{"id":18650,"date":"2023-07-04T15:36:41","date_gmt":"2023-07-04T13:36:41","guid":{"rendered":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=18650"},"modified":"2023-07-04T15:36:42","modified_gmt":"2023-07-04T13:36:42","slug":"lombra-del-codice-sul-caso-lintner-la-teologia-come-zerbino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/lombra-del-codice-sul-caso-lintner-la-teologia-come-zerbino\/","title":{"rendered":"L&#8217;ombra del codice sul caso Lintner. La teologia come zerbino?"},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"is-layout-flex wp-block-gallery-1 wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped\">\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/codeximage.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"360\" height=\"140\" data-id=\"11098\"  src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/codeximage.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-11098\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/codeximage.jpg 360w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/codeximage-300x116.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 360px) 100vw, 360px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/figure>\n\n\n\n<p>Non si dovrebbe dimenticare come le vicende degli ultimi giorni &#8211;  che hanno messo in parallelo il mancato <em>nulla osta<\/em> alla promozione del prof. Lintner e l&#8217;annuncio del nuovo Prefetto del Dicastero per la dottrina della fede, accompagnato da una lettera di papa Francesco che descrive in modo nuovo i compiti del Dicastero stesso &#8211; si radichino non semplicemente su abitudini o prassi tradizionali. La attitudine a censurare da parte degli uffici e ad autocensurarsi da parte dei teologi \u00e8 il frutto di una lunga storia, che ha trovato negli ultimi 120 anni una accelerazione soprendente e che pone oggi un compito di ripensamento del rapporto tra Magistero e teologia (o tra magistero pastorale e magistero accademico) con una pesante sporgenza sul versante giuridico. Prima di affrontare la questione vorrei solo ricordare che la lotta con lo stato liberale e con il pensiero liberale ha segnato profondamente la storia della teologia cattolica, facendola inclinare pesantemente, tra Vaticano I e Vaticano II verso una &#8220;teologia d&#8217;autorit\u00e0&#8221;. Questa opzione \u00e8 stata pesantemente favorita dal passaggio antimodernistico, che a partire dal primo decennio del XX secolo, ha convinto molta parte della teologia cattolica della irrilevanza di un confronto serio con il pensiero moderno, riducendolo spesso ad una serie di &#8220;errori&#8221;, da cui tenersi alla larga. Potr\u00e0 invece sorprendere il fatto di scoprire che dopo il Concilio Vaticano II, che ha sicuramente introdotto profondi motivi di ripensamento dell&#8217;antimodernismo cattolico dei primi 60 anni del 900, si sia potuti arrivare, istituzionalmente, ad una formulazione del rapporto tra teologia e magistero che nel nuovo codice del 1983 trova un assetto a dir poco scandaloso e sicuramente molto pi\u00f9 chiuso e rigido di quanto non fosse previsto nel codice del 1917. Forse possiamo comprendere meglio, esaminando questa normativa scandalosa, una delle radici del &#8220;caso Lintner&#8221;: per una interpretazione burocratica, e strettamente &#8220;codiciale&#8221;, le opere del prof. Lintner non offrono un &#8220;religioso ossequio dell&#8217;intelletto e della volont\u00e0&#8221; al magistero autentico della chiesa e per questo cadono al di fuori di ci\u00f2 che \u00e8 consentito ad un teologo &#8220;obbediente&#8221;, che per questo non viene autorizzato ad assumere la carica di Preside. Per capire la gravit\u00e0 di questo assetto normativo, riprendo ci\u00f2 che aveva scritto alcuni anni fa un grande canonista, W. A. Boeckenfoerde, quando metteva in luce con molto acume una delle radici dell&#8217;attuale crisi tra magistero e teologia.<\/p>\n\n\n\n<ol>\n<li><strong>La regressione tra 1917 e 1983<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n\n\n\n<p>E. W. Boekenfoerde ha messo in discussione non solo un certo modo di intendere la \u201cdottrina ecclesiale\u201d in rapporto alla \u201clibert\u00e0 della teologia\u201d, ma ha anche sollevato dubbi sulla legittimit\u00e0 di una normativa come quella che definisce i doveri del teologo rispetto al magistero ecclesiale. Mi riferisco qui allo studio: E.