{"id":18494,"date":"2023-04-28T12:05:58","date_gmt":"2023-04-28T10:05:58","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=18494"},"modified":"2023-04-28T12:06:00","modified_gmt":"2023-04-28T10:06:00","slug":"la-metamorfosi-del-sinodo-dei-vescovi-e-il-voto-dei-non-vescovi-una-traccia-di-divisione-dei-poteri","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/la-metamorfosi-del-sinodo-dei-vescovi-e-il-voto-dei-non-vescovi-una-traccia-di-divisione-dei-poteri\/","title":{"rendered":"La metamorfosi del Sinodo dei Vescovi e il voto dei &#8220;non vescovi&#8221;: una traccia di divisione dei poteri?"},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/vescovi-sinodo.png\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"1024\" height=\"630\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/vescovi-sinodo-1024x630.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-9223\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/vescovi-sinodo-1024x630.png 1024w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/vescovi-sinodo-300x184.png 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/vescovi-sinodo.png 1141w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><\/figure>\n\n\n\n<p>Due punti qualificano in modo significativo la nuova normativa del Sinodo dei Vescovi, presentata il 26 aprile scorso (<a href=\"http:\/\/www.settimananews.it\/sinodo\/sinodo-dei-vescovi-alcune-novita\/\">qui il documento<\/a>). Potremmo dire che si tratta di un profondo mutamento istituzionale, che trasforma due livelli primari della esperienza ecclesiale: da un lato l&#8217;esercizio del potere episcopale in relazione alla autorit\u00e0 del popolo di Dio, e dall&#8217;altra la rilevanza del passaggio del Sinodo dei Vescovi da &#8220;evento&#8221; a &#8220;processo&#8221;. Se una componente di circa il 25% dei membri del Sinodo, non essendo vescovi, viene dotata del diritto di voto, questo fatto procedurale modifica profondamente il profilo istituzionale del Sinodo stesso:<\/p>\n\n\n\n<p>a) Introduce un potere di voto che fa capo a soggetti non espiscopali, manifestando una &#8220;autorit\u00e0 del popolo di Dio&#8221; che non \u00e8 semplicemente riducibile alla autorit\u00e0 episcopale.<\/p>\n\n\n\n<p>b) Per quanto venga giustamente interpretato come &#8220;voto di memoria&#8221; anzich\u00e9 &#8220;voto di rappresentanza&#8221;, costituisce un precedente importante per calibrare meglio la funzione episcopale in relazione alla autorit\u00e0 del popolo di Dio.  <\/p>\n\n\n\n<p>Esaminiamo questo duplice aspetto di novit\u00e0, collocandolo nell&#8217;orizzonte di una riforma allo stesso tempo del Sinodo e dell&#8217;Episcopato.<\/p>\n\n\n\n<p>a) Il nome &#8220;Sinodo dei Vescovi&#8221; ha detto, fino ad oggi, una realt\u00e0 storica che ha attraversato i secoli. Essa era una istituzione di governo della Chiesa e radunava i Vescovi per assumere decisioni su materie riservate, nelle quali occorreva creare un nuovo possibile consenso. La composizione dei Sinodi dei Vescovi ha avuto in Occidente e in Oriente una storia diversa. D&#8217;altra parte l&#8217;Occidente ha conosciuto lo sviluppo di un Sinodo diocesano, che implicava una struttura diversa, essendo composto non solo da presbiteri e da diaconi, ma anche da religiosi e da laici, diversamente dal Sinodo dei Vescovi, composto soltanto da Vescovi. Il sinodo dei vescovi \u00e8 cos\u00ec un raduno di Vescovi sotto la presidenza di un Patriarca (o del Papa), mentre il Sinodo diocesano \u00e8 un raduno del popolo di Dio in tutte le sue componenti, sotto la presidenza del Vescovo. <\/p>\n\n\n\n<p>Ci\u00f2 che osserviamo, nella nuova normativa del Sinodo dei Vescovi, \u00e8 che vi \u00e8 una sorta di &#8220;commistione&#8221; tra le logiche del Sinodo diocesano e le logiche del Sinodo dei Vescovi: la forma &#8220;plenaria&#8221; della assemblea, che raccoglie in s\u00e9, come membri con diritto di voto, non solo vescovi, ma anche presbiteri, diaconi, religiosi e religiosi, battezzati e battezzate, mostra una dinamica procedurale in cui il Sinodo si conforma ad una esperienza ecclesiale plenaria, che deve trovare voce non solo nella preparazione, ma anche nella celebrazione del Sinodo.