{"id":18841,"date":"2023-10-18T11:37:12","date_gmt":"2023-10-18T09:37:12","guid":{"rendered":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=18841"},"modified":"2023-10-18T11:37:14","modified_gmt":"2023-10-18T09:37:14","slug":"non-sprechiamo-questa-crisi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/non-sprechiamo-questa-crisi\/","title":{"rendered":"Non sprechiamo questa crisi"},"content":{"rendered":"\n<p>Unanime, l\u2019Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato e proclamato la <em>Dichiarazione Universale dei Diritti Umani<\/em>, il 10 dicembre 1948 a Parigi. Da allora si sono fatti molti progressi, ma gli stati nazionali restano per definizione appiattiti sui gruppi di interesse localmente dominanti.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00ab\u201cLa follia \u00e8 comportarsi sempre allo stesso modo e attendersi un risultato diverso\u201d, ha detto Albert Einstein\u00bb. \u00abLa crisi finanziaria ha aggravato le gi\u00e0 evidenti disuguaglianze che costituiscono il male della nostra generazione. Queste ingiustizie, di cui nessuno dovrebbe essere soddisfatto, alimentano una rabbia legittima che dev\u2019essere incanalata per eliminare i meccanismi fraudolenti\u00bb. \u00abLimitarsi a additare capri espiatori, semplificare fino all\u2019estremo senza cercare di capire che cosa sta accadendo, \u00e8 oscurantismo. \u00c8 considerare imbecilli tutti. \u00c8 decidere per loro\u00bb. \u00abElettori, attenzione. Siate curiosi. Ricordatevi che contrapporre una minoranza vincente a una maggioranza lesa \u00e8 riduttivo: \u00e8 la tattica elettorale del \u201cdivide et impera\u201d\u00bb. \u00abDato che la finanza supera le frontiere, la scala giusta \u00e8 quella europea. Chi \u00e8 tentato dalla ritirata non deve dimenticare che contro il rischio americano di deregolamentazione e il dumping cinese, non ce la faremo da soli\u00bb. \u00abDobbiamo anche tenere presente l\u2019urgenza di ripensare la distribuzione del reddito e la transizione ecologica. Prima che accada l\u2019irreversibile: una societ\u00e0 individualizzata, privatizzata, senza investimenti pubblici, dove nessuno nasce n\u00e9 prospera in libert\u00e0 e uguaglianza dei diritti. Non siamo pi\u00f9 molto lontani\u00bb [Michael Vincent, <em>Le banquier et le citoyen. <\/em><em>L\u2019Europe face aux crises financi\u00e9res<\/em>, FEPS-Fondation Jean Jaur\u00e8s 2019, pp. 79-80]. Il laboratorio Italia conferma.<\/p>\n\n\n\n<p>Operatore della City, poi docente di regolazione finanziaria e storia delle crisi alla Sorbona, Vincent attualizza l\u2019analisi che fu gi\u00e0 di Carlo Cattaneo (1848): \u00abLe correnti si muovono verso due fronti: o l\u2019Autocrate d\u2019Europa, o gli Stati Uniti d\u2019Europa\u00bb [cit. in Yves Hersant e Fabienne Durand-Bogaert, <em>EUROPES<\/em>, Robert Laffont 2000, p. 932]. Poi di Georges Bernanos (1946): \u00abL\u2019Europa \u00e8 decaduta nel momento in cui ha messo in dubbio se stessa, la sua vocazione e i suoi diritti. Non si pu\u00f2 negare che sia stato anche il momento dell\u2019avvento del capitalismo totalitario\u00bb; e Andr\u00e9 Malraux: \u00abL\u2019ottimismo, la fiducia nel progresso, sono valori americani e russi pi\u00f9 che europei. L\u2019eredit\u00e0 dell\u2019Europa \u00e8 l\u2019umanesimo tragico\u00bb [ivi, p. 934].<\/p>\n\n\n\n<p>Lo confermano i migranti africani via Italia, vicina non solo geograficamente perch\u00e9 un secolo fa, \u00abcontemplando lo scenario del Mezzogiorno dopo la sconfitta del grande brigantaggio, nel 1899 Francesco Saverio Nitti spiegava che l\u2019emigrazione \u00e8 la manifestazione di un\u2019autonoma soggettivit\u00e0 popolare che si manifesta nella storia con una forte capacit\u00e0 di azione. La scoperta di un altro mondo e soprattutto di un mondo diverso sono dimensioni eminentemente politiche\u00bb. \u00abDi chi ha visto un altro mondo e non ha pi\u00f9 voglia di tornare a essere quello che era\u00bb [Adolfo Scotto di Luzio, <em>L\u2019equivoco don Milani<\/em>, Einaudi 2023, p. 73]. Non sprechiamo questa crisi.