{"id":18537,"date":"2023-06-23T14:12:57","date_gmt":"2023-06-23T12:12:57","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=18537"},"modified":"2023-06-23T14:12:58","modified_gmt":"2023-06-23T12:12:58","slug":"il-sinodo-e-il-diaconato-femminile-la-autorita-del-signore-e-la-padronanza-di-se-del-ministro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/il-sinodo-e-il-diaconato-femminile-la-autorita-del-signore-e-la-padronanza-di-se-del-ministro\/","title":{"rendered":"Il Sinodo e il diaconato femminile: la autorit\u00e0 del Signore e la padronanza di s\u00e9 del ministro."},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/24variazioni.jpeg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"669\" height=\"1024\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/24variazioni-669x1024.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-18538\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/24variazioni-669x1024.jpeg 669w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/24variazioni-196x300.jpeg 196w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/24variazioni-768x1176.jpeg 768w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/24variazioni-1003x1536.jpeg 1003w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/24variazioni.jpeg 1024w\" sizes=\"(max-width: 669px) 100vw, 669px\" \/><\/a><\/figure>\n\n\n\n<p>Nell&#8217;Instrumentum Laboris del prossimo Sinodo sulla &#8220;sinodalit\u00e0&#8221;, al punto <strong>B 2.3, <\/strong>che reca il titolo<strong> &#8220;Come pu\u00f2 la Chiesa del nostro tempo compiere meglio la propria missione attraverso un maggiore riconoscimento e promozione della dignit\u00e0 battesimale delle donne?<\/strong>&#8221; si legge la questione n. 4 cos\u00ec formulata:<\/p>\n\n\n\n<p><em>&#8220;La maggior parte delle Assemblee continentali e le sintesi di numerose Conferenze Episcopali chiedono di considerare nuovamente la questione dell\u2019accesso delle donne al Diaconato. \u00c8 possibile prevederlo e in che modo?&#8221; <\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Nel grande cantiere del prossimo duplice Sinodo, questa domanda solleva un preciso compito anche per la teologia: quello di corrispondere ad una richiesta, che viene &#8220;dalla maggior parte delle Assemblee continentali&#8221; e che chiede &#8220;l&#8217;accesso delle donne al Diaconato&#8221;. Come prevedere e rendere praticabile questo &#8220;accesso&#8221; richiede alla teologia e ai teologi il coraggio di uno specifico lavoro. Che \u00e8 gi\u00e0 iniziato da tempo e che \u00e8 accelerato a partire dal 2016, al momento della costituzione della prima Commissione vaticana sul diaconato femminile. Come \u00e8 noto la questione della &#8220;ordinazione della donna&#8221; \u00e8 diventata problematica da non molto tempo. E la esclusione della donna dal ministero ecclesiale ha goduto di una evidenza che era garantita dalla parallela esclusione da ogni ministero anche extraecclesiale. La cultura comune era la grande apologeta della esclusione femminile.<\/p>\n\n\n\n<p>Il testo che qui brevemente presento vuole contribuire a promuovere il dibattito sull&#8217;accesso della donna al ministero ordinato, di cui il diaconato \u00e8 il grado minore. <\/p>\n\n\n\n<p>Le argomentazioni fondamentali intorno a questo tema, a favore o contro, sono di tre tipi:<\/p>\n\n\n\n<p>a) ci sono argomenti di autorit\u00e0, che possono limitarsi ad escludere, senza bisogno di spiegare perch\u00e9. <\/p>\n\n\n\n<p>b) ci sono argomenti fattuali o positivi, che possono invocare un testo, un atto o un fatto per scovare in esso un principio. <\/p>\n\n\n\n<p>c) ci sono argomenti di convenienza e principi sistematici, che elaborano una spiegazione della esclusione o della inclusione in modo pi\u00f9 complessivo.<\/p>\n\n\n\n<p>Molto recente \u00e8 la preoccupazione di riconoscere il problema della &#8220;ordinazione della donna&#8221; come un problema di carattere non disciplinare, ma dottrinale, ossia che implica, al suo interno, un atto decisivo per la fede. Se per\u00f2 esaminiamo la tradizione, possiamo costatare che fino al XX secolo la argomentazione ecclesiale, sul tema della ordinazione della donna, restava all&#8217;interno di una comprensione &#8220;minorata&#8221; della dignit\u00e0 femminile sul piano pubblico. La grande teologia medievale affronta il tema dentro una logica in cui \u00e8 centrale questo argomento: per essere &#8220;ministri di Cristo&#8221; bisogna essere simili al Signore, nel senso che bisogna essere &#8220;padroni di s\u00e9&#8221;. Non c&#8217;\u00e8 somiglianza con il Signore, e quindi non si pu\u00f2 rappresentarlo, se si \u00e8 &#8220;disabili&#8221;, se si \u00e8 &#8220;assassini&#8221;, se si \u00e8 &#8220;figli naturali&#8221;, se si \u00e8 &#8220;schiavi&#8221;, se si \u00e8 &#8220;incapaci&#8221; o &#8220;minori&#8221;, ma soprattutto se si \u00e8 &#8220;donne&#8221;. Questo \u00e8 l&#8217;elenco che si trova in S. Tommaso d&#8217;Aquino, che lo presenta capovolto. Che cosa accomuna tutti questi impedimenti? La mancanza di quell&#8217;elemento di &#8220;somiglianza naturale col Signore&#8221; che non \u00e8 la anatomia, ma la autorit\u00e0, intesa come padronanza di s\u00e9. Tutte queste categorie  di  persone sono incapaci di ministero perch\u00e9 &#8220;dipendono dagli altri&#8221;. Non possono testimoniare la autorit\u00e0 perch\u00e9 ne sono privi. Soprattutto