{"id":18689,"date":"2023-07-17T08:39:50","date_gmt":"2023-07-17T06:39:50","guid":{"rendered":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=18689"},"modified":"2023-07-17T08:45:53","modified_gmt":"2023-07-17T06:45:53","slug":"immaginare-e-fare-sinodo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/immaginare-e-fare-sinodo\/","title":{"rendered":"Immaginare e fare sinodo"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Ascolto sinodale, immaginazione teologica, deliberazione magisteriale<\/strong><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/vescovi-sinodo.png\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"1024\" height=\"630\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/vescovi-sinodo-1024x630.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-9223\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/vescovi-sinodo-1024x630.png 1024w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/vescovi-sinodo-300x184.png 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/vescovi-sinodo.png 1141w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><\/figure>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right has-small-font-size\">\u201cCome deve essere esercitata l\u2019autorit\u00e0? \u2026qui il Concilio diventa pi\u00f9 esplicito, introducendo una terminologia e una forma letteraria nuova\u2026Questo cambiamento port\u00f2 a ridefinire che cosa fosse un concilio e che cosa avrebbe dovuto realizzare. Il Vaticano II modific\u00f2 in modo cos\u00ec radicale il modello legislativo-giudiziario prevalso fin dal primo concilio, quello del 325 a Nicea, che in pratica lo abbandon\u00f2, sostituendolo con uno basato sulla persuasione e l\u2019invito. Fu un cambiamento di enorme importanza\u201d<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right has-small-font-size\">&nbsp;J. W. O\u2019Malley<a href=\"#sdfootnote1sym\" id=\"sdfootnote1anc\"><sup>1<\/sup><\/a><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right has-small-font-size\">\u201cSe noi risolviamo i problemi della fede col metodo della sola autorit\u00e0, possediamo certamente la verit\u00e0, ma in una testa vuota\u201d<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right has-small-font-size\">S. Tommaso d\u2019Aquino<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left has-medium-font-size\">Il discorso ecclesiale pu\u00f2 facilmente cadere in ricostruzioni caricaturali della tradizione. Anche il sinodo non si sottrae a questo pericolo. Ne \u00e8 un esempio il modo marginale e sospettoso con cui una parte dei soggetti ecclesiali pensa la dinamica sinodale in relazione al rapporto tra magistero e teologia. Vorrei soffermarmi su questo punto impostando una riflessione sulla rilevanza della \u201cimmaginazione teologica\u201d come strumento di buon funzionamento di una dinamica sinodale autentica. Perci\u00f2 imposter\u00f2 anzitutto una descrizione non ingenua della dinamica sinodale, per poi porre in miglior evidenza la inadeguatezza di ricostruzioni \u201cformali\u201d e giuridiche della subordinazione della teologia al magistero, concependo piuttosto la loro relazione come interazione preziosa tra \u201cdue forme di magistero\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>a) <em>Ascolto, immaginazione e deliberazione<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Nella dinamica di confronto sinodale risulta fondamentale l\u2019attitudine all\u2019ascolto. Che cosa significa? In sostanza, perch\u00e9 sia dato spazio ai disegni dello Spirito, \u00e8 decisiva una disponibilit\u00e0 ad ascoltarlo nella forma di un ascolto della Parola e della tradizione mediati dall\u2019ascolto del prossimo. Ascoltare l\u2019altro diventa condizione per ascoltare lo Spirito. Per arrivare a questo risultato, tuttavia, le cose non sono mai immediate. Intendo