{"id":18783,"date":"2023-10-02T07:48:07","date_gmt":"2023-10-02T05:48:07","guid":{"rendered":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=18783"},"modified":"2023-10-02T08:47:54","modified_gmt":"2023-10-02T06:47:54","slug":"processo-sinodale-alla-prova-del-codice-1-di-pieluigi-consorti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/processo-sinodale-alla-prova-del-codice-1-di-pieluigi-consorti\/","title":{"rendered":"Processo sinodale alla prova del codice \/1 (di Pierluigi Consorti)"},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/codeximage.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"360\" height=\"140\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/codeximage.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-11098\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/codeximage.jpg 360w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/codeximage-300x116.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 360px) 100vw, 360px\" \/><\/a><\/figure>\n\n\n\n<p><em>Nell\u2019aprile del 2022 il \u201cCentro Hurtado\u201d, nell\u2019ambito dei \u201cMarted\u00ec alla Gregoriana\u201d, ha organizzato un incontro sul tema \u201cProcesso sinodale alla prova del codice\u201d. Sulla soglia della prima Assemblea del Sinodo dei Vescovi pubblico le due relazione (Consorti e Grillo) che hanno caratterizzato quel convegno. Ecco la prima, del prof. Pierlugi Consorti<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Il Sinodo: da istituzione a processo<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>di Pierluigi Consorti<\/p>\n\n\n\n<p>Dal 4 al 29 ottobre 2023 si riunisce a Roma la XVI Assemblea generale del Sinodo dei Vescovi. Un\u2019istituzione ecclesiale ripristinata col M. P. <em>Apostolica sollicitudo<\/em>, del 15 settembre 1965 e da ultimo riformata da papa Francesco con il M. P. <em>Episcopalis communio<\/em>, del 15 settembre 2018.<\/p>\n\n\n\n<p>La riforma di papa Francesco ha cambiato il Sinodo dei vescovi, che a differenza delle prime esperienze vede l\u2019Assemblea generale come un segmento di un \u00abprocesso sinodale\u00bb pi\u00f9 ampio che adesso si svolge attraverso pi\u00f9 fasi. Questo \u00abprocesso\u00bb &#8211; incentrato sull\u2019esame di tre questioni centrali della vita della Chiesa: comunione, partecipazione e missione &#8211; \u00e8 iniziato nel 2021 e si concluder\u00e0 nel 2024. Le precedenti fasi di ascolto e discussione hanno portato alla luce una serie di questioni che verranno adesso dibattute dando concretezza a una dinamica ecclesiale dialogica nuova, che non vuole essere centrata sul tradizionale ruolo decisionale del papa insieme ai vescovi, ma aprirsi a una dimensione nuova non ancora completamente chiara.<\/p>\n\n\n\n<p>Qualche incertezza nasce anche dal fatto che il Codice di Diritto Canonico (da ora in avanti abbreviato CIC = Codex Iuris Canonici) non conosce un \u00abprocesso sinodale\u00bb, ma solo due \u00abistituzioni sinodali\u00bb: il Sinodo dei Vescovi (cann. 342-348) e il Sinodo diocesano (cann. 460-468). Le chiamo volutamente \u00abistituzioni\u00bb, in quanto esprimono principalmente un metodo di governo collegato all\u2019esercizio del potere episcopale. In particolare, il Sinodo dei Vescovi \u00e8 un\u2019espressione della costituzione gerarchica della Chiesa parallela al Collegio episcopale: una sorta di fratello minore, cui sono attribuiti compiti di servizio della \u00abcollegialit\u00e0 personale\u00bb espressa dal Romano Pontefice. Da questo punto di vista, sinodalit\u00e0 (episcopale) e collegialit\u00e0 (episcopale) costituiscono due coppie \u2013 quasi opposte \u2013 di un unico riferimento alla medesima potest\u00e0 episcopale di esercizio della potest\u00e0 di governo connessa al <em>munus episcopalis<\/em>. Sappiamo bene che ogni Vescovo diocesano rispetto alla propria diocesi gode di una potest\u00e0 pressoch\u00e9 assoluta: \u00e8 insieme legislatore, giudice, amministratore; pu\u00f2 servirsi di vicari, che tuttavia dipendono dalla sua autorit\u00e0. Questo stesso schema vale anche per il Vescovo di Roma, che lo esercita a livello di Chiesa universale, con potest\u00e0 \u00abpiena, suprema, immediata\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>La centralit\u00e0 del ministero episcopale \u00e8 stata sottolineata anche dal