{"id":18541,"date":"2023-06-24T21:23:31","date_gmt":"2023-06-24T19:23:31","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=18541"},"modified":"2023-06-24T21:23:33","modified_gmt":"2023-06-24T19:23:33","slug":"diaconato-femminile-e-sinodo-questione-di-autorita-o-di-anatomia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/diaconato-femminile-e-sinodo-questione-di-autorita-o-di-anatomia\/","title":{"rendered":"Diaconato femminile e sinodo: questione di autorit\u00e0 o di anatomia?"},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/ministerodonne2.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"440\" height=\"260\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/ministerodonne2.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-12489\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/ministerodonne2.jpg 440w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/ministerodonne2-300x177.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 440px) 100vw, 440px\" \/><\/a><\/figure>\n\n\n\n<p>La tradizione ha elaborato una &#8220;teoria del sesso femminile&#8221; per fondare la risposta sui requisiti soggettivi necessari alla ordinazione. Il fenomeno, teologicamente parlando, non \u00e8 molto antico. Salvo alcune espressioni, che si possono trovare qua e l\u00e0 nella Scrittura, nei Padri, nella tradizione giuridica, sinodale e papale, almeno fino al XII secolo non emerge una vera teorizzazione del &#8220;soggetto da ordinare&#8221;. Non \u00e8 difficile osservare che l&#8217;apparire del tema sta all&#8217;interno dell&#8217;affinarsi della definizione non in positivo, ma in negativo. <\/p>\n\n\n\n<p>a) <strong>Impedimenti o sostanza?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Prevalentemente, ma non esclusivamente, la via non \u00e8 quella dei &#8220;requisiti&#8221;, ma quella degli &#8220;impedimenti&#8221;. Del soggetto da ordinare non si parla per ci\u00f2 che deve avere, ma per ci\u00f2 che non deve avere. E&#8217; interessante notare che non vi \u00e8 traccia di tutto questo nelle<em> Sentenze<\/em> di Pietro Lombardo. Per il grande maestro parigino le questioni che minacciano la ordinazione riguardano soltanto o la &#8220;simonia&#8221; o l&#8217;et\u00e0. Nella grande catena che discende dai <em>Commentari alle Sentenze<\/em>, neppure in Alberto Magno abbiamo uno sviluppo degli impedimenti che comprenda, strutturalmente, il &#8220;sesso femminile&#8221;. Nel suo allievo diretto, Tommaso d&#8217;Aquino, troviamo invece un &#8220;sistema complessivo&#8221; di impedimenti. Impedimento \u00e8 quella circostanza che rende inefficace (o invalida) la ordinazione. Tutti possono essere ordinati, salvo coloro che hanno un &#8220;impedimento di autorit\u00e0&#8221;. L&#8217;elenco degli impedimenti \u00e8 illuminante, perch\u00e9 mostra come per Tommaso ogni battezzato possa essere ordinato, salvo i casi in cui il soggetto sia impedito o dal &#8220;sesso femminile&#8221;, o dalla &#8220;incapacit\u00e0 o minore et\u00e0&#8221;, o dalla &#8220;schiavit\u00f9&#8221;, o dalla &#8220;condizione di figlio naturale&#8221; o dalla &#8220;disabilit\u00e0&#8221;. Questa soluzione ha due vantaggi: non solo articola in diverse dimensioni l&#8217;ostacolo alla ordinazione, ma anche lo interpreta in modo lineare come una &#8220;mancanza di autorit\u00e0&#8221;. Tutti questi 6 impedimenti sono &#8220;condizioni di minorit\u00e0&#8221;. La menomazione pu\u00f2 derivare dalla sorte, dalla et\u00e0, dal contratto o dalla natura. Non possono diventare &#8220;ministri di Cristo&#8221;, e quindi assumere una autorit\u00e0, coloro che sono socialmente, fisicamente, contrattualmente o naturalmente privi di autorit\u00e0. Ogni impedimento deve essere argomentato e cos\u00ec fa Tommaso. La tradizione medievale e moderna si fonda su questo modo di ragionare, influenzato in profondit\u00e0 dal magistero del Dottore angelico.<\/p>\n\n\n\n<p>Gi\u00e0 prima di Tommaso, tra i giuristi medievali, che pure hanno contribuito alla elaborazione del concetto di &#8220;impedimento&#8221; (soprattutto in ambito matrimoniale), si sviluppa un altro modo di pensare, che \u00e8 capovolto. Tommaso pone come primo impedimento il &#8220;sesso femminile&#8221;, e lo identifica &#8220;necessitate sacramenti&#8221;, mentre tutti gli altri sono &#8220;necessitate praecepti&#8221;, sono cio\u00e8 superabili con il possibile mutare della condizione dello schiavo, del figlio naturale o del minore. La donna \u00e8 invece collocata in una concezione che la costringe ad una &#8220;incapacit\u00e0 naturale&#8221;, almeno per ci\u00f2 che riguarda la &#8220;eminentia auctoritatis&#8221;. La soluzione opposta \u00e8 quella che appare nei &#8220;decretisti&#8221; (come Uguccio o Roberto di Flamesbury) ed \u00e8 quella di fare del sesso maschile parte della sostanza dell&#8217;ordine. Nasce l&#8217;espressione &#8220;sexus est de substantia ordinis&#8221; che sar\u00e0 ripresa sul piano giuridico e che costituisce la base della soluzione che appare nel CJC del 1917. Questo modo di ragionare \u00e8 capovolto rispetto a quello degli impedimenti: non si tratta di identificare il sesso femminile come impedimento, ma il sesso maschile come requisito sostanziale. Ci\u00f2 che cambia, in modo significativo, soprattutto nelle riprese contemporanee, \u00e8 il modo di argomentare: mentre l&#8217;impedimento deve essere sempre giustificato, la sostanza pu\u00f2 essere semplicemente affermata o addirittura presupposta. Affermare che il sesso maschile \u00e8 parte della sostanza del sacramento dell&#8217;ordine pu\u00f2 restare una affermazione apodittica, e avere come semplice conseguenza &#8220;marginale&#8221; la esclusione della donna dalla ordinazione.  <\/p>\n\n\n\n<p>b) <strong>Argomentazione o asserzione?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Pur avendo il medesimo scopo, le due argomentazioni hanno generato due approcci diversi alla questione. La prima linea ha sviluppato diverse argomentazioni dell&#8217;impedimento. Mentre la seconda linea ha piuttosto fondato la affermazione della riserva maschile, senza ulteriore giustificazione. La prima linea promuova una ricerca teologica delle argomentazioni, mentre la seconda approda ad una teologia di autorit\u00e0, in cui la affermazione si spiega o con se stessa o con un legame diretto con la &#8220;volont\u00e0 di Cristo&#8221;.  Un altro dato interessante \u00e8 che nel dibattito degli ultimi 50 anni, anche nel magistero cattolico si \u00e8 passati dal primo al secondo stile: mentre <em>Inter Insigniores<\/em> propone argomenti per giustificare l&#8217;impedimento, <em>Ordinatio sacerdotalis<\/em> si limita a ribadire la natura sostanziale del sesso maschile e ne trae la mancanza di potere della Chiesa su un elemento che \u00e8 di sostanza non per il sacramento dell&#8217;ordine, ma per la ordinazione sacerdotale. <\/p>\n\n\n\n<p>Un effetto di distorsione, di questi due tipi di argomentazione, riguarda il modo di interpretare il &#8220;sexus femininum&#8221;: per il filone dell&#8217;impedimentum sesso femminile \u00e8 la forma pi\u00f9 esplicita e pi\u00f9 chiara di &#8220;mancanza di autorit\u00e0&#8221;. Per il filone della sostanza, il sesso femminile \u00e8 semplicemente la negazione del sesso maschile. Per questo motivo la prima soluzione pu\u00f2 essere aperta ad una risignificazione, mentre la seconda \u00e8 digitale e non esibisce  vere ragioni: se non sei maschio, non vieni ordinato. La ragione ultima \u00e8 qui la anatomia, mentre l\u00e0 \u00e8 la autorit\u00e0. Un ragionamento sulla autorit\u00e0 potrebbe essere sostituito da un atto di fede sulla anatomia. E la assimilazione potenziale del sesso maschile del ministro ordinato alla Immacolata Concezione o alla Assunzione, per grado di autorit\u00e0, sembra produrre una distorsione non irrilevante del magistero.<\/p>\n\n\n\n<p>c) <strong>Umiliate e offese?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Per concludere questo ragionamento, vorrei mostrare le potenzialit\u00e0 sorprendenti della impostazione tomista. Per Tommaso, infatti, la questione del &#8220;sesso femminile&#8221; \u00e8 una questione di &#8220;mancanza di autorit\u00e0 pubblica&#8221;. La correlazione tra sesso femminile e mancanza di autorit\u00e0 non \u00e8 n\u00e9 naturale n\u00e9 rivelata. E&#8217; una ricostruzione culturale, autorevole per molti secoli, ma che \u00e8 entrata in crisi nel XIX secolo e nel XX secolo ha realizzato uno dei tre &#8220;segni dei tempi&#8221; che Giovanni XXIII ha profeticamente riconosciuto nel 1963, con <em>Pacem in Terris<\/em>. Una donna che &#8220;in re publica interest&#8221; &#8211; che entra nella vita pubblica &#8211; \u00e8 una novit\u00e0 decisiva per ripensare profondamente la tradizione. Di fronte a questa novit\u00e0, che ha ormai 60 anni, la Chiesa si muove ancora in due modi. Da un lato pu\u00f2 riprendere il ragionamento sugli impedimenti, cos\u00ec come Tommaso lo ha impostato, ma con contenuti nuovi: diverso \u00e8 oggi il figlio naturale, diverso \u00e8 oggi il disabile, scomparso \u00e8 oggi lo schiavo, diversissima \u00e8 la donna. E un Tommaso di 700 anni pi\u00f9 giovane potrebbe aver scoperto che il sesso femminile non \u00e8 affatto privo di <em>gradus eminentiae<\/em> in fatto di autorit\u00e0. D&#8217;altro lato la Chiesa potrebbe restare sulla impostazione &#8220;sostanziale&#8221;, sulla pura affermazione del maschile, di cui il femminile \u00e8 semplice negazione. Nel ripetere questo argomento, che di per s\u00e9 si presta ad essere semplicemente affermato, senza alcuna argomentazione, quasi come un destino, la Chiesa non deve stupirsi che le donne, semplicemente negate, si sentano umiliate e offese. La violenza di alcune apparenti soluzioni sistematiche \u00e8 pari alla indifferenza con cui vengono spensieratamente ripetute. E di questo i teologi, anzich\u00e9 tacere, dovrebbero preoccuparsi.  <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La tradizione ha elaborato una &#8220;teoria del sesso femminile&#8221; per fondare la risposta sui requisiti soggettivi necessari alla ordinazione. 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