{"id":18514,"date":"2023-06-01T16:41:12","date_gmt":"2023-06-01T14:41:12","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=18514"},"modified":"2023-06-01T16:41:15","modified_gmt":"2023-06-01T14:41:15","slug":"matrimonio-senza-cresima-e-battesimo-senza-consenso-il-rapporto-tra-discepolato-e-istituzione-in-una-crisi-di-crescita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/matrimonio-senza-cresima-e-battesimo-senza-consenso-il-rapporto-tra-discepolato-e-istituzione-in-una-crisi-di-crescita\/","title":{"rendered":"<strong>Matrimonio senza cresima e battesimo senza consenso? Il rapporto tra discepolato e istituzione in una crisi di crescita<\/strong>"},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/sposalizio.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"258\" height=\"195\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/sposalizio.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-17874\" \/><\/a><\/figure>\n\n\n\n<p>Una giusta discussione viene alimentata da due notizie, provenienti da ambiti molto diversi, ma che attingono al \u201csapere sacramentale cattolico\u201d e lo mettono alla prova. Presento le due questioni e provo a fare alcune riflessioni in proposito.<\/p>\n\n\n\n<p>a) La prima notizia \u00e8 quella di un \u201cfatto storico\u201d (rimesso in auge da un film appena girato dal regista M Bellocchio): ossia la vicenda della famiglia Mortara e del giovane Edgardo, che nel 1858 viene sottratto alla famiglia (di fede ebraica ma residente nello Stato Pontificio) per essere educato alla fede cattolica, essendo stato battezzato da infante, nel primo anno di vita, in segreto, da parte di una domestica, per pericolo di morte. La relazione tra potest\u00e0 genitoriale e battesimo, con la possibilit\u00e0 ecclesiale di contraddire la intenzione della famiglia di origine in caso di pericolo, offre un livello di riflessione molto interessante ed urgente anche oggi.<\/p>\n\n\n\n<p>b) La seconda notizia \u00e8 la decisione che l\u2019Arcivescovo di Palermo ha assunto con un Decreto di non anticipare \u201cnormativamente\u201d la cresima al matrimonio, ma piuttosto di poter spostare la cresima ad un momento successivo alla celebrazione sponsale, quando lo richieda il cammino di fede della coppia che domanda la celebrazione del sacramento e in particolare la condizione di \u201cconviventi\u201d o di \u201csposati civilmente\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Si tratta di due casi evidentemente molto diversi, ma nei quali si intreccia, in modo netto, una logica \u201ccivile\u201d e una logica \u201cecclesiale\u201d, il cui coordinamento non \u00e8 deciso una volta per sempre da una linearit\u00e0 immutabile della dottrina e della disciplina, ma chiede accurato discernimento dei tempi, dei modi e delle persone. La Chiesa, che porta nella sua esperienza una lunga tradizione, e che in essa ha dovuto confrontarsi con \u201cregimi civili e istituzionali\u201d assai diversi, deve sentirsi chiamata a precisare, calibrare e discernere ogni cosa con la dovuta lucidit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>1. Chi \u00e8 il soggetto del matrimonio cristiano?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>La tradizione sa bene che il matrimonio era gi\u00e0 l\u00ec prima del cristianesimo, ma potremmo dire era gi\u00e0 l\u00ec prima della fede di Israele, e siamo autorizzati a dire che c\u2019era gi\u00e0 prima ancora che Adamo ed Eva entrassero in conflitto con Dio. Coloro che si sposano sono uomini e donne. E la Chiesa ha saputo rileggere la storia del matrimonio sotto la luce della Alleanza tra Dio e il suo popolo, tra Cristo e la sua Chiesa, sapendo per\u00f2 che la alleanza tra marito e moglie \u00e8 in un certo senso pi\u00f9 antica della Prima e della Nuova alleanza! Cos\u00ec \u00e8 inevitabile che le logiche della vita di coppia e le logiche del discepolato cristiano non siano mai perfettamente