<\/p>\n\n\n\n<p>b) In quale misura, potremmo chiederci, \u00e8 giusto riconoscere una autorit\u00e0 al popolo di Dio, che non si esaurisce nella autorit\u00e0 episcopale? Se a livello di Sinodo diocesano si ribadisce che solo il Vescovo \u00e8 legislatore (oltre che esecutore e giudice) che cosa accade con questa presenza di &#8220;non vescovi&#8221; nel Sinodo dei Vescovi, dotati di potere di voto? E&#8217; interessante notare come il fatto e la sua interpretazione conservino una certa tensione. Il documento che modifica la normativa, infatti, precisa su questo punto una ermeneutica ecclesiale e teologica di questi &#8220;non vescovi&#8221;:<\/p>\n\n\n\n<ul>\n<li>non sono eletti, ma nominati<\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<ul>\n<li>non sono concepiti come &#8220;rappresentanza&#8221; di gruppi o del popolo, ma come &#8220;memoria&#8221; del percorso profetico sinodale<\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<ul>\n<li>non alterano la qualit\u00e0 &#8220;episcopale&#8221; del Sinodo, anzi la confermano.  <\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<p>Non vi \u00e8 dubbio che la presenza di &#8220;non vescovi&#8221; in una assemblea episcopale sia un fatto di rilievo, come attestazione di una visione plenaria della Chiesa. Questo implica una ridefinizione, indiretta, della autosufficienza del potere episcopale (e papale) rispetto al popolo di Dio, che porta, in una percentuale di qualche rilievo, una presenza &#8220;memoriale&#8221; di istanze diverse, dotate di potere. Il testo precisa con attenzione che la interpretazione di questa &#8220;componente non episcopale&#8221; deve essere intesa come una integrazione, nella procedura celebrativa del Sinodo, di una relazione ricca tra sacerdozio comune e sacerdozio ministeriale, con circolarit\u00e0 tra profezia del popolo e discernimento dei pastori. Questa resistenza della &#8220;memoria&#8221;, pur non interpretata come &#8220;rappresentanza&#8221;, indica una parziale irriducibilit\u00e0 del popolo di Dio alla autorit\u00e0 episcopale e papale. In tal senso dimostra una evoluzione non piccola nel modo di concepire  la relazione tra autorit\u00e0, formazione del consenso ed esercizio del discernimento.  La distanza che si vuole sottolineare rispetto ai modelli di &#8220;rappresentanza democratica&#8221; non impedisce di identificare un movimento di ripensamento dell&#8217;esercizio della autorit\u00e0: la forma &#8220;gerarchica&#8221; della Chiesa \u00e8 temperata da una esteriorit\u00e0 profetica irriducibile. Qui, a me pare, si delinea un principio di &#8220;divisione dei poteri&#8221; che, al di l\u00e0 della questione della rappresentanza, introduce una nuova prospettiva, che avvicina in qualche modo il Sinodo dei Vescovi alle logiche &#8220;plenarie&#8221; del Sinodo diocesano, con la attribuzione a non vescovi di un voto equiparato a quello dei vescovi. E se \u00e8 vero che la analogia tra Sinodo diocesano e Sinodo dei Vescovi non \u00e8 perfetta, \u00e8 anche vero che il voto di una assemblea sinodale sta al Vescovo in modo diverso rispetto a come il voto di una assemblea episcopale sta al Papa. In questa analogia imperfetta, ma ora reale, si possono scoprire progressi non trascurabili nella autocoscienza ecclesiale e nel modo di esercitare la autorit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Due punti qualificano in modo significativo la nuova normativa del Sinodo dei Vescovi, presentata il 26 aprile scorso (qui il documento). 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