dire che, se questo \u00e8 vero, occorre uscire da una ricostruzione di comodo \u2013 e purtroppo istituzionalmente troppo forte \u2013 secondo la quale il \u201cmagistero autentico\u201d, di per s\u00e9, non ha bisogno di ascoltare nessuno. Qui si nota, istituzionalmente, una brutta falla nella nave della chiesa. La comprensione del \u201cmagistero autentico\u201d rischia di censurare a priori ogni cammino sinodale, perch\u00e9 propone una tale \u201cautosufficienza\u201d del magistero, da non aver bisogno di alcun ascolto, di alcuna immaginazione e di alcuna deliberazione. E\u2019 interessante il fatto che una certa comprensione della relazione tra magistero e teologia escluda, allo stesso tempo, la sporgenza di un ascolto strutturale alla fede (riducendo l\u2019ascolto all\u2019esercizio delle \u201cbuone maniere\u201d), la creativit\u00e0 della teologia (ridotta a \u201csvolgimento interno al magistero autentico\u201d) e la stessa deliberazione magisteriale (ridotta a \u201cprotezione difensiva del depositum fidei\u201d). E\u2019 evidente che in questo modo \u00e8 la stessa dinamica sinodale a risultare meramente accessoria. Viceversa, per una adeguata valorizzazione dell\u2019ascolto, occorre pensare ad una funzione strutturale della \u201cimmaginazione teologica\u201d, capace di preparare luoghi di ascolto dai quali scaturiscano \u201cdeliberazioni autorevoli\u201d, preoccupata non semplicemente di difendere quanto acquisito, ma di scoprire nuove formulazione della sostanza del <em>depositum<\/em>. Vi \u00e8, in ogni sinodo, un ruolo che la immaginazione teologica svolge per rendere significativo l\u2019ascolto e per preparare deliberazioni autorevoli. Senza immaginazione teologica non si cammina sinodalmente. Questo mette in profonda crisi una ricostruzione di comodo del rapporto tra magistero e teologia, che merita ora di essere approfondita.<\/p>\n\n\n\n<p><em>b) Il Magistero tra Vaticano I e Vaticano II<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Il nodo decisivo dello sviluppo del rapporto che dobbiamo qui brevemente studiare consiste in un interessante paradosso: proprio nel momento in cui il Magistero diventa sensibile a nuove istanze della riflessione teologica, esso muta rapporto con la dottrina e con la teologia, passando da Magistero prevalentemente negativo (come \u00e8 stato per circa 1800 anni) a Magistero quasi esclusivamente positivo. Questo passaggio, che il Concilio Vaticano II ha sancito in forma autorevolissima, soprattuto realizzandolo praticamente, pur con tutte le sue giustificazioni, oggi comporta molti problemi in meno, ma anche qualche difficolt\u00e0 in pi\u00f9.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci\u00f2 \u00e8 dovuto precisamente al fatto che il magistero si intende storicamente come negativo (ossia si limita a \u201ccondannare proposizioni erronee\u201d o a \u201cdare dignit\u00e0 dogmatica ad affermazioni centrali per la fede\u201d) lasciando tutto il resto del campo al libero dibattito teologico. Il magistero che condanna, condanna proposizioni. Viceversa il magistero che decide di diventare esclusivamente positivo, proprio a causa del fatto che interviene positivamente in ogni aspetto della vita di fede (vita religiosa, vita familiare, bioetica, problemi del mondo del lavoro, turismo, sport, orari di chiusura dei negozi\u2026) tende cos\u00ec a coprire tutto il campo che prima era riservato alla libera discussione teologica e pastorale.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo \u00e8 diventato evidente, ovviamente, solo nel post-concilio.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci\u00f2 ha comportato un progressivo spostamento della \u201cquestione\u201d della relazione tra magistero e teologia. La autolimitazione del magistero, che la tradizione garantiva in modo sobrio ma effice, di fatto \u00e8 venuta meno a partire da una pi\u00f9 grande consapevolezza della \u201cmediazione\u201d di cui la Parola ha bisogno.