{"id":18758,"date":"2023-09-05T10:42:04","date_gmt":"2023-09-05T08:42:04","guid":{"rendered":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=18758"},"modified":"2023-09-05T10:42:06","modified_gmt":"2023-09-05T08:42:06","slug":"come-fraintendere-la-naturale-rassomiglianza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/come-fraintendere-la-naturale-rassomiglianza\/","title":{"rendered":"<strong>Come fraintendere la \u201cnaturale rassomiglianza\u201d<\/strong>"},"content":{"rendered":"\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Su un luogo comune a sostegno della \u201criserva maschile\u201d<\/strong><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Thomasbene.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"576\" height=\"1024\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Thomasbene-576x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-18707\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Thomasbene-576x1024.jpg 576w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Thomasbene-169x300.jpg 169w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Thomasbene.jpg 720w\" sizes=\"(max-width: 576px) 100vw, 576px\" \/><\/a><\/figure>\n\n\n\n<p>Due tra i volumi pi\u00f9 importanti che studiano la relazione tra donna e ordinazione (il volume di Alberto Piola e quello di Luca Castiglioni) convergono nell\u2019identificare nel concetto di \u201cnaturale rassomiglianza\u201d una delle argomentazioni principali contro la ammissione della donna al ministero ordinato. E\u2019 interessante osservare, tuttavia, come il cuore di tutta questa giustificazione antropologica si fondi, almeno sul piano magisteriale, su una citazione di Tommaso d\u2019Aquino che \u00e8 stata clamorosamente fraintesa: nella Dichiarazione <em>Inter Insigniores<\/em>, e ancor pi\u00f9 nel Commento alla Dichiarazione apparso contestualmente ad essa sull\u2019Osservatore Romano, \u00e8 stato utilizzato il concetto di \u201cnaturale rassomiglianza\u201d in un senso che non \u00e8 affatto confermato dalla fonte tomista. Esaminiamo con cura questo passaggio fondamentale.<\/p>\n\n\n\n<p>Gi\u00e0 A. Piola, nel suo testo monumentale di ricostruzione di tutto il dibattito intorno alla questione della ordinazione sacerdotale della donna, segnalava come intorno a questo concetto vi fosse una citazione della fonte incompleta. Egli scriveva infatti: \u201cLa citazione dell\u2019<em>Inter Insigniores<\/em> tronca la frase di Tommaso d\u2019Aquino che invece continuava con le parole; \u2018mulier autem ex natura habet subiectionem\u201d (A. Piola, <em>Donna e sacerdozio (<\/em>Cantalupa 2006<em>)<\/em>, nota 156, p. 455)<a href=\"#sdfootnote1sym\" id=\"sdfootnote1anc\"><sup>1<\/sup><\/a>. Qui tuttavia \u00e8 necessario ricostruire bene i singoli passaggi, perch\u00e9 la sacramentaria di Tommaso viene utilizzata dalla Dichiarazione in modo profondamente distorto. Esaminiamo meglio il testo citato dalla Dichiarazione da considerare:<\/p>\n\n\n\n<p>\u201c\u00ab I segni sacramentali \u2013 dice S. Tommaso \u2013 rappresentano ci\u00f2 che significano per una naturale rassomiglianza \u00bb.Ora, questo criterio di rassomiglianza vale, come per le cose, cos\u00ec per le persone: allorch\u00e9 occorre esprimere sacramentalmente il ruolo del Cristo nell\u2019Eucaristia, non si avrebbe questa \u00ab naturale rassomiglianza \u00bb, che deve esistere tra il Cristo e il suo ministro, se il ruolo del Cristo non fosse tenuto da un uomo: in caso contrario, si vedrebbe difficilmente in chi \u00e8 ministro l\u2019immagine di Cristo. In effetti, il Cristo stesso fu e resta un uomo.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Come apparir\u00e0 chiaro, questo testo di <em>Inter <\/em><em>I<\/em><em>nsigniores <\/em>utilizza un passo di Tommaso d\u2019Aquino, senza&nbsp;approfondirne&nbsp;n\u00e9 la fonte n\u00e9 il contesto. Ad un esame pi\u00f9 attento, infatti, risulta facile riconoscere la debolezza della argomentazione magisteriale, che ricorre ad un testo il cui contenuto reale, di&nbsp;fatto, smentisce le premesse stesse del documento magisteriale. Cerco di esporre con semplicit\u00e0 il frutto della mia ricerca:<\/p>\n\n\n\n<p>1. La espressione di Tommaso citata da&nbsp;<em>Inter insigniores<\/em>&nbsp;appare nel&nbsp;<em>Commentario