{"id":18843,"date":"2023-10-26T09:35:40","date_gmt":"2023-10-26T07:35:40","guid":{"rendered":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=18843"},"modified":"2023-10-26T09:39:54","modified_gmt":"2023-10-26T07:39:54","slug":"von-balthasar-e-la-gerarchia-dei-sessi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/von-balthasar-e-la-gerarchia-dei-sessi\/","title":{"rendered":"<strong>Von Balthasar e la gerarchia dei sessi<\/strong>"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Profezia e abuso della distinzione tra principio petrino e principio mariano<\/strong><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/diaconato-femminile.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"480\" height=\"212\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/diaconato-femminile.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-12897\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/diaconato-femminile.jpg 480w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/diaconato-femminile-300x132.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 480px) 100vw, 480px\" \/><\/a><\/figure>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\">&#8220;<em>La via regia<\/em> della semplicit\u00e0 divina e la via della pi\u00f9 inaudita illusione corrono parallele nella storia della teologia, in tutti i tempi e in tutti gli sviluppi, separate soltanto dallo spessore di un capello&#8221;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\">K. Barth<sup><a href=\"#sdfootnote1sym\" id=\"sdfootnote1anc\"><sup>1<\/sup><\/a><\/sup><\/p>\n\n\n\n<p>Il magistero ecclesiale, nel pronunciarsi negativamente sulla ordinazione sacerdotale della donna, ha prudentemente tenuto le distanze da ogni \u201cteoria universale\u201d della esclusione della donna dal ministero ordinato. Non ne troviamo traccia n\u00e9 in <em>Inter Insigniores<\/em> n\u00e9 in <em>Ordinatio sacerdotalis<\/em>. La questione viene risolta sul piano della \u201cautorit\u00e0 dei dati storici\u201d e sul piano della \u201cmancanza di autorit\u00e0\u201d della Chiesa di fronte ad essi. La questione \u00e8 sciolta, in fondo, con un rimando al \u201cmistero della fede\u201d. Per quanto si possa discutere nel dettaglio una tale soluzione, \u00e8 evidente che essa rinuncia ad una \u201cgiustificazione di principio\u201d della riserva maschile.<\/p>\n\n\n\n<p>Altrettanto ovvio \u00e8 che i teologi, se sono di razza e se non vogliono cadere in una semplice (e sempre fragile) teologia di autorit\u00e0, provino a \u201cspiegare\u201d il contenuto del <em>depositum fidei<\/em>. Tra le diverse forme di \u201cteologia della riserva maschile\u201d sicuramente la pi\u00f9 elegante e ambiziosa \u00e8 quella prodotta dal pensiero di H. U. Von Balthasar, che identifica nella \u201criserva maschile\u201d la traccia di una \u201cstruttura originaria\u201d della esperienza ecclesiale, che come tale non pu\u00f2 essere superata e vincola per sempre la Chiesa. Ma da dove viene questa intuizione?<\/p>\n\n\n\n<p><em>La formalizzazione sistematica<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Si deve notare che la grande formalizzazione, di cui Von Balthasar \u00e8 stato capace in tutti i suoi capolavori (come in <em>Herrlichkeit<\/em> o in <em>Theodramatik<\/em>) costituisce il suo merito pi\u00f9 alto e il suo contributo pi\u00f9 potente al rinnovamento del pensiero teologico del 900. Nel suo <em>Solo l\u2019amore \u00e8 credibile<\/em> tutta la tradizione cristiana viene interpretata come segnata da due istanze (ontologiche e antropologiche) che attraversano i 2000 anni, fino al manifestarsi di un nuovo compito, nella forma di un primato non dell\u2019essere, n\u00e9 dell\u2019uomo, ma dell\u2019amore. In queste straordinarie e meravigliose \u201cgenealogie\u201d del pensiero, Von Balthasar collega tra loro pensieri, opere, eventi in una maniera del tutto sorprendente. Ma, proprio formalizzando, corre sempre grandi rischi: <em>periculum latet in generalibus<\/em>. Cos\u00ec, in queste catene di autori e di movimenti, di pensieri e di fatti, si possono leggere giudizi ponderati, ma anche idee azzardate e persino affermazione stravaganti. Un solo esempio: egli riesce a far scaturire dal pensiero di Immanuel Kant persino il Movimento Liturgico, che, in nota, pu\u00f2 essere ridotto, \u201csotto sotto\u201d, a mero autocompiacimento dell\u2019uomo nel culto. Questo rischio di semplificazione \u00e8 intrinseco alla potenza di ogni formalizzazione. Una distinzione assunta come \u201cprincipio\u201d diventa sia occasione di intelligenza acutissima, sia di semplificazione disarmante.