{"id":18606,"date":"2023-06-28T11:11:44","date_gmt":"2023-06-28T09:11:44","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=18606"},"modified":"2023-06-28T11:27:00","modified_gmt":"2023-06-28T09:27:00","slug":"sinodo-e-donna-lo-spazio-del-diaconato-tra-autorita-femminile-e-magistero-sulla-riserva-maschile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/sinodo-e-donna-lo-spazio-del-diaconato-tra-autorita-femminile-e-magistero-sulla-riserva-maschile\/","title":{"rendered":"Sinodo e donna: lo spazio del diaconato tra autorit\u00e0 femminile e magistero sulla riserva maschile"},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/diaconato-femminile.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"480\" height=\"212\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/diaconato-femminile.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-12897\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/diaconato-femminile.jpg 480w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/diaconato-femminile-300x132.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 480px) 100vw, 480px\" \/><\/a><\/figure>\n\n\n\n<p>In che modo il magistero cattolico ha affrontato negli ultimi decenni la questione dell&#8217;accesso della donna al ministero ordinato? Con singolare determinazione, ha ripreso con audacia il dibattito secolare: esso aveva conosciuto metodi, strategie argomentative e posizioni assai differenziate nel giustificare la esclusione della donna, ed era stato a sua volta profondamente modificato dalla costatazione della entrata tardo-moderna della donna nella vita pubblica, ma ora <em>si trasforma in una teologia positiva e in una teologia di autorit\u00e0<\/em>. Potremmo dire cos\u00ec: mentre culturalmente la donna acquisiva nuova autorit\u00e0 sul piano pubblico, la chiesa (almeno in apparenza) riteneva di spogliarsi di ogni autorit\u00e0 e di  riconoscersi priva della facolt\u00e0 di far accedere la donna all&#8217;ufficio sacerdotale (non al ministero ordinato). Curioso parallelismo: fino a che la donna era culturalmente subordinata, la Chiesa ha avuto al suo interno una discussione sui motivi di questa esclusione. Nel momento in cui la cultura comune \u00e8 uscita da questa comprensione minorata del femminile sul piano pubblico, la Chiesa cattolica ha concentrato la propria attenzione soltanto su due piani:<\/p>\n\n\n\n<ul>\n<li>da un lato sul &#8220;fatto&#8221; della riserva maschile attestata da una lunga tradizione e attribuita addirittura ad una &#8220;libera scelta&#8221; del Signore Ges\u00f9 (con una riduzione &#8220;positiva&#8221; della questione come la tradizione precedente non aveva mai fatto)<\/li>\n\n\n\n<li>dall&#8217;altro sulla &#8220;autorit\u00e0&#8221; con cui questo fatto viene dichiarato appartenere alla &#8220;divina costituzione della Chiesa&#8221; e quindi da tenersi come definitivo (senza per\u00f2 impegnarsi in una &#8220;definizione infallibile&#8221;)<\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<p>Questo doppio registro, su cui si attestano prima <em>Inter insigniores<\/em> e poi <em>Ordinatio sacerdotalis<\/em>, sposta la questione della &#8220;dignit\u00e0 della donna all&#8217;esercizio della autorit\u00e0 ecclesiale&#8221; sul piano opposto: da un lato sulla costatazione che la storia ci d\u00e0 un modello esclusivamente maschile di ministero sacerdotale, dall&#8217;altro sulla natura &#8220;dottrinale&#8221; e &#8220;definitivamente vincolante&#8221; di tale riserva maschile. In questo modo, per confermare la chiesa nella fede, <em>il magistero trasforma la discussione sul ruolo della donna in una discussione sulla obbedienza della fede<\/em>. Dal 1994 \u00e8 facile vedere che chi discute la possibilit\u00e0 della donna di accedere al ministero ordinato viene prima o poi sospettato di non essere coerente con la fede cattolica. Se la &#8220;riserva maschile&#8221; \u00e8 di &#8220;diritto divino&#8221;, ogni discussione sembra minacciare la &#8220;costituzione divina della Chiesa&#8221;. Il che appare obiettivamente esagerato, perch\u00e9 tende a porre sullo stesso piano la Immacolata concezione, l&#8217;Assunzione e la esclusione del sesso femminile dalla ordinazione sacerdotale.