alle sentenze di Pietro Lombardo<\/em>&nbsp;(<em>Super Sent., lib. 4 d. 25 q. 2 a. 2 qc. 1 ad 4<\/em>) ed \u00e8 parte di una risposta alla discussione, che&nbsp;<strong>non riguarda la ordinazione della donna, ma quella dello schiavo<\/strong>&nbsp;(l\u2019articolo 2 si intitola infatti \u201cSe la schiavit\u00f9 sia impedimento alla ricezione dell\u2019ordine\u201d)! Il testo della citazione integrale, che risulta molto breve, suona cos\u00ec:<\/p>\n\n\n\n<p>\u201c&nbsp;<em>Ad quartum dicendum, quod signa sacramentalia ex naturali similitudine repraesentant; mulier autem ex natura habet subjectionem, et non servus; et ideo non est simile.\u201d<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>2. Come \u00e8 evidente se si legge il testo per intero, il riferimento alla \u201csimilitudo\u201d non riguarda di per s\u00e9 la \u201csomiglianza maschile\/femminile\u201d&nbsp;rispetto al Signore, ma la dissomiglianza della \u201ccondizione di schiavit\u00f9\u201d, che lo schiavo ha per contratto o per convenzione, mentre la donna ha \u201cper natura\u201d. Per capire meglio questa risposta, tuttavia, bisogna leggere la obiezione cui risponde, che si trova qualche pagina prima.<\/p>\n\n\n\n<p>3. La posizione che viene confutata nel \u201cad quartum\u201d citato sopra \u00e8 la seguente, che sostiene la non ordinabilit\u00e0 dello schiavo,&nbsp;che sarebbe un caso \u201cpi\u00f9 grave\u201d rispetto a quello della donna:<\/p>\n\n\n\n<p>\u201c<em>Sed contra, videtur quod (servitus) impediat quantum ad necessitatem sacramenti. Quia mulier non potest suscipere sacramentum ratione subjectionis. Sed major subjectio est in servo; quia mulier non datur viro in ancillam, propter quod non est de pedibus sumpta. Ergo et servus sacramentum non suscipit.\u201d<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Questo testo,&nbsp;che costituisce l\u2019oggetto della confutazione di Tommaso, richiama un passo di interpretazione della creazione della donna dalla costola di Adamo che Tommaso presenta cos\u00ec nella&nbsp;<em>Summa&nbsp;Theologiae<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201c<em>Era conveniente che la donna fosse formata dalla costola dell\u2019uomo. Primo, per indicare che tra l\u2019uomo e la donna ci deve essere un vincolo di amore. D\u2019altra parte la donna \u201cnon deve dominare sull\u2019uomo\u201d [1 Tm 2, 12], e per questo non fu formata dalla testa. N\u00e9 deve essere disprezzata dall\u2019uomo come una schiava: perci\u00f2 non fu formata dai piedi. Secondo, per una ragione mistica: poich\u00e9 dal costato di Cristo dormiente sulla croce dovevano scaturire i sacramenti, cio\u00e8 il sangue e l\u2019acqua, con i quali sarebbe stata edificata la Chiesa.\u201d (S. Th. q92 a3 co)<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Possiamo dunque scoprire che la \u201csimilitudo\u201d di cui si parla, nel testo di Tommaso&nbsp;<strong><em>riguarda non il rapporto tra Cristo e il suo ministro ordinato, come la intende&nbsp;<\/em><\/strong><strong>Inter&nbsp;insigniores<\/strong><strong><em>, ma la somiglianza&nbsp;<\/em><\/strong><em>tra la condizione di schiavo e la condizione d<\/em><em>i padrone<\/em>. La \u201csimilitudo\u201d negata da Tommaso \u00e8 la relazione tra lo schiavo e la donna circa il \u201cdefectus eminentiae gradus\u201d. E viene contestata proprio per il fatto che la \u201ccarenza di autorit\u00e0\u201d per lo schiavo \u00e8 reversibile, mentre per la donna non lo \u00e8. La natura, per Tommaso, pone la donna in una soggezione insuperabile. La \u201cnaturale rassomiglianza\u201d richiesta non riguarda perci\u00f2 la forma fisica o l\u2019anatomia, ma la capacit\u00e0 di esercitare la autorit\u00e0 e di essere \u201ca capo\u201d di una comunit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>4. La controprova della non pertinenza del presunto principio della sacramentaria tomista invocato da&nbsp;<em>Inter Insigniores<\/em>&nbsp; si trova leggendo i testi che precedono quelli a cui abbiamo fatto riferimento, ossia quelli dell\u2019articolo 1, dedicato specificamente alla questione \u201cSe il sesso femminile sia un impedimento alla ricezione dell\u2019ordine\u201d. In questa parte del commento il principio invocato da&nbsp;<em>Inter insigniores&nbsp;<\/em>appare in forma&nbsp;diversa<em>, ossia con un rag<\/em>i<em>onamento le<\/em>g<em>germente pi\u00f9 ampio, ma che chiarisce ancora meglio la \u201cmens\u201d di Tommaso e la sua profonda differenza dalla intenzione con cui Int<\/em>er in<em>signiores lo a<\/em>ssume, in una&nbsp;<em>pr<\/em>ospettiva profon<em>damen<\/em>te diver<em>s<\/em>a.