in asse. C\u2019\u00e8 una sfasatura che \u00e8 originaria e che non si pu\u00f2 forzare se non facendo gravi danni. Per questo la storia ha riflettuto con finezza su tre dimensioni del matrimonio che non si lasciano del tutto unificare: il matrimonio naturale, il matrimonio civile e il matrimonio sacramentale non sono la stessa cosa. In ognuno di questi livelli gli uomini e le donne si giocano la vita, con un livello di esplicitazione diverso, ma con esperienze molto simili e spesso del tutto identiche. Fino al 1563 non esisteva alcuna possibilit\u00e0 di pensare (o di realizzare) quella unificazione nella Chiesa cattolica di ogni competenza sul matrimonio. Da allora l\u2019idea di una \u201ccompetenza generale\u201d su tutti gli aspetti del matrimonio in capo alla Chiesa ha portato a non poche esagerazioni. Tra cui la indistinzione tra \u201cmatrimonio tra battezzati\u201d e \u201cmatrimonio sacramentale\u201d. La identificazione tra queste due posizioni ha creato una sorta di \u201cblocco\u201d, nel quale siamo tutti costretti a ragionare. E\u2019 la nostra dottrina che, almeno a partire dalla met\u00e0 del XIX secolo, equiparando il matrimonio tra battezzati a sacramento, ha reso possibile celebrare il matrimonio anche a chi \u00e8 senza cresima, magari rimediando alla mancanza \u201cin extremis\u201d, ma secondo una logica non stringente. Il matrimonio \u00e8 stato pensato \u201csenza discepolato\u201d: di questa soluzione istituzionale paghiamo oggi un prezzo assai caro. Per questo oggi pu\u00f2 essere imbarazzante pensare ad una soluzione normativa diversa da quella che ci suona \u201cnormale\u201d. Tuttavia \u00e8 giusto riconoscere che se il rituale del matrimonio ha elaborato una differenza nei \u201cpercorsi di fede\u201d, ipotizzando un rito nella liturgia eucaristica e un rito nella liturgia della parola, e se in parallelo anche il Rito della Confermazione considera la ipotesi di posticipare la Cresima al Matrimonio, forse questa scelta ha reso possibile anche la evoluzione che sa differenziare adeguatamente le logiche esistenziali e le logiche di discepolato. I riti di passaggio esistenziale e le forme del discepolato cristiano non si lasciano facilmente equiparare n\u00e9 temporalmente n\u00e9 spazialmente n\u00e9 affettivamente. E non credo che nel provvedimento della Chiesa di Palermo la preoccupazione della \u201ccondizione di peccato\u201d (attribuita avventatamente ai conviventi o agli sposati civilmente) possa essere considerata la ragione del provvedimento, come risulta dal testo (che si pu\u00f2 leggere <a href=\"https:\/\/stampa.chiesadipalermo.it\/sacramento-della-confermazione-per-i-nubendi-conviventi-o-sposati-solo-civilmente-decreto-dellarcivescovo-mons-corrado-lorefice\/\">qui<\/a>).<\/p>\n\n\n\n<p><strong>2. Quale rilevanza ha la \u201cfede dei genitori\u201d?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>La tradizione sa altrettanto bene che il battesimo, essendo il sacramento che sta sul margine esterno della Chiesa (per questo \u00e8 detto \u201cporta\u201d), merita un trattamento molto attento, soprattutto se si mette in campo la possibilit\u00e0 di procedere al rito battesimale sotto le due condizioni eccezionali (e che tali rimangono) della infanzia e della malattia grave. Una dottrina classica sa bene che esiste la possibilit\u00e0 sia di battezzare i neonati, sia di battezzare chi si trova in pericolo di morte. In entrambi i casi, tuttavia, il battesimo non pu\u00f2 essere un atto puramente passivo. Deve esserci almeno la dichiarazione di \u201cvolere il battesimo\u201d, o di un atto di fede \u201cin persona pueri\u201d, compiuto o da parte dei genitori del bambino o da parte del soggetto stesso prima della malattia grave. Unire nello stesso tempo il pedobattesimo, la causa di necessit\u00e0 e la mancanza di consenso dei genitori costituisce, senza ombra di dubbio, un atto illecito: non pu\u00f2 essere