{"id":18876,"date":"2023-12-08T17:26:41","date_gmt":"2023-12-08T16:26:41","guid":{"rendered":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=18876"},"modified":"2023-12-08T17:42:15","modified_gmt":"2023-12-08T16:42:15","slug":"la-matematica-e-politica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/la-matematica-e-politica\/","title":{"rendered":"La matematica \u00e8 politica"},"content":{"rendered":"\n<p>Tra sedicenti grandi potenze e obsoleti stati nazionali, le aggressioni russa all\u2019Ucraina e di Hamas a Israele sono spie di guerra civile globale nella nostra \u00abvera e propria \u201cmetamorfosi antropologica\u201d\u00bb. \u00abEcco perch\u00e9 \u00e8 tempo di indicare chiaramente il cambiamento che ne risulta. I popoli, uniti dalla loro storia e dai suoi particolarismi, avevano adottato dichiarazioni di indipendenza. Se vogliono unirsi nel desiderio di futuro, gli abitanti della Terra devono riconoscere le loro interdipendenze e trasformarle in destino comune. Non si tratta di andare verso un improbabile universalismo fusionale \u2013 feroce se dovesse essere imposto da una delle grandi potenze \u2013 ma verso la promozione di obiettivi comuni\u00bb [Mireille Delmas-Marty, <em>Aux quatre vents du monde. <\/em><em>Petite guide de navigation sur l\u2019oc\u00e9an de la mondialisation<\/em>, Seuil 2016, pp. 136-7]. \u00abIntegrando obiettivi comuni, di qualit\u00e0 e quantit\u00e0, nel loro sistema nazionale, gli Stati non perdono la loro sovranit\u00e0, la trasformano in sovranit\u00e0 <em>solidale<\/em>. Invece, in mancanza di obiettivi comuni, gli Stati tornano alla loro tradizionale sovranit\u00e0, <em>solitaria<\/em> perch\u00e9 limitata alla sola difesa degli interessi nazionali. Lo vediamo nel terrorismo globale, uno dei rifugi della sovranit\u00e0 nazionale\u00bb [p. 139]. Rifugio perch\u00e9 da decenni \u00abl\u2019equilibrio tra globalizzazione e frammentazione dipende dal nuovo ruolo che gli Stati saranno in grado di darsi e quanto riusciranno a mediare tra le sempre pi\u00f9 forti pressioni internazionaliste e i crescenti livelli di malcontento interno inevitabilmente conseguenti\u00bb [Ian Clark, <em>Globalization and Fragmentation. International Relations in the Twentieth Century<\/em>, Oxford UP, 1997, p. 202]. Sovranismo invece di sovranit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Nuovo mediaticamente, \u00e8 antico nelle \u00abpromesse millenaristiche e sconfinate, fatte con convinzione assoluta e profetica a una schiera di uomini sradicati e disperati, in una societ\u00e0 le cui strutture tradizionali sono in via di disintegrazione: ecco, a quanto sembra, l\u2019origine di quel fanatismo sotterraneo che costitu\u00ec una minaccia permanente per la societ\u00e0 medievale. Non \u00e8 fuori posto pensare che quella \u00e8 pure l\u2019origine dei giganteschi movimenti fanatici che, nella nostra epoca, hanno scosso il mondo\u00bb [Norman Cohn, <em>I fanatici dell\u2019Apocalisse<\/em>, tr.it. Comunit\u00e0 1976<sup>2<\/sup>, pp. 389-390].