{"id":18879,"date":"2023-12-11T19:25:53","date_gmt":"2023-12-11T18:25:53","guid":{"rendered":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=18879"},"modified":"2023-12-11T19:25:55","modified_gmt":"2023-12-11T18:25:55","slug":"intersynodal-tempo-ecclesiale-e-compito-teologico-in-cinque-punti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/intersynodal-tempo-ecclesiale-e-compito-teologico-in-cinque-punti\/","title":{"rendered":"<strong>Intersynodal: tempo ecclesiale e compito teologico in cinque punti<\/strong>"},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/vescovi-sinodo.png\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"1024\" height=\"630\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/vescovi-sinodo-1024x630.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-9223\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/vescovi-sinodo-1024x630.png 1024w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/vescovi-sinodo-300x184.png 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/vescovi-sinodo.png 1141w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><\/figure>\n\n\n\n<p>Uno stile interlocutorio e una certa inconcludenza sono state caratteristiche evidenti non della prima Assemblea del Sinodo dei Vescovi, ma del suo documento \u201cdi sintesi\u201d (= RS). La sintesi non era conclusiva e pertanto \u00e8 rimasta, in larga parte, molto, forse troppo, indeterminata. Questo, pur non autorizzando a confondere il documento intermedio con il risultato conclusivo, impone una riflessione necessaria. Occorre, quindi, evitare di spostare il giudizio sul documento come giudizio sulla esperienza sinodale. Ma \u00e8 altrettanto vero che senza un salto di qualit\u00e0, il rischio di dispersione e di irrilevanza minaccia non poco il lavoro dei prossimi 10 mesi. Per evitare di essere &#8220;come un parlamento&#8221;, la assemblea sinodale rischierebbe di cadere nel peggiore dei difetti dei parlamenti: emendare le proposizioni in modo tale da ottenere il massimo consenso con il massimo di irrilevanza.<\/p>\n\n\n\n<p>Senza alcun dubbio, una certa \u201cvaghezza\u201d del testo della RS \u00e8 dipeso dallo scarso coinvolgimento teologico nel pensiero e nel linguaggio. Molte delle proposizioni, votate alla fine della prima fase del confronto, sono punti di equilibrio politico, ma teologicamente orientati alla stasi. Se la Chiesa vuole \u201cuscire\u201d, per farlo deve decidere da quale porta, con quale vestito, e in quale direzione. Se non decide nulla, resta dove \u00e8. Per questo, nella fase intersinodale che stiamo attraversando, sarebbe urgente un raccordo tra \u201cascolto del popolo di Dio\u201d e \u201cdiscorso teologico\u201d, per dare alla sintesi finale un profilo, un orientamento e una direzione, diversa dalla pur importante consapevolezza di essere messi in ascolto reciproco. Su questo aspetto, tutt\u2019altro che secondario per il buon esito del percorso sinodale, dovrebbero essere messi in chiaro alcuni punti, che provo qui a riassumere in 5 proposizioni:<\/p>\n\n\n\n<p>1. I teologi, o coloro che sono abituati a considerarsi tali, dovrebbero <em>esprimere apertamente le loro convinzioni<\/em>, nell\u2019ambito di un clima di ascolto e di rispetto reciproco. Il rispetto \u00e8 dovuto a tutti, anche a coloro che esprimono \u201ccompiutamente\u201d la loro convinzione sui temi fondamentali su cui il Sinodo ha chiesto \u201capprofondimento\u201d. E bisogna riconoscere che molti sono gli aspetti su cui <em>apertis verbis<\/em> la RS ha chiesto uno studio vero. Chi di mestiere studia, deve farlo ora con particolare intensit\u00e0, senza preoccuparsi di accontentare tutti, ma al fine di servire la verit\u00e0. <\/p>\n\n\n\n<p>2. Un approfondimento si realizza non semplicemente giustapponendo opinioni diverse, ma analizzando fino in fondo le ragioni che sorreggono le diverse opinioni, per operare un discernimento tra di esse. La teologia non \u00e8 semplicemente una questione \u201cde gustibus\u201d, o una ansia di polarizzazioni, ma una accurata comparazione di autorit\u00e0 e di evidenze, che meritano un serio lavoro di confronto, per trovare una strada determinata (non una fusione indeterminata) su cui creare il consenso (un nuovo consenso) ed evitare le polarizzazioni, che discendono da scarsa formazione.