{"id":18635,"date":"2023-07-02T15:46:39","date_gmt":"2023-07-02T13:46:39","guid":{"rendered":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=18635"},"modified":"2023-07-02T15:47:42","modified_gmt":"2023-07-02T13:47:42","slug":"le-due-immoralita-sui-compiti-del-dicastero-per-la-dottrina-della-fede","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/le-due-immoralita-sui-compiti-del-dicastero-per-la-dottrina-della-fede\/","title":{"rendered":"Le due immoralit\u00e0. Sui compiti del Dicastero per la dottrina della fede"},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Congregation_for_the_Doctrine_of_the_Faith.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"1024\" height=\"825\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Congregation_for_the_Doctrine_of_the_Faith-1024x825.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-12997\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Congregation_for_the_Doctrine_of_the_Faith-1024x825.jpg 1024w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Congregation_for_the_Doctrine_of_the_Faith-300x241.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><\/figure>\n\n\n\n<p>Una lettera che accompagna la nomina di un nuovo Prefetto \u00e8 gi\u00e0 un fatto singolare. Se poi nella lettera il Vescovo di Roma esprime giudizi molto netti sui limiti di una gestione &#8220;censoria&#8221; del Dicastero e chiede di inagurare un altro stile, allora molte cose sono destinate a cambiare. Ha colpito molto una frase della lettera, che riporto subito<\/p>\n\n\n\n<p><em>&#8220;Il Dicastero che presiederai in altri tempi ha usato metodi immorali. Erano tempi in cui pi\u00f9 che promuovere il sapere teologico si perseguivano possibili errori dottrinali. Quello che mi aspetto da voi \u00e8 sicuramente qualcosa di molto diverso.&#8221;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Vorrei brevemente considerare come questa frase arrivi da decenni in cui la migliore teologia postconciliare aveva chiesto di modificare profondamente il modo con cui prima il Santo Ufficio, e poi la Congregazione per la dottrina della fede, hanno svolto il compito di &#8220;custodire la fede&#8221;. Per molti secoli, a partire dall&#8217;et\u00e0 moderna, ogni stato si era dotato di un organo di controllo del sapere. Non solo la Chiesa aveva un Santo Ufficio. Ma con l&#8217;avvento del mondo tardo moderno e con il nascere della societ\u00e0 liberale e aperta, in tutti gli stati \u00e8 scomparso sia l&#8217;Indice dei libri proibiti, sia l&#8217;organo di custodia del sapere corretto. Solo la Chiesa lo ha conservato fino ad oggi. Dietro a questi organi di governo sta l&#8217;idea che la &#8220;libert\u00e0 di coscienza&#8221; sia un peccato. Dopo il Vaticano II ci si \u00e8 mossi lentamente verso una revisione, che attribuisse, almeno formalmente, al processo di censura una procedura almeno parzialmente controllabile, con garanzia di difesa per le parti inquisite. Ma, appunto, in larga parte si trattava di procedimenti inquisitori, alla ricerca degli errori e dei nemici. Pi\u00f9 difficile \u00e8 stato incidere sul modo di &#8220;fare teologia&#8221; da parte della Congregazione. Proprio qui, come vedremo, si nasconde la immoralit\u00e0 pi\u00f9 grave.<\/p>\n\n\n\n<p>In tutta questa storia, infatti, \u00e8 evidente che la &#8220;immoralit\u00e0&#8221; ha significato, in primo luogo, il modo con cui sono state trattate le persone. Grandi autori sono stati inquisiti, bloccati, impediti nelle pubblicazioni e nell&#8217;insegnamento. In forma terribile fino al Vaticano II, ma ancora pesante e con argomentazioni fragili o capziose fino a 5 giorni fa, con la vicenda Lintner. <\/p>\n\n\n\n<p>Ma questa \u00e8 solo una parte della verit\u00e0. La parte forse pi\u00f9 grave non riguarda le singole persone, che pure hanno sofferto ingiustamente, ma le idee, per come sono state trattate, considerate, ignorate o azzerate. Uno degli atteggiamenti pi\u00f9 &#8220;immorali&#8221; degli ultimi 40 anni della Congregazione-Dicastero sono quelli che hanno tentato di &#8220;bloccare&#8221; ogni vera discussione. Dove vi era un problema, si trattava di negarlo e di riportare la soluzione su un livello tanto inattaccabile, quanto vuoto. Facciamo solo alcuni esempi.