<\/p>\n\n\n\n<p>Antico e ora globale, a sua volta \u00abl\u2019imperialismo poggia sull\u2019idea che i popoli pi\u00f9 forti abbiano il diritto di imporsi su quelli pi\u00f9 deboli\u00bb [Treccani, online]. Oggi, \u00abprende le mosse dal 1973 con la nascita della Trilateral Commission fondata a New York il cui obiettivo tra gli altri \u00e8 \u201cil contenimento della espansione del welfare state\u201d. E poi ancora i giganti finanziari come JP Morgan e la Goldman Sachs che ci invitano a liberarci delle nostre \u201ccostituzioni sinistroidi e antifasciste\u201d perch\u00e9 \u201cc\u2019\u00e8 troppa tutela dei diritti e dei meccanismi democratici di decisione\u201d\u00bb [Sandra Bonsanti e Stefania Limiti, <em>La pretesa del comando. Da Gelli alla destra di governo. Presidenzialismo e assalto alla costituzione<\/em>, Paper First 2023, cit. in Enzo Ciconte, \u00abUccidere la Carta. Il governo realizza il sogno della P2\u00bb, <em>Domani<\/em>, 2\/11\/23, p. 7]. Complice l\u2019inflazione, il laboratorio Italia sta provvedendo.<\/p>\n\n\n\n<p>Nuova solo nella forma \u00e8 infine la servit\u00f9 della gleba. \u00abProprio la scala \u201cglobale\u201d in cui operano le scelte degli investitori, quando la si mette a confronto con i limiti rigidamente \u201clocali\u201d imposti alle scelte della \u201cofferta di lavoro\u201d, determina l\u2019asimmetria \u2013 che a sua volta mette in luce il dominio dei primi sulla seconda \u2013. Mobilit\u00e0 e assenza di mobilit\u00e0 sono i due poli contrapposti della societ\u00e0 tardo-moderna o post-moderna. Il vertice della nuova gerarchia \u00e8 in una condizione di extraterritorialit\u00e0; i livelli inferiori sono in diverso grado vincolati allo spazio; al fondo, invece, troviamo, in pratica, quelli che abbiamo gi\u00e0 definito <em>glebae adscripti<\/em>\u00bb [Zygmunt Baumann, <em>Dentro la globalizzazione. Le conseguenze sulle persone<\/em>, tr.it. Laterza 1999, pp 115-6].<\/p>\n\n\n\n<p>Di conseguenza, la \u00abcritica alla modernit\u00e0, sia letteraria che filosofica, potrebbe essere vista, nella sua immensa variet\u00e0, come un\u2019autodifesa della nostra civilt\u00e0, ma finora non \u00e8 riuscita a impedire alla modernit\u00e0 di avanzare a una velocit\u00e0 senza precedenti\u00bb [Leszeck Kolakowski, <em>Modernity On Endless Trial<\/em>, The University of Chicago Press, p. 11]. E in questo \u00abmondo pieno di odio, di vendetta, di invidia che a noi \u2013 non tanto per la povert\u00e0 della natura quanto per la nostra gargantuesca voracit\u00e0 \u2013 appare sempre pi\u00f9 angusto, l\u2019odio \u00e8 uno di quei mali, sembra plausibile dire, che non verr\u00e0 scacciato da alcuna azione istituzionale. In tal caso, possiamo presumere senza esporci al ridicolo che ciascuno di noi pu\u00f2 contribuire a limitare l\u2019odio nella societ\u00e0 reprimendolo dentro di s\u00e9, cos\u00ec che ciascuno di noi possa realizzare per s\u00e9 l\u2019incerta e fragile anticipazione di una vita pi\u00f9 sopportabile nella nostra Nave dei Folli\u00bb [p. 261].<\/p>\n\n\n\n<p>Responsabilit\u00e0 personale necessaria perch\u00e9 ora l\u2019\u00ab\u201cepistemologia della complessit\u00e0\u201d ci consente di fare un passo ulteriore nella misura in cui suggerisce di includere l\u2019<em>osservatore<\/em> nelle sue osservazioni o descrizioni: quell\u2019osservatore che la tradizione epistemologica [\u2026] ha cercato di neutralizzare e rendere anonimo, a garanzia dell\u2019oggettivit\u00e0 della conoscenza e delle scienze. Si tratta di parlare di <em>chi<\/em> oggi osserva la vita sulla Terra come sistemi complessi (sistemi le cui propriet\u00e0 essenziali \u2018emergono\u2019 dall\u2019interazione o dall\u2019insieme delle loro parti e non sono quindi possedute dalle loro parti) e, descrivendo la vita e la Terra come sistemi complessi, descrive s\u00e9 stesso\u00bb [Mauro Ceruti e Francesco Bellusci, <em>Umanizzare la modernit\u00e0. Un modo nuovo di