{"id":18904,"date":"2024-01-08T09:05:12","date_gmt":"2024-01-08T08:05:12","guid":{"rendered":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=18904"},"modified":"2024-01-08T09:20:13","modified_gmt":"2024-01-08T08:20:13","slug":"la-benedizione-liturgica-e-le-categorie-della-dottrina","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/la-benedizione-liturgica-e-le-categorie-della-dottrina\/","title":{"rendered":"La benedizione liturgica e le categorie della dottrina"},"content":{"rendered":"<p align=\"left\"><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Congregation_for_the_Doctrine_of_the_Faith.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-12997\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Congregation_for_the_Doctrine_of_the_Faith-300x241.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"241\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Congregation_for_the_Doctrine_of_the_Faith-300x241.jpg 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Congregation_for_the_Doctrine_of_the_Faith-1024x825.jpg 1024w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"left\"><span style=\"color: #050505\"><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: medium\">Anche nell\u2019ultimo, pi\u00f9 recente e autorevole commento alla Dichiarazione \u201cFiducia supplicans\u201d, firmato da Alberto Cozzi e pubblicato su &#8220;Avvenire&#8221; del 6 gennaio (si pu\u00f2 leggere <a href=\"https:\/\/www.avvenire.it\/chiesa\/pagine\/la-riflessione-e-la-risposta-a-una-richiesta-di-so?\">qui<\/a>), una giusta valutazione del documento sul piano \u201cpastorale\u201d sembra lasciare nel non detto il ruolo che la benedizione svolge nella vita della Chiesa, proprio con la sua forma rituale. Negare la natura rituale della benedizione, in effetti, rimane un modo vecchio di pensare, che esige alcune puntualizzazioni. Forse proprio questa dichiarazione, che coglie con lucidit\u00e0 la sfida attuale, ma che la affronta con categorie un po&#8217; forzate, mi pare possa essere la occasione per un chiarimento importante.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span style=\"color: #050505\"><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: medium\">Da un lato, infatti, si \u00e8 notato, fin dal primo apparire della Dichiarazione, che essa comportava un superamento esplicito e dichiarato del noto \u201cResponsum\u201d del 2021: qui vi \u00e8 una discontinuit\u00e0 disciplinare importante, a cui non corrisponde per\u00f2 una altrettanto chiara esposizione teologica. I punti deboli sono tre:<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span style=\"color: #050505\"><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: medium\">a) la continua riaffermazione che la \u201cdottrina resta immutata\u201d, il che \u00e8 vero solo in parte;<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span style=\"color: #050505\"><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: medium\">b) una nozione di \u201cbenedizione non rituale e non liturgica\u201d che appare piuttosto paradossale;<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span style=\"color: #050505\"><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: medium\">c) una ridefinizione necessaria dei soggetti che chiedono la benedizione (che non sono semplicemente peccatori che occorre imparare ad accogliere)<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span style=\"color: #050505\"><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: medium\">Provo a fermarmi su ognuno di questi punti critici:<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span style=\"color: #050505\"><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: medium\">a) <em>Dottrina immutabile?<\/em><\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span style=\"color: #050505\"><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: medium\">L\u2019orizzonte della \u201cdottrina sul matrimonio\u201d, che la Dichiarazione richiama fin dalla sua introduzione, fissa una nozione di benedizione che, nella storia del matrimonio cattolico, appare estremamente problematica. In effetti lo specifico sviluppo moderno della dottrina cattolica del matrimonio ha estromesso la benedizione dalla sostanza del sacramento. A partire dal Decreto \u201cTametsi\u201d 1563 la benedizione non svolge pi\u00f9 una funzione sostanziale nel darsi del sacramento, che si fonda semplicemente sul consenso dei coniugi, ricevuto dal ministro ordinato secondo la forma canonica. Questo, tuttavia, non riesce a far dimenticare alla Chiesa che per circa 1500 anni \u00e8 stata proprio la benedizione a \u201ccongiungere\u201d formalmente gli sposi, almeno sul piano sacramentale. Questa storia complessa ha introdotto nelle preoccupazioni dottrinali attuali, la esigenza di una continua distinzione tra \u201cbenedizione