{"id":18672,"date":"2023-07-09T16:33:10","date_gmt":"2023-07-09T14:33:10","guid":{"rendered":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=18672"},"modified":"2023-07-09T16:35:43","modified_gmt":"2023-07-09T14:35:43","slug":"la-riserva-maschile-le-donne-che-votano-al-sinodo-e-un-testo-di-s-paolo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/la-riserva-maschile-le-donne-che-votano-al-sinodo-e-un-testo-di-s-paolo\/","title":{"rendered":"<strong>La riserva maschile, le donne che votano al Sinodo e un testo di S. Paolo<\/strong>"},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/vescovi-sinodo.png\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"1024\" height=\"630\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/vescovi-sinodo-1024x630.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-9223\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/vescovi-sinodo-1024x630.png 1024w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/vescovi-sinodo-300x184.png 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/vescovi-sinodo.png 1141w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><\/figure>\n\n\n\n<p>52 donne avranno diritto di voto alla assemblea del Sinodo dei Vescovi di ottobre. Per quanto maturata in un contesto parasacramentale, come \u00e8 appunto un Sinodo, si tratta di un fatto teologicamente importante e che cambia molte cose. La riserva maschile, che fino a pochi anni fa sembrava fondata sulla &#8220;divina costituzione della Chiesa&#8221; e che teologi non secondari avevano letto come frutto di una sorta di principio (o pregiudizio) della \u201cperenne gerarchia tra i sessi\u201d, ora cade non solo per l\u2019accesso ai ministeri istituiti, ma anche nel cuore dell\u2019esercizio episcopale del <em>munus regendi<\/em>.<br>Si pu\u00f2 leggere una dovizia di commenti scandalizzati, per un presunto cedimento della chiesa ad una mentalit\u00e0 mondana e al relativismo della eguaglianza. Pensata su modelli medievali e moderni, la Chiesa sarebbe una sorta di custode della societ\u00e0 dell\u2019onore e non dovrebbe cedere alle lusinghe della societ\u00e0 della dignit\u00e0, tra cui brilla la \u201cemancipazione femminile\u201d.<br>Pi\u00f9 interessante \u00e8 scoprire in S. Paolo, proprio in uno degli autori pi\u00f9 citati per giustificare la incompetenza della donna circa l\u2019insegnare, il comandare e il presiedere, una delle ispirazioni originarie di questo superamento della riserva maschile. Leggiamo infatti in Gal 3,28 una relativizzazione impressionante delle \u201cgrandi differenze\u201d di cui vive la cultura e la societ\u00e0 antica, medievale e moderna: ossia la differenza di etnica e religiosa, la differenza sociale e la differenza sessuale. Dice il testo famoso: \u201cnon c\u2019\u00e8 pi\u00f9 giudeo n\u00e9 greco; non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 schiavo n\u00e9 libero; non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 uomo n\u00e9 donna, poich\u00e9 tutti voi siete uno in Cristo Ges\u00f9\u201d. Non si tratta di una negazione delle differenze, ma di una sua relativizzazione \u201cin Cristo\u201d: il dono di grazia che scaturisce dalla fede in Cristo non si lascia condizionare del tutto n\u00e9 dalle differenze etnico-religiose, n\u00e9 dalle differenze di autorit\u00e0 sociale, n\u00e9 dalle differenze di genere-sesso. Sembra che questo possa essere il frutto di una rilettura tardo moderna del testo paolino, influenzata dalla nuova cultura della societ\u00e0 aperta.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma questo non \u00e8 del tutto vero. Anche nel mondo medievale i grandi autori coglievano, in questo testo di Paolo, la potenza di una profezia che aiutava a superare, per quanto allora possibile, la forza, per non dire la violenza, delle convenzioni religiose, sociale e sessuali.<\/p>\n\n\n\n<p>Possiamo leggere, molto brevemente, il valore che questo testo paolino ha avuto nel pensiero \u201csulla donna autorevole\u201d in due teologi come Tommaso d\u2019Aquino e Giovanni Duns Scoto.<\/p>\n\n\n\n<p><em><strong>Tommaso e la donna ministro del battesimo<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Quando Tommaso affronta la questione se una donna possa essere ministro del battesimo, utilizza un duplice argomento per poter ammettere l\u2019autorit\u00e0 della donna come ministro del rito del battesimo: da un lato ricorda il fatto che il battesimo ha come attore principale Cristo e non il ministro. In secondo luogo pu\u00f2 riconoscere, secondo Gal 3,28, che in Cristo non vi \u00e8 n\u00e9 maschio n\u00e9 femmina e pu\u00f2 quindi concedere che la donna, sia pure fuori di ogni spazio pubblico, possa essere ministro del sacramento. Questo duplice passaggio indica la possibilit\u00e0 di una \u201cmediazione femminile\u201d in contesto autorevole e sacramentale. Resta, ovviamente, la questione della differenza tra ambito privato e ambito pubblico, che determina una rigorosa delimitazione della autorit\u00e0 femminile. Ma questo \u00e8 il frutto non della rivelazione, ma della cultura antica e medievale, che arriva fino al XIX secolo e che verr\u00e0 almeno inizialmente superata dal riconoscimento della entrata della donna \u201cin re publica\u201d, che si trova nel 1963, in <em>Pacem in terris<\/em>. Anche la differenza sessuale, cos\u00ec profondamente sentita sul piano culturale, non condiziona fino in fondo l\u2019autorit\u00e0 di Cristo, nel quale anche questa differenza diventa relativa.