{"id":18516,"date":"2023-06-05T13:15:11","date_gmt":"2023-06-05T11:15:11","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=18516"},"modified":"2023-06-05T13:55:02","modified_gmt":"2023-06-05T11:55:02","slug":"sulla-donna-e-sul-gender-una-lettera-aperta-a-luigi-maria-epicoco","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/sulla-donna-e-sul-gender-una-lettera-aperta-a-luigi-maria-epicoco\/","title":{"rendered":"Sulla donna e sul gender. Una lettera aperta a Luigi Maria Epicoco"},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/AdamEvaOtranto1.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"800\" height=\"462\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/AdamEvaOtranto1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-16800\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/AdamEvaOtranto1.jpg 800w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/AdamEvaOtranto1-300x173.jpg 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/AdamEvaOtranto1-400x230.jpg 400w\" sizes=\"(max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><\/a><\/figure>\n\n\n\n<p>Caro Luigi Maria,<\/p>\n\n\n\n<p>ti scrivo direttamente, anche se non ci conosciamo se non per &#8220;cultura libresca&#8221;, perch\u00e9 mi sembra la cosa pi\u00f9 semplice e pi\u00f9 utile, tra colleghi, in un caso del genere. Ho letto in questi ultimi due giorni due testi che hai scritto e che mi hanno veramente colpito e allarmato: mi riferisco ad una intervista pubblicata su &#8220;alzogliocchiversoilcielo&#8221; (che si pu\u00f2 leggere <a href=\"https:\/\/www.alzogliocchiversoilcielo.com\/2023\/06\/le-donne-della-bibbia-cosi-affidabili.html?m=1&amp;fbclid=IwAR34GMRyfAE0_xejs9vxLNHxzSWAfRI959D2uyjqqXBaYNoQlR_dFa2k5rk\">qui<\/a>) e ad un breve intervento sulla &#8220;teoria del Gender&#8221; (che si pu\u00f2 leggere <a href=\"https:\/\/www.gesusacerdote.org\/etica-e-morale-di-luigi-maria-epicoco\/\">qui<\/a>). Sono sorpreso per il fatto che tu  scrivi non semplicemente sulla base della tua identit\u00e0 di prete, ma anche come filosofo e come teologo e per questo le tue parole portano una responsabilit\u00e0 critica che i tuoi titoli accademici pretendono da te, come da tutti noi. Voglio anche dire che quanto scrivo dipende dalla lettura di questi due testi citati e nulla ha a che fare con un giudizio sulla tua persona e sul resto della tua attivit\u00e0. Mi limito ad esaminare le questioni che emergono dai due testi e provo a formulare meglio le mie perplessit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Aggiungo per\u00f2 subito di considerare questa occasione quasi come provvidenziale: i tuoi due testi mostrano un fenomeno ben pi\u00f9 ampio di ci\u00f2 che scrivi e permettono di affrontare un &#8220;deficit teologico&#8221; che attanaglia gravemente la nostra tradizione cattolica recente e che implica, da parte dei teologi e dei filosofi, una urgente funzione di terapia linguistica e di riflessione pi\u00f9 profonda. Sono convinto che proprio quando emergono posizioni &#8220;scabrose&#8221;, come le tue, siamo sempre di fronte ad un passaggio utile per la crescita comune e per la elaborazione di una visione pi\u00f9 matura e pi\u00f9 equilibrata. <\/p>\n\n\n\n<p>a) <em>Le donne e la tradizione teologica<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Inizio dal primo testo, che \u00e8 una intervista a proposito del tuo libro &#8220;Le affidabili&#8221;. In questa intervista tu fai alcune affermazioni di grande stima verso le donne, sostenendo che &#8220;sono pi\u00f9 affidabili degli uomini&#8221;, riferendoti a Maria, alla Adultera, alla Samaritana, a Giuditta. Per\u00f2, nel momento in cui la domanda non verte pi\u00f9 sulla descrizione dei &#8220;personaggi biblici&#8221;, ma sulle donne contemporanee, tu mostri di &#8220;infastidirti&#8221;. Riprendo letteralmente questo passaggio, su cui vorrei soffermarmi:<\/p>\n\n\n\n<p><em>&#8220;La grande polemica