{"id":18858,"date":"2023-11-22T20:27:51","date_gmt":"2023-11-22T19:27:51","guid":{"rendered":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=18858"},"modified":"2023-11-22T21:23:43","modified_gmt":"2023-11-22T20:23:43","slug":"quando-si-vede-bianco-ma-si-crede-nero-le-analogie-imperfette-del-ministero-ordinato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/quando-si-vede-bianco-ma-si-crede-nero-le-analogie-imperfette-del-ministero-ordinato\/","title":{"rendered":"<strong>Quando si vede bianco, ma si crede nero: le \u201canalogie imperfette\u201d del ministero ordinato<\/strong>"},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/ministerodonne.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"440\" height=\"260\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/ministerodonne.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-10443\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/ministerodonne.jpg 440w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/ministerodonne-300x177.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 440px) 100vw, 440px\" \/><\/a><\/figure>\n\n\n\n<p>Come \u00e8 noto, Ignazio di Loyola, nei suoi <em>Esercizi spirituali<\/em>, tra le \u00abRegole per sentire con la Chiesa\u00bb scrive un testo divenuto quasi proverbiale:<\/p>\n\n\n\n<p><em>\u00abTredicesima regola. Per essere certi in tutto, dobbiamo sempre tenere questo criterio: quello che io vedo bianco lo credo nero, se lo stabilisce la Chiesa gerarchica. Infatti, noi crediamo che lo Spirito che ci governa e che guida le nostre anime alla salvezza \u00e8 lo stesso in Cristo nostro Signore, lo sposo, e nella Chiesa sua sposa; poich\u00e9 la nostra santa madre Chiesa \u00e8 guidata e governata dallo stesso Spirito e signore nostro che diede i dieci comandamenti\u00bb<\/em> (I. di Loyola,<em> Esercizi spirituali<\/em>, Cinisello Balsamo, Edizioni San Paolo, 2005, 215 [n. 365]).<\/p>\n\n\n\n<p>Sulla famosa espressione con cui S. Ignazio ha espresso la fedelt\u00e0 al papa e in generale alla \u201cchiesa gerarchica\u201d \u00e8 interessante notare non soltanto la formula con cui viene comunicata, con la differenza tra \u201cvedere\u201d e \u201ccredere\u201d, tra visibilit\u00e0 e invisibilit\u00e0, ma anche la argomentazione portante che sorregge la affermazione.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019orizzonte della riflessione \u00e8 quello \u201csponsale\u201d. Ma di quali nozze si tratta? Pu\u00f2 essere interessante identificare bene come funziona la metafora nell\u2019uso di Ignazio. Cristo sposo della Chiesa sposa, diventa, nelle sue parole, Cristo sposo della Chiesa gerarchica. Nella tradizione abbiamo avuto, per\u00f2, anche un diverso uso della metafora: il Vescovo sposo della Chiesa sposa. Questo doppio uso della metafora permette di costruire un \u201csistema\u201d in cui, con due passaggi, si ottiene una duplice configurazione:<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Cristo sposo della Chiesa gerarchica<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Il vescovo sposo della chiesa non gerarchica<\/p>\n\n\n\n<p>Un altro testo di Ignazio che va nella stessa direzione suona cos\u00ec:<\/p>\n\n\n\n<p><em>\u00abDeposto ogni giudizio, dobbiamo tenere l\u2019animo disposto e pronto per obbedire in tutto alla vera sposa di Cristo nostro Signore, che \u00e8 la nostra santa madre Chiesa gerarchica.\u00bb (<\/em>I. di Loyola<em>, Esercizi spirituali, <\/em>Cinisello Balsamo, Edizioni San Paolo, 2005, 212 <em>[n. 353]).<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Qui, come \u00e8 evidente, l\u2019uso della \u201cmetafora sponsale\u201d corre il rischio di una grande equivocit\u00e0. Come fa un vescovo (o il papa) ad essere, contemporaneamente, sposa di Cristo e sposo della Chiesa?<\/p>\n\n\n\n<p>Con giusta precisazione, papa Francesco ha provveduto a chiarire non poco l\u2019uso disinvolto di queste metafore, che creano di volta in volta campi di istruttiva chiarezza e campi di singolare oscurit\u00e0. Nella esortazione apostolica <em>Amoris Laetitia <\/em>mette in guardia dall\u2019utilizzo disinvolto della metafora sponsale definendola \u201canalogia imperfetta\u201d. Leggiamo questo testo:<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cBench\u00e9 \u00abl\u2019analogia tra la coppia marito-moglie e quella Cristo-Chiesa\u00bb sia una \u00abanalogia imperfetta\u00bb, essa invita ad invocare il Signore perch\u00e9 riversi il suo amore dentro i limiti delle relazioni coniugali\u201d (AL 73).