{"id":18611,"date":"2023-06-29T15:31:35","date_gmt":"2023-06-29T13:31:35","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=18611"},"modified":"2023-06-29T15:31:37","modified_gmt":"2023-06-29T13:31:37","slug":"peggio-della-censura-ce-solo-lautocensura-il-caso-lintner-e-il-servizio-ecclesiale-dei-teologi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/peggio-della-censura-ce-solo-lautocensura-il-caso-lintner-e-il-servizio-ecclesiale-dei-teologi\/","title":{"rendered":"Peggio della censura c&#8217;\u00e8 solo l&#8217;autocensura. Il caso Lintner e il servizio ecclesiale dei teologi"},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Lintner.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"719\" height=\"1024\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Lintner-719x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-18208\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Lintner-719x1024.jpg 719w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Lintner-210x300.jpg 210w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Lintner.jpg 1996w\" sizes=\"(max-width: 719px) 100vw, 719px\" \/><\/a><\/figure>\n\n\n\n<p>Ci sono diverse questioni che il negato &#8220;nihil obstat&#8221; alla promozione a Decano del prof. Lintner sollevano nel corpo ecclesiale di una Chiesa cattolica che da anni \u00e8 impegnata in un &#8220;cammino sinodale&#8221;. Con la solidariet\u00e0 al collega, colpito per aver scritto idee in ambito morale e sessuale diverse dal Catechismo della Chiesa Cattolica, vorrei esprimere una preoccupazione pi\u00f9 generale, che riguarda la funzione che la teologia deve esercitare al servizio del cammino ecclesiale di annuncio del Vangelo. Il punto dirimente \u00e8, a  mio avviso, che la Chiesa ha bisogno di una teologia veramente libera, perch\u00e9 solo cos\u00ec pu\u00f2 assumere davvero il compito di illuminare la tradizione alla luce della parola di Dio e della esperienza umana. Proprio questo delicato raccordo, che GS 46 esprime nel modo pi\u00f9 limpido, impone al &#8220;governo pastorale&#8221; un rapporto sincero e schietto con una parola teologica che sia, allo stesso tempo, audace e paziente. Senza audacia non si \u00e8 teologi e la Chiesa, senza la loro audacia, manca di qualcosa di fondamentale per s\u00e9. Teologi addomesticati rendono la Chiesa pi\u00f9 sola e pi\u00f9 vecchia.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel campo della morale sessuale un ideale burocratico, che certo ha una forza seduttiva grande negli uffici delle Congregazioni romane, sarebbe quello di assumere il punto di vista del Catechismo della Chiesa Cattolica e svilupparne ordinatamente le conseguenze. Ma questo, evidentemente, risulta non un vero ideale, ma una via di fuga rispetto al compito ecclesiale effettivo: di fronte alla esperienza umana e di fronte al rinnovarsi della interpretazione della Scrittura, la sapienza dottrinale cammina, evolve, si trasforma e si precisa. Per questo abbiamo bisogno di teologi, per aiutare la chiesa a interpretare i &#8220;segni dei tempi&#8221; di cui la storia sa continuamente cospargere i vissuti personali, sociali ed ecclesiali.<\/p>\n\n\n\n<p>Tutta la teologia richiede questa capacit\u00e0 di leggere la storia con profezia e con lungimiranza. Non solo il campo morale esige questa forza di superamento di principi ritenuti insuperabili, di fronte a nuove evidenze della storia e della coscienza. Anche il campo liturgico-sacramentale, che conosco meglio, ha avuto bisogno di profeti negli ultimi decenni per configurare diversamente la celebrazione eucaristica, la iniziazione cristiana, per pensare in modo nuovo l&#8217;esercizio del ministero, per considerare anche la donna come soggetto ministeriale, per ripensare il rito della penitenza o il ministro della unzione dei malati. In tutti questi ambiti abbiamo avuto profeti, che hanno pagato anche di persona le nuove evidenze che mettevano in primo piano, grazie al loro studio e alle loro pubblicazioni. <\/p>\n\n\n\n<p>Anche oggi abbiamo ancora &#8220;sfide aperte&#8221;, che non possono essere chiuse da un ufficio romano: non solo per pensare diversamente il concetto di omosessualit\u00e0, o quello di benedizione, ma anche i criteri di traduzione dal latino, l&#8217;accesso della donna al ministero ordinato o il ruolo della inculturazione nella prassi celebrativa nei 5 continenti. Tutto questo chiede teologi coraggiosi, capaci di interpretare ci\u00f2 che di buono appare dalla storia per il sapere teologico comune, in queste grandi sfide al pensiero e alla prassi della Chiesa.