sul ruolo delle donne nella Chiesa mi infastidisce molto, perch\u00e9 \u00e8 come se noi dovessimo dare spazio a coloro che hanno tutto il diritto di ritenere che questo spazio ce l\u2019hanno gi\u00e0, e se lo sono guadagnato attraverso quella affidabilit\u00e0 di cui parlavo prima. Nel libro ho usato un\u2019immagine. In fondo quando noi guardiamo un quadro veniamo attratti dalle figure che sono in prima linea, ma in realt\u00e0 queste figure sono comprensibili solo perch\u00e9 c\u2019\u00e8 un fondale alle spalle, che d\u00e0 significato ai personaggi in prima linea. Ecco, le donne sono il grande fondale di senso dentro cui nessun personaggio che sta in prima linea potrebbe trovare significato se non attraverso di loro. Dietro i grandi uomini della Bibbia ci sono sempre grandi donne, nella Chiesa le vicende pi\u00f9 importanti hanno sempre avuto come fondale figure sagge.&#8221; <\/em><\/p>\n\n\n\n<p>ll fastidio che provi deriverebbe, a quanto dici, da una &#8220;domanda di spazio&#8221; che tu non capisci, perch\u00e9 tu pensi che questo spazio gi\u00e0 sia attribuito alle donne, nella forma metaforica di uno &#8220;spazio del fondale&#8221;, che d\u00e0 senso ad ogni &#8220;personaggio in prima linea&#8221;.  Questa immagine che usi (tra primo e secondo piano) \u00e8 la traduzione in metafora di ci\u00f2 che la Chiesa ha affermato per molti secoli, identificando uno &#8220;specifico femminile&#8221; nella sfera privata e lasciando ai maschi il &#8220;primo piano della sfera pubblica&#8221;. Tu per\u00f2 dovresti sapere che la &#8220;grande polemica&#8221; che ti infastidisce, e che sicuramente non pu\u00f2 accettare questa tua visione, \u00e8 entrata nella Chiesa cattolica non solo per la grande elaborazione che a partire dal XIX secolo molte donne hanno compiuto sul piano culturale, sociale e scientifico, ma anche perch\u00e9 un papa, Giovanni XXIII, ha ufficialmente chiamato &#8220;entrata nello spazio pubblico delle donne&#8221; uno dei segni dei tempi con cui dobbiamo fare i conti. Il fastidio, di cui parli, \u00e8 una crisi di crescita, che ci impedisce di continuare a ragionare con lo schemino: donne in privato, affidabilissime ma invisibili e senza autorit\u00e0 &#8211; uomini in pubblico, meno affidabili ma visibili e dotati di autorit\u00e0. <\/p>\n\n\n\n<p>b) <em>Le donne nel privato e il deficit del magistero<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>La tua reazione, che si completa nella risposta all&#8217;ultima domanda, dove confessi il tuo debito affettivo verso la nonna, la madre e le sorelle, \u00e8 esemplare di una cultura molto unilaterale: le donne non sono solo &#8220;affidabili e affettuose&#8221;, ma sono anche sempre maestre, autorit\u00e0, teologhe, sindaci, tassiste, giudici, musiciste, registe&#8230;hanno risorse di autorit\u00e0 e di &#8220;primato&#8221; che il tuo discorso, indirettamente e direttamente, si affanna a negare e teme come un pericolo. Sarebbe specifico della donna essere &#8220;destinata&#8221; a questa affidabilit\u00e0 di sfondo. Tu non lo vedi, ma questa \u00e8 &#8220;cultura dello scarto&#8221;. Qui, a mio avviso, le tue categorie teologiche e filosofiche non sono per nulla alla altezza di un &#8220;segno dei tempi&#8221;, ma restano indietro e alimentano quei &#8220;complessi di superiorit\u00e0&#8221; che la cultura cattolica da 60 anni dovrebbe sentire il compito di superare.  