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Una profezia ecumenica<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>La elaborazione dei \u201cdue principi\u201d (petrino e mariano) nasce per Von Balthasar dal desiderio di uscire da una semplificazione: quella che riduce la chiesa cattolica ad un principio istituzionale. Ricondurre la esperienza cristiana non ad uno, ma a due principi, quello istituzionale-petrino e quello carismatico-mariano, permette allo stesso tempo di leggere la propria identit\u00e0 e quella altrui con uno strumento pi\u00f9 potente e pi\u00f9 duttile. Per questo non si deve negare che questa elaborazione formale, che rende pi\u00f9 complessa la lettura della tradizione cattolica, costituisca una obiettiva profezia, mediante la quale il cattolicesimo cambia il modo di guardare a se stesso e alle altre tradizioni. E pone anche le premesse perch\u00e9 le altre tradizioni possano comprendere la ricchezza e la non univocit\u00e0 della tradizione cattolica.<\/p>\n\n\n\n<p><em>La trasposizione dei due principi \u201ceis allo genos\u201d<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Che cosa \u00e8 accaduto, successivamente? Come non di rado accade alle formalizzazioni, esse possono essere applicate al di fuori del contesto originario in cui sono nate. Anzi, fa parte delle operazioni e delle ambizioni pi\u00f9 accese di un grande autore, il fatto di saper spostare le categorie e i principi da un ambito ad un altro. Von Balthasar cos\u00ec ha utilizzato una distinzione elaborata per una \u201cprofezia ecumenica\u201d, al fine di giustificare un assetto istituzionale interno alla chiesa cattolica. Ma non solo, ha identificato la figura identificatrice dei due principi (Pietro e Maria) come archetipi non di due forme di chiesa, ma della diversa vocazione dei due sessi e dei due generi. Cos\u00ec \u201cprincipio petrino\u201d e \u201cprincipio mariano\u201d si sono trasformati, non pi\u00f9 teologicamente, ma direi metafisicamente ed essenzialisticamente, in \u201cprincipio maschile\u201d e \u201cprincipio femminile\u201d. Fino a teorizzare una \u201cperenne gerarchia dei sessi\u201d come orizzonte (anche pregiudiziale) di esercizio dei due principi. Qui la formalizzazione \u00e8 scappata di mano al suo autore e ha iniziato a condizionarlo come un pregiudizio ammantato di sapienza.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Alcune contraddizioni in questo spostamento<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Come ho imparato soprattutto da due autori contemporanei (da Marinella Perroni, che ha scritto sul tema varie cose importanti, tra cui quella riportata come post su questo blog [che si pu\u00f2 leggere <a href=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/sulla-formula-principio-marianoprincipio-petrino-m-perroni\/\">qui<\/a>] e da Luca Castiglioni, che dedica pagine accuratissime a Von Balthasar nel suo<em> Figlie e figli di Dio. Eguaglianza battesimale e differenza sessuale<\/em>, Brescia, Queriniana, 2023), in questo spostamento dall\u2019ecumenismo alla teologia del ministero i due principi entrano in crisi, almeno per due motivi:<\/p>\n\n\n\n<p>a)<em> <\/em>Il primato del principio mariano e carismatico, che \u00e8 un esito sorprendente della indagine ecumenica, si converte nel primato del principio petrino, come affermazione della perenne gerarchia tra i sessi, riportata sul piano naturale e creaturale. Una distinzione nata per \u201cmettere in movimento\u201d viene utilizzare per \u201cbloccare\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>b) Lo spostamento sul piano \u201cpersonale