u00f2 essere molto utile \u2018sperimentarne\u2019 le potenzialit\u00e0 vivendo momenti di vita liturgica in varie chiese, con la consapevolezza che <em>non si tratta di esplorare se esiste una corretta \u2018dottrina\u2019 progettuale, ma di partecipare con consapevolezza ad una storia della Chiesa e di chiese che vivono tutte un\u2019unica liturgia, <\/em>in una ospitalit\u00e0 che si trasmette tra generazioni.<\/p>\n<p>In sintesi, l\u2019edificio della chiesa, di matrice ebraico-cristiano (<em>synagog\u00e9<\/em> e <em>eccles\u00eca<\/em> hanno lo stesso significato di luogo di convocazione), localizza in quanto segno e luogo il rapporto tra Dio e il popolo che si sente convocato. \u00c9 segno eminente, proposto a tutti della misteriosa solidariet\u00e0 di Dio con il popolo che accetta di essere suo; \u00e8 anche luogo ove la coralit\u00e0 di chi si riconosce nell\u2019unico Dio si rende evidente a ognuno dei suoi membri. \u00c9 infine luogo con forma concepita per farne emergere nel contesto urbano il senso cristiano della vita, che ha il proprio vertice di comunicazione nel culto pubblico o liturgia, nella quale Dio si fa realmente presenza.<\/p>\n<p><em>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Maria Antonietta Crippa<\/em><\/p>\n<p><strong><em>Come interpretare l\u2019architettura di una chiesa a partire dal punto di vista della liturgia <\/em><\/strong><\/p>\n<p>Innanzitutto, occorre escludere sempre delle letture dottrinali, rubricali ed estetizzanti degli spazi liturgici. Le idee teologiche non fungono immediatamente da base per la strutturazione delle chiese, se non quando manca da parte dell\u2019architetto e dei committenti la consapevolezza di cosa sia una chiesa, riguardo al vissuto liturgico, che \u00e8 forma originaria della vita cristiana. Anche nell\u2019ambito dell\u2019architettura liturgica partire semplicemente dalle norme per applicarle \u00e8 troppo svilente sia per l\u2019architettura, sia per la liturgia. Lo sguardo estetizzante, poi, non sa cogliere come la bellezza di una chiesa sia compiuta quando \u00e8 sperimentata nell\u2019azione liturgica. Lo sguardo estetizzante invece fissa, cristallizza, sa solo contemplare, non sa farsi prendere dal gioco liturgico. Per lo sguardo estetizzante una chiesa e la stessa liturgia sono come elementi di un museo da vedere stando a distanza e immobili.<\/p>\n<p>La parola <em>performance<\/em> (\u201cportare a compimento\u201d) esprime il senso, invece, di un vissuto che vede compiere qualcosa che non \u00e8 la semplice somma degli elementi. Per questo occorre partire dai vissuti, dalle azioni: una chiesa \u00e8 adeguata quando permette che le azioni rituali possano compiersi.<\/p>\n<p>Romano Guardini in una lettera scritta nel 1964, all\u2019indomani del Concilio Vaticano II, a proposito del compito che era stato consegnato dal Concilio, ovvero la riscoperta del senso e del valore fondamentale dell\u2019atto liturgico, scriveva: \u00abIn questo atto [\u2026] sta non solo l\u2019interiorit\u00e0 spirituale, ma l\u2019uomo come totalit\u00e0, spirito e corpo. Quindi l\u2019agire stesso \u00e8 \u201cpreghiera\u201d, atto religioso; i tempi, i luoghi, le cose coinvolte non sono decorazioni estrinseche, bens\u00ec elementi dell\u2019atto complessivo e dovrebbero essere realizzati come tali\u00bb<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a>.<\/p>\n<p>Qui a mio parere Guardini intercetta il punto di intersezione tra il lavoro di progettazione di una chiesa e il compito di chi si trova a \u201cvivere\u201d una chiesa, a celebrare in essa. Il processo che \u00e8 richiesto a entrambi \u00e8 un processo di \u201cscavo\u201d. L\u2019architetto scava alla ricerca di \u201cforme\u201d, che sono le forme che l\u2019edificio avr\u00e0: pu\u00f2 scavare nel passato, pu\u00f2 guardare ad altre chiese contemporanee, ma cosa lo determina a scegliere una forma o un&#8217;altra?