<\/p>\n\n\n\n<p>Vi \u00e8 qui, a mio parere, proprio lo spazio per uno sviluppo \u201cequivoco\u201d: da un lato la sottilineatura del \u201cprincipio scritturistico\u201d ha limitato le pretese di un Magistero onnicomprensivo e onnipotente. Ma d\u2019altra parte, proprio la estensione della sollecitudine ecclesiale ha reso possibile una sorta di \u201csanta alleanza\u201d tra antico e nuovo che genera una figura di magistero molto pi\u00f9 esteso e incondizionato di prima<a href=\"#sdfootnote2sym\" id=\"sdfootnote2anc\"><sup>2<\/sup><\/a>. Se uniamo la lettura del papato\/magistero del Vaticano I alla estensione delle competenze del Vaticano II otteniamo una figura sbilanciata di magistero, di fronte al quale nessuna teologia pu\u00f2 sperare di avere pi\u00f9 alcuna reale consistenza. Il CJC del 1983 costituisce il punto pi\u00f9 avanzato e rischioso di una tale riduzione della teologia a mero commento acritico del magistero autentico<a href=\"#sdfootnote3sym\" id=\"sdfootnote3anc\"><sup>3<\/sup><\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p><em>c) Ministero e magistero, minus et maius<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Un principio fondamentale \u00e8 iscritto nella forma originaria della vita cristiana. In essa, infatti, vi \u00e8 una singolare coincidenza di due termini che la tradizione precristiana (e anche post-cristiana) oppone decisamente. Ascoltiamo a questo proposito una interessante citazione che J.-L. Marion ha ripreso da M. Mauss:<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cDonare equivale a dimostrare la propria superiorit\u00e0, valere di pi\u00f9, essere pi\u00f9 in alto,&nbsp;<em>magister<\/em>; accettare senza ricambiare in eccesso, equivale a subordinarsi, diventare cliente o servo, farsi piccolo, cadere pi\u00f9 in basso,&nbsp;<em>minister<\/em>\u201c<a href=\"#sdfootnote4sym\" id=\"sdfootnote4anc\"><sup>4<\/sup><\/a><\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019idea di Marcel Mauss mostra bene la radice della tensione originaria che si manifesta tra \u201cmagistero\u201d e \u201cministero\u201d: i due concetti, nell\u2019uso culturale e antropologico, tendono ad opporsi radicalmente, allo stesso modo con cui il donatore e il donatario, il soggetto attivo e il soggetto passivo si contrappongono intorno ad un \u201cdono\u201d. Nella Chiesa, tuttavia, l\u2019esperienza del \u201cmagistero\u201d \u00e8 strutturalmente \u201cministeriale\u201d, mentre il \u201cservizio\u201d ha un suo insuperabile \u201cmagistero\u201d. Il dono \u00e8 anzitutto ricevuto e accettato, ma ha bisogno di poter essere continuamente ri-donato nella testimonianza, nell\u2019annuncio, nella carit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa citazione ha permesso di recuperare quella che il Concilio Vaticano II ha sviluppato e riletto in modo molto acuto e sorprendente:<em>&nbsp;la natura ministeriale del magistero ecclesiale<\/em>. Il che significa una verit\u00e0 fondamentale e decisiva per la Chiesa:<em>&nbsp;il Magistero ha la funzione di servire, non di essere servito<\/em>. Ed \u00e8 quanto afferma chiaramente DV 10, quando dice che il \u201cmagistero per\u00f2 non \u00e8 superiore alla parola di Dio ma la serve\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa asserzione, come verit\u00e0 che attraversa l\u2019intero spettro della storia della Chiesa, ha assunto a partire dal Concilio Vaticano II una particolarissima forma di \u201cparadossalit\u00e0\u201d, che vorrei qui brevemente portare alla luce.