e sessuale\u201d dei due principi introduce una sorta di \u201coblio\u201d anche nella prodigiosa memoria balthasariana. I \u201cprincipi\u201d non hanno mai un nome e cognome, ma, proprio in quanto principi, sono trasversali rispetto alle biografie, anche dei santi. Non \u00e8 difficile trovare il principio mariano all\u2019 opera in Pietro e il principio petrino efficace in Maria. La tradizione conosce bene come la competenza petrina sul perdono dei peccati non deriva a Pietro soltanto dal \u201cprincipio petrino\u201d della potere delle chiavi, ma anche e soprattutto dal \u201cprincipio mariano\u201d del pianto di fronte alla colpa del rinnegamento del Signore. Il carisma delle lacrime fa miracoli, anche nei maschi. D\u2019altra parte l\u2019accudimento materno che Maria riserva al figlio non impedisce a Paolo di considerarla, nell\u2019unica citazione che le dedica, come il riferimento di un \u201cnascere sotto la legge\u201d che \u00e8 chiarezza e identit\u00e0 istituzionale, non carisma. Un Pietro mariano e una Maria petrina sono un dato della scrittura che il sistema formale dei principi non sa pi\u00f9 riconoscere e tende a cancellare. La idealizzazione ha una componente violenta che le \u00e8 intrinseca e dalla quale occorre difendersi.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Le distinzioni come semplificazioni<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Lo slittamento dalla profezia ecumenica alla apologetica cattolica dei due principi conduce ad una finale considerazione: vi \u00e8 un effetto paradossale di ogni distinzione teologica. Da un lato essa aumenta la profondit\u00e0 della comprensione, ma dall\u2019altro alza anche il rischio della semplificazione. Una dualit\u00e0 feconda, come la dialettica tra istituzione e carisma, se applicata rigidamente e direi quasi imposta al genere maschile e femminile, finisce per avvalorare sistematicamente un pregiudizio culturale. Che i maschi siano specializzati in istituzioni (anche senza carisma) e le donne in carismi (ma necessariamente senza potere istituzionale) \u00e8 un esito che si pu\u00f2 spacciare per teologia sublime e inarrivabile, ma che si rivela come un pregiudizio lucidato e infiocchettato, in un modo neppure troppo nascosto. Von Balthasar conosceva i rischi della formalizzazione. Pu\u00f2 accadere, infatti, che un uso incontrollato di buone distinzioni approdi a forme di cecit\u00e0, tanto pi\u00f9 pericolose perch\u00e9 garantite e coperte da parole troppo sublimi. Von Balthasar sapeva bene ci\u00f2 che il suo amico K. Barth aveva detto un volta, all\u2019inizio del suo grande testo su S. Anselmo: <em>\u201dLa via regia<\/em> della semplicit\u00e0 divina e la via della pi\u00f9 inaudita illusione corrono parallele nella storia della teologia, in tutti i tempi e in tutti gli sviluppi, separate soltanto dallo spessore di un capello\u201d<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#sdfootnote1anc\" id=\"sdfootnote1sym\">1<\/a>K. Barth, <em>Anselmo d&#8217;Aosta. Fides quaerens intellectum. La prova dell&#8217;esistenza di Dio secondo Anselmo nel contesto del suo programma teologico<\/em>, ed. M. Vergottini, Brescia, Morcelliana, 2001, 120: il corsivo \u00e8 di Barth.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Profezia e abuso della distinzione tra principio petrino e principio mariano &#8220;La via regia della semplicit\u00e0 divina e la via della pi\u00f9 inaudita illusione corrono parallele nella storia della teologia, in tutti i tempi e&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[50],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/18843"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=18843"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/18843\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":18846,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/18843\/revisions\/18846"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=18843"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=18843"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=18843"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}