{"id":18894,"date":"2023-12-30T10:10:48","date_gmt":"2023-12-30T09:10:48","guid":{"rendered":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=18894"},"modified":"2023-12-30T10:10:48","modified_gmt":"2023-12-30T09:10:48","slug":"rovelli-la-fede-e-il-principio-del-piacere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/rovelli-la-fede-e-il-principio-del-piacere\/","title":{"rendered":"Rovelli, la fede e il principio del piacere"},"content":{"rendered":"<p align=\"left\"><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Thomasbene.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-18707\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Thomasbene-169x300.jpg\" alt=\"\" width=\"169\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Thomasbene-169x300.jpg 169w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Thomasbene-576x1024.jpg 576w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Thomasbene.jpg 720w\" sizes=\"(max-width: 169px) 100vw, 169px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"left\"><span style=\"color: #050505\"><span style=\"font-family: inherit\"><span style=\"font-size: xx-small\"><i>Da tempo circola in rete una \u201cdichiarazione\u201d con cui Carlo Rovelli, fisico di chiara fama, difende il proprio ateismo con una serie di \u201cmi piacciono\u201d e \u201cnon mi piacciono\u201d. (si pu\u00f2 leggere il testo <a href=\"https:\/\/donpaolo.it\/2022\/07\/perche-sono-ateo-carlo-rovelli\/\">qui<\/a>)<\/i><\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span style=\"color: #050505\"><span style=\"font-family: inherit\"><span style=\"font-size: xx-small\"><i>Una tradizione che demonizza il principio del piacere pu\u00f2 e deve essere corretta da una nuova considerazione del piacere. Ma la identificazione del bene con &#8220;ci\u00f2 che piace&#8221; non contesta soltanto le tradizioni religiose, ma le differenze culturali tra vegetale, animale e umano. Un rapporto diretto col bene, nell&#8217;uomo, non si d\u00e0 mai immediatamente. Sulle mediazioni non ce la caviamo mai solo con una disputa <\/i>de gustibus. <i>Non per essere superbi, o sentirsi superiori, ma per rispettare il fenomeno. Diciamo per scrupolo scientifico. Non la fede, ma la complessit\u00e0 del reale umano e morale, ci obbliga a non fermarci al principio del piacere. Provo a formulare una sorta di \u201ccontrappunto\u201d al testo di Rovelli, non solo per dire cose diverse, ma per valorizzare, per quanto possibile, uno stile e un modo diverso di porre la medesima questione.<\/i><\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span style=\"color: #050505\"><span style=\"font-family: inherit\"><span style=\"font-size: xx-small\">Ci\u00f2 che mi piace non \u00e8 detto che sia il mio bene. Ci\u00f2 che non mi piace non \u00e8 detto che sia il mio male. Questo \u00e8 il grande mistero della natura degli uomini e delle donne: di non essere immediatamente se stessi. E di trovare se stessi nel cammino di una esistenza esposta all\u2019incomprensibile mistero della libert\u00e0 e della grazia. Come un albero e come un cane, viviamo, sentiamo e soffriamo. Ma a differenza dell\u2019albero e del cane non siamo gi\u00e0 noi stessi, ma cerchiamo noi stessi nel cammino della esistenza, di fronte agli altri e grazie agli altri, di fronte a Dio e grazie a Dio: in questa differenza tra realt\u00e0 e compito sta la libert\u00e0 e il peccato. Agire solo in base al bene \u00e8 il nostro ideale, ma questo bene non si presenta sempre come \u201cci\u00f2 che ci piace\u201d. Ci sono beni che hanno un \u201cpiacere differito\u201d e che nell\u2019immediato non ci sembrano affatto il nostro bene. Questo \u00e8 il regno della \u201ctradizione\u201d: il regno di beni che non sono autoevidenti. La fede non \u00e8 un immediato \u201csistema di controllo\u201d, ma una tradizione della \u201cperdita di controllo\u201d. E\u2019 riconoscere il mistero della grazia e della libert\u00e0, che parla in ogni cosa, nella foglia come nelle stelle. Cercare il bene per paura di una sanzione non \u00e8 tipico della fede, anche se la forma umana della vita \u00e8 strutturata anche di sanzioni. Tuttavia uscire dalla \u201cpaura del male\u201d come via al bene, non \u00e8 cos\u00ec semplice. L\u2019ideale di \u201ccompiere il bene per amore del bene\u201d, se vuole rimediare alla cattura di uno slogan, deve