<\/p>\n\n\n\n<p><em>d) Un documento della Commissione Teologica Internazionale<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Se infatti il concetto di magistero \u00e8 profondamente mutato proprio a causa di una nuova rilettura della Chiesa rispetto al proprio fondamento (nella Parola, nel mistero celebrato, nella testimonianza istituzionale e nel rapporto col mondo) questo ha profondamente mutato il rapporto tra teologia e magistero. Quale servizio il Magistero pu\u00f2 esercitare nel momento in cui da \u201c\u201dnegativo\u201d diventa \u201cpositivo\u201d? E quale ruolo gioca la teologia se il Magistero si muove con una nuova disinvoltura (prima quasi impensabile) nel campo delle \u201copinioni teologiche\u201d? Potremmo rispondere, con il documento della Commissione Teologica Internazionale,&nbsp;<em>Teologia oggi: prospettive, principi e criteri<\/em>, \u201cIl Regno\u201d, 57(2012), 269-289. (I numeri tra parentesi si riferiscono ai paragrafi di questo documento).<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cEsiste effettivamente nella Chiesa un certo \u2018magistero\u2019 dei teologi\u201d (39). Non vi \u00e8 dubbio che il servizio teologico \u00e8 riconosciuto da sempre come una funzione indispensabile per l\u2019esercizio del magistero della Chiesa. Proprio l\u2019ultimo Concilio ha rappresentato un evento che ha messo in singolare evidenza la stretta collaborazione tra vescovi e teologi. Proprio per questo la teologia pu\u00f2 anche montarsi la testa e pretendere che il magistero episcopale sia semplicemente \u201capplicativo\u201d dei risultati delle proprie ricerche. D\u2019altra parte, a sua volta, il magistero episcopale pu\u00f2 anche arrivare a illudersi di poter fare a meno di ogni contributo teologico scientifico, di avere gi\u00e0, di per s\u00e9, tutti gli elementi per la azione pastorale. La arroganza dei teologi corrisponde, talvolta, alla presunzione dei pastori. Si tratta di due errori speculari e altrettanto deleteri.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo aspetto del rapporto delicato tra teologi e pastori viene presentato con accuratezza dal documento della Commissione Teologica Internazionale al paragrafo 4 (nn.37-44). Un prima affermazione che merita di essere considerata \u00e8 la seguente:<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cVescovi e teologi hanno una chiamata diversa, e devono rispettare le rispettive competenze, per evitare che il magistero riduca la teologia a mera scienza ripetitiva, o che i teologi presumano di sostituirsi all\u2019ufficio di insegnamento dei pastori della Chiesa\u201d (37)<\/p>\n\n\n\n<p>Questo primo passo consente di identificare uno specifico servizio teologico che non permette di intepretare la funzione del teologo come quella dell\u2019addetto stampa. Il teologo elabora la propria scienza con criteri di criticit\u00e0 che non sempre coincidono con la ufficialit\u00e0 ecclesiale: la ricerca teologica, se diventa meramente ripetitiva del magistero, non \u00e8 pi\u00f9 ricerca e non \u00e8 pi\u00f9 teologia.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma veniamo a un altro passo interessante, che riguarda la interpretazione \u201cautentica\u201d della fede, che solo il magistero e non la teologia pu\u00f2 dare:<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cL\u2019accettazione di questa funzione del magistero relativamente all\u2019autenticit\u00e0 della fede richiede che vengano riconosciuti i diversi livelli delle affermazioni magisteriali. A questi diversi livelli corrisponde una risposta differenziata da parte dei credenti e dei teologi. L\u2019insegnamento del magistero non ha tutto lo stesso peso\u201d (40)<\/p>\n\n\n\n<p>Proprio a causa della diversa funzione che la teologia e il magistero esercitano all\u2019interno della Chiesa, la teologia in alcuni pochi casi \u00e8 strettamente vincolata dal pronunciamento del magistero, mentre in altri \u00e8 indirizzata, consigliata, orientata, senza impedirle di esplorare e percorrere, rispettosamente e in comunione, altre strade.