{"id":18496,"date":"2023-05-16T11:07:16","date_gmt":"2023-05-16T09:07:16","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=18496"},"modified":"2023-05-16T11:07:18","modified_gmt":"2023-05-16T09:07:18","slug":"sullanimale-non-bambino-forse-antenato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/sullanimale-non-bambino-forse-antenato\/","title":{"rendered":"Sull&#8217;animale: non bambino, forse &#8220;antenato&#8221;?"},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Animal.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"200\" height=\"300\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Animal.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-18497\" \/><\/a><\/figure>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\">\u201cIl nous faudra suivre de plus pr\u00e8s<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\">ce passage du mond muet au mond parlant\u201d<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\">M. Merleau-Ponty, <em>Le visible et l&#8217;invisible<\/em>, 200<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Il modo di dare le notizie, quando emergono da un contesto ritenuto autorevole e comunque posto sotto l&#8217;occhio della attenzione pubblica, porta spesso ad una distorsione enorme e incontrollata: una battuta (non felice, ma decontestuata) di papa Francesco su una &#8220;benedizione rifiutata&#8221; ad un cagnolino ha sollevato un grande scontro tra posizioni polarizzate: lo scandalo per la benedizione e lo scandalo per lo scandalo. La reazione raccontata dal papa riguarda il fatto che una signora gli abbia chiesto, en passant, di &#8220;benedire il suo bambino&#8221; che era un cagnolino. E il papa, perdendo la pazienza, ha risposto: &#8220;Signora, tanti bambini hanno fame e lei col cagnolino&#8230;&#8221;. La questione vera \u00e8 la confusione\/opposizione tra bambino e cagnolino, tra vita umana e vita animale. Questo \u00e8 un punto su cui non \u00e8 facile pensare.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left\">Una lunga tradizione, infatti, ha usato il \u201cgenere\u201d dell&#8217;animale per definire \u2013 per contrasto \u2013 ci\u00f2 che \u00e8 specifico dell&#8217;uomo.  Si trova un inizio illustre di questo in Aristotele, con la famosa definizione dell&#8217;uomo come \u201cz\u00f2on l\u00f2gon \u00e9chon\u201d (Politica,1253 a: &#8220;animale che ha la parola&#8221;). Ma lungo i secoli tale impostazione ha incontrato rielaborazioni molteplici, che si sono caratterizzate per una sostanziale conferma della comprensione di questa \u201cdifferenza\u201d tra uomo e animale, individuata nella \u201ccoscienza\u201d, nel \u201cpensiero\u201d e nella \u201cparola\u201d. Sarebbe la \u201cinteriorit\u00e0\u201d a distinguere sostanzialmente il genere umano dal genere animale. Anche Hegel, nella sua dura critica alla filosofia della religione di Schleiermacher, conferma il modello classico di relazione uomo-animale, dicendo: \u201cSe nell&#8217;uomo la religione si fonda soltanto sul sentimento, &#8230; allora il cane \u00e8 il miglior cristiano\u201d. L&#8217;assenza nell&#8217;animale di \u201cparola\u201d e di \u201cpensiero\u201d &#8211; ossia la mancanza della facolt\u00e0 della rappresentazione nel \u201clogos\u201d mediatore e la riduzione della esperienza animale alla \u201cvox\u201d che esprime la immediatezza del piacere-dispiacere \u2013 crea la \u201cdifferenza\u201d decisiva rispetto a cui l&#8217;uomo si definisce. Da questa differenza nascono, solo nell&#8217;uomo, parola, pensiero, tempo, cultura.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel corso del pensiero tardo-moderno, questo modello classico \u00e8 stato assunto o capovolto, ma mai veramente contestato, nemmeno dal riduzionismo positivistico ed evoluzionistico. La riduzione dell&#8217;uomo a coscienza \u201cnon pi\u00f9 animale\u201d, o dell&#8217;uomo ad \u201canimale interessato alla &#8211; e attrezzato per la &#8211; sopravvivenza\u201d procedono, in fondo, nel medesimo solco e con la stessa logica. Creano tra animale e uomo una assoluta discontinuit\u00e0 \u2013 o una totale continuit\u00e0 \u2013 senza comprendere a fondo la delicata relazione tra animale e uomo sul piano del \u201crapporto simbolico con l&#8217;ambiente\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel pensiero del filosofo francese Maurice Merleau-Ponty troviamo, invece, un tentativo illustre di ripensamento di tale relazione in una \u201ccomunit\u00e0 naturale\u201d tra animale e uomo che merita di essere riscoperta, senza alcun cedimento ai nuovi riduzionismi e monismi materialistici, ma anche senza alcuna via di fuga in ontologie o metafisiche che pretendano di risolvere il problema a monte della stessa domanda. Una rappresentazione originaria starebbe \u2013 in questo caso &#8211; alla base di questa \u201cdifferenza\u201d tra rappresentazione e sentimento, sancendo un \u201cprimato a priori della rappresentazione\u201d che renderebbe piuttosto fragile la distinzione stessa.