{"id":18847,"date":"2023-10-30T10:42:57","date_gmt":"2023-10-30T09:42:57","guid":{"rendered":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=18847"},"modified":"2023-10-30T10:43:49","modified_gmt":"2023-10-30T09:43:49","slug":"da-un-instrumentumlaboris-a-un-altro-le-costituzioni-sinodali-differite","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/da-un-instrumentumlaboris-a-un-altro-le-costituzioni-sinodali-differite\/","title":{"rendered":"Da un Instrumentum Laboris a un altro: le costituzioni sinodali differite"},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/vescovi-sinodo.png\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"1024\" height=\"630\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/vescovi-sinodo-1024x630.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-9223\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/vescovi-sinodo-1024x630.png 1024w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/vescovi-sinodo-300x184.png 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/vescovi-sinodo.png 1141w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><\/figure>\n\n\n\n<p>La Relazione di Sintesi (=RS) della Prima Sessione della XVI Assemblea del Sinodo dei vescovi apre un enorme \u201ccantiere ecclesiale\u201d, sul quale, almeno per un anno, si legger\u00e0 la scritta \u201clavori in corso\u201d. Come era chiaro gi\u00e0 al momento della scelta di una \u201cduplice assemblea\u201d, questo passaggio del 2023 ha avuto, come esito, la trasformazione del <em>Vetus<\/em> <em>Instrumentum Laboris <\/em>in un <em>Novum Instrumentum Laboris<\/em>. La produzione di decisioni, come era inevitabile, \u00e8 stata rimandata al prossimo anno, dopo il confronto ecclesiale, che dal centro torner\u00e0 alla periferia e trover\u00e0 nuovo slancio e nuove argomentazioni.<\/p>\n\n\n\n<p>La organizzazione del testo della RS in tre parti e 20 capitoli offre un quadro amplissimo di materie intorno a cui, per lo pi\u00f9, si riconosce che occorre riflettere ancora. Lo \u201cstatus quaestionis\u201d elaborato in queste 20 caselle presenta sempre un andamento tripartito: convergenze, divergenze e proposte.<\/p>\n\n\n\n<p>Non ci soni deliberazioni, ma ci sono alcuni orientamenti chiari: primo fra tutti lo stile della \u201cconversazione nello Spirito\u201d, che ha permesso di identificare con cura la complessit\u00e0 delle questioni e di articolarle in modo ampio. Il risultato di questo amplio confronto \u00e8 un documento a sua volta preparatorio. Qui, evidentemente, la coerenza tra metodo e risultato chieder\u00e0, alla fase successiva, una metodo diverso per ottenere non \u201ccostatazioni\u201d, ma \u201cdeliberazioni\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Un sintomo di questo necessario passaggio sta proprio nella \u201cduplicazione\u201d dell\u2019Istrumentum Laboris, che rischia di ripetersi all\u2019infinito. Certo, non \u00e8 inutile una riorganizzazione dei temi nei 20 capitoli, con gli ascolti incrociati che si sono realizzati nelle sedute di preparazione. Ma \u00e8 certo che lo stile del testo elaborato ha privilegiato la sintesi sapienziale alla dinamica profetica. Sia chiaro, il passaggio aveva una sua necessit\u00e0 intrinseca, poteva e doveva creare uno stile di confronto che, partendo dal basso, elaborava quadri interpretativi delle singole questioni, spesso eccessivamente dominati dal tema della \u201csinodalit\u00e0\u201d, che nel testo sembra talvolta la luce dalla quale ogni questioni pu\u00f2 trovare soluzione. In realt\u00e0 si tratta di una \u201cforma ecclesiale\u201d, che costituisce soltanto l\u2019orizzonte, necessario ma non sufficiente, per entrare in modo corretto e propositivo nelle dinamiche storiche e nel dialogo con le coscienze dei soggetti.