{"id":19019,"date":"2024-03-01T15:05:05","date_gmt":"2024-03-01T14:05:05","guid":{"rendered":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=19019"},"modified":"2024-03-01T15:05:35","modified_gmt":"2024-03-01T14:05:35","slug":"il-senso-del-futuro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/il-senso-del-futuro\/","title":{"rendered":"Il senso del futuro"},"content":{"rendered":"<p>In crisi globale, il neoliberismo torna all\u2019austerit\u00e0, ignaro che \u00abmalgrado la promessa di stabilizzare l\u2019economia mondiale il progetto di austerit\u00e0 degli anni Venti fu sotto questo profilo un fallimento spettacolare: il calo della domanda aggregata \u2013 un effetto che i promotori dell\u2019austerit\u00e0 <em>volevano<\/em> introdurre \u2013 \u00e8 considerato da molti una causa della Grande Depressione iniziata nel 1929, che si risolse davvero soltanto con lo stimolo economico di un\u2019altra guerra mondiale\u00bb [Clara E. Mattei, <em>Operazione austerit\u00e0<\/em>, Einaudi 2022, p. 278]. Anche la pandemia Covid \u00e8 un promemoria. \u00abDar\u00e0 un maggior contributo al benessere umano un investimento nella produzione di oggetti che per essere venduti debbono essere lanciati dalla pubblicit\u00e0 o un investimento nei servizi sanitari? \u2013 la risposta, mi pare, \u00e8 fin troppo ovvia. La replica migliore che l\u2019ideologia del laissez faire ci offre \u00e8 di non porre la domanda\u00bb [Joan Robinson, <em>Ideologie e scienza economica<\/em>, tr.it. Sansoni 1966, p. 203]. Ma quella sull\u2019Intelligenza Artificiale non si pu\u00f2 eludere.<br \/>\nProfessore di economia politica all\u2019Universit\u00e0 di Torino, Pietro Terna risponde che \u00abl\u2019occupazione scender\u00e0, rester\u00e0 costante o aumenter\u00e0, ma non moltissimo, come effetto delle spinte di automazione e IA, da un lato, e della produzione, dall\u2019altro. Fondamentali l\u2019effetto degli orari di lavoro e del decentramento anche con la grande novit\u00e0 del telelavoro nei settori pi\u00f9 innovativi, ma anche amministrativi. Gli effetti sulla prosperit\u00e0, termine desueto, ma evocativo, possono essere di massimo contrasto nel mondo. Il grande rischio \u00e8 che crescano ancora le disuguaglianze, invece di diminuire, e che l\u2019attenzione verso l\u2019ambiente subisca tendenze molto contrastanti\u00bb [\u00abPunture di spillo. Posti di lavoro: ne elimina pi\u00f9 il profitto che l\u2019IA\u00bb, <em>La Porta di Vetro<\/em>, 25\/01\/2024, online].<br \/>\nProfessore di economia degli intermediari finanziari, Universit\u00e0 Cattolica di Milano, Paolo Gualtieri avverte che \u00able grandi imprese sono molto favorite rispetto alle piccole perch\u00e9 dispongono di una base dati e informazioni pi\u00f9 ampia e hanno maggiori capacit\u00e0 d\u2019investimento nelle nuove tecnologie\u00bb, a spese di consumatori, piccole e medie imprese e lavoratori autonomi [\u00abIntelligenza artificiale e gruppi sociali\u00bb, <em>Il Sole 24Ore<\/em>,  25\/02\/24, p. 1]. Austerit\u00e0 e IA concentrano la ricchezza in poche mani con il risultato, come scrisse John Maynard Keynes nella Grande Crisi del 1929, che \u00abil capitale d\u00e0 un reddito non perch\u00e9 \u00e8 produttivo, ma perch\u00e9 \u00e8 scarso. Ancora peggio, la nozione che il risparmio \u00e8 una delle cause della disoccupazione tagli\u00f2 alla radice la giustificazione dell\u2019inuguaglianza del reddito come fonte dell\u2019accumulazione. Ci\u00f2 che rendeva cos\u00ec difficile da accettare la Teoria Generale non era il suo contenuto intellettuale, che in un clima di serenit\u00e0 avrebbe potuto facilmente essere padroneggiato, bens\u00ec le sue implicazioni rivoluzionarie\u00bb. \u00abCol rendere impossibile il sussistere della fiducia in un\u2019automatica riconciliazione di interessi in conflitto in un insieme armonioso, la Teoria Generale riport\u00f2 in superficie il problema di scelta e di giudizio che i neoclassici avevano tentato di offuscare. L\u2019ideologia che predicava la fine delle ideologie era finita. L\u2019Economica torn\u00f2 ad essere Economia Politica\u00bb [J. Robinson, cit., pp. 123-4]. Economia di scelta e di giudizio.