<\/p>\n\n\n\n<p>D\u2019altra parte il documento ricorda come non sia sbagliato attribuire alla stessa teologia un ruolo magisteriale: \u201cEsiste effettivamente nella Chiesa un certo \u2018magistero\u2019 dei teologi\u201d (39), che non ha senso pensare come alternativo o concorrenziale rispetto a quello dei pastori, ma che necessariamente conosce dei momenti di \u201ctensione\u201d rispetto a quello. Ed \u00e8 prezioso il fatto che in nota (alla nota 87, per la precisione) il testo ricorda che Tommaso d\u2019Aquino distingueva tra&nbsp;<em>magisterium cathedrae pastoralis<\/em>&nbsp;e&nbsp;<em>magisterium cathedrae magistralis<\/em>, riferendo il primo ai vescovi e il secondo ai teologi.<\/p>\n\n\n\n<p>Vorrei citare, infine, un\u2019ultima affermazione. Si tratta della necessaria adesione al magistero, che caratterizza la tradizione della fede cattolica, e alla quale il teologo non fa eccezione, qualificando tuttavia la propria adesione come \u201cresponsabile\u201d. Il testo qui precisa molto opportunamente:<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cLa libert\u00e0 della teologia e dei teologi \u00e8 un tema di particolare interesse. Tale libert\u00e0 deriva da una vera responsabilit\u00e0 scientifica\u201d. (43)<\/p>\n\n\n\n<p>In questa espressione troviamo affermato un principio spesso dimenticato nel dibattito all\u2019interno, ma anche all\u2019esterno alla Chiesa, dopo&nbsp;<em>Dei Verbum<\/em>. Il teologo, in quanto tale, deve essere libero proprio per la funzione di servizio che svolge all\u2019interno della Chiesa. Potremmo dire \u201clibero di servire\u201d in una forma molto determinata: la Chiesa ha bisogno di uomini e donne \u201cliberi per il rispetto critico e per la critica rispettosa\u201d. In questo modo essa si arricchisce e di rafforza, garantendo al proprio interno, all\u2019interno della comunione ecclesiale, la presenza di voci che per mestiere\/ministero debbono soppesare parole, espressioni, decisioni, strutture, evoluzioni della Tradizione, antica e recente. Non per assumere decisioni ultime (cui sono preposti non i teologi, ma i pastori), ma per prepararle, commentarle, analizzarle, correggerle.<\/p>\n\n\n\n<p>A 50 anni dal Concilio Vaticano II possiamo riconoscere il cammino compiuto dalla teologia, anche in Italia, e le buone prove di collaborazione con il Magistero. Il quale, talvolta comprensibilmente, sembra temere soprattutto una teologia che abusa della libert\u00e0, che si emancipa dai vincoli, che gioca al tiro al piattello, che prende posizioni di aperto e irrimediabile dissenso. Ma questo, io credo, resta oggi un problema minore. <em>Il problema maggiore \u00e8 invece quello di una teologia che rinuncia alla libert\u00e0, che esercita la funzione dell\u2019addetto stampa o dell\u2019incaricato delle pubbliche relazioni, che si trasforma \u2013 sua sponte \u2013 da servizio a servit\u00f9 e che finisce per essere teologia di corte<\/em>. Ma una \u201cteologia di corte\u201d fornisce invariabilmente al magistero una \u201cteologia di corte vedute\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p><em>e) La dottrina e una memoria del &#8220;caso Sobrino&#8221;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Il mutamento che il Concilio Vaticano II ha introdotto induce a riconoscere che l\u2019adeguamento della Chiesa a tale nuovo modello di \u201cdottrina\u201d stenta a decollare e determina \u2013 sia dal punto di vista delle procedure che dei contenuti \u2013 una forte tensione tra diversi paradigmi di esercizio della autorit\u00e0. Del tutto evidente mi pare la forma con cui si sono svolte alcune \u201cindagini\u201d a proposito del pensiero di singoli teologi. Qui, bisogna riconoscerlo ancora una volta, il mutamento tra magistero negativo e magistero positivo, non \u00e8 affatto un passaggio lineare e progressivo, ma comporta incomprensioni, pericolose estensioni di competenze o limitative comprensioni del pensiero altrui.