{"id":18666,"date":"2023-07-08T16:50:34","date_gmt":"2023-07-08T14:50:34","guid":{"rendered":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=18666"},"modified":"2023-07-08T21:08:16","modified_gmt":"2023-07-08T19:08:16","slug":"il-fatto-e-la-tradizione-spunto-sistematico-intorno-alla-questione-del-ministero-ordinato-femminile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/il-fatto-e-la-tradizione-spunto-sistematico-intorno-alla-questione-del-ministero-ordinato-femminile\/","title":{"rendered":"<strong>Il fatto e la tradizione: spunto sistematico intorno alla questione del ministero ordinato femminile<\/strong>"},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/imagesecumene.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"338\" height=\"149\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/imagesecumene.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-12359\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/imagesecumene.jpg 338w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/imagesecumene-300x132.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 338px) 100vw, 338px\" \/><\/a><\/figure>\n\n\n\n<p>E\u2019 del tutto comprensibile che la dottrina cristiana, per fondare adeguatamente se stessa, sia grandemente interessata a \u201cfissare\u201d alcune parole e alcune azioni del Signore come definitivamente normative. Ma tanto le parole quanto le azioni non sono mai autoevidenti. Richiedono una interpretazione, che \u00e8 iniziata gi\u00e0 con la prima comunit\u00e0 cristiana. I primi cristiani hanno dovuto interpretare la vita e le parole del Signore attraverso una obbedienza creativa. E lo hanno fatto con libert\u00e0, come attestano i 4 vangeli canonici, tra loro molto diversi e talora difficilmente conciliabili. E\u2019 ovvio che la soluzione ideale (o la pretesa ingenua) del magistero sarebbe quella di trovare una \u201cparola pura\u201d o un \u201cfatto puro\u201d che vincoli tutta la tradizione, nei secoli dei secoli. Ma anche sulle parole pi\u00f9 solenni del Signore il margine di interpretazione \u00e8 sempre rimasto ampio. Un esempio illuminante \u00e8 costituito dalle parole sul pane e sul calice durante l\u2019ultima cena. La domanda che nei secoli \u00e8 sorta \u00e8 stata: valgono per tutti o solo per alcuni? La risposta non \u00e8 stata facile: \u201cprendete e mangiate\u201d, \u201cprendete e bevete\u201d non si lasciano aggirare facilmente. Ma \u00e8 stato sufficiente concentrare la attenzione sulla \u201cconsacrazione\u201d, degradare la comunione a \u201cuso del sacramento\u201d, per trovare la soluzione che appariva migliore o forse solo pi\u00f9 comoda: le parole sono vincolanti solo per colui che presiede la celebrazione. Tutti gli altri possono o non accedere del tutto alla comunione, o comunicarsi sempre \u201csotto una sola specie\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Ricordo questo esempio perch\u00e9 riguarda \u201cparole esplicite del Signore\u201d, che la tradizione ha interpretato in modo forte, con autorit\u00e0, senza negare a s\u00e9 la facolt\u00e0 di farlo.<\/p>\n\n\n\n<p>Se Ges\u00f9 non parla, ma agisce, come nel caso della chiamata dei Dodici, e lo fa rivolgendosi a 12 maschi, questa azione ha certamente valore normativo, ma solo grazie ad una interpretazione dell\u2019azione stessa, che risente della cultura con cui \u00e8 pensata e di chi l\u2019ha formulata. Qui credo sia utile uscire dalle astrazioni con cui la chiesa talvolta pensa di poter uscire dal proprio imbarazzo. Il \u201cfatto storico\u201d, che fonda la tradizione del \u201cministero ordinato\u201d, non pu\u00f2 essere risolto semplicemente in una \u201copzione definitiva per il sesso maschile\u201d. I Dodici, infatti, non solo sono maschi, ma sono circoncisi e sono