Concilio Vaticano II e l\u2019istituzione del Sinodo dei Vescovi \u00e8 figlia di questa concezione, che desidera esprimere una continuit\u00e0 temporale della riunione dei Vescovi, ben sapendo che ripetere l\u2019esperienza dell\u2019assemblea ecumenica sarebbe stato sempre meno facile. Il Sinodo sembrava essere l\u2019istituzione pi\u00f9 adatta a mantenere un collegamento tra il Vescovo di Roma e gli altri Vescovi, badando bene a non stravolgere l\u2019importanza della funzione legislativa attribuita al solo Concilio. Per questo motivo il Sinodo dei Vescovi ha una potest\u00e0 solo consultiva, lasciando al Papa la pienezza della potest\u00e0 legislativa che \u2013 da solo \u2013 lo equipara al Concilio.<\/p>\n\n\n\n<p>I Concili nella Chiesa si sono susseguiti con una certa continuit\u00e0, almeno fino a quello di Trento. Sono invece passati secoli prima che venisse convocato il Concilio Vaticano I, e decenni per il secondo. Decenni tuttavia pesanti, che per i cambiamenti registrati corrispondono a secoli.<\/p>\n\n\n\n<p>Le difficolt\u00e0 concrete di riunione dell\u2019intero Collegio episcopale inducono a pensare che un eventuale Concilio contemporaneo non potr\u00e0 svolgersi nella forma della compresenza di tutti i Vescovi in un unico luogo. Forse i nuovi mezzi di comunicazioni potranno proporre riunioni in \u00abmodalit\u00e0 mista\u00bb (con qualcuno presente e atri collegati da remoto), ma certamente l\u2019idea di un Concilio inteso come \u00abcollegialit\u00e0 in atto\u00bb tende a lasciare lo spazio a forme di prevalenza della medesima \u00abcollegialit\u00e0 in atto\u00bb rappresentata dal Pontefice. Se non fosse che papa Francesco sembra preferire una Chiesa pi\u00f9 partecipata, e quindi meno affidata alle decisioni del solo Papa, pi\u00f9 estroversa e \u2013 in un certo senso \u2013 meno episcopale. Non \u00e8 un caso che all\u2019Assemblea romana del 2023 non partecipano solo Vescovi e hanno diritto di voto deliberativo anche donne e laici. Si tratta di una novit\u00e0 che va guardata con molta attenzione, poich\u00e9 costituisce il seme di una Chiesa tutta sinodale, che comincia a crescere con sembianze diverse da quelle consuete.<\/p>\n\n\n\n<p>2. A me pare che il punto pi\u00f9 ambizioso da mettere sul tavolo sia la possibile fine di una mentalit\u00e0 accentratrice che continua a vedere la Chiesa come un concentrato di potere assoluto, riservato a maschi che hanno ricevuto il sacramento dell\u2019ordine, specialmente nel grado dell\u2019episcopato. Questa circostanza \u00e8 per lo pi\u00f9 giustificata da una teologia episcopale-comunionale che fonda legittimamente la natura sacramentale della missione apostolica della Chiesa, ma non anche l\u2019esercizio del potere, specialmente in assenza di contropoteri e forme di bilanciamento.<\/p>\n\n\n\n<p>La prova pi\u00f9 evidente di questo limite della teologia episcopale-comunionale \u00e8 proprio l\u2019istituto del Sinodo dei Vescovi come concepito dal Codice, in quanto non impegna la collegialit\u00e0, ma solo una sua possibile espressione applicativa: appunto, la sinodalit\u00e0, che in termini giuridici coinvolge un potere solo consultivo e tendenzialmente innocuo.<\/p>\n\n\n\n<p>3. In realt\u00e0, la concezione sinodale impressa da papa Francesco \u2013 ma non ancora pienamente accolta dalla Chiesa \u2013 vede \u201csinodo\u201d e \u201cconcilio\u201d come coppia complementare prima che alternativa. Si tratta di una complementarit\u00e0 a mio parere ben fondata storicamente e anche sulle Scritture. Ad esempio, il cosiddetto \u201cConcilio di Gerusalemme\u201d (At 15) fu in realt\u00e0 un sinodo, che la tradizione orientale conserva in termini partecipativi e legislativi. La Chiesa cattolica latina ha trascurato la dimensione sinodale ed \u00e8 ora che la sinodalit\u00e0 si sganci dalla collegialit\u00e0, come gi\u00e0 avviene ad esempio per il Sinodo diocesano, che \u00e8 l\u2019assemblea \u00abdei sacerdoti e degli altri fedeli della Chiesa particolare, scelti per prestare aiuto al Vescovo diocesano in ordine al bene di tutta la comunit\u00e0 cristiana\u00bb (CIC 460). L\u2019aiuto al Vescovo, per lo pi\u00f9 interpretato in senso gerarchico verticale, va invece concepito come aiuto reciproco che i membri della Chiesa si scambiano per renderla una comunit\u00e0 missionaria.