liturgica\u201d e \u201cbenedizione informale\u201d, che non ha di fatto precedenti storici. Si comprende bene la esigenza di \u201cnon abbandonare alla maledizione\u201d tutte le unioni \u201csenza regola\u201d, ma la predisposizione di uno strumento \u201cnon rituale\u201d sembra mettere al riparo la istituzione dalla responsaibilit\u00e0 profetica di un riconoscimento effettivo e non clandestino. In questo modo si riapre una dimensione \u201cclandestina\u201d delle unioni che Trento aveva cercato di superare. Se capisco e apprezzo il fatto che questa Dichiarazione costituisca una discontinuit\u00e0 rispetto al \u201cdivieto di benedizione\u201d precedente, non capisco perch\u00e9 si possa pensarla soltanto \u201csenza regole previe\u201d, senza libri, senza rituali, forse anche senza spazio e senza tempo. Una dottrina della benedizione, come forma originaria del pregare cristiano e della benevolenza di Dio, chiede che anzitutto nel benedire ci sia spazio, tempo, uso del linguaggio verbale e non verbale. Qui, a mio avviso, la preoccupazione di \u201csalvaguardare la dottrina\u201d confonde le benedizioni con i sacramenti e per questo le ridimensiona fino all\u2019inverosimile di una puntualit\u00e0 senza pubblicit\u00e0. La benedizione \u00e8 atto che investe non solo il vescovo o il presbitero o il diacono, ma la intera comunit\u00e0, che lo si voglia o no.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span style=\"color: #050505\"><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: medium\">b) <em>Che cosa \u00e8 una benedizione senza rito?<\/em><\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span style=\"color: #050505\"><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: medium\">Proprio sulla \u201cessenza della benedizione\u201d mi pare che il magistero liturgico dell\u2019ultimo secolo sia stato largamente ignorato o frainteso. Qui si trova ancora, nella Dichiarazione, la eredit\u00e0 del fraintendimento presente nel Responsum del 2021: ossia quello di equiparare benedizione e sacramento. La benedizione, storicamente, \u00e8 stata compresa come \u201csacramentale\u201d, non come \u201csacramento\u201d: ci\u00f2 significa che discende da una istituzione ecclesiale, non \u00e8 istituita da Cristo; che \u00e8 efficace \u201cex opere operantis\u201d, non \u201cex opere operato\u201d. In origine questa categoria \u00e8 stata inventata all\u2019inizio del XIII secolo, per dare dignit\u00e0 alla benedizione con cui veniva consacrato il Vescovo. Non essendo pensato come sacramento, l\u2019episcopato era un sacramentale! Per questo oggi potremmo essere molto meno preoccupati di assicurare la natura \u201cnon liturgica\u201d e \u201cnon ritualizzata\u201d della benedizione. Questa esigenza rivela un disagio delle categorie fondamentali con cui pensiamo la tradizione. Proprio perch\u00e9 \u201cprofezia ecclesiale\u201d, riconoscere le diverse forme della \u201ccomunione di vita e di amore\u201d, senza negarne differenze e limiti, pu\u00f2 e deve avere forme ritualizzate, anche se non sacramentali. Dire benedizione implica un regime formale, verbale e rituale che non si deve confondere con la \u201cregolamentazione giuridica\u201d. Su questo ha ragione la Dichiarazione, che identifica bene la discontinuit\u00e0, ma la elabora con categorie vecchie. Resta in qualche modo imbrigliata nella pretesa moderna, tipica del Decreto <i>Tametsi<\/i>, di un regolamento ecclesiale totalizzante, che copre contemporaneamente le forme del consenso, della benedizione e della regolamentazione matrimoniale. Liturgico diventa da allora, soprattutto nel matrimonio, sinonimo di \u201cufficiale\u201d. E allora un prete che si identifica troppo con un \u201cpubblico ufficiale\u201d faticher\u00e0 ad essere profeta, non nascostamente o brevemente, ma apertamente e con tutto il tempo necessario. Mentre il <em>Responsum<\/em> glielo vietava, ora la <em>Dichiarazione<\/em> glielo consente, e quasi glielo raccomanda, ma come in segreto e con tempistiche accelerate. \u201cAs soon as possible\u201d non pu\u00f2 essere la regola di una svolta pastorale, ma solo quella di una soluzione diplomatica e provvisoria.