{"id":18684,"date":"2023-07-15T09:25:27","date_gmt":"2023-07-15T07:25:27","guid":{"rendered":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=18684"},"modified":"2023-07-15T09:25:29","modified_gmt":"2023-07-15T07:25:29","slug":"verso-una-teologia-del-ministero-ordinato-femminile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/verso-una-teologia-del-ministero-ordinato-femminile\/","title":{"rendered":"Verso una teologia del ministero ordinato femminile"},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/24variazioni-1.jpeg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"669\" height=\"1024\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/24variazioni-1-669x1024.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-18685\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/24variazioni-1-669x1024.jpeg 669w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/24variazioni-1-196x300.jpeg 196w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/24variazioni-1-768x1176.jpeg 768w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/24variazioni-1-1003x1536.jpeg 1003w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/24variazioni-1.jpeg 1024w\" sizes=\"(max-width: 669px) 100vw, 669px\" \/><\/a><\/figure>\n\n\n\n<p><em>Sull&#8217;impedimento del sesso si \u00e8 scritto molto lungo la storia della chiesa. Una discussione dei presupposti di queste opinioni appare oggi del tutto rilevante per una teologia sistematica del ministero ordinato. Nel volume che qui presento offro 24 variazioni sul tema. Pubblico qui una parte del primo capitolo, dedicato appunto al &#8220;tema&#8221;, al quale seguono 24 variazioni. (ag)<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>IL TEMA<\/p>\n\n\n\n<p>Un fatto, di per s\u00e9, non prova altro che se stesso. Che un fatto indichi un principio pu\u00f2 risultare solo attraverso un procedimento argomentativo assai complesso. La Chiesa da sempre \u00e8 stata coinvolta in questo genere di processi ermeneutici complicati: ha vissuto molti fatti e li ha faticosamente tradotti in princ\u00ecpi. Salvaguardando quasi sempre quella inquietudine, quella incompletezza e quella immaginazione che sono sempre necessarie in questi casi. Tale fenomeno ha riguardato anche la concezione della autorit\u00e0 e del suo esercizio nella esperienza ecclesiale. Al cui interno la questione della \u201cesclusione del soggetto femminile dalla ordinazione\u201d \u00e8 rimasta, per molti secoli, oggetto di una evidenza immediata, indiscussa, ma profondamente condizionata dalla cultura personale e sociale di uomini e donne.<\/p>\n\n\n\n<p>In effetti, ben presto la Chiesa ha dovuto organizzarsi come \u201ccomunit\u00e0\u201d. Ogni comunit\u00e0 ha bisogno di essere diretta, regolata e amministrata. I modelli con cui la Chiesa ha pensato le forme delle proprie<em> auctoritates <\/em>sono numerosi. Quello che si \u00e8 affermato ben presto ha avuto come evidenza sia la singolarit\u00e0 del ministro sia la sua maschilit\u00e0. Questo \u00e8 rimasto come un presupposto indiscusso in larga parte della esperienza ecclesiale. E ha continuato ad essere pacificamente efficace, almeno fino al concilio Vaticano II. Con l\u2019ultimo concilio sono emerse due fondamentali novit\u00e0:<\/p>\n\n\n\n<p>a) da un lato la \u201csingolarit\u00e0\u201d del sacerdote si \u00e8 trasformata nella \u201cpluralit\u00e0 e collegialit\u00e0 dei ministeri\u201d. Una complessa mutazione ha investito la comprensione del ministero in due passaggi:<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; da un lato recuperando un \u201cministero ordinato\u201d in tre gradi (diaconato, presbiterato ed episcopato)<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; d\u2019altro canto trasformando i \u201cgradi inferiori dell\u2019ordo\u201d in \u201cministeri istituiti\u201d, intesi come categoria \u201caperta\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>b) dall\u2019altro la affermazione della necessaria \u201cmascolinit\u00e0\u201d del ministro ha trovato nel \u201csegno dei tempi\u201d della donna nella vita pubblica (\u201cin re publica\u201d) il suo limite intrinseco e imbarazzante. Una evidenza che ha attraversato i secoli, e che, da Aristotele a S. Tommaso d\u2019Aquino, fino agli inizi del XIX secolo, ha considerato la donna segnata da strutturale inferiorit\u00e0 e incapace di autorit\u00e0 pubblica, \u00e8 entrata in crisi, dentro le logiche della \u201csociet\u00e0 aperta\u201d. E la riserva maschile ha conosciuto di recente un suo primo importante superamento.