{"id":18801,"date":"2023-10-09T08:36:35","date_gmt":"2023-10-09T06:36:35","guid":{"rendered":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=18801"},"modified":"2023-10-09T08:36:36","modified_gmt":"2023-10-09T06:36:36","slug":"sinodo-e-concilio-pregare-per-camminare-insieme","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/sinodo-e-concilio-pregare-per-camminare-insieme\/","title":{"rendered":"Sinodo e Concilio: pregare per camminare insieme"},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/BoseSinodo.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"200\" height=\"282\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/BoseSinodo.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-18800\" \/><\/a><\/figure>\n\n\n\n<p>E&#8217; appena uscito il volume L. Manicardi &#8211; A. Grillo, <em>Pregare per camminare insieme. A partire dalle preghiere sinodali &#8220;Adsumus&#8221; e &#8220;Nulla est, Domine&#8221;<\/em>, Prefazione di E. Borsotti, Magnano, Qiqajon, 2023. Nella prima parte, che copre 145 pagine, L. Manicardi presenta con accurata precisione le due preghiere di apertura e chiusura delle Assemblee sinodali e conciliari. Nella seconda parte, molto pi\u00f9 breve (147-184) rifletto pi\u00f9 in generale sul rapporto tra sinodo e liturgia. Da questa seconda parte traggo il primo paragrafo, che qui pubblico come post. <\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><em><strong>Il legame tra Concilio e Sinodo<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\">\u201cMa in questa Chiesa, come in una piramide capovolta,<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\">il vertice si trova al di sotto della base.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\">Per questo coloro che esercitano l&#8217;autorit\u00e0 si chiamano &#8220;ministri&#8221;:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\">perch\u00e9, secondo il significato originario della parola, sono i pi\u00f9 piccoli tra tutti\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\">Francesco, <em>Discorso per l<\/em><em>a C<\/em><em>OMMEMORAZIONE DEL 50\u00b0 ANNIVERSARIO DELL&#8217;ISTITUZIONE DEL <\/em><em>S<\/em><em>INODO DEI VESCOVI<\/em>,<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\">17 ottobre 2015<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Molto importante mi sembra il fatto che nel titolo generale di questo testo vi sia la correlazione tra Concilio e Sinodo. Si tratta di camminare sulla strada conciliare, dalla quale ci siamo distratti per alcuni decenni. Questo \u00e8 il primo dato da da riconoscere e da maturare: il Sinodo oggi, come prospettiva ecclesiale, appare particolamente arduo poich\u00e9 per quasi tre decenni la Chiesa cattolica si \u00e8 lasciata sedurre dalla ipotesi di raffreddare l\u2019entusiasmo per il Concilio Vaticano II, come se quella stagione fosse passata, avesse fatto il suo tempo, e dovesse essere riconsiderata, sottoposta a revisione, forse anche posta sotto giudizio<a id=\"sdfootnote1anc\" href=\"#sdfootnote1sym\"><sup>1<\/sup><\/a>. Fino ad arrivare agli eccessi di chi voleva proporre una \u201criforma della riforma\u201d (liturgica, ma non solo liturgica), sollevando un sospetto su quanto realizzato subito dopo il Concilio sul piano liturgico e istituzionale. Per capire bene la novit\u00e0 che oggi torniamo a vivere, proviamo ad esaminare bene la condizione attuale:<\/p>\n\n\n\n<p>a) <em>Figli del Concilio<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>In realt\u00e0, a bene vedere, noi siamo ormai \u201cnipoti\u201d e \u201cpronipoti\u201d del Concilio. Chi \u00e8 veramente \u201cfiglio\u201d \u00e8 papa Francesco, che \u00e8 il primo papa che pu\u00f2 essere definito \u201cfiglio del