<\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Non sprechiamo questa crisi<\/em><\/strong> [tr.it. Laterza-Gedi, 2020], esorta Mariana Mazzuccato, docente di Economia dell\u2019innovazione e del valore pubblico, University College London. \u00abIl capitalismo, infatti, sta affrontando almeno tre grandi crisi. Una crisi sanitaria indotta dalla pandemia ha rapidamente innescato una crisi economica con conseguenze ancora sconosciute per la stabilit\u00e0 finanziaria, e tutto questo si gioca sullo sfondo di una crisi climatica che non pu\u00f2 essere affrontata con il solito approccio del \u201cbusiness as usual\u201d\u00bb [p. 11]. \u00abA meno che la creazione di denaro non sia legata alla creazione di opportunit\u00e0 nell\u2019economia reale, la maggior parte della liquidit\u00e0 va di nuovo a finire nel settore finanziario, esattamente com\u2019\u00e8 accaduto nel 2008. La marginalizzazione dello stato nella sua funzione di investitore ha quindi privato i governi sia di un vitale ruolo precauzionale nell\u2019affrontare gli eventi imprevisti sia di uno strumento vitale di stabilizzazione, oltre che di un ruolo chiave di trasformazione per imprimere un indirizzo verde all\u2019economia\u00bb [p. 80]. \u00abCi siamo lasciati ossessionare dalla velocit\u00e0 della crescita anzich\u00e9 guardare alla direzione che prendeva. Se lasciate libere di agire, le economie di mercato tendono a prendere direzioni che privilegiano il breve termine e l\u2019espansione del valore, come la finanziarizzazione e la deindustrializzazione negli ultimi decenni\u00bb [p. 82]. \u00abUn caposaldo dell\u2019ortodossia, a questo punto, avrebbe dovuto essere smentito dagli eventi, ovvero che le economie hanno una spontanea tendenza alla piena occupazione. Tuttavia, quest\u2019idea \u00e8 dura a morire e si riflette nei requisiti sempre pi\u00f9 stringenti imposti per l\u2019accesso al sussidio di disoccupazione: sotto sotto, infatti, l\u2019opinione \u00e8 che la scarsit\u00e0 di lavoro non \u00e8 mai un problema, e tutto dipende unicamente dalla riluttanza della gente a lavorare. Un programma occupazionale pubblico supererebbe l\u2019obiezione morale di subordinare l\u2019erogazione dell\u2019indennit\u00e0 di disoccupazione al fatto che le persone cerchino lavoro, quando invece il lavoro non c\u2019\u00e8\u00bb [pp. 88-9]. \u00abI posti di lavoro del Public Job Programme potrebbero fare capo a tre grandi gruppi: <em>a<\/em>) la cura dell\u2019ambiente; <em>b<\/em>) la cura della comunit\u00e0; <em>c<\/em>) la cura delle persone\u00bb [p. 88].<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 la svolta di Next Generation UE, che ha radici profonde.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abCome affermato da Guglielmo Ferrero, ma ancor prima dallo storico inglese Lord Acton e dal francese \u00c9douard Laboulaye, e successivamente ripreso da Luigi Sturzo, da Wilhelm R\u00f6pke e da una folta schiera di storici e dei teorici della politica, con il cristianesimo si fa strada l\u2019idea che non debba essere la politica a giudicare la coscienza, ma che debba essere quest\u2019ultima a giudicare la prima, in forza di un precetto religioso: \u201cRendete a Cesare quel che \u00e8 di Cesare e a Dio quel che \u00e8 di Dio\u201d. Cos\u00ec \u00e8 entrata nella storia la consapevolezza che <em>Caesar<\/em> non \u00e8 <em>Kyrios<\/em>, che il potere non \u00e8 il Signore, l\u2019Assoluto, e che la coscienza \u00e8 superiore a qualsiasi autorit\u00e0 politica\u00bb [Flavio Felice, \u00abLa politica prima e dopo Ges\u00f9: questione di libert\u00e0\u00bb, <em>Avvenire<\/em>, 5\/9\/23, online].