pensare il futuro<\/em>, Cortina 2023, pp. 13-14]. \u00abQuanto pi\u00f9 diventa concreta la possibilit\u00e0 di intervenire (bio)tecnologicamente sulla nostra natura e di \u2018prendere in mano\u2019 la nostra evoluzione, tanto pi\u00f9 siamo rimandati a una riflessione sull\u2019\u201cimmagine dell\u2019umano\u201d, che, come scriveva Hans Jonas, \u201cdiventer\u00e0 pi\u00f9 imperiosa e pressante di qualsiasi altra riflessione sia mai stata richiesta alla ragione dei mortali\u201d\u00bb [p. 15]. \u00abSi tratta di comprendere che siamo tutti imbarcati verso un futuro non solo incerto, ma anche diverso dal passato, totalmente diverso. Se avremo un futuro, esso sar\u00e0 un futuro planetario\u00bb [p. 23].<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;\u00abI prodromi dell\u2019era planetaria sono segnati dalla crisi. \u00c8 una crisi planetaria complessa, composta, come un prisma, da pi\u00f9 facce (economica, tecnologica, socioeconomica, climatica, demografica, migratoria, sanitaria, internazionale\u2026), che attesta la presenza di una faglia profonda, aperta da trasformazioni repentine e globali e dallo stabilirsi di un\u2019interdipendenza economica planetaria slegata dalla solidariet\u00e0. Sincronizzata dalle minacce legate a questa crisi, l\u2019umanit\u00e0 planetaria \u00e8 divenuta di fatto solidale nella vulnerabilit\u00e0. La crisi multiforme e planetaria \u201cpreme\u201d in questa direzione, ma nello stesso tempo genera paure e disorientamenti che portano nazioni, etnie, religioni a richiudersi in s\u00e9 stesse, e che accendono nuove rivalit\u00e0 e tensioni geopolitiche. Nuovi blocchi sembrano ricostituirsi e contrapporsi. Gli Stati si affrontano come dinosauri e pterodattili. La politica \u00e8 ancora nell\u2019era secondaria\u00bb [pp. 26-7]. Fuori dal mondo in cui invece \u00able scienze avanzano con il dibattito e con la controversia: anche se con metodi diversi, che godono di pi\u00f9 larghe convergenze, sono comunque \u201cun campo di battaglia\u201d, come la politica! E i loro metodi possono essere qualificati come scientifici proprio nella misura in cui contribuiscono a una controversia organizzata\u00bb [pp. 48-49]. Stiamo faticosamente imparando che la matematica \u00e8 politica.<\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>La matematica \u00e8 politica<\/em><\/strong> [Chiara Valerio, Einaudi 2020] perch\u00e9 anche la politica \u00abnon si sceglie una volta per tutte, va esercitata, rinnovata e verificata, somiglia a una teoria scientifica. La manutenzione della democrazia si fa esercitando i diritti e rispettando i doveri, ed \u00e8 esattamente come imparare a contare. La democrazia \u00e8 complessa. La dittatura \u00e8 pi\u00f9 semplice. Uno comanda, tutti gli altri eseguono. La dittatura non \u00e8 matematica, non si evolve e non si interpreta, cambia colore ma funziona sempre allo stesso modo: uno comanda, tutti gli altri eseguono. Non ha altra conseguenza, altra implicazione che l\u2019obbedienza. Non ha altra ipotesi che il principio di autorit\u00e0. La democrazia \u00e8 matematica, si basa su un sistema condiviso di regole continuamente negoziabili e continuamente verificabili. La democrazia, come il linguaggio, e tra i linguaggi la matematica, non \u00e8 naturale, non \u00e8 un fiore che sboccia, \u00e8 una costruzione culturale e dunque, in quanto tale, va continuamente ridiscussa, la democrazia non rinverdisce a primavera come certi alberi, bisogna sceglierla, come si sceglie il linguaggio\u00bb [p. 59].