<\/p>\n\n\n\n<p>5. Anche in questo caso la citazione utilizza la logica della \u201csimilitudo\u201d, allegando anche un esempio, tratto dal sacramento della unzione degli infermi. Leggiamo il passo<\/p>\n\n\n\n<p><a><\/a> \u201c<em>Unde etsi mulieri exhibeantur omnia quae in ordinibus fiunt, ordinem non suscipit: quia cum sacramentum sit signum, in his quae in sacramento aguntur, requiritur non solum res, sed significatio rei; sicut dictum est, quod in extrema unctione exigitur quod sit infirmus, ut significetur curatione indigens. Cum ergo in sexu femineo non possit significari aliqua eminentia gradus, quia mulier statum subjectionis habet; ideo non potest ordinis sacramentum suscipere.\u201d<\/em> (<em>Super Sent<\/em>., lib. 4 d. 25 q. 2 a. 1 qc. 1 co.)<\/p>\n\n\n\n<p>Come \u00e8 evidente dal ragionamento proposto da Tommaso, la domanda non solo della \u201cres\u201d, ma della \u201csignificatio rei\u201d, che in qualche modo equivale a quanto sostenuto a proposito della \u201csimilitudo\u201d nel caso precedente, viene argomentata esclusivamente in rapporto alla \u201csignificatio\u201d della \u201ceminentia gradus\u201d: il sesso femminile \u00e8 escluso dalla ordinazione non perch\u00e9 \u201cdifforme\u201d rispetto al corpo maschile, ma perch\u00e9 incapace di \u201csignificare ed esercitare la autorit\u00e0\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>6. Tutto ci\u00f2 fa apparire in modo assolutamente chiaro che la citazione utilizzata da&nbsp;<em>Inter insigniores, <\/em>se ricompresa nel suo contesto coerente<em>, <\/em>riconduce la argomentazione di Tommaso <em>non alla somiglianza <\/em><em>del sesso maschile del ministro con il sesso maschile di Ges\u00f9<\/em><em>, potremmo dire intes<\/em><em>o<\/em><em> nel suo lato oggettivo e formale, ma alla somiglianza di autorit\u00e0 e di assenza di <\/em><em>subordinazione, di soggezione e di <\/em><em>schiavit\u00f9 <\/em><em>dell\u2019ordinando rispetto al Signore nella cui persona deve agire<\/em>. Cos\u00ec pare evidente la debolezza della argomentazione magisteriale, condotta sulla base di una presunta evidenza che il testo di Tommaso non contempla, e che non fa altro che ribadire proprio quella impostazione classica che assume la relazione tra uomo e donna segnata non solo da una legittima differenza, ma da una strutturale subordinazione della seconda al primo.<\/p>\n\n\n\n<p>Come accade pi\u00f9 frequentemente di quanto si pensi, anche in questo caso un testo di Tommaso d\u2019Aquino, soprattutto quando formula un \u201cprincipio\u201d o un \u201ccriterio generale\u201d, se sganciato dal suo contesto&nbsp;originario, pu\u00f2 essere utilizzato in modo fuorviante, per dare autorevolezza ad una posizione obiettivamente assai debole,&nbsp;e comunque molto diversa da quella sostenuta dal Dottore angelico. Tommaso non utilizza mai nella discussione sugli impedimenti alla ordinazione&nbsp;l\u2019argomento della somiglianza corporea, se non riferendola al \u201cdifetto di autorit\u00e0\u201d. In altri termini, lo schiavo non pu\u00f2 essere ordinato perch\u00e9 privo di autorit\u00e0. Ma lo schiavo pu\u00f2 superare questo impedimento, che non gli deriva dalla natura, ma dalla tradizione e da contratto. Invece la donna \u201cha la schiavit\u00f9 per natura\u201d e per questo non pu\u00f2 essere ordinata. La ragione della dissomiglianza non \u00e8 la \u201cforma\u201d o la \u201cstruttura corporea\u201d femminile, ma il \u201cdefectus eminentiae gradus\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Se letta nel suo contesto,&nbsp;quindi,&nbsp;la affermazione sulla \u201crassomiglianza\u201d \u2013&nbsp;riproposta dal documento del 1976 e dai documenti che lo accompagnano &#8211; riafferma soltanto la&nbsp;prospettiva&nbsp;che per Tommaso&nbsp;risultava&nbsp;decisiva: ossia la \u201cmancanza di autorit\u00e0 della donna\u201d come principio antropologico e sociologico del suo tempo&nbsp;e che si imponeva anche alla discussione teologica, la quale si lasciava istruire volentieri da questa evidenza culturale. Per\u00f2 noi abbiamo superato questa evidenza da almeno mezzo secolo.