<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abIl punto \u00e8 che la Rivoluzione francese e i suoi epigoni (fino ai nostri giorni) non hanno mantenuto le promesse, spingendo sull\u2019acceleratore di libert\u00e0 ed eguaglianza e trascurando la fraternit\u00e0, senza la quale per\u00f2 le prime due impazziscono e ci portano alla situazione attuale\u00bb [Andrea Monda, \u00abScenari. L\u2019urgenza di tornare a fare politica\u00bb, <em>Avvenire<\/em>, 10\/10\/23, online]. Stiamo affrontando una crisi in cui anche \u00abil cloud oscura la democrazia\u00bb [<em>Avvenire<\/em>, 5\/9\/23, online] come sintetizza nel titolo l\u2019intervista di Simone Paliaga a Vili Lehdonvirla, docente a Oxford e autore di \u00ab<em>Cloud Empires. Come le piattaforme digitali stanno superando gli Stati e come possiamo riprendere il controllo<\/em> [tr.it. Einaudi 2023]. In esso propone una carta digitale dei diritti per limitare il potere delle piattaforme e anche in questo caso il Regolamento UE sul trattamento dei dati&nbsp; \u00e8 il primo e sinora unico a gestire la materia. \u00abHa molti aspetti positivi, ma rende pi\u00f9 difficile per le piccole imprese estere offrire servizi ai cittadini europei\u00bb. \u00ab\u00c8 uno dei motivi per cui le piccole imprese si avvalgono di piattaforme come Google Cloud e Apple App Store che forniscono un unico ambiente commerciale globale. Maggiori sono le differenze tra le leggi dei vari Paesi, maggiore \u00e8 per le piattaforme il valore degli affari. Solo che il loro deficit di democrazia \u00e8 molto grave\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Lo \u00e8 perch\u00e9 nella modernit\u00e0 l\u2019economia ha una dinamica anche tecnologica inarrestabile e \u00abquando l\u2019economia si spinge al di l\u00e0 della \u201cstatica\u201d, essa diviene meno scienza, e pi\u00f9 storia\u00bb [John Hicks, <em>Analisi causale e teoria economica<\/em>, tr.it. il Mulino 1981, p. 12]. Perci\u00f2, \u00abl\u2019idea&nbsp; di Keynes veramente importante&nbsp; e completamente nuova \u00e8 che le decisioni <em>prioritarie<\/em> che determinano tutto il resto sono le decisioni di spesa\u00bb. \u00abPrima si costruiscono le fabbriche (di solito finanziate con un\u2019espansione del credito delle banche); questa attivit\u00e0 genera reddito addizionale e i redditi generano i risparmi addizionali che corrispondono alla spesa iniziate. (Dopo aver scritto tutto questo ho scorso il capitolo <em>Della moneta<\/em> nel secondo libro di <em>La ricchezza delle nazioni<\/em> per scoprire che Adam Smith dice quasi la stessa cosa)\u00bb [Nicholas Kaldor, <em>Ricordi di un economista<\/em>, a cura di Maria Cristina Marcuzzo, Garzanti 1986, pp. 79-80]. Le decisioni di spesa concretizzano le scelte \u2013 quali beni e servizi per chi con quali soldi e obiettivi \u2013 su cui una comunit\u00e0 costruisce se stessa e il proprio futuro.<\/p>\n\n\n\n<p>Non c\u2019\u00e8 n\u00e9 comunit\u00e0 n\u00e9 futuro dove il denaro fa solo denaro e non sorprende leggere che \u00abla paura ha modellato il comportamento umano negli ultimi 700 anni, e possiamo trarne lezioni per il presente. La principale \u00e8: \u201cIl potere dipende dalla paura\u201d\u00bb. \u00abLo ha riassunto Hermann G\u00f6ring, capo della aviazione di Adolf Hitler: \u201cTutto ci\u00f2 che dovete fare \u00e8 dire che siete sotto attacco e denunciare i pacifisti che non hanno patriottismo e mettono il paese in pericolo. Funziona sempre\u201d\u00bb. Cos\u00ec <em>The Economist<\/em> che recensisce <em>Fear: An Alternative History of the World<\/em>, di Robert Peckham, Royal Historical Society [\u00abHow fear has shaped human affairs\u00bb, 16-22\/9\/23, online]. \u00abDue ragioni convincenti per leggerlo. Anzitutto in un numero deprimente di paesi tra cui Cina India Russia, i governi intensificano il ricorso alla paura per tenere in riga i cittadini. In secondo luogo, i ricordi su come tali tattiche hanno funzionato in passato sono confusi in modo preoccupante\u00bb [ibid.].