<\/p>\n\n\n\n<p>Il caso Sobrino, ma gi\u00e0 prima altri casi, come ad esempio il caso De Mello, e oggi di nuovo ci\u00f2 che mi pare stia accadendo con Torres Queiruga, risentono precisamente di questo mutamento di approccio tra magistero negativo e magistero positivo. Non si condannano pi\u00f9 \u201cproposizioni\u201d, ma \u201cposizioni\u201d, \u201cidee\u201d, \u201cistanze\u201d che potrebbero indurre in proposizioni errate! Proprio il fatto che il Magistero si autointerpreti in modo \u201cpositivo\u201d, rende molto pi\u00f9 precario il \u201cgarantismo\u201d \u2013 in tutti i sensi \u2013 verso le posizioni teoriche messe sotto inchiesta.<\/p>\n\n\n\n<p>Vorrei ricordare come, proprio in occasione del \u201ccaso Sobrino\u201d, P. Huenermann ebbe a scrivere un commento molto amaro sulla \u201coccasione mancata\u201d che il caso aveva rappresentato. Il noto teologo tedesco, dopo aver illustrato con puntualit\u00e0 tutte le debolezze della notificazione che la Congregazione per la Dottrina delle Fede ha inviato a Sobrino, conclude in modo molto pi\u00f9 generale le proprie considerazioni, entrando nel merito della relazione delicata tra teologia e magistero. Vorrei citare integralmente questa parte finale del suo scritto, nella quale sono riassunti con grande chiarezza una serie di questioni insolute:<\/p>\n\n\n\n<p>\u201c&nbsp;La relazione fra papa e vescovi, da un lato, e fra papa-vescovi e teologi, dall\u2019altro, riveste un\u2019importanza ineludibile per il cammino della Chiesa verso l\u2019avvenire. Oggi, la Congregazione per la dottrina della fede assolve la funzione pi\u00f9 importante nel garantire la qualit\u00e0 della teologia. Essa deve preoccuparsi che la teologia esprima veramente la&nbsp;<em>ratio fidei<\/em>. Il fatto che al riguardo, a partire dalla seconda met\u00e0 del XIX secolo, si siano ripetutamente registrati conflitti gravi e dannosi per l\u2019immagine della Chiesa e del suo cammino di fede, non dipende solo dalle persone che vi lavorano, dalla loro formazione pi\u00f9 o meno completa e aggiornata.<\/p>\n\n\n\n<p>Queste deficienze aggravano i potenziali conflitti. Ma la vera ragione dei conflitti \u00e8 essenzialmente un\u2019altra: in fondo la Congregazione per la dottrina della fede \u2013 succeduta al Sant\u2019Uffizio \u2013 ha conservato quella&nbsp;<em>struttura di ufficio censorio che aveva agli inizi dell\u2019era moderna e che, del resto, allora esisteva in tutti gli stati europei<\/em>. Oggi l\u2019assicurazione della qualit\u00e0 in campo scientifico \u00e8 strutturata in modo diverso: collabora essenzialmente con le scienze e include \u2013 possibilmente \u2013 le autorit\u00e0 scientifiche nei processi decisionali relativi alla politica della ricerca scientifica e alla gestione delle scoperte scientifiche. Oggi,&nbsp;<em>bisogna elaborare la ratio fidei in una societ\u00e0 culturale molto complessa, con i suoi gravi problemi e rifiuti sociali, scientifici, umani. Essa presenta quindi un grado di complessit\u00e0, che un ufficio censorio di vecchio stampo non \u00e8 assolutamente in grado di affrontare, sia sul piano organizzativo che tecnico<\/em>. Occorre un\u2019intelligente ristrutturazione della Congregazione per la dottrina della fede.<\/p>\n\n\n\n<p>Riguardo a questo caso \u2013 la condanna degli scritti di Jon Sobrino \u2013 sarebbe opportuno, anzi necessario, fare seguire alla presente Notificazione \u2013 come nel caso delle comunicazioni ufficiali sulla teologia della liberazione \u2013 una seconda Notificazione, con una diversa impostazione e argomentazione.