<\/p>\n\n\n\n<p>In un testo del 1948, che riproduce sette trasmissioni radiofoniche, andate in onda tra l&#8217;ottobre e il novembre di quell&#8217;anno per il secondo canale della Radio francese &#8211; e che \u00e8 stato pubblicato solo nel 2002, essendo stato ritrovato soltanto allora nel cassetto della sua scrivania, non essendo mai stato pubblicato prima \u2013 alcune delle intuizioni che prenderanno forma pi\u00f9 compiuta nel 1958, vengono anticipate, sia pure in contesto \u201cdivulgativo\u201d e \u201cpopolare\u201d. In questi sette capitoli, che delineano una rapida e intensa presentazione della fenomenologia, il capitolo IV \u00e8 centrale e si intitola: <em>Esplorazione del mondo percepito: la animalit\u00e0<\/em>. Dopo aver parlato di un \u201crisveglio del mondo percepito\u201d l&#8217;autore aggiunge che questo fenomeno, tipico della filosofia e dell&#8217;arte moderna, pu\u00f2 essere compreso meglio se si tiene conto di una condizione che egli esprime con un doppio passaggio:<\/p>\n\n\n\n<p>\u201c&#8230;impariamo a veder nuovamente il mondo attorno a noi da cui ci eravamo distolti nella convinzione che i nostri sensi non potessero insegnarci nulla di valido e che solo un sapere rigorosamente oggettivo meritasse di esser preso in considerazione. [\u2026] In un mondo cos\u00ec trasformato non siamo soli, e non siamo soltanto tra uomini. <em>Questo mondo si offre anche agli animali, ai bambini, ai primitivi, ai pazzi, che lo abitano a modo loro e che coesistono con esso<\/em>\u201d (M. Merleau Ponty<em>, Conversazioni<\/em>, SE, Milano, 2002, 43-44.)<\/p>\n\n\n\n<p>Il tema dell&#8217;animale introduce la differenza di \u201cmondi\u201d: accanto al \u201cmondo adulto\u201d appare ai nostri sensi \u2013 restituiti alla loro originaria autorit\u00e0 &#8211; un \u201cmondo animale\u201d, un \u201cmondo infantile\u201d, un \u201cmondo primitivo\u201d e un \u201cmondo pazzo\u201d. Questi \u201cmondi\u201d coesistono e in qualche modo costituiscono il sostrato e la articolazione del mondo \u201cadulto\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci\u00f2 \u00e8 tanto pi\u00f9 importante per il fatto che il pensiero classico non ha minimamente valorizzato nessuno di questi \u201csoggetti\u201d: animali, bambini, primitivi e pazzi sono considerati come \u201cdiminuzioni dell&#8217;uomo\u201d e non come sue componenti. <\/p>\n\n\n\n<p>Dietro a questa riscoperta dell&#8217;animale e del suo \u201cmondo\u201d si mostra una critica del pensiero classico e della sua \u201cantropologia compiuta\u201d: l&#8217;animale non \u00e8 semplicemente l&#8217;altro da noi, ma \u00e8 anche, paradossalmente, il \u201cmedesimo\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Che gli animali sia &#8220;privi di mondo&#8221; \u00e8 una evidenza antica, che arriva fino ad Heidegger. Alla quale reagisce una nuova attenzione alla &#8220;comunit\u00e0 naturale&#8221; tra animale e uomo. Vita umana e vita animale non possono contrapporsi perch\u00e9 la prima \u00e8 inclusa nella seconda. Nell&#8217;animale scopriamo il nostro &#8220;fondo&#8221;, allo stesso tempo limpido e oscuro. La differenza umana rispetto a questo &#8220;fondo comune&#8221; non si pu\u00f2 perdere, anche se deve essere pensata non come una opposizione, ma come uno sviluppo interno ad una comunanza originaria. <\/p>\n\n\n\n<p>Il cane, o il gatto, non sono figli o bambini. Stanno invece nella direzione degli antenati piuttosto che in quella dei discendenti. Nel contesto di un discorso sulla &#8220;denatalit\u00e0&#8221; la sostituzione dell&#8217;animale al figlio \u00e8 ovviamente problematica. Se la signora avesse detto &#8220;pu\u00f2 benedire questo nostro antenato&#8221; avrebbe forse ottenuto una risposta diversa. D&#8217;altra parte anche i bambini, quelli veri, non sono forse ci\u00f2 da cui tutti noi veniamo? I figli non sono forse per noi tutti non solo il segno del futuro, ma anche simbolo insuperabile del comune passato? E&#8217; certo che in questione non vi \u00e8 la benedizione dell&#8217;animale, ma la confusione tra il cucciolo di cane o di gatto e il cucciolo di uomo: l&#8217;animale che \u00e8 senza peccato pu\u00f2 sempre illudere sulla superiorit\u00e0 della assenza di libert\u00e0. La perfetta aderenza tra essere e dovere, che l&#8217;animale incarna inesorabilmente e magicamente, consola e spiazza. Dunque, sulla differenza da custodire non si pu\u00f2 dubitare, soprattutto se il tema di cui si intende parlare \u00e8 la denatalit\u00e0. Purch\u00e9 sappiamo assicurare che il passaggio tra il &#8220;mondo muto&#8221; e il &#8220;mondo parlante&#8221; non sia pensato n\u00e9 come semplicistica identit\u00e0, n\u00e9 come un salto senza continuit\u00e0, ma neppure come una preziosa differenza senza comunit\u00e0 naturale.<\/p>\n\n\n\n<p>Per chi volesse approfondire la questione rimando a due testi: al volume che appare come immagine di questo post e che \u00e8 il frutto di un Convegno organizzato presso il Pontificio Ateneo S. Anselmo (Ph. Nouzille (ed.), <em>L&#8217;animale<\/em>, Roma, Aracne, 2017) e il grande testo di J. Derrida, <em>L&#8217;animale che dunque sono<\/em>, Milano, Rusconi 2021. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cIl nous faudra suivre de plus pr\u00e8s ce passage du mond muet au mond parlant\u201d M. 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