{"id":18715,"date":"2023-07-31T08:27:33","date_gmt":"2023-07-31T06:27:33","guid":{"rendered":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=18715"},"modified":"2023-07-31T08:27:35","modified_gmt":"2023-07-31T06:27:35","slug":"custodia-della-differenza-e-cultura-dello-scarto-una-questione-sistematica-sul-ministero-femminile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/custodia-della-differenza-e-cultura-dello-scarto-una-questione-sistematica-sul-ministero-femminile\/","title":{"rendered":"Custodia della differenza e cultura dello scarto. Una questione sistematica sul ministero femminile"},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/24variazioni-1.jpeg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"669\" height=\"1024\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/24variazioni-1-669x1024.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-18685\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/24variazioni-1-669x1024.jpeg 669w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/24variazioni-1-196x300.jpeg 196w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/24variazioni-1-768x1176.jpeg 768w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/24variazioni-1-1003x1536.jpeg 1003w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/24variazioni-1.jpeg 1024w\" sizes=\"(max-width: 669px) 100vw, 669px\" \/><\/a><\/figure>\n\n\n\n<p>L&#8217;esame delle argomentazioni tomiste intorno alla &#8220;mancanza di autorit\u00e0&#8221; della donna in ambito ministeriale, da me svolto nel post precedente (cfr. <a href=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/tommaso-daquino-e-la-cultura-dello-scarto-circa-i-ministri-ecclesiali-dissenso-e-ammirazione\/\">qui<\/a>), mi ha portato ad approfondire lo sguardo su una questione decisiva, la cui soluzione permette di affrontare correttamente la apertura del ministero ordinato al sesso femminile. Vorrei formulare meglio la domanda che regge queste considerazioni: \u00e8 evidente che la tradizione cristiana, profondamente immersa nella tradizione comune umana e filosofica occidentale, ha pensato la differenza tra maschile e femminile come una differenza &#8220;gerarchica&#8221; e di &#8220;autorit\u00e0&#8221;. Ed \u00e8 stata portata, per molti secoli, a custodire tale differenza, che allora come oggi risulta essenziale, mediante la conferma di logiche gerarchiche e autoritarie di subordinazione. La subordinazione della donna all&#8217;uomo, ci dice questa tradizione, custodisce il disegno di Dio sulla differenza tra maschile e femminile. Qui, senza volere, la tradizione recente ha subito un &#8220;d\u00e9placement&#8221; che l&#8217;ha resa non pi\u00f9 trasparente e l&#8217;ha portata ad irrigidirsi, fino a pensare che &#8220;solo la gerarchia salvaguardi la differenza&#8221;. <\/p>\n\n\n\n<p>Qui, a mio parere, la tradizione cristiana rischia di perdere se stessa, barattando la salvezza per un piatto di lenticchie. Vorrei cercare di mostrare come questa custodia della differenza, se pensata in modo gerarchico, finisce per confondersi con una &#8220;cultura dello scarto&#8221; che ha come oggetto precisamente la autorit\u00e0 femminile. Ecco in pochi passi il cuore del mio ragionamento.<\/p>\n\n\n\n<p>a) <em>La cultura dello scarto di oggi e di ieri<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Esiste una &#8220;cultura dello scarto&#8221; che \u00e8 il prodotto indiretto della societ\u00e0 aperta, la quale formalmente garantisce a tutti libert\u00e0 ed eguaglianza, ma di fatto emargina molti soggetti e non riesce ad entrare in logiche di autentica fraternit\u00e0. Ma esiste anche una &#8220;cultura dello scarto&#8221; che il mondo premoderno assume istituzionalmente e che pensa una serie di &#8220;categorie&#8221; (la donna, l&#8217;incapace, lo schiavo, l&#8217;assassino, il figlio naturale e il disabile) come &#8220;privati di ogni autorit\u00e0&#8221;, anche se oggetti di fraterna carit\u00e0. Una parte consistente dei discorsi teologici sul rapporto tra donna e autorit\u00e0 risente ancora pesantemente della influenza di questa &#8220;cultura dello scarto&#8221; pre-moderna, che si alimenta di differenze di &#8220;ordine&#8221; sulle quali struttura la logica di autorit\u00e0. La differenza tra maschio e femmina sul piano naturale e sociale e la differenza tra laico e chierico sul piano ecclesiale e spirituale.