\u201d<a href=\"#sdfootnote5sym\" id=\"sdfootnote5anc\"><sup>5<\/sup><\/a><\/p>\n\n\n\n<p>Vorrei soltanto aggiungere un fattore di ulteriore complessit\u00e0, ma anche di ricchezza. Quanto diceva Huenermann 15 anni fa procede dal cambiamento di paradigma conciliare: ma esso comporta anche il riconoscimento di un diverso modo di esercitare l\u2019autorit\u00e0 nella Chiesa. Il pericolo che oggi corriamo \u00e8 di avere un magistero capace di essere \u201cpositivo\u201d \u2013 e questa \u00e8 una grande novit\u00e0 \u2013 ma che reagisce in modo solo \u201cnegativo\u201d alle sollecitazione della teologia.<\/p>\n\n\n\n<p><em>f) Sinodo e teologia<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Il percorso argomentativo seguito fin qui permette di identificare nella \u201cimmaginazione teologica\u201d &#8211; tipica del magistero accademico &#8211; una delle condizioni perch\u00e9 il magistero sia in grado di ascoltare e perch\u00e9 l\u2019ascolto conduca il magistero a deliberare. Senza questa mediazione preziosa, l\u2019ascolto non produce deliberazioni e le deliberazioni prescindono da ogni ascolto. Il paradosso \u00e8 questo: lo statuto formale della teologia secondo la versione istituzionale (del CJC del 1983) non lascia spazio ad alcuna immaginazione teologica: anzi, la proscrive! Ma senza immaginazione teologica ogni sinodo resta un buco nell\u2019acqua: l\u2019ascolto non produce deliberazioni e le deliberazioni restano per principio indipendenti dall\u2019ascolto.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#sdfootnote1anc\" id=\"sdfootnote1sym\">1<\/a>&nbsp;J. W. O\u2019Malley,&nbsp;<em>Che cosa \u00e8 successo nel Vaticano II<\/em>, Milano, Vita e Pensiero, 2010, 13<em>.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#sdfootnote2anc\" id=\"sdfootnote2sym\">2<\/a> Cfr. A. Melloni,&nbsp;<em>Chiesa madre, chiesa matrigna<\/em>.&nbsp;<em>Un discorso storico sul cristianesimo che cambia<\/em>, (=Vele, 12), Torino, Einaudi, 2004, 40ss.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#sdfootnote3anc\" id=\"sdfootnote3sym\">3<\/a> Una analisi di questa grave tensione si pu\u00f2 leggere nel mio post recente a questo link: <a href=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/lombra-del-codice-sul-caso-lintner-la-teologia-come-zerbino\/\">https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/lombra-del-codice-sul-caso-lintner-la-teologia-come-zerbino\/<\/a><\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#sdfootnote4anc\" id=\"sdfootnote4sym\">4<\/a> L. Marion,&nbsp;<em>Dato che. Saggio per una fenomenologia della donazione<\/em>, Torino, SEI, 2001, 94, che cita M. Mauss,&nbsp;<em>Saggio sul dono<\/em>, Torino, Einaudi, 1986, 281.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#sdfootnote5anc\" id=\"sdfootnote5sym\">5<\/a>Mi riferisco qui al testo di P. H\u00fcnermann,&nbsp;<em>Qualit\u00e0 della teologia<\/em>, \u201cIl Regno\u201d 52(2007)239-244, qui 244.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ascolto sinodale, immaginazione teologica, deliberazione magisteriale \u201cCome deve essere esercitata l\u2019autorit\u00e0? \u2026qui il Concilio diventa pi\u00f9 esplicito, introducendo una terminologia e una forma letteraria nuova\u2026Questo cambiamento port\u00f2 a ridefinire che cosa fosse un concilio e&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[50],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/18689"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=18689"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/18689\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":18693,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/18689\/revisions\/18693"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=18689"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=18689"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=18689"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}