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo sviluppo ha posto la teologia cattolica di fronte ad una <em>nuova domanda di argomentazione<\/em>. Da un lato pu\u00f2 sembrare che la domanda nuova debba essere formulata cos\u00ec: \u201cpossiamo includere le donne tra i soggetti di valida ordinazione?\u201d. Ma la tradizione aveva piuttosto elaborato criteri di esclusione, identificando un sistema di \u201cimpedimenti\u201d, che consideravano una serie di soggetti, che per ragioni esplicite non si riteneva potessero essere ordinati, in modo assoluto o in modo relativo. Nella lista predisposta da S. Tommaso d\u2019Aquino, ad esempio, <em>la donna compare sempre al primo posto dell\u2019elenco degli \u201cirregolari\u201d, sopravanzando nettamente i minori e gli incapaci, gli schiavi, gli assassini, i figli naturali e i disabili.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>La domanda classica, perci\u00f2, non \u00e8 stata \u201cperch\u00e9 dovremmo includere la donna?\u201d, bens\u00ec \u201cperch\u00e9 dobbiamo escludere la donna?\u201d<sup><a href=\"#sdfootnote1sym\" id=\"sdfootnote1anc\"><sup>1<\/sup><\/a><\/sup>.<\/p>\n\n\n\n<p>Le strategie con cui la Chiesa cattolica ha provato a rispondere al \u201csegno dei tempi\u201d della donna che entra autorevolmente nello spazio pubblico non sono risposte classiche, almeno dal punto di vista formale, perch\u00e9 il mondo nel quale la chiesa aveva vissuto fino al XIX secolo pensava esattamente come la chiesa: perci\u00f2 essa in quel mondo non doveva argomentare ci\u00f2 che era pacificamente condiviso e se lo faceva, esprimeva in ci\u00f2 il \u201csenso comune\u201d, non una verit\u00e0 teologica. E\u2019 per\u00f2 utile sapere che la Chiesa premoderna tendeva a considerare tutti i battezzati come possibili soggetti di ordinazione, salvo coloro su cui esisteva un \u201cimpedimento\u201d, mentre a partire dal XX secolo (con il Codice del 1917) si capovolge il procedimento argomentativo e si fissa come \u201csoggetto ordinabile\u201d soltanto il battezzato maschio (\u201cvir\u201d), assumendo questa come una evidenza dovuta alla specificit\u00e0 teologica del soggetto ecclesiale. In questo modo sorge l\u2019idea che la esclusione sia ecclesialmente ovvia e senza bisogno di argomentazione (un fatto, appunto), e che si debba invece costruire una complessa giustificazione per la inclusione anche della donna tra i soggetti ordinabili.<\/p>\n\n\n\n<p>Io vorrei restare fedele a quella logica medievale e identificare bene la questione da affrontare, formulando con cura la domanda \u201cperch\u00e9 dovremmo escludere la donna dalla ordinazione?\u201d Questo modo di impostare la questione rimane pi\u00f9 fedele alla tradizione, e cos\u00ec ai nostri occhi realizza una grande inversione, ossia capovolge l\u2019onere della prova: <em>non \u00e8 la donna a dover dar prova di essere ordinabile, ma \u00e8 la Chiesa a dover provare che non \u00e8 ordinabile<\/em><sup><em><a href=\"#sdfootnote2sym\" id=\"sdfootnote2anc\"><sup>2<\/sup><\/a><\/em><\/sup>.<\/p>\n\n\n\n<p>[\u2026]<\/p>\n\n\n\n<p>Di fronte al magistero cattolico, che afferma di \u201cnon avere il potere di cambiare la tradizione della esclusione della donna dal ministero ordinato\u201d, la teologia registra la posizione e si domanda tre cose:<\/p>\n\n\n\n<p>a) <em>E\u2019 vero che il magistero non ha il potere di includere, e mantiene perci\u00f2 intatto il potere di escludere?<\/em> Nella \u201cteologia negativa\u201d che il magistero cattolico ha adottato per non impegnarsi pi\u00f9 in un elenco di impedimenti, che cosa alimenta l\u2019effetto di positiva esclusione? Quale potere rimane dopo aver escluso di aver potere? La storia di un impedimento \u00e8 sufficiente a giustificare tale nuova forma di impedimento? Si pu\u00f2 essere impediti dal rimuovere un impedimento che non si riesce pi\u00f9 a giustificare se non perch\u00e9 \u201csi \u00e8 fatto sempre cos\u00ec\u201d?<\/p>\n\n\n\n<p>b) <em>Quali sono le argomentazioni teologiche che reggono questa posizione apparentemente solo negativa?<\/em> La ricerca delle ragioni implicite appare necessaria, anche se la loro rassegna conduce a cortocircuiti argomentativi piuttosto allarmanti, che sembrano oscillare tra la trasformazione dei fatti in princ\u00ecpi e la elaborazione di nuovi princ\u00ecpi solo a custodia dei fatti acquisiti.<\/p>\n\n\n\n<p>c) <em>In che modo il \u201csesso maschile come sostanza del sacramento\u201d, elaborato agli inizi del XX secolo, viene modificato da un numero plurale di ministeri?