assumere forme concrete: la \u201cgratuit\u00e0\u201d del rapporto col bene non pu\u00f2 fare a meno di una nozione di \u201cgrazia\u201d che va oltre se stessi. O un dovere o un essere sta oltre la immediata identit\u00e0 tra piacere e bene. Per questo il problema del \u201cbene per il bene\u201d affatica gli uomini da secoli. <\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span style=\"color: #050505\"><span style=\"font-family: inherit\"><span style=\"font-size: xx-small\">Vi \u00e8 poi un\u2019altra dimensione da considerare: la preghiera, il culto e la liturgia, il \u201cpiacere a Dio\u201d e il \u201crendergli grazie\u201d e \u201cgustare il silenzio\u201d. E\u2019 giusto dispiacersi di un mutismo magico che paralizza le nostre funzioni. Ma non \u00e8 questo che piace a Dio. Incontrarsi nella lode e nel rendere grazie, guardando i volti e gustando il mistero della parola e del silenzio, del canto e del movimento, \u00e8 precisamente ci\u00f2 che la tradizione, che custodisce le cose non evidenti, ci ha consegnato nei secoli. Non funzioni anonime, ma luoghi di comunione appassionata, che parla anzitutto ai sensi e al tatto, per illuminare la volont\u00e0 e confortare l\u2019intelletto. Dio non spiega il reale e non emana leggi morali. Distinguere tra il bene e il male \u00e8 precisamente il centro di un equivoco: la pretesa di distinguere immediatamente \u00e8 peccato, non virt\u00f9. La virt\u00f9 \u00e8 accettare la relazione come luogo dell\u2019apertura alla morale distinzione tra giusto e ingiusto: che \u00e8 diversa sia dalla distinzione tra piacere e dispiacere, sia dalla distinzione tra utile e dannoso. Nel rapporto con Dio e con il prossimo (che non si pu\u00f2 racchiudere in nessuna parola e in nessuna azione) ogni uomo e ogni donna trova la via, non predeterminata, verso il bene. Credere \u00e8, appunto, restare in questo rapporto, di cui nessuno ha il monopolio. Seguire Ges\u00f9, per dirla con semplicit\u00e0, consiste in questa umile accettazione della finitezza, di bisogno dell\u2019altro, verso la felicit\u00e0 che \u00e8 \u201cparola piena di mistero\u201d (fede), \u201ccammino verso il non visibile\u201d (speranza) e \u201camore senza misura\u201d (carit\u00e0). <\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span style=\"color: #050505\"><span style=\"font-family: inherit\"><span style=\"font-size: xx-small\">Speranza \u00e8 il contrario della disperazione, certo, ma anche il contrario della presunzione. Lo stereotipo del credente come del presuntuoso che sa tutto sull\u2019universo, fa il bene solo per evitare il male, partecipa passivamente a funzioni senza senso, detta legge sul mondo naturale o morale, \u00e8 la caricatura della fede. Una caricatura fortunata, che piace, ma che la fede autentica guarda con estrema preoccupazione. Le ragioni del credere sono pi\u00f9 forti della giusta critica alla caricatura della fede. La rivelazione del mistero non \u00e8 \u201cspiegazione scientifica\u201d delle cose, ma esperienza pi\u00f9 intensa del mistero e della radicale incomprensibilit\u00e0 delle cose, che si apre alla luce solo nella relazione personale col prossimo e con Dio, senza monopoli e senza presunzione, ma con affidamento e con speranza. Per non ridurre il rapporto col mondo al mi piace o non mi piace, sapendo che la mediazione dei sensi \u00e8 inaggirabile, ma non \u00e8 mai ultimo criterio: non lo \u00e8 per la fede, ma neppure per la scienza, se non erro.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Da tempo circola in rete una \u201cdichiarazione\u201d con cui Carlo Rovelli, fisico di chiara fama, difende il proprio ateismo con una serie di \u201cmi piacciono\u201d e \u201cnon mi piacciono\u201d. (si pu\u00f2 leggere il testo qui)&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[50],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/18894"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=18894"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/18894\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":18895,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/18894\/revisions\/18895"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=18894"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=18894"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=18894"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}