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa impostazione, allo stesso tempo di &#8220;teologia positiva&#8221; e di &#8220;teologia di autorit\u00e0&#8221;, rischia in effetti di avere un effetto distorto sulla discussione intorno al diaconato femminile, perch\u00e9 da un lato &#8220;ricerca solo dati storici&#8221; e dall&#8217;altro &#8220;teme di compromettere il principio dottrinale della riserva maschile&#8221;. Proviamo a considerare questi due aspetti:<\/p>\n\n\n\n<p><strong>a) La lettura storica dei &#8220;fatti&#8221;. <\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Non vi \u00e8 dubbio che il fatto della presenza della &#8220;riserva maschile&#8221; sia molto antico e molto coerente per molti secoli. Ma il &#8220;fatto&#8221; in s\u00e9, privato della sua interpretazione, diventa assai vago. Non si possono portare come &#8220;prova&#8221;, nel 1976, i fatti del III, del XII o del XVII secolo, senza ricordare la interpretazione pesantemente misogina che accompagnava questi fatti. Leggiamo in Tertulliano, in Tommaso, in Suarez o in Scheeben parole irripetibili contro la dignit\u00e0 della donna e delle quali oggi ci vergogniamo senza esitazione. La questione della donna come possibile &#8220;soggetto ministeriale&#8221; appare solo quando questi pregiudizi contro la sua autorit\u00e0 in pubblico iniziano a declinare. Non a caso questo fenomeno viene chiamato da Giovanni XXIII come un &#8220;segno dei tempi&#8221;, ossia un elemento della cultura comune che cambia in profondit\u00e0 la comprensione della donna in ogni ambito, privato come pubblico, civile come ecclesiale. Di questa novit\u00e0, in una considerazione meramente positiva della &#8220;riserva maschile&#8221;, non si riesce ad avere la minima percezione: lo sguardo resta strabico. In altri termini, la storia che conta, in una argomentazione positiva, \u00e8 quella degli ultimi 200 anni, nei quali la evidenza della riserva maschile non gode pi\u00f9 di una vera autorit\u00e0, se non rifugiandosi in un passato, dominato per\u00f2 dal pregiudizio misogino.<\/p>\n\n\n\n<p>b) <strong>La &#8220;riserva maschile&#8221; come &#8220;dato rivelato&#8221;<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Il secondo passaggio \u00e8 la rivendicazione con cui la autorit\u00e0 ecclesiale considera la &#8220;riserva maschile&#8221; come appartenente alla &#8220;divina costituzione della Chiesa&#8221; e quindi come un dato originario che deve essere considerato e riconosciuto come definitivo. Qui si pongono alcune questioni che meritano una accurata discussione:<\/p>\n\n\n\n<ul>\n<li>La tradizione ha svolto la discussione teologica sul tema della &#8220;ordinazione della donna&#8221; con due stili diversi: da un lato includendo il sesso femminile tra gli impedimenti alla ordinazione, dall&#8217;altro facendo del sesso maschile un requisito della sostanza del sacramento dell&#8217;ordine. Ma sempre argomentando l&#8217;impedimento o il requisito e non assumendolo semplicemente come un fatto.<\/li>\n\n\n\n<li>Una &#8220;teologia di autorit\u00e0&#8221;, cos\u00ec come adottata da OS, conosce due gravi limiti: da un lato tende a lasciare &#8220;con la testa vuota&#8221; chi domanda ragione (cos\u00ec dice Tommaso d&#8217;Aquino), dall&#8217;altra esige comunque delle ragioni a sostegno del dato storico (cos\u00ec diceva gi\u00e0 nel 1994 J. Ratzinger). <\/li>\n\n\n\n<li>L&#8217;effetto diretto di questa soluzione \u00e8 la pretesa di orientare la riflessione soltanto per giustificare la riserva maschile. Ma qui, dobbiamo ammetterlo, i piccoli tentativi che troviamo in <em>Inter Insigniores<\/em> e le costruzione dottrinali che sono state offerte al tempo o successivamente (da Von Balthasar o da Menke o da Mueller) lasciano piuttosto delusi: i principi elaborati sono solo rielaborazioni dei pregiudizio classici e lasciano isolato e molto esposto il radicalismo della posizione magisteriale sulla riserva maschile, che appare &#8220;posta&#8221; ma non &#8220;giustificata&#8221;.