<br \/>\nDi scelta e giudizio come la democrazia liberale in cui \u00abil riconoscimento della sovranit\u00e0 del popolo va di pari passo con l\u2019intangibilit\u00e0 di una serie di libert\u00e0 individuali (pensiero, religione, stampa, impresa economica)\u00bb [<em>Treccani<\/em>, online]. Invece, \u00abla scala \u201cglobale\u201d in cui operano le scelte degli investitori, quando la si mette a confronto con i limiti rigidamente \u201clocali\u201d imposti alle scelte della \u201dofferta di lavoro\u201d, determina l\u2019asimmetria \u2013 che a sua volta mette in luce il dominio dei primi sulla seconda. Mobilit\u00e0 e assenza di mobilit\u00e0 sono i due poli contrapposti della societ\u00e0 tardo-moderna o post-moderna. Il vertice della nuova gerarchia \u00e8 in una condizione di extra-territorialit\u00e0, i livelli inferiori sono in diverso grado vincolati allo spazio\u00bb [Zygmunt Baumann, <em>Dentro la globalizzazione. Le conseguenze sulle persone<\/em>, tr.it. Laterza 1999, pp. 155-6]\u00bb.<br \/>\nAlla scarsit\u00e0 di livelli inferiori rispetto alla ricchezza di risorse naturali da porre a profitto si pu\u00f2 rimediare come la Russia di Putin, ma il risultato \u00e8 ancora guerra. Altrove i conservatorismi nazionali provvedono \u00abimpadronendosi delle istituzioni, inclusi tribunali, universit\u00e0 e stampa indipendente\u00bb. \u00abUna volta indebolite, potrebbe essere difficile ripristinarle. Cos\u00ec \u00e8 in Polonia\u00bb. \u00ab\u00c8 la politica del risentimento: se la politica porta risultati negativi, i leader daranno la colpa a globalisti e immigrati e affermeranno che ci\u00f2 dimostra solo quanto c\u2019\u00e8 di sbagliato nel mondo. Nonostante tutte le loro contraddizioni, i conservatorismi nazionali sono riusciti a unirsi nell\u2019ostilit\u00e0 verso i nemici comuni, i migranti (specie musulmani), i globalisti e i loro presunti complici. A nove mesi dalle elezioni americane, Trump sta gi\u00e0 indebolendo la NATO\u00bb [\u00abThe growing peril of national conservatism\u00bb, <em>The Economist<\/em>, 17\/02\/24, online]. Ancora una volta, orizzonti di guerra. \u00abSono state proprio simili tentazioni a distruggere le democrazie in passato\u00bb. \u00abE potrebbero farlo nuovamente. Come si \u00e8 mostrato sempre in queste pagine, quando dei leader forti giungono al potere, rimuovendo i vincoli costituzionali, sono in grado di compiere delle azioni che spesso possono rivelarsi disastrose\u00bb [Ian Kershaw, <em>L\u2019uomo forte. Personalit\u00e0 e potere nell\u2019Europa contemporanea<\/em>, tr.it. Laterza 2022, p. 465].<br \/>\nE la Cina? \u00ab\u201cVuol essere l\u2019Amazon dei Paesi, riassume Damien Ma, cofondatore del gruppo di riflessione americano MarcoPolo, citato da Bloomberg. Come il distributore americano che vende di tutto, \u201cla Cina vuol essere il paese che produce tutto\u201d. Il riequilibrio dell\u2019economia cinese verso un modello meno orientato a investimenti e esportazioni a profitto dei consumi interni \u00e8 rimasto allo stato di bozza\u00bb [Stephane Lauer, \u00abChine: la grande fuite en avant\u00bb, <em>Le Monde<\/em>, 23\/01\/2024, online].<br \/>\nLiberisti, autocrati, populisti concepiscono solo risultati a breve, non hanno il senso del futuro.<br \/>\n<strong><em>Il senso del futuro<\/em><\/strong> [tr.it. Edizioni di Comunit\u00e0, 1981], di Jacob Bronowski, fu pubblicato nel 1977. \u00abCredo che questi due atteggiamenti siano egualmente dannosi: la meraviglia quanto la paura. Hanno infatti questo in comune: vogliono entrambi convincere il profano della sua totale impotenza\u00bb. \u00abOggi per la maggior parte della gente \u00e8 evidentemente la paura che prevale. Hanno paura del futuro e, se chiedi perch\u00e9, ti citano ovviamente la bomba atomica. Ma la bomba atomica \u00e8 solo il capro espiatorio delle nostre paure. Non \u00e8 che temiamo il futuro a causa di una bomba: temiamo il futuro perch\u00e9 non abbiamo fede nel futuro. Non crediamo pi\u00f9, come individui e come nazioni, nella nostra capacit\u00e0 di controllare il nostro futuro. E questa sfiducia non \u00e8 scaturita all\u2019improvviso dall\u2019invenzione di un\u2019arma. La bomba atomica ci ha soltanto duramente presentato, come questione di vita o di morte, ci\u00f2 che andava da tempo formandosi: la nostra incapacit\u00e0, il nostro rifiuto, di affrontare, come individui e come nazioni, il problema del ruolo della scienza nel nostro mondo\u00bb [p. 11].