<\/p>\n\n\n\n<p>In piena pandemia (2020), una sezione della Congregazione per la Dottrina della fede perdeva tempo ad &#8220;riformare&#8221; il rito di Pio V, avvalorando cos\u00ec indirettamente la coesistenza parallela di due forme rituali dello stesso rito romano, contro ogni evidenza teologica, che la Congregazione avrebbe dovuto ben diversamente custodire. In occasione del 50^ del Concilio Vaticano II, nel 2012, una Nota della Congregazione pretendeva di cambiare discorso e di suggerire che un anniversario altrettanto importante fossero il 20 anni del Catechismo della Chiesa Cattolica, mediante il quale si poteva\/doveva leggere anche il Concilio! Ancora prima una Nota della Congregazione risolveva negativamente la possibile estensione al diacono della ministerialit\u00e0 della unzione dei malati, ricorrendo ad una citazione della famosa lettera di papa Innocenzo I al vescovo di Gubbio, eliminando per\u00f2 da essa tutte le parole che avrebbero contrastato la decisione assunta. Si trattava, insomma, di &#8220;negare ogni movimento&#8221;, sul piano liturgico, sacramentale, istituzionale, arrivando persino al punto di mettere in gioco l&#8217;obbedienza alla fede, pur di conservare le soluzioni del passato senza alcuna possibilit\u00e0 di cambiamento, che si presentava sempre come minaccia per la fede. Questa procedura immorale era ritenuta un dovere, un compito morale.<\/p>\n\n\n\n<p>Tale funzione indebita, assunta dalla Congregazione soprattutto dopo il Concilio Vaticano II, doveva finire da tempo. Perch\u00e9 custodire la fede significa appunto, come ha insegnato il Vaticano II, farla camminare nella storia, farle elaborare nuove evidenze, permetterle di integrare nuove culture e di esprimere nuove sensibilit\u00e0. Una Congregazione che si era abituata a giudicare tutto con il prontuario del CCC forse \u00e8 finita con la lettera di ieri. Abbiamo bisogno da decenni di una istituzione che permetta la crescita della fede, nel dialogo piuttosto che nella censura. Da secoli abbiamo contato su un esercizio della ragione teologica che si \u00e8 limitato a &#8220;condannare gli errori&#8221; e che in questo trovava la sua ragion d&#8217;essere: perci\u00f2 non sar\u00e0 facile acquisire subito un nuovo stile. Gi\u00e0 al Concilio Vaticano I l&#8217;idea era di comporre una &#8220;summa degli errori moderni&#8221;, ma il lavoro conciliare, ancora nel 1870, in parte inizi\u00f2 una strada nuova. Poi venne il Vaticano II, che ampli\u00f2 e articol\u00f2 ancora meglio la novit\u00e0. La inerzia del Santo Ufficio \u00e8 stata quella di perpetuare una identit\u00e0 cattolica che pu\u00f2 salvarsi solo se condanna gli errori. Al nuovo Prefetto spetta &#8220;promuovere il sapere teologico&#8221;, cosa che non si identifica anzitutto ed essenzialmente con atti di condanna. Il nuovo Prefetto e un nuovo stile possono far tesoro del prezioso lavoro che una parte della teologia, spesso in autonomia rispetto ai desiderata (e talora ai ricatti) provenienti da Roma, ha saputo elaborare da almeno 40 anni.  Immorale non \u00e8 stato solo il modo con cui si sono trattate le persone, ma anche il modo con cui ci si \u00e8 chiusi a riccio davanti alle tante nuove evidenze che la vita ecclesiale scopriva e in parte valorizzava. Superare entrambe queste due immoralit\u00e0 istituzionali (verso le persone e verso le idee) costituisce un programma di riforma davvero centrale per la chiesa cattolica.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una lettera che accompagna la nomina di un nuovo Prefetto \u00e8 gi\u00e0 un fatto singolare. 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