<\/p>\n\n\n\n<p>Qualche riga sopra aveva scritto, in modo analogo:<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cIl matrimonio \u00e8 una vocazione, in quanto \u00e8 una risposta alla specifica chiamata a vivere l\u2019amore coniugale come <em>segno imperfetto<\/em> dell\u2019amore tra Cristo e la Chiesa. Pertanto, la decisione di sposarsi e di formare una famiglia dev\u2019essere frutto di un discernimento vocazionale\u201d (AL 72)<\/p>\n\n\n\n<p>D\u2019altra parte non \u00e8 cosa nuova che si utilizzino con precisione e con cautela le diverse accezioni del termine \u201cnozze\u201d nel linguaggio teologico. Papa Innocenzo III aveva scritto, ai primi del XIII secolo, un breve trattatello sulla \u201c<em>Figura quadripartita<\/em><em> delle nozze<\/em>\u201d, articolandola secondo i quattro sensi della scrittura, che individuani nozze storiche, nozze allegoriche, nozze tropologiche e nozze anagogiche, corrispondenti al rapporto uomo-donna legittima, Cristo-Chiesa santa, Dio-anima giusta e Verbo-natura umana.<\/p>\n\n\n\n<p>Proviamo ora a leggere in parallelo il testo di Ignazio, che utilizza al limite della contraddizione la \u201cmetafora sponsale\u201d, e l\u2019uso che ne fa il magistero per escludere la ordinazione sacerdotale della donna. Notiamo subito che, quando la metafora viene applicata non al matrimonio, ma al ministero ordinato, subisce allo stesso tempo una complicazione virtuosistica e una semplificazione disarmante:<\/p>\n\n\n\n<p>Nell\u2019uso di Ignazio, Cristo \u00e8 Sposo della Chiesa gerarchica, che \u00e8 sposa. Ma Ignazio non pretende affatto che la metafora sponsale conduca alla conclusione che, quindi, la gerarchia, per essere sposa del Cristo, debba essere femminile. Sa bene, e fa bene a saperlo, che l\u2019uso della metafora \u00e8 compatibile con la \u201csessuazione maschile\u201d della Chiesa gerarchica.<\/p>\n\n\n\n<p>Diverso, invece, \u00e8 il modo con cui <em>Inter Insigniores <\/em>nel 1976 (e poi una Nota a del 2018 della Congregazione per la Dottrina della fede) ragionano intorno alla stessa metafora:<\/p>\n\n\n\n<p>Il sacerdote, infatti, agisce nella persona di Cristo, sposo della Chiesa, e il suo essere uomo \u00e8 un elemento indispensabile di questa rappresentazione sacramentale (cf. Congregazione per la Dottrina della Fede,&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/roman_curia\/congregations\/cfaith\/documents\/rc_con_cfaith_doc_19761015_inter-insigniores_it.html\"><em>Inter insigniores<\/em><\/a>, n. 5).<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019impiego di una \u201canalogia imperfetta\u201d sembra dover aspirare alla \u201cperfezione\u201d solo quando si riferisce al genere sessuale dei soggetti. Abbiamo potuto sopportare senza battere ciglio, anche senza essere gesuiti, l\u2019ardita metafora impiegata da Ignazio: se Cristo \u00e8 sposo della Chiesa gerarchica sposa, il sesso maschile dei vescovi non ci turba, forse perch\u00e9 l\u2019azione \u201cin persona ecclesiae\u201d non sembra richiedere il sesso femminile. Viceversa se rappresentiamo la funzione del ministro ordinato di fronte alla sua comunit\u00e0, pretendiamo che sia \u201cdi sostanza\u201d il sesso maschile, perch\u00e9 la sponsalit\u00e0 non sia svuotata nel suo senso \u201cstorico\u201d: abbiamo perso cos\u00ec ogni percezione del senso allegorico, tropologico e anagogico delle nozze. Cos\u00ec l\u2019 \u201canalogia\u201d perde ogni imperfezione e il segno diventa improvvisamente univoco. Forse applicando al ministero ordinato la medesima \u201cimperfezione analogica\u201d di cui siamo consapevoli per il matrimonio, potremmo affidare minore autorit\u00e0 alla interpretazione letterale di una metafora e riconoscere maggiore autorit\u00e0 alle persone delle donne come a quelle degli uomini. Ogni ministro ordinato agisce, allo stesso tempo, <em>in persona Christi<\/em> e <em>in persona ecclesiae<\/em>. Se interpretassimo la \u201cmetafora sponsale\u201d sempre in modo rigido, e pensassimo che \u201cagere in persona\u201d significa \u201cimpersonare\u201d, dovremmo escludere che gli uomini maschi possano agire in persona ecclesiae, e che le donne possano agire in persona Christi. Ma siccome da sempre pensiamo che l\u2019uomo maschio possa agire anche in persona ecclesiae (pur non essendo donna), nulla impedisce di pensare che la donna possa agire \u201cin persona Christi\u201d, pur non essendo maschio. Dovremmo arrenderci al fatto che la consapevolezza di far uso di una \u201canalogia imperfetta\u201d, con tutte queste importanti conseguenze, ha valore non solo per la teologia del matrimonio, ma anche per la teologia del ministero ordinato. Anzi, dovremmo forse ammettere che se la analogia del rapporto Cristo-Chiesa con il rapporto marito-moglie appare \u201cimperfetta\u201d, non sarebbe azzardato pensare che \u201cpi\u00f9 imperfetta\u201d dovrebbe risultare sia l\u2019analogia tra Cristo-Chiesa e Cristo-Vescovo, sia quella tra Cristo-Chiesa e Vescovo-Chiesa. Da questo punto di vista, per passare da bianco a nero occorre una analogia meno imperfetta.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Come \u00e8 noto, Ignazio di Loyola, nei suoi Esercizi spirituali, tra le \u00abRegole per sentire con la Chiesa\u00bb scrive un testo divenuto quasi proverbiale: \u00abTredicesima regola. 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