<br \/>\nInclusa la scienza economica.<br \/>\nNato in Polonia nel 1908 e morto in USA nel 1974, Bronowski studi\u00f2 in Germania e a Cambridge dove fu professore di matematica nell\u2019University College di Hull, poi direttore di unit\u00e0 inglesi di valutazione dei bombardamenti nella seconda guerra mondiale, quindi capo della sezione progetti Unesco e direttore dell\u2019Istituto centrale delle ricerche dell\u2019Ente britannico per il carbone, passando nel 1964 a dirigere il Council for Biology in Human Affairs dell\u2019Istituto Salk di San Diego. Chierico Vagante nel Secolo Breve, Jacob Bronowski parla a noi qui e ora. \u00ab\u00c8 sintomatico che incombano simultaneamente su di noi, per esempio, la minaccia della sovrappopolazione e quella della morte radioattiva\u00bb. \u00abSiamo minacciati dalla sovrappopolazione perch\u00e9 ci rifiutiamo di renderci conto onestamente \u2013 cio\u00e8 attivamente \u2013 della necessit\u00e0 di controllare la riproduzione umana. E siamo minacciati dalle bombe atomiche perch\u00e9 ci rifiutiamo di renderci conto della necessit\u00e0 di una nuova epoca di fiducia reciproca tra le nazioni. Per qualche curiosa ragione riteniamo che esuli dalla moralit\u00e0 guardare la realt\u00e0 in faccia; e riteniamo anche che sia possibile essere buoni senza essere saggi\u00bb. \u00abDue sono gli elementi costitutivi della moralit\u00e0. Il primo il senso dell\u2019importanza degli altri; il senso di solidariet\u00e0, di carit\u00e0, di tenerezza; il senso dell\u2019amore umano. L\u2019altro \u00e8 una chiara valutazione di ci\u00f2 che \u00e8 in gioco: una fredda consapevolezza, senza ombra di trucco, di ci\u00f2 che accadr\u00e0 con precisione a se stessi e agli altri, se ci si assumer\u00e0 il ruolo dell\u2019eroe o quello del codardo. \u00c8 questa la moralit\u00e0 pi\u00f9 alta: associare l\u2019amore umano a una valutazione lucida, scientifica\u00bb [pp. 225-7, passim].<br \/>\nNella Germania e Europa distrutte del 1948, ne era gi\u00e0 convinto lo storico Ludwig Dehio, direttore dell\u2019archivio di stato a Marburg: \u00abNon un inceppamento della nostra fantasia, ma il suo allargamento dovrebbe fruttarci lo sguardo comparativo rivolto al passato; un affinamento del senso della nostra inderogabile responsabilit\u00e0 personale, non un ottundimento causato dal fantasma d\u2019un determinismo regolato da leggi che ci esonererebbe dalla responsabilit\u00e0\u00bb [<em>Equilibrio o egemonia. Considerazioni sopra un problema fondamentale della storia politica moderna<\/em>, tr.it. Il Mulino, 1988, pp. 248-9].<br \/>\nNel 1979 John Hicks, professore di economia a Oxford, constat\u00f2 che, \u00abquando l\u2019economia si spinge al di l\u00e0 della \u2018statica\u2019, essa diviene meno scienza e pi\u00f9 storia\u00bb [<em>Causality in economics<\/em>, 1979, tr.it. <em>Analisi causale e teoria economica<\/em>, il Mulino 1981, p. 13]. Economia politica. Nel 1982 Karl Dietrich Bracher, professore di storia a Bonn, tracci\u00f2 un bilancio: \u00abLa svolta dell\u2019Europa, una comprensione pi\u00f9 reale della libert\u00e0 politica, della dignit\u00e0 umana e dei valori morali della democrazia erano tutti aspetti positivi della catastrofe, che anche al di l\u00e0 delle differenze nazionali permettevano una sorta di consenso di fondo del mondo libero, nel quale in maniera sorprendentemente rapida furono pienamente inseriti i vinti, i tedeschi e i giapponesi \u2013 e anche questo era un aspetto completamente diverso rispetto a quanto era accaduto nel primo dopoguerra\u00bb. \u00abMai nella storia erano emersi in maniera cos\u00ec impressionante i rapporti reciproci tra pensiero economico-sociale e pensiero politico\u00bb [<em>Il Novecento. Secolo delle ideologie<\/em>, tr.it. Laterza 2023, p. 268, ed.or. 1982].<br \/>\nA fine secolo Bracher scrive \u00abEpilogo 1999. Il secolo delle ideologie: fine o permanenza?