questo vale per la donna, che direi ontologicamente viene pensata come dipendente o dal padre o dal marito. Mentre gli altri &#8220;incapaci&#8221; sono dipendenti &#8220;per contingenza&#8221;, la donna viene vista come incapace &#8220;per natura&#8221;. La impossibilit\u00e0 strutturale di una &#8220;emancipazione femminile&#8221; nella societ\u00e0 chiusa implica la esclusione che ad essa possa essere affidata una rappresentanza ecclesiale: non \u00e8 difficile pensare che questo impedimento sia &#8220;per sempre&#8221;: perch\u00e9 la donna non ha &#8220;somiglianza naturale&#8221; con il Signore in quanto manca di autorit\u00e0. Il cambiamento del profilo culturale della donna, della sua autocoscienza e della sua presenza pubblica, della sua &#8220;padronanza di s\u00e8&#8221;, non \u00e8 un fatto esterno alla tradizione della Chiesa, tanto meno \u00e8 un peccato del mondo moderno. <\/p>\n\n\n\n<p>Nel momento in cui, tra il 1963 e il 1965, con <em>Pacem in terris<\/em> e con <em>Dignitatis Humanae<\/em>, la donna viene riconosciuta &#8220;senza complessi di inferiorit\u00e0&#8221; e &#8220;con dignit\u00e0&#8221; all&#8217;interno della vita pubblica e il soggetto, maschile e femminile, viene letto come originariamente custode della libert\u00e0 di coscienza, la antica argomentazione sulla &#8220;minorit\u00e0 femminile&#8221;, che resiste fino ad oggi nelle forme pi\u00f9 camuffate, diventa del tutto inservibile, addirittura controproducente, almeno sul piano discorsivo.<\/p>\n\n\n\n<p>Le argomentazioni con cui si prova a sostituire la posizione sistematica classica o esasperano le logiche di autorit\u00e0 (senza teologia) o esasperano i precedenti di fatto (ma che valgono solo in un mondo diverso dal nostro). L&#8217;accesso della donna al grado del diaconato del ministero ordinato \u00e8 reso possibile dal venir meno dell&#8217;impedimento del sesso femminile.  La vera questione, che chiede un pensiero sistematico nuovo, e che non ha bisogno di commutare la minorit\u00e0 pubblica in &#8220;principio mariano&#8221;, pu\u00f2 concepire l&#8217;accesso della donna al diaconato senza contraddizione con la dottrina sana, superando invece quelle forme di pretesa dottrinale che non sono altro che pregiudizi riverniciati con citazioni bibliche forzate o con tradizioni ecclesiali non pi\u00f9 adeguate. <\/p>\n\n\n\n<p>Una volta, in Brasile, all&#8217;inizio di un Convegno liturgico, mi \u00e8 capitato di assistere ad una scena esemplare: una grande assemblea si disponeva a celebrare il Vespro, con la presenza di alcuni vescovi, ma con la presidenza di una donna, docente di liturgia in un Istituto teologico. La donna, da qualche decennio, pu\u00f2 &#8220;presiedere&#8221;. Questo \u00e8 un punto di non ritorno, culturale ed anche ecclesiale. O la Chiesa lo assimila e lo valorizza, o lavora non per la tradizione, ma contro se stessa. <\/p>\n\n\n\n<p>Il volume, la cui copertina ho riportato nella foto e che uscir\u00e0 tra circa una settimana, cerca di essere un contributo ad un ripensamento aggiornato e pacato della logica dell'&#8221;impedimento&#8221; e delle ragioni del suo superamento. Se l&#8217;impedimento \u00e8 teologicamente superato, l&#8217;accesso al ministero ordinato \u00e8 possibile. La esclusiva del sesso maschile non \u00e8 &#8220;sostanza del sacramento dell&#8217;ordine&#8221; ma pregiudizio secolare fondato su una cultura particolare, confusa e identificata col vangelo. La somiglianza a Cristo non dipende dalla anatomia, ma dalla autorit\u00e0. Aver scoperto, ufficialmente dopo <em>Pacem in terris<\/em>, che le donne sono dotate di autorit\u00e0 anche in pubblico ha modificato, in pochi anni, il rito del matrimonio, il diritto matrimoniale canonico oltre che il diritto civile. In qualche decennio, questo stesso &#8220;segno dei tempi&#8221; modificher\u00e0 i riti di ordinazione, come ha gi\u00e0 fatto per i ministeri istituiti. Un passaggio delicato sar\u00e0 quello sinodale. Per impedire questo sviluppo non vale riferirsi n\u00e9 ai discorsi vietati sul sacerdozio, che non toccano il diaconato. N\u00e8 ai discorsi sui reati, che mutano con il mutare del diritto positivo. Ovviamente in tutto questo una competenza giuridica &#8220;de iure condendo&#8221; sar\u00e0 decisiva e anche profetica, se lo si vorr\u00e0. Perch\u00e9 alle donne sia riconosciuta non solo una dignit\u00e0 battesimale, ma anche una dignit\u00e0 ministeriale, non trovo impedimento alcuno.       <\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nell&#8217;Instrumentum Laboris del prossimo Sinodo sulla &#8220;sinodalit\u00e0&#8221;, al punto B 2.3, che reca il titolo &#8220;Come pu\u00f2 la Chiesa del nostro tempo compiere meglio la propria missione attraverso un maggiore riconoscimento e promozione della dignit\u00e0&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[50],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/18537"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=18537"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/18537\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":18540,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/18537\/revisions\/18540"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=18537"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=18537"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=18537"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}