{"id":19005,"date":"2024-02-27T07:23:19","date_gmt":"2024-02-27T06:23:19","guid":{"rendered":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=19005"},"modified":"2024-02-27T07:55:12","modified_gmt":"2024-02-27T06:55:12","slug":"sinner-come-operetta-morale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/sinner-come-operetta-morale\/","title":{"rendered":"Sinner come operetta morale"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/sinner.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-19008\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/sinner-300x158.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"158\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/sinner-300x158.jpg 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/sinner.jpg 310w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Il profilo con cui il tennista Jannik Sinner si \u00e8 presentato sul palcoscenico della &#8220;massima fama sportiva&#8221; ha elementi di una certa novit\u00e0. Colpisce, immediatamente, una facile correlazione con il &#8220;bravo ragazzo&#8221;, che guadagna la sua gloria senza uscire dalla &#8220;misura&#8221;: continue sedute di allenamento, relazione stretta con i genitori, riconoscenza verso gli allenatori, soprattutto &#8220;duro lavoro su di s\u00e9&#8221;. Proprio qui, tuttavia, appare un elemento trasgressivo, che non \u00e8 soltanto &#8220;costruzione del personaggio&#8221;, ma credo vada anche ad incidere sulla forma cosciente, in lui e nel suo entourage, di una duplice trasgressione. Provo ad esaminarle entrambe.<\/p>\n<p>a) <strong>Sinner e il lavoro<\/strong><\/p>\n<p>Apertamente e quasi senza schermi, Sinner ripete: devo ancora lavorare.\u00a0 Lo dice sia prima della partita, sia durante la partita (ovviamente col corpo, non con la bocca) sia alla fine della partita. Il tennis \u00e8 diventato, per Sinner, la sua &#8220;virt\u00f9&#8221;. Ma il tono con cui Sinner risponde in termini di &#8220;lavoro&#8221; corrisponde ad una cultura del &#8220;compito morale&#8221; che per la tradizione italiana non \u00e8 cos\u00ec evidente come lo \u00e8 per la cultura tedesca. Essere al 100% italiano non \u00e8 perci\u00f2 del tutto vero. Nessun dubbio sul piano della cittadinanza, qualche dubbio su piano della cultura. Questa differenza non ha a che fare con lo stereotipo del &#8220;tedesco impegnato&#8221; e dell'&#8221;italiano svagato&#8221;. Qui non conta il &#8220;lavoro&#8221;, che certamente accomuna tutti i tennisti (italiani, tedeschi, russi o argentini), ma il ruolo che il lavoro ha nella autocoscienza del tennista. Non deve stupire il fatto che ci siano italiani di cultura tedesca: il cosiddetto &#8220;alto Adige&#8221; (che\u00a0 culturalmente \u00e8 Sud-Tyrol) ne \u00e8 pieno. Coltivare il tennis come una &#8220;virt\u00f9&#8221; significa strutturare la esistenza nel continuo perfezionamento dei singoli colpi, nel modo di reagire alle difficolt\u00e0, nel modo di esultare nei momenti felici. La misura che contraddistingue il comportamento di Sinner in campo \u00e8 anch&#8217;essa il frutto di un &#8220;lavoro su di s\u00e9&#8221;. Questo non significa affatto che Sinner non si diverta. Anzi, parla spesso del &#8220;gusto della partita&#8221;, ma \u00e8 come se volesse sempre comunicare che la gioia del gioco felice dipende dal lavoro precedente, quello che non si vede in televisione, ma che sta nel cammino lento e progressivo del giocatore, appunto come &#8220;abitudini apprese&#8221;, come virt\u00f9. Un giovane di 22 anni che parla tanto della virt\u00f9, pi\u00f9 che un evento tennistico, \u00e8 un fatto culturale. E le gustose geometrie, con cui la pallina gialla disegna trasversalmente il campo di gara, sono il frutto di un lavoro sulla racchetta che la trasforma in una sensibilissima prolunga della mano.<\/p>\n<p>b) <strong>Sinner e le emozioni<\/strong><\/p>\n<p>Le domande che i giornalisti rivolgono sempre ai campioni, subito dopo il momento in cui vincono (lo scudetto, il giro d&#8217;Italia, una gara di canoa o un torneo di tennis) sono sempre le stesse. Soprattutto si concentrano su una domanda: &#8220;che cosa hai provato?&#8221;. Al campione si chiedono le emozioni. Mi ha subito colpito il fatto che Sinner non parla mai delle emozioni, ma del lavoro fatto, della bravura dell&#8217;avversario e dell&#8217;aiuto che ha ricevuto. Questo \u00e8 davvero sorprendente. E questo tratto si compone, per differenza, con la insistenza sul lavoro. Se ti concentri sul lavoro, metti da parte le emozioni. O, meglio, le differisci e le trasferisci. La virt\u00f9, si potrebbe dire, \u00e8 l&#8217;arte di differire le emozioni e di spostarle parzialmente sull&#8217;atto di lavoro su di s\u00e9. Sinner pu\u00f2 restare cos\u00ec freddo nell&#8217;esercizio del suo &#8220;gioco&#8221; per il fatto di essersi emozionato prima, durante la preparazione, e per poter concentrare la emozione pi\u00f9 piena alla fine, all&#8217;ultimo scambio, dell&#8217;ultimo gioco, dell&#8217;ultimo set. Forse in questo intreccio particolare tra emozioni e lavoro sta la particolare qualit\u00e0 del giovane tennista di nazionalit\u00e0 italiana, ma di cultura tedesca. Tra le cose pi\u00f9 sorprendenti che ha dichiarato, vi \u00e8 una frase sorprendente sul fatto che i genitori lo hanno sempre lasciato libero di scegliere. E che tutti i genitori dovrebbero essere come i suoi. Ma \u00e8 chiaro che per Jannik Sinner la &#8220;libert\u00e0&#8221; consiste nel &#8220;lavoro su di s\u00e9&#8221;. Non \u00e8 libert\u00e0 emotiva, ma virtuosa.<\/p>\n<p>Questi aspetti della sua persona, che pu\u00f2 facilmente diventare stilizzazione &#8220;da personaggio&#8221;, credo possano essere un elemento di &#8220;trasgressione&#8221; delle evidenze comuni e di maturazione per molti giudizi, che vanno ben al di l\u00e0 di un semplice &#8220;evento sportivo&#8221;. Il fatto che uno &#8220;sport&#8221; diventi un &#8220;lavoro&#8221; &#8211; cosa che dovrebbe sempre anche stupirci &#8211; non impedisce affatto di leggere ogni lavoro come una forma di progressivo miglioramento di s\u00e9 nella relazione con gli altri. Che un giovane campione del tennis ci faccia pensare alla relazione tra lavoro ed emozione, invitandoci ad uscire dagli stereotipi, non \u00e8 cosa da poco. E&#8217; quasi una operetta morale in forma sportiva.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il profilo con cui il tennista Jannik Sinner si \u00e8 presentato sul palcoscenico della &#8220;massima fama sportiva&#8221; ha elementi di una certa novit\u00e0. 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