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span style=\"color: #050505\"><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: medium\">c) <em>Il disordine e le forme di vita<\/em><\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span style=\"color: #050505\"><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: medium\">Le famiglie irregolari sono \u201cdisordinate\u201d. Secondo il <em>Responsum<\/em> questa \u00e8 la ragione per cui non possono essere benedette, per la <em>Dichiarazione<\/em> questa \u00e8 la ragione per cui possono essere benedette. Ma \u00e8 questa difinizione di \u201cdisordine\u201d a non essere pi\u00f9 adeguata. Essa viene dalle tassonomie del peccato, che pensano le forme del male secondo grandi categorie. Essere \u201ccontro Dio\u201d e \u201ccontro il prossimo\u201d fa s\u00ec che non si possa benedire il bestemmiatore in quanto bestemmiatore, o il ladro in quanto ladro. Se il bene del matrimonio \u00e8 la generazione, una unione che non pu\u00f2 generare per natura, diventa \u201cintrinsecamente malvagia\u201d. Queste categorie classiche, che possono arrivare alla sequenza troppo rozza del Compendio del Catechismo della Chiesa cattolica, quando mette insieme masturbazione, stupro e omosessualit\u00e0 come vizi della castit\u00e0, devono essere riviste, perch\u00e9 si possa benedire, nelle coppie cosiddette irregolari, una \u201ccomunione di vita e di amore\u201d che merita il riconoscimento anche ecclesiale. La pastorale, qui, richiede una nuova lettura della dottrina, che usi categorie aggiornate che non abbiamo ancora elaborato pienamente: non perch\u00e9 siano imposte dalla moda, ma perch\u00e9 possiamo onorare i fenomeni reali, offrendo veri chiarimenti. Le coppie di divorziati risposati e le coppie omoaffettive non sono \u201cintrinsecamente malvagie\u201d perch\u00e9 non rispettano la legge oggettiva della \u201criserva della sessualit\u00e0 al matrimonio legittimo\u201d. Le dimensioni di peccato, che il limite delle storie personali intreccia inevitabilmente (la ingiustizia verso la prima unione, la incapacit\u00e0 di generazione biologica) sono limiti che devono essere riconosciuti, ma che non impediscono la forma di vita e di amore che \u00e8 la \u201cseconda unione\u201d o la \u201cunione omoaffettiva\u201d. Uscire dalla prospettiva che giudica queste forme di vita prima di tutto per ci\u00f2 che negano e saper maturare una visione che sappia riconoscere ci\u00f2 che in quelle comunioni di vita e di amore viene affermato, chiede alla Chiesa cattolica una dottrina aggiornata.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span style=\"color: #050505\"><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: medium\">d) <em>Lo scandalo dello scandalo<\/em><\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span style=\"color: #050505\"><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: medium\">La tradizione \u00e8 pi\u00f9 ricca di quanto pensiamo a partire dal mondo moderno. La tradizione sa bene che la benedizione \u00e8 il linguaggio pi\u00f9 libero della Chiesa, che non deve essere previamente sottoposta al giudizio dogmatico, come se si trattasse sempre di \u201cformule sacramentali\u201d. La benedizione conserva la sua libert\u00e0 se resta narrazione di vita, contestualizzazione spaziale e temporale, atto corporeo, profezia comunitaria, vera accoglienza. Per questo il criterio dello scandalo, che spesso viene utilizzato come <i>norma normans<\/i> delle benedizioni che hanno per oggetto \u201crelazioni affettive e sessuali\u201d, deve ricordare che era scandaloso, per il medioevo e per la et\u00e0 moderna, affermare che le nozze fossero \u201catto dei coniugi\u201d e non \u201cdei padri e delle famiglie\u201d. La grande lotta che ha attraversato l\u2019europa a partire dalle teorie dei canonisti medievali \u00e8 stata un vero \u201cscandalo\u201d. La Chiesa ha saputo riconoscere che la volont\u00e0 dei nubendi era superiore alla volont\u00e0 delle famiglie di provenienza. Abbiamo saputo essere scandalosi e ne siamo stati orgogliosi e ancora potremmo e dovremmo esserlo. Non dovremmo essere troppo preoccupati di uscire dalla societ\u00e0 dell\u2019onore, che colpevolizza ogni comportamento \u201comoaffettivo\u201d, temendo che quella \u201cmancanza di generazione\u201d sia una minaccia per la societ\u00e0. L\u2019abominio contro natura e contro Dio \u00e8 fondato su questa arcaica riduzione del matrimonio a \u201cgenerazione\u201d, cosa di cui Ges\u00f9 non dice assolutamente nulla. Il \u201clegame indissolubile\u201d tra uomo e donna pu\u00f2 emergere, forse inatteso, ma reale, nel legame tra uomo e uomo, tra donna e donna. Con il limite della assenza di generazione biologica, ma non senza fedelt\u00e0, non senza vincolo perenne, non senza fecondit\u00e0 sociale, contestuale e personale.