<\/p>\n\n\n\n<p>Le assemblee sinodali, a tutti i livelli, esprimono la Chiesa in attivit\u00e0. Chiesa \u00e8 l\u2019assemblea riunita, sinodo l\u2019assemblea in movimento (\u00abin uscita\u00bb). L\u2019immagine evangelica della Chiesa dovrebbe essere prevalentemente sinodale. La vita stessa di Ges\u00f9 esprime un cammino ecclesiale sinodale, in cui si fa fatica a distinguere fra \u201csinodo\u201d e \u201cChiesa\u201d, o fra \u201cVescovo\u201d e \u201cpopolo\u201d. Queste distinzioni sono il frutto di un\u2019accezione istituzionale della Chiesa, che nel tempo si \u00e8 costruita con una veste prevalentemente clericale e appunto concentrata nella figura del Vescovo, che assomiglia a un funzionario che esercita un potere assoluto e di conseguenza emargina il sinodo a un\u2019esperienza circoscritta nel tempo e nello spazio. In questo modo il sinodo viene ridotto a una celebrazione periodica ed eccezionale, di per s\u00e9 non essenziale e persino superflua.<\/p>\n\n\n\n<p>Gli organismi di partecipazione ecclesiale sono tuttora prevalentemente percepiti come uffici di supporto all\u2019attivit\u00e0 amministrativa o pastorale (espressione che giuridicamente significa: meno che amministrativa). La Chiesa istituzionale resta ancora concentrata nelle forme di esercizio del potere \u2013 apparentemente assoluto \u2013 del Vescovo diocesano per le Chiese particolari, e del Vescovo di Roma per la Chiesa universale. E anche dopo il Concilio, la Chiesa popolo di Dio \u00e8 sempre pensata intorno al Vescovo. Quasi che senza Vescovo non ci sia popolo (e sembra quasi che il popolo non possa vivere senza clero).<\/p>\n\n\n\n<p>Questa mentalit\u00e0 deve essere rovesciata e il diritto canonico offre un\u2019opportunit\u00e0 in questo senso, poich\u00e9 a livello ordinamentale \u00e8 chiaro che la Chiesa \u00e8 il popolo di Dio e che Vescovo e clero ne fanno parte in quanto battezzati e le funzioni (munera) che esercitano bens\u00ec li distinguono fra il popolo, senza tuttavia attribuire loro gradi superiori. Resistere all\u2019affermazione della dimensione popolare della chiesa significa resistere all\u2019esercizio della sinodalit\u00e0. Per apprezzare in pieno il senso della sinodalit\u00e0 bisogna recuperare il <em>sensus fidei<\/em> del popolo di Dio, senza distinzioni di ruoli. Il CIC ne parla, ma si tratta di balbettii rispetto al \u201cmainstream ecclesiologico\u201d. Nella pratica, si stenta a trovare una relazione fra potere e sinodalit\u00e0, che finisce spesso per essere banalizzata come una forma di ascolto, preventiva alla deliberazione. Quest\u2019ultima conta, e il processo con cui si \u00e8 giubti alla decisione perde ogni valore.<\/p>\n\n\n\n<p>4. Al contrario, sinodalit\u00e0, collegialit\u00e0 e diritto sono in stretta relazione e quindi lo sviluppo delle rispettive linee d\u2019azione deve essere integrato. Non \u00e8 un caso che il 25 gennaio 1959 papa Giovanni XXIII abbia annunciato \u2013 al termine della Settimana di preghiera per l\u2019unit\u00e0 dei cristiani \u2013 tre intenzioni distinte, ma complementari: la convocazione del Sinodo diocesano romano, quella del Concilio ecumenico e l\u2019aggiornamento del CIC.<\/p>\n\n\n\n<p>Per meglio comprendere il senso dei processi sinodali in atto, abbiamo bisogno di entrare in sintonia con il cambio di paradigma proposto nel 1959 da Giovanni XXIII, per cui non c\u2019\u00e8 aggiornamento, se non impegniamo la sinodalit\u00e0, non ripensiamo i modi di esercizio della collegialit\u00e0 episcopale e non immaginiamo di continuare ad aggiornare il diritto canonico.<\/p>\n\n\n\n<p>Il CIC presenta alcuni tratti di vitalit\u00e0 della sinodalit\u00e0 che vanno meglio sottolineati. Perch\u00e9 questo sia possibile \u00e8 necessario superare alcuni dispositivi di blocco. Ne cito due: il conservazionismo e il continuismo.<\/p>\n\n\n\n<p>Il primo si esprime nell\u2019ossessiva cura per la sola manutenzione ordinaria. Le riforme sono avvertite come un pericolo, e la tradizione \u2013 intesa come status quo \u2013 prevale sulla Tradizione in senso teologico. Intravediamo una caricatura di questa tendenza alla conservazione nell\u2019incapacit\u00e0 di ripensare il diritto matrimoniale sostanziale, e nella resistenza ad applicare la riforma del diritto matrimoniale processuale. La prassi avrebbe potuto incidere sulla sostanza, invece \u00e8 stata limitata dalla conservazione degli schemi applicativi tradizionali. Non \u00e8 ragionevole che nel terzo millennio si continui a interpretare il matrimonio con gli schemi del diritto naturale, a loro volta filtrati attraverso i concetti del diritto romano classico.