-W. Boeckenfoerde,&nbsp;<em>Roma ha parlato, la discussione \u00e8 aperta. Struttura comunionale della Chiesa e parresia del cristiano<\/em>, \u201cIl Regno-attualit\u00e0\u201d, 50(2005), 739-744. . Nel mutamento di stile prevalente tra \u201cnegare l\u2019errore\u201d (magistero negativo) e \u201caffermare la verit\u00e0\u201d (magistero positivo) possiamo rilevare un mutamento della normativa che sovraintende ai \u201cdoveri professionali\u201d del teologo. Questo mi pare un aspetto molto significativo della evoluzione che il Concilio Vaticano II ha determinato nei rapporti tra magistero e teologia e che oggi mostra tutta la sua contraddittoriet\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>E\u2019 sufficiente considerare la \u201cmens\u201d dei due diversissimi articoli con cui il CJC del 1917 e quello del 1983 regolamentano i \u201cdoveri\u201d del teologo:<\/p>\n\n\n\n<p>a) il codice del 1917 (can 1324)<\/p>\n\n\n\n<p>\u201c<em>Satis non est haereticam pravitatem devitare, sed oportet illos quoque errores diligenter fugere, qui ad illam plus minusve accedunt; quare omnes debent etiam contitutiones et decreta servare quibus pravae huiusmodi opinones a Sancta Sede proscriptae et prohibitae sunt\u201d.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>E\u2019 chiaro come il compito del teologo \u00e8 riletto all\u2019interno di un rapporto con un magistero assunto nella sua versione prevalentemente negativa, che si esprime in termini di proposizioni erronee, dottrine eretiche, opinioni rigettate\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>b) Il codice del 1983 (can 752)<\/p>\n\n\n\n<p>\u201c<em>Non quidem fidei assensus,&nbsp;<strong>religiosum tamen intellectus et voluntatis obsequium praestandum est doctrinae<\/strong>, quam sive Summus Pontifex sive Collegium Episcoporum de fide vel de moribus enuntiant, cum magisterium authenticum exercent,&nbsp;<strong>etsi definitivo actu eandem proclamare non intendant<\/strong>; christifideles ergo devitare curent quae cum eadem non congruant\u201d<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>In questa seconda prospettiva \u00e8 evidente che cosa \u00e8 accaduto: si \u00e8 passati da una lettura negativa a una lettura positiva del magistero. Cos\u00ec la obbedienza a tutte le \u201cproibizioni e ai divieti\u201d \u00e8 diventata \u201creligiosa obbedienza della volont\u00e0 e dell\u2019intelletto\u201d a tutto intero il \u201cmagistero autentico\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>2. <strong>Una necessaria riforma del CJC<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>E\u2019 stato W. Boekenfoerde ad aprire una discussione estremamente schietta e piena di parresia sulla compatibilit\u00e0 di questo canone con funzione di \u201clibert\u00e0 critica\u201d che il teologo esercita all\u2019interno del magistero ecclesiale. Poich\u00e9 infatti se si estende la obbedienza a tutto intero il magistero (irreformabile e reformabile), allora ci si chiede come sarebbe stato possibile, con queste regole del 1983, uscire dalle posizioni del magistero \u201cautentico\u201d, ma \u201criformabile\u201d dei papi ottocenteschi rispetto al tema della \u201clibert\u00e0 di coscienza\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Da ci\u00f2 consegue, necessariamente, una presa di distanza critica necessaria all\u2019esercizio di una teologia pudica e critica. Seguiamo per un poco nel suo ragionamento W. Beokenfoerde:<\/p>\n\n\n\n<p>\u201c<em>Questo tipo di legislazione documenta una chiara tendenza volta a rafforzare il pi\u00f9 possibile l\u2019autorit\u00e0 e l\u2019obbligatoriet\u00e0 degli interventi del magistero pontificio ordinario: pur venendo formalmente distinti da quelli del magistero infallibile,&nbsp;<strong>essi vi sono di fatto fortemente equiparati<\/strong>. La normativa in vigore persegue presumibilmente l\u2019obiettivo di difendere il magistero pontificio ordinario da ogni obiezione e critica pubblicamente esposta. Ne consegue un manifesto rafforzamento disciplinare dell\u2019autorit\u00e0 pontificia;&nbsp;<strong>ci\u00f2 avviene per\u00f2 in contraddizione con l\u2019intrinseco principio vitale della Chiesa, certamente non favorito dall\u2019imporsi di tale tendenza<\/strong>.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Oppure ci si attende davvero che il credente e il teologo debbano accettare il fatto compiuto e aspettare, senza potersi impegnare in un qualche modo, che il magistero pervenga eventualmente a una posizione migliore?