<\/p>\n\n\n\n<p>Eppure, proprio su questi punti delicati, ma decisivi, spesso i teologi restano troppo timidi e tendono a nascondersi. Nelle grandi discussioni sul parallelismo rituale inaugurato da &#8220;Summorum Pontificum&#8221; o in quelle generate da &#8220;Liturgiam authenticam&#8221; nel delicato campo delle traduzioni liturgiche, moltissimi miei colleghi hanno soltanto taciuto. Non erano d&#8217;accordo, ma tacevano. <\/p>\n\n\n\n<p>Di fronte ad una presa di posizione di una Congregazione Romana, che censura una apertura dottrinale, si pu\u00f2 prendere posizione. Ma molto peggio \u00e8 se i teologi, ancora prima di essere censurati, si &#8220;autocensurano&#8221; identificando una serie di temi su cui &#8220;non si deve scrivere&#8221;. Non danno neppure occasione alla Congregazione per dare il peggio di s\u00e9. Lo assumono in prima persona. Questo diventa la mortificazione del ministero del teologo, che deve occuparsi sempre anche di ci\u00f2 che \u00e8 diventato problematico per la vita della Chiesa. E deve farlo anche contro il proprio interesse e contro la propria carriera. Pagando anche di persona. Solo cos\u00ec permette alla Chiesa di valutare fino in fondo l&#8217;intero quadro delle questioni in campo. Questo \u00e8 il suo mestiere e il suo ministero.<\/p>\n\n\n\n<p>Un caso di censura solleva la giusta reazione. Ma molto pi\u00f9 grave \u00e8 accondiscendere ad una pretesa burocratica, che pretenderebbe una teologia esercitata solo nell&#8217;ambito circoscritto delle evidenze catechistiche: non importa se degli uomini non vengono riconosciuti, delle donne vengono emarginate, delle dinamiche personali sono ignorate e dei giudizi sommari e ingiusti vengono ribaditi. La cosa pi\u00f9 importante diventa &#8220;quieta non movere et mota quietare&#8221;. Ma questa logica, che non \u00e8 mai del tutto giustificata neppure per un ufficio burocratico come una Congregazione, \u00e8 la pi\u00f9 lontana dal ministero del teologo.<\/p>\n\n\n\n<p>Si ricorder\u00e0 che nel 2012, 50esimo dall&#8217;inizio del Concilio, la Congregazione per la Dottrina della Fede sovrappose a quell&#8217;anniversario l&#8217;anno della fede e mise in concorrenza l&#8217;anniversario del Concilio con l&#8217;anniversario del CCC, pretendendo di fare del CCC il criterio di lettura del Vaticano II. Agli uffici pu\u00f2 capitare anche di commettere svarioni di questo genere, che non possono minimamente condizionare i teologi.<\/p>\n\n\n\n<p>I teologi, se hanno un senso nel servizio alla Chiesa, debbono offrire chiarimenti e salvare i fenomeni, con rigore e con parresia. Lo fanno alla luce della Parola di Dio e della esperienza di uomini e donne, nella reciprocit\u00e0 esigente tra queste due fonti. Anche le critiche agli assetti dottrinali acquisiti fanno parte del loro ministero, anche duro ed esigente, ma mai addomesticabile. Se la censura ad un teologo ottiene il risultato di alzare il livello comune di autocensura, questo va solo a detrimento della comune esperienza ecclesiale. Perch\u00e9 la Chiesa non \u00e8 n\u00e9 una caserma n\u00e9 una associazione mafiosa, ma una comunit\u00e0 di discepoli del Signore. Il controllo sulla &#8220;comune dottrina&#8221; non pu\u00f2 pi\u00f9 avvenire nelle forme anonime del Consiglio dei X della Repubblica Veneziana. Ma la autocensura, che trova mille pretesti per giustificarsi, sottrae alla Chiesa un elemento vitale della sua identit\u00e0: la audacia critica di una lettura diversa, con cui il magistero pastorale \u00e8 obbligato a confrontarsi con seriet\u00e0, senza ricorrere alla squalificazione dell&#8217;interlocutore.  La censura ha spesso come obiettivo di alzare il livello di autocensura. Se questa censura a Martin Lintner contribuir\u00e0 a mostrare che la autocensura non cresce, ma diminuisce, allora sar\u00e0 possibile che del merito &#8211; ossia della morale sessuale &#8211; si possa parlare davvero in modo profetico e non solo a partire dalla evidenze tramontate (e comunque violente) di una societ\u00e0 chiusa. Una tale societ\u00e0 perfetta, basata su differenze insuperabili, non \u00e8 pi\u00f9 l&#8217;ideale della Chiesa cattolica, anche se resta la ideologia persistente di qualche ufficio di Congregazione. Non sar\u00e0 una censura a invertire il corso della storia. Una pesante autocensura pu\u00f2 invece rallentare la maturazione della coscienza ecclesiale. <\/p>\n\n\n\n<p> <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ci sono diverse questioni che il negato &#8220;nihil obstat&#8221; alla promozione a Decano del prof. Lintner sollevano nel corpo ecclesiale di una Chiesa cattolica che da anni \u00e8 impegnata in un &#8220;cammino sinodale&#8221;. 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