<\/p>\n\n\n\n<p>Oggi, \u00abper molti intellettuali e politici contemporanei la nostra societ\u00e0 si confronta col pericolo di altri barbari, che sono le \u2018masse\u2019 da tenere a bada per evitare che distruggano la civilt\u00e0. Non volendo prendere in considerazione i problemi del mondo contemporaneo, risulta loro pi\u00f9 comodo tirar fuori dal cassetto il vecchio spauracchio della decadenza di Roma, piuttosto che esaminare i fattori interni di divisione, nonch\u00e9 l\u2019aumento delle disuguaglianze economiche o le limitazioni delle libert\u00e0. Oggi alcuni storici dicono che nel tardo impero la vera corruzione risiedeva nella pratica politica, che antepose gli interessi privati a quelli collettivi, e non \u00e8 strano che le loro prese di posizione suscitino riserve. Infatti ci possono indurre a paragoni scomodi con analoghe situazioni del presente. Una interpretazione che voglia porre l\u2019accento sui problemi interni alla societ\u00e0 romana non ha necessit\u00e0 di ricorrere ai barbari per spiegare la crisi dell\u2019impero\u201d\u00bb [Josep Fontana, Universitat Pompeau Fabra di Barcelona, <em>L\u2019Europa allo specchio. Storia di un\u2019identit\u00e0 distorta<\/em>, tr.it. Laterza 1994, pp. 22-3].<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abCi\u00f2 di cui abbiamo bisogno, prima di tutto, \u00e8 sapere che i nostri problemi, e quelli del mondo sottosviluppato, debbono essere risolti congiuntamente\u00bb [ivi, p. 197].<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019Europa \u00e8 nata e vive nell\u2019interdipendenza, ma solo dopo due guerre mondiali in una sola generazione ne abbiamo preso atto. William Robertson l\u2019aveva capito gi\u00e0 nel 1769: \u00abChiunque voglia scrivere la storia di un grande Stato d\u2019Europa nei due secoli passati \u00e8 costretto a scrivere la storia dell\u2019Europa tutta\u00bb [<em>Hisytory of the Reign of the Emperor Charles V<\/em>, prefazione, in <em>EUROPES<\/em>, cit., p. 930]. E nel 1796 Mirabeu lo ribadiva: \u00abVerr\u00e0 il tempo in cui l\u2019Europa non sar\u00e0 che una sola famiglia, allora si concluder\u00e0 il patto federativo del genere umano\u00bb [<em>Moniteur<\/em>, 26 agosto 1796, ibid.].<\/p>\n\n\n\n<p>ONU e UE sono oggi realt\u00e0, fragili o forti quanto lo siamo noi cittadini del mondo e d\u2019Europa.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019interdipendenza vive di cultura, perch\u00e9 \u00abcapire e farsi capire sono i due pilastri di una politica degna di questo nome\u00bb [Scotto di Luzio, cit., p. 89]. Interdipendenza anche nel tempo. \u00abLa maggior parte delle persone di oggi stanno meglio dei nostri antenati perch\u00e9 i cittadini e i lavoratori delle prime societ\u00e0 industriali si sono organizzati, hanno sfidato le scelte dominate dalle \u00e9lite sulla tecnologia e sulle condizioni di lavoro e hanno imposto modalit\u00e0 di condivisione pi\u00f9 equa dei guadagni derivanti dai miglioramenti tecnici. Oggi dobbiamo fare di nuovo la stessa cosa\u00bb [Daron Acemoglu (Institute Professor of Economics at MIT) e Simon Johnson (Ronald A. Kurtz Professor of Entrepreneurship in the Sloan School at MIT), <em>Power And Progress<\/em>, Basic Books 2023, p. 7].<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 la storia d\u2019Europa che ha portato all\u2019Unione Europea, \u00abperch\u00e9 l\u2019unione faccia la forza. Una forza giuridica, prima di tutto. Le nostre lacrime, infatti, non turbano il potere, compreso quello militare\u00bb [Anna Politkovskaja, <em>Proibito parlare<\/em>, tr.it. Mondadori 2010, p. 107]. \u00c8 storia, anzi attualit\u00e0, prima europea e ora globale.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abDi fatto, in questo tempo ansioso, il futuro si colora delle pi\u00f9 diverse e smisurate speranze: quante ne propone un mondo che \u2013 solo apparentemente globalizzato \u2013 resta, come scrisse Antonio Gramsci, \u201csempre e ancor pi\u00f9 di prima \u2018grande e terribile\u2019\u201d\u00bb [Adriano Prosperi, <em>Tremare \u00e8 umano. Una breve storia della paura<\/em>, RCS MediaGroup 2021, &nbsp;p. 149].<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Unanime, l\u2019Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato e proclamato la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, il 10 dicembre 1948 a Parigi. 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