&nbsp;<strong>Aspettarsi tutto dallo Spirito Santo e affidargli la soluzione d\u2019ogni problema senza impegnarsi e agire autonomamente \u00e8 un atteggiamento definibile perlomeno come presuntuoso<\/strong>. Come si sarebbe potuto pervenire al riconoscimento della libert\u00e0 religiosa&nbsp;<strong>se non vi fossero stati teologi e laici impegnati e disposti a porre in questione in termini critici e pubblicamente gli insegnamenti allora in vigore? Si pensi solo agli esponenti del personalismo attivi all\u2019inizio del XX secolo<\/strong>.\u201d<\/em> (<em>Roma ha parlato<\/em>, 743)<\/p>\n\n\n\n<p>Ecco un bell\u2019esempio di audacia e di modestia del lavoro teologico, del quale la Chiesa continua ad avere bisogno, nonostante tutte le forme di amore del \u201cquieto vivere\u201d che la attraversano. Da questo equivoco canonico scaturiscono anche le tentazioni di censura e le propensioni alla autocensura, che si giustificano addirittura &#8220;per legge&#8221;. Cos\u00ec, seguendo la legge, rinuncio a fare il teologo: mi rimane solo la teologia di corte!<\/p>\n\n\n\n<p>3. <strong>Le ricadute sul caso Lintner<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Questo problema indica una serie di compiti, che attendono un grande sviluppo futuro, perch\u00e9 un caso Lintner non abbia a ripetersi. Ecco i tre principali:<\/p>\n\n\n\n<p>a) Il caso si \u00e8 verificato in base alla applicazione \u201crigorosa\u201d del canone 752, che non lascia al teologo alcuno spazio di differenziazione rispetto all\u2019intero quadro del \u201cmagistero autentico\u201d. Nella intenzione del canone, il teologo \u00e8 ridotto a funzionario del magistero: se egli non ripete il magistero, gli resta solo la alternativa del silenzio. <\/p>\n\n\n\n<p>b) Per uscire da questa prospettiva occorre una prima condizione essenziale: la riforma del canone 752, per custodire ecclesialmente una sfera legittima di ricerca del teologo, che gli permetta \u201cistituzionalmente\u201d di dire anche altro rispetto al magistero autentico. Perch\u00e9 il religioso ossequio sia rivolto non solo al Magistero, ma anche alla Parola di Dio e alla esperienza umana.<\/p>\n\n\n\n<p>c) Ovviamente anche il modo di impostare la \u201cpromozione della teologia\u201d da parte del Dicastero per la Dottrina della fede pu\u00f2 incidere profondamente sul rapporto tra magistero e teologia. Ma non possiamo illuderci: una riforma del Dicastero, che non tocchi la formulazione giuridica del can 752, sarebbe molto prossima ad una messa in scena, in cui il copione di fondo non cambia. <\/p>\n\n\n\n<p>Dal caso Lintner impariamo non solo alcune dolorose \u201cimmoralit\u00e0\u201d nella storia dei Dicasteri romani, ma anche una immoralit\u00e0 attuale della normativa canonica vigente. Il tentativo di produrre una teologia in forma di \u201czerbino\u201d ha conosciuto tante eccezioni, grazie a Dio. Da quando il codice del 1983 \u00e8 vigente, non \u00e8 mancato il coraggio di molti teologi e teologhe, ma ci\u00f2 ha potuto accadere sempre almeno &#8220;praeter legem&#8221;, se non &#8220;contra legem&#8221;! La norma attesta nel modo pi\u00f9 chiaro il tentativo di imporre a tutta la Chiesa un \u201cdispositivo di blocco\u201d sul suo cammino di riflessione e di maturazione. Non pu\u00f2 esserci n\u00e9 inquietudine, n\u00e9 incompletezza n\u00e9 immaginazione nel lavoro del teologo burocraticamente affidabile. Potremmo riferire anche a questa formulazione del can. 752 ci\u00f2 che si legge in <em>Amoris Laetitia<\/em> (al n.303) a proposito del tentativo di blindare in una legge positiva tutte le potenzialit\u00e0 sante di vita familiare e matrimoniale. Allo stesso modo \u201cpusilli animi est\u201d pensare che la teologia possa lavorare soltanto nel recinto protetto della espressione magisteriale autentica. Questo ideale \u201cmeschino\u201d, di una teologia messa sotto tutela, ci riguarda ufficialmente da 50 anni (1983-2023), \u00e8 un prodotto avvelenato del post-concilio ed \u00e8 giunta l&#8217;ora di portarlo alla fine, riformulando diversamente la relazione tra magistero e teologia anche sul piano giuridico. Altrimenti altri 10, 100 o 1000 &#8220;casi Lintner potranno ripetersi, in forma istituzionalmente e giuridicamente garantita e protetta. <\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non si dovrebbe dimenticare come le vicende degli ultimi giorni &#8211; che hanno messo in parallelo il mancato nulla osta alla promozione del prof. 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