{"id":18482,"date":"2023-04-23T12:24:00","date_gmt":"2023-04-23T10:24:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=18482"},"modified":"2023-04-23T12:24:02","modified_gmt":"2023-04-23T10:24:02","slug":"lorientamento-nel-rito-romano-di-z-carra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/lorientamento-nel-rito-romano-di-z-carra\/","title":{"rendered":"L&#8217;orientamento nel rito romano (di Z. Carra)"},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/mariage1.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"306\" height=\"300\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/mariage1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3525\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/mariage1.jpg 306w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/mariage1-300x294.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 306px) 100vw, 306px\" \/><\/a><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size\"><em>Dopo il mio post, nel quale riprendevo una relazione sul tema dell&#8217;orientamento della eucaristia nel rito siro-malabarese (che si pu\u00f2 leggere <a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/verso-laltare-o-verso-il-popolo-false-alternative-soluzioni-artificiali-e-nuovi-linguaggi-il-caso-della-chiesa-siro-malabarese\/?fbclid=IwAR2SkwSBTFPUv1FDsKzCfWqIR12n2MwWjIWt6UW6AAnJhhkr2saz66C11yI\">qui<\/a>), il collega e amico Z. Carra mi ha spedito questa riflessione, che pubblico volentieri. Essa tocca un tema su cui \u00e8 bene costruire un &#8220;sapere fondato&#8221; che sia non solo teorico, ma anche pratico. Lo ringrazio per aver rilanziato il dibattito.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Gentile professore,<\/p>\n\n\n\n<p>RingraziandoLa per aver lanciato sul Suo blog un tema molto interessante, mi permetto di raccogliere la palla e rilanciare alcune considerazioni sparse. Queste restano interne al rito romano e non pretendono di entrare nella questione del rito siro-malabarese per cui Ella ha dettato la conferenza.<\/p>\n\n\n\n<p>1. Un&#8217;analisi della questione che verta solo sull&#8217;alternativa <em>ad altar \/ ad populum<\/em> \u00e8 a mio avviso riduttiva. Il nesso tra direzione della preghiera, posizione del presidente all&#8217;altare e posizione dell&#8217;assemblea deve tener conto di altri fattori, come quello dell&#8217;esistenza o meno della separazione di spazi determinata dal presbiterio come zona rialzata rispetto alla zona dell&#8217;assemblea.<\/p>\n\n\n\n<p>Nella logica del rito pre-riformato essa ha un senso come delimitazione di un&#8217;area sacrale dove si compie il sacrificio e di un&#8217;area antistante in cui sono raccolti in assistenza coloro <em>per i quali<\/em> si compie il sacrificio. Il superamento di questa distinzione \u2013 apporto centrale ecclesiologico dell&#8217;istanza di SC della <em>actuosa participatio<\/em> \u2013 esige di valutare la sensatezza del permanere di due aree separate, prima e pi\u00f9 che la questione della posizione dell&#8217;altare rispetto ai soggetti celebranti.<\/p>\n\n\n\n<p>All&#8217;interno di tale questione si determina anche la forma con cui i soggetti sono disposti in relazione all&#8217;altare. Attualmente la maggior parte delle chiese italiane (nuove o riadattate) hanno conservato la disposizione ottocentesca dei banchi in fila verso il presbiterio; posizione che nella forma celebrativa precedente dava il dinamismo di una processione verso una soglia (l&#8217;altare) tra due mondi. Ora, mantenuta la forma dell&#8217;assemblea, ma variata la forma del polo in direzione della quale essa \u00e8 disposta, l&#8217;impressione \u00e8 spesso quella di aver riprodotto la dinamica di un&#8217;aula da conferenze o di un teatro moderno, dove degli attori su di un palco compiono qualcosa in direzione degli spettatori allineati in platea<a href=\"#sdfootnote1sym\" id=\"sdfootnote1anc\"><sup>1<\/sup><\/a>. In <em>questa<\/em> impostazione della celebrazione <em>ad populum<\/em> la disposizione del presidente e dell&#8217;assemblea rispetto all&#8217;altare non fomenta affatto l&#8217;istanza della <em>participatio<\/em> e la sensazione dell&#8217;<em>actio communis<\/em>, ma scava un fossato altrettanto pesante di quello, di altro genere, scavato dalla balaustra.