Tuttavia questo imbarazzo ci \u00e8 utile perch\u00e9 ci spinge a scovare come questo meccanismo automatico e incontrollato, con cui gli uomini di fede relegano le donne in secondo piano, \u00e8 presente anche nelle parole del magistero. Anche il magistero, idealizzando la donna, la tiene in secondo piano. Parlando di &#8220;principio mariano&#8221;, ed equiparando arbitrariamente tutte le donne a Maria, ne esclude la rilevanza istituzionale, riservandola a Pietro, ed equiparando altrettanto arbitrariamente tutti i maschi a Pietro. Questo non scusa le tue affermazioni, ma le contestualizza e rende ancora pi\u00f9 necessario aprire un dibattito serio sui meccanismi con cui noi &#8220;blindiamo&#8221; una marginalit\u00e0 femminile, proprio riconoscendole un primato nella affidabilit\u00e0. Come sai bene, questa \u00e8 anche la strategia di uno dei documenti che ha inaugurato la presa di posizione del Magistero cattolico in quella che tu chiami &#8220;grande polemica&#8221;. In effetti in &#8220;Inter insigniores&#8221; troviamo la seguente affermazione:<\/p>\n\n\n\n<p><em>\u201c\u00ab I segni sacramentali \u2013 dice S. Tommaso \u2013 rappresentano ci\u00f2 che significano per una naturale rassomiglianza \u00bb. Ora, questo criterio di rassomiglianza vale, come per le cose, cos\u00ec per le persone: allorch\u00e9 occorre esprimere sacramentalmente il ruolo del Cristo nell\u2019Eucaristia, non si avrebbe questa \u00ab naturale rassomiglianza \u00bb, che deve esistere tra il Cristo e il suo ministro, se il ruolo del Cristo non fosse tenuto da un uomo: in caso contrario, si vedrebbe difficilmente in chi \u00e8 ministro l\u2019immagine di Cristo. In effetti, il Cristo stesso fu e resta un uomo.\u201d<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Tommaso per\u00f2 non ha mai detto questo. Se analizziamo dove si trova la citazione di Tommaso, scopriamo che l&#8217;espressione citata da&nbsp;<em>Inter insigniores<\/em>&nbsp;compare nel <em>Commentario alle sentenze di Pietro Lombardo<\/em>&nbsp;(<em>Super Sent., lib. 4 d. 25 q. 2 a. 2 qc. 1 ad 4<\/em>) ed \u00e8 parte di una risposta alla discussione, che&nbsp;<em>non riguarda la ordinazione della donna, ma quella dello schiavo<\/em>&nbsp;(l\u2019articolo 2 si intitola infatti \u201cSe la schiavit\u00f9 sia impedimento alla ricezione dell\u2019ordine\u201d). Il testo della citazione integrale, che \u00e8 molto breve, suona cos\u00ec:<\/p>\n\n\n\n<p><em>\u201c&nbsp;Ad quartum dicendum, quod signa sacramentalia ex naturali similitudine repraesentant; mulier autem ex natura habet subjectionem, et non servus; et ideo non est simile.\u201d (I segni sacramentali manifestano una certa naturale somiglianza, ma la donna ha la soggezione per natura, mentre non \u00e8 cos\u00ec per li schiavo. Perci\u00f2 non \u00e8 simile)&#8221;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Come \u00e8 evidente, il riferimento alla \u201csimilitudo\u201d non riguarda di per s\u00e9 la \u201csomiglianza maschile\/femminile\u201d rispetto al Signore, ma la&nbsp;somiglianza nella \u201ccondizione di schiavit\u00f9\u201d, che lo schiavo ha per contratto o per convenzione, mentre la donna ha \u201cper natura\u201d. Una &#8220;schiava per natura&#8221; non pu\u00f2 in alcun modo rappresentare il Signore!<\/p>\n\n\n\n<p>La pretesa con cui &#8220;Inter insigniores&#8221; vuole mostrare che il sesso femminile \u00e8 escluso dalla rappresentanza di Cristo procede secondo una lettura pregiudiziale del femminile, la cui caratteristica decisiva non \u00e8 la affidabilit\u00e0, ma la soggezione e la mancanza di autorit\u00e0. Questo pregiudizio mi pare pesantemente presente nel &#8220;fastidio&#8221; con cui tu non riesci a riconoscere alcun valore a ci\u00f2 che Giovanni XXIII, ben 60 anni fa, ha identificato come &#8220;segno dei tempi&#8221;: ossia il fatto che &#8220;mulieres in re publica intersunt&#8221;. Potr\u00e0 dare fastidio, ma \u00e8 con questo che il filosofo e il teologo deve misurarsi. E per quanto si parli di affidabilit\u00e0, anche a giusto titolo, se non ci si confronta con l&#8217;esercizio della autorit\u00e0, non si rende un servizio alla ragione teologica e alla dignit\u00e0 delle donne.