<\/p>\n<p>La differenza tra architetto e architetto forse risiede proprio nella capacit\u00e0 di discernere tra tutte le forme possibili sulla base di un discernimento profondo, uno scavo ulteriore nell\u2019umano religioso, e in modo particolare dell\u2019umano rituale-cristiano. Ed \u00e8 qui che l\u2019attivit\u00e0 dell\u2019architetto coincide con quella di colui che fruisce di una chiesa. Le forme di una chiesa rivelano a quale profondit\u00e0 di scavo riesce ad arrivare un architetto e mostrano a quale profondit\u00e0 un fruitore riesce ad arrivare.<\/p>\n<p>Non \u00e8 questione innanzi tutto di ragionamento, non \u00e8 questione di preparazione intellettuale, in realt\u00e0 in gioco \u00e8 il \u201cvissuto\u201d, ovvero l\u2019esperienza liturgica. \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <em>Girolamo Pugliesi<\/em><\/p>\n<p>Alleghiamo i programmi dei tre anni<\/p>\n<p><strong>2021-2022 &#8211; \u201cChiese vive\u201d<\/strong><\/p>\n<p>16\/10\/2021 Chiesa della Pentecoste &#8211; Via C. Perini 27, Quarto Oggiaro &#8211; Milano<\/p>\n<p>15\/01\/2022 Chiesa dei Santi Giovanni e Paolo &#8211; Via Catone 10 &#8211; Milano<\/p>\n<p>21\/05\/2022 Santa Maria dei Miracoli presso San Celso &#8211; C.so Italia 37 &#8211; Milano<\/p>\n<p><strong>2023 \u2013 \u201cChiese vive: stratificazioni\u201d<\/strong><\/p>\n<p>18\/02\/2023 Chiesa di San Giorgio al Palazzo &#8211; Piazza San Giorgio 2 &#8211; Milano<\/p>\n<p>04\/03\/2023 Basilica di Sant\u2019Eustorgio &#8211; Piazza Sant&#8217;Eustorgio 1 &#8211; Milano<\/p>\n<p>06\/05\/2023 Chiesa di Santa Maria presso San Satiro &#8211; Via Torino 17 &#8211; Milano<\/p>\n<p><strong>2024 \u2013 \u201cChiese vive: Luoghi di cura\u201d<\/strong><\/p>\n<p>10\/02\/2024 Santa Maria Annunciata presso l\u2019Ospedale San Carlo &#8211; Via San Pio II 3 &#8211; Milano<\/p>\n<p>09\/03\/2024 Santuario del Beato Carlo Gnocchi &#8211; Via Capecelatro 70 &#8211; Milano<\/p>\n<p>04\/05\/2024 San Giovanni Bono &#8211; Via San Paolino 20 &#8211; Milano<\/p>\n<p>Nelle prossime uscite (quindicinali) ogni chiesa avr\u00e0 presentazione architettonica e liturgica. Si premetter\u00e0 sempre una strofa dell\u2019inno cantato ai Primi Vespri.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a> R. Guardini, <em>L\u2019atto di culto e il compito attuale della formazione liturgica. Una lettera<\/em>, in Id., <em>Formazione liturgica<\/em>, Morcelliana, Brescia 2008, pp. 28-29.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>UNA PROPOSTA PER TUTTI: VIVERE LE NOSTRE CHIESE IN CITTA\u2019 A partire da questo primo messaggio, si vuole offrire, alla riflessione comune e ad un possibile dibattito, l\u2019esperienza tuttora in corso avviata dal Meic milanese&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":15,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[215],"tags":[216,741,224,742],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/19031"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/15"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=19031"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/19031\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":19035,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/19031\/revisions\/19035"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=19031"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=19031"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=19031"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}