<\/p>\n\n\n\n<p>b) <em>La argomentazione teologica &#8220;di sponda&#8221;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Questo orizzonte \u00e8 ancora ben presente nelle nostre riflessioni sul ruolo della donna nell&#8217;esercizio della autorit\u00e0 ecclesiale. Vorrei segnalare soltanto un punto qualificante: alla domanda di accesso della donna al ministero diaconale, cos\u00ec come formulata nell&#8217;<em>Instrumentum laboris<\/em> della prossima Assemblea del Sinodo dei Vescovi, si tende a rispondere glissando sul fatto che il diaconato \u00e8 parte del ministero ordinato e potenziando piuttosto la logica &#8220;battesimale&#8221; del diaconato. Qui, a mio avviso, continua a funzionare la &#8220;cultura della scarto&#8221; che tende ad escludere la donna da ogni esercizio formale della autorit\u00e0, che la tradizione ecclesiale pensa precisamente come &#8220;ministero ordinato&#8221;. Una differenza ontologica tra laici (battesimo) e chierici (ordine) si riflette pericolosamente sulla differenza tra &#8220;maschile&#8221; (autorevole in pubblico) e &#8220;femminile&#8221; (autorevole in privato). <\/p>\n\n\n\n<p>c) <em>La tradizione magisteriale e la cultura dello scarto<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Se la differenza tra maschile e femminile viene pensata come &#8220;gerarchia&#8221;, con una sovrapposizione incontrollata tra tradizione rivelata e tradizione culturale, nessuna piramide potr\u00e0 essere rovesciata: n\u00e9 la piramide tra laici e clero, n\u00e9 la piramide tra donne e uomini. Il fatto che il documento pi\u00f9 rilevante del magistero recente pretenda di dire una &#8220;parola definitiva&#8221; assumendo la &#8220;riserva maschile del ministero sacerdotale&#8221; come facente parte della &#8220;divina costituzione della Chiesa&#8221; sembra il tentativo, non argomentato ma affettivamente imposto, di salvare la differenza tra maschile e femminile con una &#8220;gerarchia rivelata&#8221;. Qui la confusione tra differenza e scarto ha raggiunto il massimo livello di evidenza e di problematicit\u00e0. Sistematicamente qui rimane aperta la questione pi\u00f9 grande, che esercita una pressione notevole anche sulla libert\u00e0 di affrontare la diversa diversa (ma non minore) dell&#8217;accesso della donna al ministero ordinato nel grado del diaconato.<\/p>\n\n\n\n<p>Non \u00e8 un caso che molti teologi, tatticamente o strategicamente, preferiscano non nominare il ministero ordinato quando parlano dell&#8217;accesso della donna al diaconato. Io credo, invece, che senza parlare del tema pi\u00f9 ampio, non si arriver\u00e0 ad alcuna soluzione soddisfacente e si rester\u00e0 nella cultura dello scarto, salvaguardando una impostazione &#8220;gerarchica&#8221; della differenza tra maschile e femminile. La novit\u00e0 del segno dei tempi della donna che &#8220;in re publica interest&#8221; \u00e8 invece il superamento della confusione tra differenza e gerarchia. Questo \u00e8 un &#8220;cambio di paradigma&#8221;, reso necessario perch\u00e9 non si coltivino, allo stesso tempo, complessi di superiorit\u00e0 e complessi di inferiorit\u00e0 legati ad un modo di pensare che in larga parte del mondo non esiste pi\u00f9. Un magistero che sorreggesse questo aspetto classico della &#8220;cultura dello scarto&#8221;, che affettivamente si ostinasse ad affermare che l'&#8221;agire in persona Christi&#8221; non riguarda le donne, ma solo i maschi, non sarebbe all&#8217;altezza della missione cui \u00e8 chiamato. <\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;esame delle argomentazioni tomiste intorno alla &#8220;mancanza di autorit\u00e0&#8221; della donna in ambito ministeriale, da me svolto nel post precedente (cfr. qui), mi ha portato ad approfondire lo sguardo su una questione decisiva, la cui&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[50],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/18715"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=18715"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/18715\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":18716,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/18715\/revisions\/18716"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=18715"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=18715"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=18715"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}