<\/em> Se la \u201criserva maschile\u201d viene superata in un ambito specifico del ministero ecclesiale (come \u00e8 accaduto dal 2021 per i \u201cministeri istituiti\u201d), che cosa comporta questo cambiamento strutturale per le argomentazioni utilizzate nel ragionamento teologico? Pu\u00f2 essere considerato un \u201cprecedente\u201d che introduce nella argomentazione teologica una nuova via di comprensione e di sviluppo?<\/p>\n\n\n\n<p>Magistero e teologia si integrano continuamente, in un dialogo che \u00e8 molto articolato anche quando resta sotto traccia. La fragilit\u00e0 di una posizione, che si regge sulla sola autorit\u00e0, ma che non riesce a dare ragioni convincenti di ci\u00f2 che asserisce, segnala una questione che \u00e8 interesse di tutti affrontare con pacata e paziente lucidit\u00e0. Per questo una ragionata rassegna delle argomentazioni che escludono la donna dal ministero ordinato appare oggi un compito inaggirabile, che incombe ad una teologia responsabile: responsabile anzitutto verso le donne, ma pi\u00f9 in generale verso lo statuto stesso del pensare e del sentire cattolico. Ci\u00f2 deve essere compiuto senza alcuna possibilit\u00e0 di scavalcare il magistero, ma per arrivare ad una revisione critica delle sue affermazioni, mostrando gli argomenti forti e quelli deboli che la tradizione ci offre e di fronte ai quali occorre prendere posizione, sul piano della ragione come sul piano della fede, senza confondere i due livelli e senza separarli. Poich\u00e9 la esclusione della donna dai soggetti di valida ordinazione ha caratterizzato una lunghissima tradizione, in una alleanza profonda con il pregiudizio comune, fondandosi su argomenti biologici, antropologici, sociologici, scritturistici e sistematici, occorre oggi valutarli fino in fondo e considerare l\u2019ipotesi che nessuno di questi argomenti sia pi\u00f9 in grado di giustificare l\u2019impedimento. E se non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 impedimento, la via \u00e8 aperta: non sar\u00e0 certo la strategia della \u201csostanzializzazione\u201d o della \u201csacramentalizzazione\u201d dell\u2019impedimento, inaugurata sul piano giuridico all\u2019alba della canonistica, ma ripresa nel XX secolo con nuova intenzione sistematica, a renderlo pi\u00f9 persuasivo o pi\u00f9 efficace.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#sdfootnote1anc\" id=\"sdfootnote1sym\">1<\/a>&nbsp;S. Tomae Aquinatis, <em>Supplementum<\/em>&nbsp;alla&nbsp;<em>Summa&nbsp;Theologiae<\/em>, q. 39, a. 1. Il titolo di questo volume riprende letteralmente il titolo di questo articolo, per assumere la medesima postura che ha segnato larga parte del pensiero medievale e moderno sul tema, prima della \u201csostanzializzazione\u201d e \u201csacramentalizzazione\u201d del sesso maschile, prefigurata prima dalla canonistica medievale nel suo sorgere, ma inaugurata sistematicamente solo dalla teologia cattolica del XX secolo, con la iniziativa magisteriale e la obbedienza (e\/o compiacenza) di una parte significativa del pensiero teologico.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#sdfootnote2anc\" id=\"sdfootnote2sym\">2<\/a> E\u2019 importante riconoscere che questa \u201cprova\u201d non pu\u00f2 essere semplicemente costituita da un \u201cfatto\u201d. La esclusione della donna essendo un fenomeno sociale e culturale assolutamente risalente, che ha iniziato a cambiare significativamente soltanto da un secolo a questa parte, \u00e8 evidente che la \u201cprova storica\u201d \u00e8 una prova fittizia. <em>La Chiesa non ha alcun merito nell\u2019aver assecondato una cultura della discriminazione e non pu\u00f2 portare questa come \u201cprova\u201d del buon fondamento attuale della propria prassi di riconoscimento della \u201cchiamata al ministero ordinato\u201d<\/em>. Poich\u00e9 gli ultimi documenti ufficiali tendono ad assumere fondamentalmente questa postura \u2013 considerando il fatto della esclusione secolare come una volont\u00e0 del Signore e come fondamento del diritto (divino) a continuare su questa via \u2013 proprio su questo punto le 24 \u201cvariazioni sul tema\u201d che propongo in questo volume intendono mostrare la fragilit\u00e0 tanto di questa via \u201cfattuale\u201d, quanto dei tentativi di argomentare \u201csecondo principi\u201d questa apparente logica oggettiva.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sull&#8217;impedimento del sesso si \u00e8 scritto molto lungo la storia della chiesa. Una discussione dei presupposti di queste opinioni appare oggi del tutto rilevante per una teologia sistematica del ministero ordinato. 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