<\/p>\n\n\n\n<p>Il continuismo si esprime nell\u2019ossessiva ricerca di precedenti storici che confermino la plausibilit\u00e0 di nuove forme normative. Si tratta dell\u2019apoteosi del \u201csi \u00e8 sempre fatto cos\u00ec\u201d come giustificazione persino sacrale del mantenimento di strutture e regole apertamente non pi\u00f9 adeguate a garantire l\u2019evangelizzazione, confermata dal fatto che \u201cnon si possono fare cose che non si sono mai fatte\u201d. Da qui molti paradossi: faccio due esempi. L\u2019idea che non possiamo ordinare donne, perch\u00e9 non sono mai state ordinate, e che i preti non possono sposarsi, perch\u00e9 li possiamo ordinare solo se sono gi\u00e0 sposati.<\/p>\n\n\n\n<p>Questi dispositivi di blocco non solo impediscono di cambiare paradigma, ma sono anche salutarmente contraddittori. Per fortuna, il diritto canonico si \u00e8 costruito in maniera contraddittoria e tuttora presenta significative contraddizioni, che non dobbiamo temere. Non c\u2019\u00e8 bisogno di richiamare il Decreto di Graziano per sapere che la Chiesa cattolica pu\u00f2 legiferare in maniera plurale, trasversale e persino contraddittoria. Il diritto canonico \u00e8 al servizio dell\u2019evangelizzazione, e le regole intoccabili sono davvero poche. Per dirla ancora con papa Giovanni XXIII: \u00abNon \u00e8 il Vangelo che cambia, siamo noi che cominciamo a comprenderlo meglio\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>5. Una migliore comprensione del Vangelo determina anche una valorizzazione del principio di sinodalit\u00e0 rispetto a quello di collegialit\u00e0 (della Chiesa in cammino rispetto a quella statica). La Chiesa non pu\u00f2 non camminare lungo le strade di tutti, e quindi deve necessariamente confrontarsi sia con le buche e le asperit\u00e0 delle strade pi\u00f9 strette, sia con le difficolt\u00e0 dei percorsi lunghi e autostradali. Dir\u00f2 meglio: certe Chiese debbono percorrere sentieri campestri, altre montuosi, alcune ripararsi dalla pioggia e altre dal caldo.<\/p>\n\n\n\n<p>Per questo motivo trovo del tutto ragionevole che il futuro possa portarci anche regole differenziate di gestione della vita delle singole Chiese. Cattolica vuol dire universale: un aggettivo che nel terzo millennio deve marcare una forte differenza da \u201cglobale\u201d; anche la romanit\u00e0 dovr\u00e0 esprimersi in termini diversi dalla mera \u201ccentralit\u00e0\u201d (\u201caccentratrice\u201d). L\u2019universalit\u00e0 romana si esprime in chiave spirituale, e non impegna necessariamente l\u2019uniformit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Abbiamo bisogno di uno sguardo periferico che dia spazio a forme di pluralismo giuridico-ecclesiale. Non si pu\u00f2 continuare a immaginare l\u2019organizzazione della Chiesa sulla base territoriale che caratterizzava l\u2019Impero Romano. La struttura a raggiera basata su Roma non regger\u00e0 l\u2019urto della contemporaneit\u00e0; la struttura curiale, che al livello diocesano replica quella romana, gi\u00e0 adesso si adatta male alle diverse circostanze di tempo e di luogo. Questo appare evidente non appena si abbandonino i criteri istituzionali di funzionamento dell\u2019apparato per cercare soluzioni funzionali all\u2019evangelizzazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Sinodalit\u00e0 non fa pi\u00f9 rima con collegialit\u00e0. \u201cSinodo\u201d non fa pi\u00f9 rima con \u201cconsultivo\u201d, ma con \u201cpartecipazione\u201d; \u201ccomunione\u201d non regge pi\u00f9 solo \u201cepiscopale\u201d, ma anche \u201cecclesiale\u201d. Auguriamoci che questo processo sinodale apra spazi nuovi di partecipazione popolare, senza paura di innovare.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nell\u2019aprile del 2022 il \u201cCentro Hurtado\u201d, nell\u2019ambito dei \u201cMarted\u00ec alla Gregoriana\u201d, ha organizzato un incontro sul tema \u201cProcesso sinodale alla prova del codice\u201d. 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