<\/p>\n\n\n\n<p>All\u2019alba della globalizzazione \u00abla caratteristica peculiare del grande disastro del 1929 era che il peggio continuava a peggiorare\u00bb [John Kennet Galbraith, <em>Il grande crollo<\/em>, tr.it. BUR 2009, p. 102], come oggi, ma John Maynard Keynes rifletteva sulle <em>Prospettive economiche per i nostri nipoti<\/em>. \u00abRivaluteremo di nuovo i fini sui mezzi e preferiremo il bene all\u2019utile. Renderemo onore a chi sapr\u00e0 insegnarci a cogliere l\u2019ora e il giorno con virt\u00f9, alla gente meravigliosa capace di trarre un piacere diretto dalle cose, i gigli del campo che non seminano e non filano. Ma attenzione! Il momento non \u00e8 ancora giunto. Per almeno altri cento anni dovremo fingere con noi stessi e con tutti gli altri che il giusto \u00e8 sbagliato e che lo sbagliato \u00e8 giusto, perch\u00e9 quel che \u00e8 sbagliato \u00e8 utile e quel che \u00e8 giusto no. Avarizia, usura, prudenza devono essere il nostro dio ancora per un poco. Perch\u00e9 solo questi principi possono trarci dal cunicolo del bisogno economico alla luce del giorno. Attendo, quindi, in giorni non troppo lontani, la pi\u00f9 grande trasformazione che mai si sia verificata nell\u2019ambiente fisico in cui si muove la vita umana come aggregato\u00bb [tr.it. <em>Esortazioni e profezie<\/em>, Il Saggiatore, 1968, p. 282-3].<\/p>\n\n\n\n<p>In effetti, cent\u2019anni dopo \u00e8 la crisi ambientale, scrive la giurista Mireille Delmas-Marty, a condurci \u00abverso la promozione di obiettivi comuni\u00bb [cit., p. 137] e stabilisce un punto di non ritorno ulteriore a quello dell\u2019arma atomica, al centro del saluto di fine mandato del presidente USA Dwight D. Eisenhower il 17 gennaio 1961 [www.internetsv.info\/DEinsehower.html]. \u00abQuesta congiunzione tra un\u2019immensa istituzione militare e una grande industria di armamenti \u00e8 nuova nella esperienza americana. L\u2019influenza complessiva \u2013 economica, politica, persino spirituale \u2013 si fa sentire in ogni citt\u00e0, ogni edificio del corpo legislativo, ogni ufficio del governo federale. Riconosciamo l\u2019imperativo di questo sviluppo. Ma non dobbiamo fallire nel comprenderne le gravi implicazioni\u00bb. \u00ab\u00c8 la struttura stessa della nostra societ\u00e0\u00bb. \u00abSolo una cittadinanza vigile e competente pu\u00f2 assicurare il corretto innesto dell\u2019enorme macchina industriale e militare di difesa nei nostri metodi e obiettivi pacifici cos\u00ec che sicurezza e libert\u00e0 possano prosperare insieme\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Al contrario, oggi \u00abnon c\u2019\u00e8 evento inatteso che non provochi un fremito di diffidenza: disastri ambientali, attacchi terroristici, migrazioni inarrestabili, tracolli economici, conflitti esplosivi, rovesci politici. Tra stupore e indignazione, esplode il panico, cresce la febbre complottista\u00bb come \u00abreazione immediata alla complessit\u00e0. \u00c8 la scorciatoia, la via pi\u00f9 semplice e rapida, per venire a capo di un mondo ormai illeggibile\u00bb [Donatella Di Cesare, <em>Il complotto al potere<strong>,<\/strong><\/em> Einaudi 2021, pp. 3-4]. \u00abNon si pu\u00f2, per\u00f2, non riconoscere che il complottismo nasce dalla paura e dall\u2019isolamento del cittadino che si sente escluso dallo spazio pubblico. Dove la <em>p\u00f3lis<\/em> \u00e8 divenuta inaccessibile, dove la comunit\u00e0 interpretativa \u00e8 frantumata, va in frantumi anche la verit\u00e0 comune e si aggira lo spettro del complotto\u00bb [p. 109] tra cittadini esclusi dallo spazio pubblico e sotto la minaccia di complessi militar-industriali.