Concilio\u201d. Questo implica un cambiamento strutturale assai importante, perch\u00e9 non dipende semplicemente dalla volont\u00e0 o dalle intenzioni, ma dal fenomeno \u201cinconscio\u201d che si chiama \u201cgenerazione\u201d. E\u2019 la evidenza della formula \u201cnei secoli dei secoli\u201d, che non indica solo \u201cidentit\u00e0\u201d, ma anche \u201cdifferenza\u201d. Una serie di papi hanno avuto la qualifica di \u201cpadri del Concilio\u201d (ad essa appartengono Giovanni XXIII, Paolo VI, Giovanni Paolo I, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI): sono padri perch\u00e9 erano vescovi (o anche solo \u201cperiti\u201d, come J. Ratzinger) durante il Concilio e hanno generato i testi fondamentali di quella assemblea, con voti, consulenze, interventi, deliberazioni. Per questo, come padri, si sono sentiti responsabili del loro figlio, del Concilio! E come tutti i padri non sono stati mai del tutto sereni nel giudizio su di esso. C\u2019era in tutti una certa tensione, una preoccupazione e una cura verso il figlio che talora diventava orgoglio, altre volte delusione, fino quasi al disconoscimento, al tradimento, al rinnegamento. Cos\u00ec vanno le cose tra padri e figli. Totalmente diversa \u00e8 la relazione tra Francesco e il Concilio. Qui le cose sono capovolte: \u00e8 Francesco ad essere figlio di un Concilio che gli \u00e8 padre. In questo caso, con i ruoli capovolti, non vi \u00e8 pi\u00f9 una preoccupazione per il Concilio, piuttosto emerge un affidamento, una confidenza e un riferimento implicito al linguaggio conciliare, che ci sorprende: eravamo abituati a complesse alchimie tra continuit\u00e0 e discontinuit\u00e0, mentre ora troviamo, di nuovo, la gioia dell\u2019evangelizzare e il principio di misericordia, la fiducia nella autorit\u00e0 ecclesiale e la volont\u00e0 di dialogo, che appaiono di nuovo esperienze vive e fresche come 60 anni fa! Questo \u00e8 il miracolo delle generazioni! Una nuova generazione di papi inizia con Francesco, perch\u00e9 si \u00e8 liberata dalla \u201caccidia conciliare\u201d. E perci\u00f2 sprigiona nuove energie e nuove priorit\u00e0, che sembravano tramontate.<\/p>\n\n\n\n<p>b) <em>Il sinodo come \u201ccondivisione reale\u201d<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Una delle difficolt\u00e0 maggiori, quando abbiamo a che fare con una tradizione lunga duemila anni, \u00e8 quella costituita dalla deriva retorica delle parole pi\u00f9 alte. Una piccola spia di questo disagio appare nel nostro titolo dal piccolo aggettivo \u201creale\u201d, che \u00e8 rivelativo di un imbarazzo del linguaggio e della esperienza. Perch\u00e9 mai dovremmo aggiungere \u201creale\u201d al termine \u201ccondivisione\u201d, se non perch\u00e9 sappiamo che da tempo facciamo fatica a dare forma ad una condivisione convincente? Come vedremo, qui \u00e8 in gioco una ragione che \u00e8 dottrinale, oltre che disciplinare. Il ricorso alla terminologia \u201csinodale\u201d mette in luce una intenzione lodevole, ma anche una certa fatica: perch\u00e9 il termine \u201csinodo\u201d indica uno \u201cstrumento del governo pastorale\u201d, che per secoli \u00e8 stato utilizzato con uno stile sostanzialmente clericale: il Vescovo con il clero si radunava e valutava una serie di questioni, che venivano poi decise, in breve tempo, con opportune deliberazioni normative. Questo dispositivo istituzionale, perch\u00e9 possa diventare oggi uno strumento efficace, deve diventare anche altro da ci\u00f2 che \u00e8 stato. Una condivisione \u201cformale\u201d \u00e8 sempre possibile. Perch\u00e9 diventi \u201creale\u201d occorre che il soffio dello Spirito non resti catturato e chiuso in pratiche vecchie e in stanze con aria viziata, ma esca all\u2019aria fresca (ma anche calda e fredda) della comunit\u00e0 ecclesiale plenaria, non preventivamente selezionata mediante quelle opposizioni escludenti (clero\/laici e uomini\/donne) che frustrano a priori ogni vera condivisione.