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span style=\"color: #050505\"> <span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: medium\">e) <em>Paradossi e confusioni<\/em><\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span style=\"color: #050505\"><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: medium\">Gli atti amministrativi possono essere puntuali, fuori dallo spazio e dal tempo. Le benedizioni sono narrazioni, che chiedono spazio e tempo. Per questo una assoluzione o una crismazione o un battesimo pu\u00f2 durare 10 secondi, mentre una benedizione del crisma, dell&#8217;acqua o del pane e calice richiedono tempo e spazio, gesti e memorie, immagini e commozioni. La scissione tra amministrazione dei sacramenti e narrazioni benedicenti \u00e8 uno dei nostri problemi pi\u00f9 profondi. In realt\u00e0, ogni sacramento vive di benedizione: si benedice l\u2019acqua, si benedice il crisma, si benedice il pane e il calice, si benedice l\u2019olio degli infermi, si benedice il candidato al ministero e si benedicono gli sposi. Anche il penitente non \u00e8 semplicemente assolto, ma entra nella benedizione del fare penitenza nel cuore, sulla bocca e nel corpo. Una rilettura dei sacramenti in relazione al benedire \u00e8 assai istruttiva. Evita soprattutto di capovolgere le prospettive e di cadere nella trappola di giudicare le benedizioni con il metro di un \u201catto amministrativo sacramentale\u201d e non invece il sacramento alla luce della narrazione delle benedizioni di Dio. La Dichiarazione \u201cFiducia supplicans\u201d apre uno squarcio decisivo nella totalizzazione amministrativa della Chiesa: lascia uno spazio alla profezia. Che per\u00f2 non \u00e8 e non pu\u00f2 essere semplicemente uno \u201cspazio aliturgico\u201d, perch\u00e9 \u00e8 proprio la \u201cliturgia di benedizione\u201d lo spazio originario di questa vocazione pastorale. La pastorale pi\u00f9 profetica non \u00e8 al di qua o al di l\u00e0 della liturgia, ma proprio nel suo cuore pi\u00f9 antico.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: medium\"><span style=\"color: #050505\">f) <em>Prudenza profetica<\/em><\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: medium\"><span style=\"color: #050505\">Questo implica, tuttavia, una relazione complessa tra dottrina e pastorale: la pastorale non \u00e8 semplicemente una \u201cumanizzazione\u201d della dottrina, ma \u00e8 anche \u201cfonte\u201d di una revisione dottrinale. In questo, rispetto alla analisi di A. Cozzi, mi pare che la provenienza della Dichiarazione dal Dicastero della fede sia un segno importante. Che possa esservi un cambiamento della dottrina sulla guerra o sulla pena, non sembra turbare nessuno. Sembra che invece nel regolamento delle relazioni sessuali, ci dobbiamo impegnare a stare di fronte a 2000 anni di uniforme fedelt\u00e0. <\/span><\/span><\/span>Nessuno considera esagerata la condanna della guerra o della pena di morte, anche rispetto a culture belliciste o giustizialiste. Le differenze culturali hanno bisogno di coraggiosa e paziente pedagogia. Ma sul rispetto per la omoaffettivit\u00e0 si pretenderebbe, da alcuni, una totale sintonia dei vescovi con le tradizioni pi\u00f9 intolleranti. Come se fosse compreso nel Vangelo il pregiudizio contro la omosessualit\u00e0. Come se le ataviche logiche dell&#8217;onore dovessero prevalere contro le logiche della dignit\u00e0. La differenza di trattamento delle questioni dipende dal fatto che i peccati di superbia e di ira sembrano irrilevanti, mentre il peccato sessuale si \u00e8 ingigantito a dismisura, diventando quasi il peccato per antonomasia. Qui c \u00e8 una reale perdita di identit\u00e0, presentata come resistenza e purezza. Qui, a me pare, dire \u201cpastorale\u201d implica un lavoro sulla dottrina che non pu\u00f2 essere n\u00e9 sottaciuto n\u00e9 sottostimato. Lavoro sulla dottrina non significa \u201ccambiare dottrina\u201d, ma tradurre le forme dottrinali espresse nella \u201csociet\u00e0 dell\u2019onore\u201d nelle forme dottrinali \u201cdella societ\u00e0 della dignit\u00e0\u201d. Una Chiesa che non si senta disonorata dai divorziati risposati che la frequentano e dalla coppie omosessuali che la abitano evita di assumere, anche ufficialmente, quelle forme del nascondimento e del riserbo imbarazzato che sono lo strascico di una concezione totalizzante e totalitaria della societ\u00e0 e della Chiesa. Ci vuole prudenza, questo \u00e8 certo: ma essere prudenti in qualche caso significa frenare, in altri casi significa schiacciare decisamente sull\u2019acceleratore.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Anche nell\u2019ultimo, pi\u00f9 recente e autorevole commento alla Dichiarazione \u201cFiducia supplicans\u201d, firmato da Alberto Cozzi e pubblicato su &#8220;Avvenire&#8221; del 6 gennaio (si pu\u00f2 leggere qui), una giusta valutazione del documento sul piano \u201cpastorale\u201d sembra&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[50],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/18904"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=18904"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/18904\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":18907,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/18904\/revisions\/18907"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=18904"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=18904"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=18904"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}