<\/p>\n\n\n\n<p>Essendo&nbsp;<em>Inter insigniores<\/em>&nbsp;introdotta da una semicitazione del testo con cui Papa Giovanni segnala in&nbsp;<em>Pacem in terris<\/em>&nbsp;la acquisizione della \u201cdonna nello spazio pubblico\u201d come \u201csegno dei tempi, sembra davvero paradossale che per dar seguito a questa nuova affermazione, di cui si fregia il titolo del documento, si&nbsp;sia fondata la soluzione argomentativa \u201cdi convenienza\u201d su&nbsp;un testo medievale che conferma precisamente ci\u00f2 di cui oggi dovremmo liberarci. Se si ribadisce in premessa che \u201cper natura la donna non pu\u00f2 comandare\u201d, ogni discussione teologica risulta superata e senza alcuno spazio e troppo facilmente risolta.<\/p>\n\n\n\n<p>Una semplice esegesi tomista,&nbsp;condotta nel contesto da cui&nbsp;<em>Inter insigniores<\/em>&nbsp;trae la affermazione di Tommaso, libera il campo per argomentazioni davvero convincenti, che debbono essere&nbsp;nuove, giacch\u00e9 scaturiscono da un mondo trasformato dalla libert\u00e0 e dalla eguaglianza. La debolezza&nbsp;obiettiva&nbsp;delle argomentazioni del magistero, di cui il teologo deve fare accurata rassegna, liberano il campo per una ricerca di argomentazioni pi\u00f9 forti e pi\u00f9 convincenti, che rispondano davvero alla questione sollevata da Giovanni XXIII e accettino che, in rapporto al femminile, qualcosa di decisivo \u00e8 accaduto tra XIX e XX secolo, di cui il XXI secolo deve dar conto, senza ambiguit\u00e0 e con coraggio. La \u201crassomiglianza naturale\u201d richiesta da Tommaso \u00e8 la \u201cassenza di schiavit\u00f9\u201d: a suo avviso possibile per lo schiavo, ma impossibile per la donna. Il suo testo, dunque, assume un orizzonte che non \u00e8 pi\u00f9 il nostro. Le \u201cinsigniores notas\u201d che il mondo da 60 anni ci offre \u2013 dalle quali la Chiesa dovrebbe disporsi ad imparare qualcosa e&nbsp;tra&nbsp;le quali spicca &nbsp;la entrata delle donne nella vita pubblica \u2013 esigono&nbsp;dalla parola del magistero e dalle riflessioni dei teologi che predispongano al pi\u00f9 presto \u201cinsigniores&nbsp;cogitationes\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#sdfootnote1anc\" id=\"sdfootnote1sym\">1<\/a>Va detto che la segnalazione di Piola, sulla incompletezza della citazione che la Dichiarazione fa del testo di Tommaso, \u00e8 a sua volta incompleta. In effetti il tenore letterale del brano di Tommaso, dal quale si trae il \u201ccriterio\u201d della naturale rassomiglianza, non continua solo con \u201cmulier autem ex natura habet subjectionem\u201d, ma presenta, dopo questa clausola apparente, una chiusa ulteriore: \u201cet non servus, et ideo non est simile\u201d. Come vedremo subito dopo, questa clausola chiarisce che il discorso non riguarda la donna, ma lo schiavo. E il criterio invocato da <em>Inter Insigniores<\/em> non riguarda la \u201canatomia femminile\u201d, ma la \u201csoggezione\u201d! Anche Luca Castiglioni, nel suo recente studio su <em>Figlie e figli di Dio<\/em> (Brescia 2023), quando discute la nozione di \u201cnaturale rassomiglianza\u201d con finezza alle pp. 219-220, non rileva questo errore originario nella fonte della nozione.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Su un luogo comune a sostegno della \u201criserva maschile\u201d Due tra i volumi pi\u00f9 importanti che studiano la relazione tra donna e ordinazione (il volume di Alberto Piola e quello di Luca Castiglioni) convergono nell\u2019identificare&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[50],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/18758"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=18758"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/18758\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":18759,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/18758\/revisions\/18759"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=18758"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=18758"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=18758"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}