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci\u00f2 che sorprende, nel documento prodotto, \u00e8 una singolare composizione tra \u201cgrazia della esperienza\u201d e \u201clavoro di approfondimento\u201d. La grazia \u00e8 un tratto che accomuna tutte le risonanze scritte e orali dei sinodali implicati. Ma il loro lavoro ha prodotto, oltre che uno stile ecclesiale nuovo, testi di identificazione imponente di un nuovo lavoro necessario.<\/p>\n\n\n\n<p>Il tenore argomentativo \u00e8 molto pallido, quasi da \u201cstatus quaestionis\u201d: \u00e8 come la istruzione della causa, ma il \u201crespondeo dicendum\u201d \u00e8 sempre sistematicamente rinviato di 365 giorni. La tecnica ha le sue ragioni, ma deve fare immediatamente percepire che ogni stagione ha il suo stile. E che perci\u00f2 questo stile dell\u2019ascolto, che \u00e8 iniziato nel 2021 e che \u00e8 continuato nella prima Assemblea, dovr\u00e0 essere integrato da nuove logiche (di confronto sulle argomentazioni e di elaborazione delle deliberazioni), senza le quali alla logica della costatazione non si sostituir\u00e0 mai la logica della deliberazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Ade un primo esame, nessuno dei 20 capitoli sfugge a questa logica del differimento grazioso con supplemento di lavoro. Una analisi dettagliata, per ora prematura, pu\u00f2 essere sostituito solo da piccoli sondaggi. Che dischiudono compiti urgenti e indifferibili, con la provvidenziale opportunit\u00e0 di una \u201cdata di scadenza\u201d brevissima: ottobre 2024. Cos\u00ec, per paradosso, quello che non si \u00e8 fatto in 60 anni, si potr\u00e0\/dovr\u00e0 recuperare in 11 mesi! Una grande profezia ecclesiale, messa alla prova dal tempo che si \u00e8 fatto breve, quasi all\u2019improvviso. La luce del Concilio Vaticano II dovrebbe farsi pi\u00f9 brillante proprio in questo prossimo anno. Ecco un primo sguardo a queste dinamiche urgenti attraverso l\u2019intero spettro dei temi affrontati.<\/p>\n\n\n\n<p>a) <em>Sinodalit\u00e0 <\/em><em>in <\/em><em>generale<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Gi\u00e0 sul primo punto, sulla nozione di sinodalit\u00e0, le proposte (RS 1 p-q-r) indicano il necessario approfondimento a livello teologico, canonico e con la riforma dei codici di diritto canonico. Qui appare evidente come il regime argomentativo, anche sullo \u201cstile sinodale\u201d, non ha ancora acquisito una sua lineare chiarezza n\u00e9 teologica n\u00e9 canonica. Lo stesso vale per la relazione tra Tradizione e segni dei tempi, che appare come bloccata al 1963 ed esposta come questione e non come opportunit\u00e0 (RS 2, f): ci\u00f2 che il Concilio Vaticano II aveva elaborato come risposta, ricompare qui ancora come una semplice domanda. Singolare appare poi il fatto che la sinodalit\u00e0 possa essere l\u2019effetto di una comprensione unitaria della iniziazione cristiana (RS 3, g) o del significato teologico della Cresima (RS 3, i); lo stesso vale per la trattazione del tema dei poveri, dove tra le proposte brilla soprattutto la diffusione della \u201cdottrina sociale\u201d (RS 4, n). Vi \u00e8 poi tutta la sezione del dialogo interreligioso e interconfessionale (RS 5-7): alla esigenza di nuovi linguaggi e paradigmi nel rapporto tra fede e cultura (RS 5, n), si unisce il compito di studio da parte di commissioni miste (teologiche, storiche e canoniche) tra tradizione orientale e occidentale (RS 6, j) e analogo approfondimento teologico, canonico e pastorale si chiede per la \u201cospitalit\u00e0 eucaristica (RS 7, i).<\/p>\n\n\n\n<p>Come \u00e8 evidente, il richiamo delle questioni \u00e8 abbastanza dettagliato, ma il ricorso alla argomentazione per rispondere \u00e8 integralmente differito ad altra data.