galilei. Nelle fonti evangeliche il fatto \u00e8 caratterizzato da tutte queste connotazioni: <em>maschi circoncisi galilei<\/em>. Che cosa \u00e8 avvenuto subito, gi\u00e0 alla prima generazione cristiana? La Chiesa ha dovuto interpretare questa \u201cnormativit\u00e0\u201d: forse che tutti i ministri della Chiesa dovessero essere maschi circoncisi galilei? Il racconto che riguarda Paolo, secondo Luca e secondo Paolo stesso, chiarisce bene come la terza condizione gi\u00e0 per Paolo non valesse (non essendo galileo), mentre valevano le prime due (maschio circonciso). Ma proprio Paolo \u00e8 apparso, in una complessa discussione con Giacomo e con Pietro, il sostenitore della possibilit\u00e0 che anche la circoncisione non fosse una condizione necessaria n\u00e9 per la fede in Cristo n\u00e9 per l\u2019esercizio del ministero ecclesiale. Ma non \u00e8 stato ancora Paolo a scrivere che in Cristo \u201cnon c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 giudeo n\u00e9 greco; non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 schiavo n\u00e9 libero; non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 uomo n\u00e9 donna, poich\u00e9 tutti voi siete uno in Cristo Ges\u00f9\u201d (Gal 3,28)? Curiosamente la tradizione ha preferito dare la parola ai testi (pseudo)paolini pi\u00f9 misogini, piuttosto che a questa profezia di unit\u00e0, in cui differenze religiose, di libert\u00e0 e di sesso non sono condizioni di esclusione, ma di comunione!<\/p>\n\n\n\n<p>Ecco allora una questione sistematica di grande rilevanza: ci\u00f2 che Ges\u00f9 ha posto nella attestazione neotestamentaria, come azione di incarico apostolico, \u00e8 vincolato dalla condizione territoriale, religiosa o sessuale del soggetto incaricato? Lo sviluppo libero con cui le prime generazioni hanno assunto la libert\u00e0 di scostarsi da quanto attestato come azione di Ges\u00f9 non pu\u00f2 essere considerata una \u201cinfedelt\u00e0\u201d. Perch\u00e9 dovrebbe essere \u201cdefinitivamente infedele\u201d una maturazione che \u00e8 avvenuta molto pi\u00f9 tardi, in condizioni storiche complesse, ma che ha manifestato la possibilit\u00e0, anche per le donne, di esercitare quella \u201cauctoritas\u201d che per molti secoli \u00e8 stata riservata soltanto ai maschi? Questo \u201cpregiudizio\u201d pu\u00f2 essere risolto semplicisticamente nel \u201cfatto ritenuto inequivocabilmente attestato\u201d?<\/p>\n\n\n\n<p>E\u2019 ben possibile che la Chiesa ritenga di vincolare la tradizione ministeriale al sesso maschile: ma se non sa pi\u00f9 spiegarlo, come hanno fatto audacemente molte generazioni lungo la storia, usando per\u00f2 sempre gravi pregiudizi culturali e sociali, letture bibliche unilaterali e nozioni antropologiche oggi impresentabili, per giustificare la esclusione femminile dalla autorit\u00e0, \u00e8 difficile che possa fondarlo semplicemente su un \u201cfatto\u201d. La soluzione sembra comoda, ma non \u00e8 efficace: o, meglio, sposta tutta la efficacia o sul passato o sul silenzio o sulla paura. E non si confronta con i \u201csegni dei tempi\u201d. La appartenenza etnica e la appartenenza religiosa, che sono \u201cfatti\u201d posti da Ges\u00f9 nella scelta dei Dodici, hanno avuto scarsa incidenza sulla tradizione: si \u00e8 potuto riconoscere di essere fedeli a Ges\u00f9 ordinando \u201cnon galilei\u201d e \u201cnon circoncisi\u201d. Perch\u00e9 mai si dovrebbe vincolare la \u201cdivina costituzione della Chiesa\u201d alla riserva maschile, se non si sa spiegarla altrimenti che mediante un duplice rimando storico, che pretende di essere oggettivo, ma che oggettivo, come abbiamo visto, non \u00e8:<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; ci\u00f2 che ha fatto Ges\u00f9 avrebbe vincolato le tradizioni successive, ma non sul