<\/p>\n\n\n\n<p>3. I teologi non possono semplicemente attendere che il magistero si pronunci. Questa sembra l&#8217;ideale sottaciuto di qualche teologo. Ma sistemare ordinatamente il magistero autentico \u00e8 solo una parte del loro lavoro. Nel rispetto dei ruoli irriducibili della \u201ccattedra pastorale\u201d rispetto alla \u201ccattedra accademica\u201d, coloro che svolgono il ministero della riflessione critica sulla tradizione sono chiamati ad esprimere con chiarezza i loro avvisi, in modo da alimentare un dibattito non \u201cfazioso\u201d, ma competente e informato. Lo studio non sta solo \u201ca valle\u201d del magistero autentico, ma sta anche \u201ca monte\u201d di esso, per poter offrire al magistero pastorale le parole pi\u00f9 adeguate e i pensieri pi\u00f9 accurati con cui fare esperienza e darne espressione.<\/p>\n\n\n\n<p>4. Anche in teologia, come nelle altre scienze, non occorre essere autorizzati a pensare: il teologo non deve aspettare di essere imbeccato da un organo ufficiale, da una commissione o da una richiesta esplicita. Pu\u00f2 (anzi, io direi deve) offrire, di propria iniziativa, una lettura sintetica della tradizione sui temi urgenti dell\u2019esercizio della autorit\u00e0, dei soggetti del ministero, degli equilibri ecclesiali, delle forme della giurisdizione e delle norme canoniche, su cui siamo esplicitamente alla ricerca di nuove categorie. La fedelt\u00e0 alla tradizione passa anche attraverso questa ricerca, inevitabilmente ardua e rischiosa.<\/p>\n\n\n\n<p>5. Soprattutto negli ambiti dottrinali in cui la elaborazione scientifica e argomentativa \u00e8 ferma da decenni, un contributo teologico fresco e dinamico pu\u00f2 aiutare la parola ecclesiale (del popolo come delle istituzioni) ad uscire da luoghi comuni che assicurano soltanto la stasi, l\u2019immobilismo e la chiusura. Una Chiesa in uscita esige pensiero fedele nella novit\u00e0 e audace nella fedelt\u00e0. Senza una elaborazione coerente e compiuta delle questioni, non si potr\u00e0 affidare soltanto all\u2019ascolto quel compito di deliberazioni organiche e lungimiranti, che pu\u00f2 scaturire soltanto da una sintesi teologica originale.<\/p>\n\n\n\n<p>Se in questi 10 mesi, singoli teologi e gruppi di ricerca sapranno mettere a frutto la loro esperienza e il loro ingegno, la loro fedelt\u00e0 creativa e il loro servizio audace, potranno favorire quel cammino di sapienza ecclesiale, che non si risolve mai nella fatica del concetto, ma che senza l&#8217;esercizio ministeriale di  tale fatica rischia di convincersi che quando fa uso dei concetti (perch\u00e9 dei concetti non si pu\u00f2 mai fare a meno, anche quando li si nega), possa semplicemente ricorrere a concetti vecchi. Ed \u00e8 questa una tentazione alla quale si pu\u00f2 sfuggire solo pensando pi\u00f9 in grande, correndo il rischio di inaugurare un paradigma veramente nuovo. Solo questa audacia fedele potr\u00e0 custodire il \u201cdepositum fidei\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Uno stile interlocutorio e una certa inconcludenza sono state caratteristiche evidenti non della prima Assemblea del Sinodo dei Vescovi, ma del suo documento \u201cdi sintesi\u201d (= RS). 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