secondo la giustizia di Dio se non riesce ad essere secondo la giustizia degli uomini. La \u201csalvezza dell\u2019anima\u201d non pu\u00f2 accadere istituzionalmente contro la volont\u00e0 del soggetto o della famiglia nella quale \u00e8 nato. Questo pu\u00f2 essere giustificato solo se si resta legati ad una \u201csocietas inaequalis\u201d in cui la libert\u00e0 di coscienza non viene riconosciuta come base sostanziale dei rapporti sociali e religiosi. Purtroppo dobbiamo riconoscere che a livello normativo la Chiesa cattolica conserva tracce evidenti e molto imbarazzanti di una cultura della \u201csocietas perfecta\u201d che non \u00e8 pi\u00f9 compatibile con la dignit\u00e0 degli uomini e delle donne. Finch\u00e9 avremo nel Codice di Diritto Canonico la norma cos\u00ec come formulata al can 868, per quanto recentemente modificata da papa Francesco. Si legga in particolare il \u00a7.2:<\/p>\n\n\n\n<p><a><\/a> \u201c<strong>Can. 868<\/strong>&nbsp;&#8211; \u00a71. Per battezzare lecitamente un bambino si esige:<\/p>\n\n\n\n<p>1) che i genitori o almeno uno di essi o chi tiene legittimamente il loro posto, vi consentano;<\/p>\n\n\n\n<p>2)<sup><\/sup>che vi sia la fondata speranza che sar\u00e0 educato nella religione cattolica&nbsp;fermo restando il \u00a73; se tale speranza manca del tutto, il battesimo venga differito, secondo le disposizioni del diritto particolare, dandone ragione ai genitori.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>\u00a72. <em>Il bambino di genitori cattolici e persino di non cattolici, in pericolo di morte \u00e8 battezzato lecitamente anche contro la volont\u00e0 dei genitori.<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>\u00a73.<\/em>Il bambino di cristiani non cattolici \u00e8 lecitamente battezzato, se i genitori o almeno uno di essi o colui che tiene legittimamente il loro posto lo chiedono e se agli stessi sia impossibile, fisicamente o moralmente, accedere al proprio ministro.&#8221;<\/p>\n\n\n\n<p>Ne emerge una certa attenzione alle differenze confessionali, ma \u00e8 fuori di dubbio che un punto cieco sulla libert\u00e0 di coscienza traspaia con una chiarezza imbarazzante. Il \u00a7.2 \u00e8 il relitto di un mondo che non dovrebbe pi\u00f9 prendere parola in questa forma rozza, tanto pi\u00f9 in un testo istituzionale e normativo per tutta la Chiesa cattolica, che pu\u00f2 giustificare i peggiori abusi. Ci sono commentari al Codice che si limitano ad osservare: \u201cil diritto alla salvezza prevale sulla potest\u00e0 dei genitori sui figli\u201d. Si tratta di parole prive del minimo discernimento e di sufficiente cultura teologica, ridotta qui a irresponsabile positivismo giuridico. S. Tommaso d\u2019Aquino sapeva bene che \u00e8 \u201ccontro la giustizia naturale\u201d imporre il battesimo contro la volont\u00e0 (S. Th, III, 68, 10, corpus).<\/p>\n\n\n\n<p><strong>3. La rilettura normativa della pastorale e i sacramenti \u201cperiferici\u201d<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Una competenza giuridica sul battesimo e sul matrimonio, che la Chiesa si riconosce da lunga data, deve mantenere il senso delle proporzioni e onorare la condizione \u201cperiferica\u201d dei due sacramenti. In effetti tanto il battesimo quanto il matrimonio abitano la \u201cperiferia\u201d della Chiesa e costringono la Chiesa a stare sempre anche \u201cfuori di s\u00e9\u201d: stanno infatti sulla soglia tra la vita comune e il discepolato cristiano. Questo lo sapevano gli antichi e i medievali tanto quanto noi, e forse anche meglio di noi. Ma lo hanno espresso secondo le culture che, di volta in volta, erano a disposizione. Le tracce di queste culture del passato segnano la dottrina giuridica e teologica in modo differenziato. Non \u00e8 detto che il diritto sia necessariamente pi\u00f9 arretrato della teologia o che la teologia non sia talora pi\u00f9 lenta a recepire i cambiamenti che le normative possono