piano etnico o religioso, bens\u00ec solo riguardo al sesso del ministro;<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; ci\u00f2 che la tradizione successiva a Ges\u00f9 ha ritenuto di fare, in continuit\u00e0 o in discontinuit\u00e0, lo ha giustificato con argomenti che discriminano pesantemente la donna sul piano della autorit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Bloccare la ermeneutica della tradizione, vincolando addirittura il mistero della fede alla \u201cesclusione della donna dal ministero sacerdotale\u201d mi sembra un atto di grande debolezza e una attestazione di paura. Esso pretende di asserire la posizione \u201cdefinitiva\u201d della Chiesa sulla base di \u201cfatti oggettivi\u201d, che sono invece il frutto di una ermeneutica profondamente segnata da una cultura del pregiudizio. Ed \u00e8 curioso che la tecnica di \u201cchiarimento e di blocco della discussione\u201d sia avvenuta con un escamotage che assomiglia ad un sofisma: <em>affermo che la esclusione della donna dal ministero sacerdotale <\/em><em>\u00e8 un \u201cprodotto storico\u201d definitivamente vincolante, ma chiedo alla teologia di impegnarsi a spiegare questo \u201cmistero\u201d, al quale il magistero non sa dare altra spiegazione che considerarlo, non si sa bene come, appartenente alla \u201cdivina costituzione della Chiesa\u201d<\/em>. Il fatto originario non vincola se non in una ermeneutica teologica sostenibile: il magistero non deve spiegare tutto, guai se lo facesse, ma deve quanto meno indirizzare una mediazione teologica. Invece tutte le ragioni che il magistero recente ha avanzato appaiono fragilissime e tendono ad una forte polarizzazione tra \u201cfatto\u201d e \u201cdogma\u201d. La esclusione della donna sarebbe, allo stesso tempo, un \u201cfatto ovvio\u201d, condiviso da sempre, da tutti e ovunque (ma solo prima del XIX secolo), e un \u201ccontenuto vincolante della fede\u201d di sempre. Tanto il primo argomento, quanto il secondo, non sono per\u00f2 conclusivi. Ed \u00e8 qui, io credo, che la ermeneutica teologica e magisteriale non \u00e8 autorizzata a considerare chiuso il discorso. Roma ha parlato, ma essendosi espressa soltanto sul piano di \u201cdati positivi\u201d che non sono univoci, e sul piano di asserzioni di una teologia di autorit\u00e0 che non risulta formalmente indiscutibile, la discussione resta aperta oggi pi\u00f9 che mai. Non \u00e8 estendendo a dismisura l\u2019ambito della \u201cdottrina definitiva\u201d che ci si pu\u00f2 schermare<em> in aeternum<\/em> dall\u2019emergere di nuovi segni dei tempi, che non sono l\u2019inizio della fine, ma forse solo un varco attraverso cui lo Spirito pu\u00f2 ancora parlare e persuadere. Una integrazione, per quanto graduale, della donna nel ministero ordinato \u00e8 pi\u00f9 fedele alla tradizione rispetto ad una dogmatizzazione positiva e immotivata della sua esclusione.Gi\u00e0 Agostino sapeva che \u201cratio\u201d e \u201cauctoritas\u201d sono due modi di imparare. La seconda viene prima sul piano cronologico, ma solo la seconda afferra la realt\u00e0. Aver anticipato per autorit\u00e0 una soluzione che la ragione non sa giustificare crea pi\u00f9 problemi di quanto si potesse immaginare 30 anni fa. L\u2019apertura sinodale sul \u201cministero ordinato del diaconato femminile\u201d potrebbe creare lo spazio perch\u00e9 la autorit\u00e0 ascolti la ragione comune e la ragione teologica sappia diventare veramente autorevole.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>E\u2019 del tutto comprensibile che la dottrina cristiana, per fondare adeguatamente se stessa, sia grandemente interessata a \u201cfissare\u201d alcune parole e alcune azioni del Signore come definitivamente normative. 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