<\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<p>Dottrinalizzazione della riserva maschile e imbarazzo nel giustificare la &#8220;differenza femminile&#8221; come non discriminatoria lasciano aperto il campo intermedio del diaconato, su cui \u00e8 possibile elaborare un pensiero pi\u00f9 accurato perch\u00e9 meno pregiudicato. Vediamo perch\u00e9.<\/p>\n\n\n\n<p>c) <strong>Il &#8220;punto medio&#8221; del diaconato<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>In primo luogo dobbiamo precisare che il diaconato, come grado pi\u00f9 basso del ministero ordinato, costituisce un caso di &#8220;ordinazione&#8221; in senso stretto. Ordinare una donna diacono significa superare l&#8217;idea classica per cui la donna non pu\u00f2 ricevere la ordinazione. Questa, per\u00f2, non essendo una &#8220;ordinatio sacerdotalis&#8221; non cade sotto la dichiarazione di definitivit\u00e0 della &#8220;riserva maschile&#8221; assunta da OS. Inventare un &#8220;diaconato femminile&#8221; diverso e non ordinato, per non alterare la riserva maschile per tutto il &#8220;ministero ordinato&#8221;, apparirebbe un escamotage molto simile ad una insopportabile ghettizzazione ecclesiale e teologica.<\/p>\n\n\n\n<p>In secondo luogo, la ordinazione diaconale delle donne pu\u00f2 avvalersi del precedente di <em>Spiritus Domini<\/em>, con cui \u00e8 caduta la riserva maschile per i &#8220;ministeri istituiti&#8221;. Quando gli antichi parlavano di &#8220;riserva maschile&#8221;, pensavano in modo unitario l&#8217;intero campo degli ordini, dalla tonsura alla ordinazione sacerdotale: tutti gli ordini erano riservati ai &#8220;viri&#8221;. Oggi abbiamo, sullo stesso campo, una grande differenziazione: i gradi iniziali sono senza riserva, gli ultimi due (presbiterato e episcopato) sono riservati, ma del diaconato \u00e8 possibile definire la accessibilit\u00e0 femminile, non essendo una &#8220;ordinazione sacerdotale&#8221;. Si deve notare che il superamento della &#8220;riserva maschile&#8221; per i ministeri istituiti non \u00e8 fondato storicamente, ma sistematicamente. Una nuova evidenza della autorit\u00e0 femminile lo rende possibile.<\/p>\n\n\n\n<p>In terzo luogo lo spazio intermedio del diaconato potrebbe consentire di rileggere l&#8217;intera vicenda dell&#8217;ultimo secolo come una complessa mediazione tra una nozione di donna, che la cultura contemporanea ha profondamente modificato e arricchito, e una lettura &#8220;apologetica&#8221; con cui la Chiesa cattolica, non trovando pi\u00f9 ragioni convincenti per giustificare la riserva maschile, l&#8217;ha trascritta sul piano del mistero, chiedendo obbedienza di fede sul fondamento di una prassi storica anzich\u00e9 comprensione teologica in relazione alle evidenze del presente e del futuro. Bisogna riconoscere che non sempre l&#8217;ideale di una &#8220;teologia in ginocchio&#8221; \u00e8 del tutto giustificato. Piegare il ginocchio solo davanti al nome del Signore significa non piegarlo di fronte agli idoli che pretendono di sostituirlo. Tra i quali ci sono anche quei pregiudizi che nella donna confondono la differenza con la inferiorit\u00e0 e che per difendere la sua differenza negano la sua autorit\u00e0 ecclesiale, fino al punto di fare, di questa negazione, addirittura un oggetto di fede.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In che modo il magistero cattolico ha affrontato negli ultimi decenni la questione dell&#8217;accesso della donna al ministero ordinato? 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