\u00bb. \u00abLa speranza che ci viene dalla nostra esperienza del secolo che volge al termine \u00e8 quindi soprattutto una speranza critica nei confronti della ideologia. Nel momento in cui nessuno crede pi\u00f9 alla pretesa totalitaria di possedere la verit\u00e0, funzionano sempre meno anche gli strumenti di coercizione\u00bb. Ma \u00abl\u2019esperienza unita alla speranza che con il riflusso della fede ideologica monolitica e con la nascita di un sistema pluripartitico siamo giunti alla fine del dominio totalitario ideologicamente legittimato, ci porta naturalmente anche a chiederci, alla fine: s\u00ec, ma per quanto tempo?\u00bb \u00abCon quali prospettive di prevenire una ricaduta, di imparare dalla storia, dopo tanti fallimenti dovuti alla sistematica falsificazione dei fatti, a false interpretazioni e false illazioni? Per dirla con la celebre frase di Jacob Burkhardt: \u201cl\u2019esperienza deve farci non tanto avveduti (per la prossima volta) quanto saggi (per sempre)\u00bb [cit., p. 402-3]. Voluta da politici avveduti, l\u2019UE avrebbe ora bisogno di cittadini saggi.<br \/>\nSaggi magari no, ma come i tifosi del Napoli, dopo \u00abanni passati a tifare, a gridare, a cercare quel mare che non si vedeva mai, adesso il mare, quasi all\u2019intrasatta, sta qua, davanti a noi. E davanti a questo mare non sappiamo che dire\u00bb [Andrej Longo, <em>La forma dei sogni<\/em>, Sellerio 2023, p. 295]. L\u2019UE sta qua e davanti a questa UE parla lo scrittore austriaco Robert Manasse: \u00abNon possiamo certo cambiare il passato, ma possiamo ancora costruire l\u2019avvenire. Dobbiamo realizzare l\u2019ambizione che abbiamo ereditato: il superamento del nazionalismo; e per darci un futuro  abbiamo bisogno di ci\u00f2 di cui dobbiamo finalmente discutere: una democrazia europea postnazionale\u00bb [Robert Manasse, \u00abIl est grand temps de discuter de la d\u00e9mocratie europ\u00e9enne\u00bb, <em>Le Monde<\/em>, 4-5\/2\/24, online].<br \/>\nI populisti vogliono eliminare, anzich\u00e9 rafforzare, le fondamenta politiche e giuridiche di libert\u00e0, di uguaglianza e di democrazia, architravi dell\u2019UE [Radio3 Mondo, <em>Transazioni pericolose<\/em>, 19\/02\/23, online]. Invece, tutta la storia europea del secolo scorso ci dice che \u00able scelte politiche ben ponderate e accuratamente elaborate hanno maggiori probabilit\u00e0 di successo rispetto alle decisioni dittatoriali. Meno vincoli incontra il leader, pi\u00f9 \u00e8 probabile che vengano prese delle decisioni avventate e persino catastrofiche\u00bb [Kershaw, cit., p. 466]. Per averne conferma, basta guardarci intorno.<br \/>\nA decidere saremo noi elettori europei il prossimo giugno nel rinnovo di Parlamento, Commissione e degli altri organi politici UE. L\u2019albero ha la forza delle sue radici. Guardando al futuro prossimo, lo ha ricordato il convegno della Banca Popolare di Sondrio su &#8220;Linee guida per un nuovo progresso&#8221;, il 23 febbraio 2024. \u00abSar\u00e0 necessario saper guardare e utilizzare tutte le fonti finanziarie disponibili, dalla grande Banca europea per gli investimenti alla rete delle Banche di Credito Cooperativo soprattutto per le imprese minori, al capitale di rischio nelle sue varie forme e configurazioni\u00bb. Economia politica, di scelta e giudizio, fondamentale come la democrazia che sola la rende possibile, non a caso nell\u2019Europa madre delle rivoluzioni: scientifica, industriale e tecnologica, politica ed ora globale, anche per ragioni ambientali sulla terra che ci ospita.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In crisi globale, il neoliberismo torna all\u2019austerit\u00e0, ignaro che \u00abmalgrado la promessa di stabilizzare l\u2019economia mondiale il progetto di austerit\u00e0 degli anni Venti fu sotto questo profilo un fallimento spettacolare: il calo della domanda aggregata&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":8,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[51],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/19019"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/8"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=19019"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/19019\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":19020,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/19019\/revisions\/19020"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=19019"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=19019"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=19019"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}