<\/p>\n\n\n\n<p><em>b) I soggetti di una chiesa sinodale<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Analogo andamento emerge dall\u2019esame dei singoli soggetti della Chiesa sinodale. Anzitutto nella identificazione della Chiesa come \u201cmissione\u201d, la domanda di approfondire in generale la relazione tra carismi e ministeri (RS 8, i) pone al lavoro del prossimo anno il compito arduo di una parola chiarificatrice e che orienti speditamente la Chiesa non solo a riconoscere le questioni, ma a risolverle. Lo stesso vale per il tema \u201cdonna\u201d, su cui il resoconto delle posizioni circa il ruolo delle donna e sul suo accesso al ministero ordinato sembra restare ancora condizionato da una comprensione della tradizione come museo intoccabile e al tema del soggetto femminile ordinato come frutto di una \u201cpericolosa confusione antropologica\u201d (RS 9, j). Anche qui, la rinuncia alla argomentazione teologica e la presentazione sullo stesso piano delle diverse \u201cposizioni\u201d rimanda il compito al lavoro seguente, \u201cse possibile\u201d entro il prossimo anno (RS 9, n). Lo stesso vale per i religiosi e le religiose (RS 10), per diaconi e presbiteri (RS 11) per i Vescovi (RS 12) e per il papa e il collegio episcopale (RS 13): tutti vengono riletti in prospettiva sinodale, con richieste di revisione canonica e teologica di procedure importanti, come ad esempio la possibile obbligatoriet\u00e0 della nomina dei Consigli consultivi. Sul tema del \u201ccelibato\u201d obbligatorio, in analogia con quanto detto sulla ordinazione della donna, la assenza di argomentazioni rimanda soltanto ad un approfondimento futuro, senza ulteriori specificazioni.<\/p>\n\n\n\n<p><em>c) Lo stile di una chiesa sinodale<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>La terza parte, che ha per titolo \u201cTessere legami, costruire comunit\u00e0\u201d, inizia dalla questione della \u201cformazione\u201d, che si concentra sulla formazione dei ministri, con un ripensamento della <em>Ratio <\/em><em>fundamentalis<\/em> indicato come dovuto e orientato alla sinodalit\u00e0 (RS 14). Segue poi il cap. 15, che appare il meno definito in tutto il testo e quasi un puro rimando ad un compito integralmente differito. Gi\u00e0 il titolo \u201cDiscernimento ecclesiale e questioni aperte\u201d dimostra l\u2019imbarazzo verso il tema. Il suo contenuto si trova indicato in modo generico: \u201cgli effetti antropologici delle tecnologie digitali e dell\u2019intelligenza artificiale, la non violenza e la legittima difesa, le problematiche relative al ministero, i temi connessi con la corporeit\u00e0 e la sessualit\u00e0 e altri ancora.\u201d (RS 15,b). Qui si deve osservare una prospettiva diversa nel criterio di considerazione delle questioni, rispetto alle limpide parole del Vaticano II, che in GS 46 dice di procedere: \u201calla luce del Vangelo e della esperienza umana\u201d. Il testo sinodale dice invece: \u201cPer sviluppare un autentico discernimento ecclesiale in questi e altri ambiti, \u00e8 necessario integrare, alla luce della Parola di Dio e del Magistero, una base informativa pi\u00f9 ampia e una componente riflessiva pi\u00f9 articolata. Per evitare di rifugiarsi nella comodit\u00e0 di formule convenzionali, va istruito un confronto con il punto di vista delle scienze umane e sociali, della riflessione filosofica e della elaborazione teologica.