<\/p>\n\n\n\n<p><em><strong>Duns Scoto e l\u2019inizio della riflessione sulla ordinazione femminile dal testo di Paolo<\/strong><\/em><br><br>Altrettanto interessante \u00e8 il contesto in cui Giovanni Duns Scoto utilizza il testo di Gal 3: ossia proprio all\u2019inizio della questione intorno alla ordinazione della donna, che nel suo <em>Commento alle Sentenze<\/em> viene sviluppata in parallelo alla questione dei minori: il testo viene citato evidentemente a sostegno della ipotesi positiva. Duns Scoto rigetta questa possibilit\u00e0, asserendo che il caso della ordinazione della donna \u00e8 un caso di \u201cordinazione nulla\u201d e utilizza per questo un altro passo di Paolo (1 Tm 2,12) in cui si esclude la possibilit\u00e0 che le donne possano insegnare (riferendo Duns Scoto tale divieto non a Paolo ma a Ges\u00f9 stesso)! Tuttavia, nel momento in cui Duns Scoto deve rispondere all\u2019argomento positivo offerto dal passo di Gal 3,28, la sua risposta appare complessa:<\/p>\n\n\n\n<p>\u201c\u201c<em>quantum ad gloriam consequendam et ad gratiam habendam, non est distinctio in lege Christi inter foeminam et masculum, quia tantam gratiam habere et tantam gloriam attingere potest illis, sicut iste; sed quantum ad gradum excellentem habendum in Ecclesia, bene decet esse distinctionem inter virum et mulierem in lege Christi, quia hoc consonat legi naturae\u201d<\/em><sup><em><a href=\"#sdfootnote1sym\" id=\"sdfootnote1anc\"><sup>1<\/sup><\/a><\/em><\/sup><\/p>\n\n\n\n<p>Il testo suona cos\u00ec:<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cQuanto al conseguimento della gloria e alla ricezione della grazia, non c\u2019\u00e8 distinzione nella legge di Cristo tra donna e uomo, poich\u00e9 tanta grazia possono avere e tanta gloria raggiungere quelle come questi; ma quando al grado pi\u00f9 alto da tenere nella Chiesa, \u00e8 bene mantenere una distinzione tra uomo e donna nella legge di Cristo, perch\u00e9 ci\u00f2 concorda con la legge naturale\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>La interpretazione del testo paolino, in Duns Scoto, non \u00e8 tanto segnata dalla differenza tra pubblico e privato, quanto da quella tra attivo e passivo. In comune con Tommaso il <em>doctor subtilis<\/em> ha una comprensione della differenza tra uomo e donna in termini di \u201cautorit\u00e0\u201d, di subordizione della seconda al primo. Per questo anch\u2019egli, come gi\u00e0 aveva fatto Tommaso, tende ad assolutizzare una \u201cevidenza culturale, sociale e civile\u201d, che condiziona la lettura del testo paolino e la soluzione della questione teologica.<\/p>\n\n\n\n<p><em><strong>La differenza sessuale come \u201cschermo\u201d?<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Ci\u00f2 che accade negli ultimi anni pu\u00f2 essere letto come una pi\u00f9 profonda ermeneutica del testo paolino di Gal 3: le differenze etnico-religiose, le differenze sociali non pesano pi\u00f9 da tempo sull\u2019annuncio del Vangelo, da pi\u00f9 di100 anni, almeno in buona parte del mondo. Ma la differenza sessuale continua ad essere percepita e raccontata come un \u201cluogo di resistenza\u201d, che rischia di confondere la difesa della \u201criserva maschile\u201d con la difesa del Vangelo. Il percorso aperto verso l\u2019accesso della donna all\u2019esercizio della autorit\u00e0 ecclesiale, che ha gi\u00e0 superato la riserva maschile nei ministeri istituiti e nel diritto di voto per le partecipanti alla Assemblea del Sinodo dei Vescovi, permette di leggere Gal 3,28 senza il condizionamento ideologico di forme culturali prepotenti, riconoscendo che questo condizionamento \u00e8 avvenuto molto pi\u00f9 in passato che nel presente. E\u2019 la teologia della riserva maschile ad essere ideologica, non la domanda di accesso delle donne al ministero della Chiesa. Interpretare questo cambiamento come una migliore comprensione del Vangelo implica un profondo ripensamento del rapporto tra dottrina, disciplina e parola di Dio.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#sdfootnote1anc\" id=\"sdfootnote1sym\">1<\/a>Johannis Duns Scoti, <em>Quaestiones in librum quartum sententiarum<\/em>, d. XXV, q. II.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>52 donne avranno diritto di voto alla assemblea del Sinodo dei Vescovi di ottobre. 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