<\/p>\n\n\n\n<p>c) <em>Responsabilit\u00e0: ossia autorit\u00e0 e libert\u00e0 in relazione<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019intera \u201ccomunit\u00e0 sacerdotale\u201d \u00e8 responsabile della Chiesa, come discepola del suo Signore. Questa grande consapevolezza, maturata mediante il Concilio Vaticano II, esige una profonda revisione delle forme con cui l\u2019autorit\u00e0 si confronta con la libert\u00e0. Proprio su questo punto, che \u00e8 decisivo, la ripresa della Concilio, nella attuale fase sinodale, appare particolarmente ardua. Il motivo, su cui ci soffermeremo a lungo nelle prossime pagine, pu\u00f2 essere cos\u00ec anticipato: <em>dal Vaticano II avevamo imparato che la Chiesa ha autorit\u00e0 sulla definizione della disciplina e della dottrina, restando vincolata dalla sostanza del \u201cdepositum fidei\u201d, ma non dalla formulazione del suo rivestimento<a href=\"#sdfootnote2sym\" id=\"sdfootnote2anc\"><sup>2<\/sup><\/a><\/em>. Per questo il Concilio ha saputo impostare una serie di riforme, di cui quella liturgica \u00e8 stata la pi\u00f9 profonda e completa. <em>Ma se noi neghiamo alla Chiesa la autorit\u00e0, se non quella che gi\u00e0 ha assunto, di fatto svuotiamo di senso il Concilio e rendiamo puramente formale anche il ricorso al Sinodo, che sar\u00e0 costretto all\u2019interno di tutte le formulazioni dottrinali e disciplinari del passato<a href=\"#sdfootnote3sym\" id=\"sdfootnote3anc\"><sup>3<\/sup><\/a><\/em>. Essere responsabili, in questo caso, significa saper assumere la necessaria autorit\u00e0, di fronte alla libert\u00e0 con cui lo Spirito sa soffiare nella storia e gli uomini a loro volta sanno interpretare tale libert\u00e0 nei termini dei \u201csegni dei tempi\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#sdfootnote1anc\" id=\"sdfootnote1sym\">1<\/a>Un esame di questo \u201csistema di blocco\u201d, che sospende lo sguardo del Vaticano II e recupera molti temi antimodernistici, si pu\u00f2 trovare in A. Grillo, <em>Da museo a giardino. La tradizione della Chiesa oltre il \u201cdispositivo di blocco\u201d<\/em>, Assisi, Cittadella, 2019.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#sdfootnote2anc\" id=\"sdfootnote2sym\">2<\/a>La comprensione di questa <em>mens<\/em> appare lucidamente dalla ricostruzione accurata del \u201cprimo giorno\u201d del Concilio in A. Melloni, <em>Persino la luna. 11 ottobre 1962. Come papa Giovanni XXIII apr\u00ec il concilio<\/em>, Milano, Utet \u2013 De Agostini, 2022.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#sdfootnote3anc\" id=\"sdfootnote3sym\">3<\/a>La insistenza sulla \u201cmancanza di autorit\u00e0\u201d che il magistero ha sottolineato in diversi campi negli ultimi 30 anni (dalle traduzioni liturgiche alle ordinazioni ministeriali, dalla ministerialit\u00e0 della unzione dei malati alla possibilit\u00e0 di utilizzare gli ordines precedenti alla riforma liturgica) costituisce una argomentazione originale e una esplicita negazione degli spazi di libert\u00e0 riformatrice aperti dai documenti conciliari. In questo consiste il \u201cdispositivo di blocco\u201d: cfr. A. Grillo, <em>Da museo a giardino<\/em>, 27-40.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>E&#8217; appena uscito il volume L. Manicardi &#8211; A. Grillo, Pregare per camminare insieme. A partire dalle preghiere sinodali &#8220;Adsumus&#8221; e &#8220;Nulla est, Domine&#8221;, Prefazione di E. 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