\u201d (RS 15,c). La luce viene solo dalla Parola di Dio e dal Magistero, mentre i dati sono \u201cbase informativa\u201d. Si capisce bene la esigenza, ma la formula conciliare \u00e8 pi\u00f9 avanzata di quella proposta (solo provvisoriamente) in questo testo. La espressione viene ripetuta anche nell\u2019unica proposta, assai generica, che chiude il capitolo, dove si afferma: \u201cProponiamo di promuovere iniziative che consentano un discernimento condiviso su questioni dottrinali,pastorali ed etiche che sono controverse, alla luce della Parola di Dio, dell\u2019insegnamento della Chiesa, della riflessione teologica e, valorizzando l\u2019esperienza sinodale\u201d (RS 15, k).<\/p>\n\n\n\n<p>Anche gli ultimi numeri (RS 16-20), dedicati all\u2019ascolto e all\u2019 accompagnamento, al confronto con l\u2019ambiente digitale, ai raggruppamenti di Chiese e al rapporto tra Sinodo dei Vescovi e Assemblea ecclesiale, presentano un profilo propositivo assai ridotto e un livello argomentativo estremamente timido.<\/p>\n\n\n\n<p><em>d) Grazia donata e duro lavoro<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Di fronte ad un testo di rielaborazione di uno \u201cstrumento di lavoro\u201d in un altro \u201cstrumento di lavoro\u201d si pu\u00f2 restare perplessi. Il passaggio non \u00e8 stato invano. Ma chiede ora un cambio di stile e una logica sinodale diversa. Da un lato, infatti, un cammino di riconoscimento reciproco, interno alla Chiesa, deve essere visto come un passaggio necessario, ma non sufficiente, se non approda ad un atto di riconoscimento delle realt\u00e0 complesse, con le quali la Chiesa si trova a camminare. Una Chiesa che esce, per davvero, non pu\u00f2 pensare che il mondo, cos\u00ec come si presenta, sia solo il frutto di una \u201cmoda passeggera\u201d. Per questo all\u2019approccio sapienziale, che ha dominato anche giustamente fino a qui, occorre aggiungere un tratto profetico, che dalla RS sembra semplicemente differito. Una profezia differita rischia di tener la Chiesa certo al coperto, ma anche al chiuso. D\u2019altra parte per creare il consenso su punti delicati, ma decisivi, occorre offrire ragioni pi\u00f9 forti, pi\u00f9 profonde e pi\u00f9 convincenti. La semplice elencazione di \u201cposizioni diverse\u201d non d\u00e0 ragione delle argomentazioni su cui le posizioni riposano e sull\u2019orizzonte ecclesiale e spirituale che le alimenta. Non avere l\u2019istinto di controbattere \u00e8 una virt\u00f9 da maturare, che per\u00f2 degenere in vizio se l\u2019orientamento comune viene paralizzato dal gioco delle opinioni diverse. La dinamica dello Spirito, con la sua libert\u00e0, crea lo spazio per nuove visioni complessive, capaci di integrare le identit\u00e0 e di mettere in moto nuove forme del riconoscimento. Ci sono cose nuove, ci sono \u201csegni\u201d che insegnano alla Chiesa nuovi linguaggi e nuove forme di annuncio. Il cammino verso una \u201cnarrazione dinamica\u201d della Chiesa cattolica, riaperto solennemente dal Concilio Vaticano II, deve tradurre le proposte in costituzioni sinodali capaci di una sintesi nuova. Senza una mediazione teologica forte, questo sar\u00e0 impossibile. Il lavoro di preparazione, che certamente \u00e8 costato tanta fatica, chiede uno stile nuovo e un linguaggio deliberativo, che interpreti la tradizione, lasciando che la luce della Parola e quella della esperienza umana, in una nuova sintesi originale, permettano alla Chiesa di riconoscere il bene esistente e di dare nome al bene possibile, quando esce fuori di s\u00e9, come le chiede il suo Signore. Il cantiere di lavoro \u00e8 aperto. E ha la data di scadenza. Questi sono forse i due elementi pi\u00f9 importanti del testo appena approvato.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La Relazione di Sintesi (=RS) della Prima Sessione della XVI Assemblea del Sinodo dei vescovi apre un enorme \u201ccantiere ecclesiale\u201d, sul quale, almeno per un anno, si legger\u00e0 la scritta \u201clavori in corso\u201d. 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