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma i protagonisti siamo sempre noi. \u00abIndividualmente siamo tutti condannati all\u2019utopia, perch\u00e9 non vedremo mai quello che accadr\u00e0 in seguito, dopo di noi\u00bb [Marc Aug\u00e9, <em>Prendere tempo. Un\u2019utopia dell\u2019educazione<\/em>, Conversazione con Filippo La Porta, Castelvecchi 2016, p. 44]. Utopia necessaria. \u00abSolo l\u2019accresciuta dipendenza dei propri interessi vitali dal rapporto con i partner di altri Paesi e di altre culture, nonch\u00e9 il riconoscimento dell\u2019esistenza e della priorit\u00e0 di interessi specifici globali, transfrontalieri, \u201ccosmopolitici\u201d, potranno condurre a superare lo stadio delle culture intese come unit\u00e0 di sopravvivenza <em>locali<\/em> e polemogene (lo stadio del \u201cgioco a somma nulla\u201d della guerra per la divisione delle risorse). Lo dimostra positivamente l\u2019esperimento storico dell\u2019integrazione europea\u00bb [Ceruti e Bellusci, cit., p. 120].<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019integrazione europea nata dal seme di un mercato comune fra stati da secoli in guerra e dopo avere trascinato il mondo nelle ultime due. Fragile, sempre pi\u00f9 minacciata all\u2019esterno e all\u2019interno in vista delle prossime elezioni europee del 2024, ma in vantaggio strategico perch\u00e9 capace di assumersi delle responsabilit\u00e0 globali. Come la matematica, l\u2019economia \u00e8 politica e risponde allo stesso principio di cui \u00abscrive Bruno de Finetti: la differenza fondamentale da rilevare \u00e8 nella attribuzione del \u201cperch\u00e9\u201d, non perch\u00e9 il FATTO che io prevedo accadr\u00e0, ma perch\u00e9 io prevedo che il FATTO accadr\u00e0\u00bb [p. 12]. Assunzione di responsabilit\u00e0, grande assente globale. Per Big Pharma la pandemia \u00e8 stata un affare, ma per l\u2019Organizzazione Mondiale della Sanit\u00e0 e i governi, in particolare l\u2019UE, \u00e8 stata una assunzione di responsabilit\u00e0, dopo anni di colpevole distrazione. La guerra scatenata da Putin e la concomitante inflazione rivelano invece l\u2019inconsistenza dei governi cosiddetti nazionali a fronte delle loro enormi macchine industriali-militari. E la caducit\u00e0 di entrambi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tra sedicenti grandi potenze e obsoleti stati nazionali, le aggressioni russa all\u2019Ucraina e di Hamas a Israele sono spie di guerra civile globale nella nostra \u00abvera e propria \u201cmetamorfosi antropologica\u201d\u00bb. \u00abEcco perch\u00e9 \u00e8 tempo di&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":8,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[51],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/18876"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/8"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=18876"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/18876\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":18878,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/18876\/revisions\/18878"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=18876"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=18876"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=18876"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}