pi\u00f9 facilmente introdurre. Quello che \u00e8 certo \u00e8 che un solo comma di un canone, come avviene al 868 \u00a72, pu\u00f2 precipitare la Chiesa in una cultura della intolleranza e del fondamentalismo. Cos\u00ec come pu\u00f2 illuderla di poter \u201cgovernare\u201d la pastorale matrimoniale con un complesso sistema di \u201ccondizioni sacramentali\u201d per accedere al matrimonio. Il formalismo giuridico non salva, mentre le forme di vita chiedono di essere interpretate non per salvaguardare la validit\u00e0 dell&#8217;atto, ma per dare gusto e luce alla esperienza di sequela e di discepolato alle persone. Superare gli automatismi sacramentali, garantiti da formalismi giuridici estrinseci, e restituire alla tradizione la sua forza pi\u00f9 autentica resta il frutto di un complesso equilibrio tra riforme normative urgenti, traduzione coraggiosa dei linguaggi e riconoscimento attento di nuove forme di vita.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>4. Una curiosa vicenda di \u201cministerialit\u00e0 femminile\u201d<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Poich\u00e9 la vicenda del \u201ccaso Mortara\u201d ruota attorno ad un pedobattesimo, compiuto di nascosto, all\u2019insaputa dei genitori, da parte di una domestica, su un bambino in pericolo di morte, non si pu\u00f2 non notare, vistosamente, la valorizzazione paradossale di una \u201ccompetenza femminile\u201d, che pu\u00f2 essere esercitata soltanto nella condizione di \u201cprivatezza\u201d, cosa che da molti secoli abilita anche la donna ad essere \u201cministro ecclesiale del sacramento\u201d. Ma \u00e8 proprio la \u201cchiusura privata\u201d della concezione della autorit\u00e0 ministeriale femminile a mostrare, limpidamente, il proprio limite: essa riesce in tal modo a fare ci\u00f2 che istituzionalmente non si sarebbe potuto fare. Un atto \u201cinvisibile\u201d e diremmo &#8220;clandestino&#8221; diventa il principio di effetti visibili, istituzionali, familiari e legali che discendono \u201ca cascata\u201d dall\u2019atto privato femminile. E\u2019 ovvio che questo sistema di equilibrio tra \u201csalvezza dell\u2019anima\u201d, ministerialit\u00e0 ecclesiale differenziata e conseguenze giuridiche e familiari non controllabili oggi non regge pi\u00f9, se mai ha avuto una giustificazione. Ed \u00e8 forse proprio la comprensione \u201cprivata\u201d della ministerialit\u00e0 femminile una delle ragioni pi\u00f9 evidenti di quel paradosso storico, che rivela una insufficiente calibratura del livello istituzionale e delle relazioni private e familiari: Dio agisce nel segreto, non la domestica o il monsignore. Qui un intero mondo \u00e8 cambiato e deve essere ripensato, con categorie evangeliche e teologiche nuove, per elaborare le quali \u00e8 utile anche rileggere i testi medievali, molto pi\u00f9 liberi e limpidi di alcune diatribe ottocentesche. Anche il modo di intendere il battesimo, il dono di grazia, la condizione di validit\u00e0 e di liceit\u00e0 dei comportamenti ecclesiali chiede alla teologia una nuova responsabilit\u00e0 concettuale e linguistica, con l\u2019utilizzo di categorie meno compromesse con quel modo di pensare la relazione tra privato e pubblico che non \u00e8 pi\u00f9 sostenibile senza vergogna e senza scandalo. E\u2019 doveroso continuare a non vergognarsi del vangelo, guai se non fosse cos\u00ec, ma senza mai cadere nella indifferenza apologetica verso modi espressivi e stili di comportamento cos\u00ec violenti. O saremo ancora a lungo condannati a confondere la grande tradizione ecclesiale con le peggiori forme espressive dell\u2019<em>ancien r\u00e9gime<\/em>?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una giusta discussione viene alimentata da due notizie, provenienti da ambiti molto diversi, ma che attingono al \u201csapere sacramentale cattolico\u201d e lo mettono alla prova. 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