<\/p>\n\n\n\n<p>c) <em>La conferma sul Gender<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Un ultimo appunto mi pare che meriti il secondo testo che ho citato all&#8217;inizio, nel quale tu presenti la &#8220;teoria del Gender&#8221; in modo del tutto caricaturale. Ma questo non mi sorprende. Se non riesci a comprendere che la considerazione teologica della donna non pu\u00f2 partire dai pregiudizi sociologici e culturali con cui la abbiamo pensata come un &#8220;maschio difettoso&#8221;,  come una &#8220;schiava per natura&#8221;, a cui non rimedia il riconoscimento della affidabilit\u00e0 &#8211; che pu\u00f2 convivere con quei pregiudizi, e anzi li conferma &#8211; evidentemente puoi guardare in modo solo catastrofico alla elaborazione della categoria del &#8220;genere\/gender&#8221;, in cui la dimensione biologica e culturale si fondono in modo pi\u00f9 complesso di quanto avevamo pensato fino ad oggi. In questo modo mi pare che tu non riesca a comprendere come ci\u00f2 che tu liquidi come &#8220;esperienza del male&#8221; sia in realt\u00e0 una delicata e preziosa rielaborazione del rapporto tra identit\u00e0 e differenza. Certo la teoria non \u00e8 priva di problemi e di limiti, ma non pu\u00f2 essere giudicabile in modo sommario e sbrigativo come una &#8220;esperienza del male&#8221;. E&#8217; proprio il &#8220;segno dei tempi&#8221; della donna nello spazio pubblico a rendere necessaria una &#8220;teoria di genere&#8221; che non sia appiattita su una lettura essenzialistica del femminile. Come se il profilo culturale e sociale potesse derivare semplicemente da un dato naturale. Questo modo di intendere le differenza \u00e8 semplicemente un modo per difendere i propri pregiudizi. Per questo tu puoi scrivere questo testo, che mi sembra dominato da un pregiudizio talmente pesante da risultare frutto di un approccio fondamentalistico, che fatico a correlare alla tua formazione filosofica:<\/p>\n\n\n\n<p><em>\u201cIn ogni epoca storica il male si \u00e8 manifestato in diverse maniere, in questo momento storico la modalit\u00e0 pi\u00f9 specifica attraverso cui il male si fa presente e agisce \u00e8 sicuramente la teoria del Gender. Voglio per\u00f2 subito precisare che dicendo questo non mi sto riferendo a coloro che hanno un orientamento omosessuale. Il Catechismo della Chiesa Cattolica ci invita anzi ad accompagnare e a prenderci cura pastorale di questi fratelli e di queste sorelle. Il mio riferimento \u00e8 pi\u00f9 ampio e riguarda una pericolosa radice culturale. Essa si propone implicitamente di voler distruggere alla radice quel progetto creaturale che Dio ha voluto per ciascuno di noi: la diversit\u00e0, la distinzione. Far diventare tutto omogeneo, neutrale. \u00c8 l\u2019attacco alla differenza, alla creativit\u00e0 di Dio, all\u2019uomo e la donna&#8221;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Una descrizione caricaturale della domanda di identit\u00e0 che \u00e8 oggetto della &#8220;teoria gender&#8221;, la demonizzazione di una radice culturale e la lettura antimodernistica del &#8220;progetto creaturale&#8221; non mi sembrano parole adeguate al tuo ruolo di filosofo e di teologo. Mi sembra di leggere il testo di uno che parla per slogan vuoti, senza aver davvero meditato ci\u00f2 che sta dicendo. E questo \u00e8 molto grave, proprio per un teologo e per un filosofo che gode di un credito di cui non dovrebbe abusare.  <\/p>\n\n\n\n<p>Ho cercato di ragionare, brevemente, con parres\u00eca, esponendo le ragioni della mia preoccupazione. Spero che sia una occasione per dire meglio anche tutto quello che ci accomuna, nella medesima chiesa, a partire dalle differenze qui rimarcate, come era inevitabile, nel dialogo necessario ad ogni tradizione che non sia tentata di fermarsi, ma che sappia di dover camminare, ieri come oggi, per restare se stessa.  <\/p>\n\n\n\n<p>Andrea Grillo<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Caro Luigi Maria, ti scrivo direttamente, anche se non ci conosciamo se non per &#8220;cultura libresca&#8221;, perch\u00e9 mi sembra la cosa pi\u00f9 semplice e pi\u00f9 utile, tra colleghi, in un caso del genere. 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