<\/p>\n\n\n\n<p><a><\/a> Laddove (in edifici nuovi) si elimini la separazione presbiterio-assemblea la posizione dell&#8217;altare si accresce di possibilit\u00e0: quella ad esempio che consenta simultaneamente il <em>circumstare<\/em> dell&#8217;assemblea e del presidente attorno all&#8217;altare su tre lati; il mantenimento di un lato (<em>ad orientem<\/em>) libero per consentire la comune direzione <em>&#8220;orientata&#8221; <\/em>della preghiera, elemento che troppo spesso dimentichiamo e che \u2013 di tradizione antichissima<a href=\"#sdfootnote2sym\" id=\"sdfootnote2anc\"><sup>2<\/sup><\/a> \u2013 andrebbe maggiormente considerato. In tale collocazione dell&#8217;altare si modificherebbe necessariamente anche la disposizione dei seggi per l&#8217;assemblea, consentendo la forma del coro rispetto a quella della platea moderna. E si potrebbe ripensare la posizione della sede del celebrante, collocabile come corifeo tra gli altri fedeli &#8220;concelebranti&#8221; anzich\u00e9 come magistrato dinnanzi a loro&#8230;<\/p>\n\n\n\n<p>2. Un&#8217;altra questione che credo vada sollevata \u00e8 quella della necessaria distinzione tra istanze teologiche e realt\u00e0 di fatto. Un conto \u00e8 pensare e costruire una chiesa nuova, un conto \u00e8 utilizzare con la forma celebrativa nuova uno spazio costruito con le esigenze della forma precedente. Si apre qui l&#8217;enorme tema dell&#8217;adattamento liturgico su cui i contenuti del Suo intervento non possono non misurarsi.<\/p>\n\n\n\n<p>E fondamentale, a mio avviso, \u00e8 la domanda: le istanze della nuova forma liturgica impongono la destrutturazione radicale degli spazi precedenti o possono essere declinate in adattamenti di tali spazi che risultino di essi rispettosi?<\/p>\n\n\n\n<p>Nei primi decenni del postconcilio in molte diocesi si \u00e8 optato per la prima soluzione: o con la demolizione degli spazi precedenti (spesso fortunatamente solo parziale, ovvero del solo complesso dell&#8217;altar maggiore) e la loro sostituzione con elementi nuovi, oppure con la giustapposizione dei nuovi arredi liturgici ai precedenti: altare nuovo (fisso o mobile), ambone e sede, davanti all&#8217;altare antico sullo stesso presbiterio, oppure giustapposizione di un nuovo presbiterio fuori dal precedente. Queste soluzioni hanno dato il risultato sperato? Le istanze della nuova forma vi sono adeguatamente realizzate? Laddove si sia rinnovato completamente il presbiterio, ma dentro una pianta longitudinale dell&#8217;edificio che ha imposto di tenere la separazione dall&#8217;assemblea e la forma plateale di quest&#8217;ultima, si ritorna alle questioni dette poc&#8217;anzi: in tali casi \u00e8 realistico parlare di un <em>circumstare<\/em> dell&#8217;assemblea celebrante rispetto all&#8217;altare? E laddove si sono raddoppiati altare e\/o intero presbiterio, e gli spazi liturgici si sono cos\u00ec artificiosamente divisi tra &#8220;ala abbandonata della casa&#8221; e &#8220;ala nuova&#8221; della stessa, abbiamo veramente fatto un servizio alle comunit\u00e0 che l\u00ec celebrano? Se l&#8217;unico altare \u00e8 simbolo di Cristo, la presenza di due altari giustapposti e allineati \u00e8 teologicamente sensata? Per non parlare del senso di disorientamento estetico (e l&#8217;<em>aisthesis<\/em> nella liturgia non \u00e8 certo accidentale!) che si genera tra il convergere delle linee di forza dell&#8217;edificio sul vecchio polo e un&#8217;azione liturgica che si colloca altrove, &#8220;fuori asse&#8221;&#8230;<\/p>\n\n\n\n<p>Non era \/ non \u00e8 possibile realmente un adattamento che tenga conto della forma del reale (lo spazio, i prodotti dell&#8217;arte e della storia, etc.) e che ad essa contemperi le istanze della riforma? Le indicazioni vaticane sulla possibilit\u00e0 di utilizzare l&#8217;antico altare esistente<a href=\"#sdfootnote3sym\" id=\"sdfootnote3anc\"><sup>3<\/sup><\/a> vanno intese come espressione di retrivo conservatorismo (le disposizioni CEI degli stessi anni che vanno in altra direzione<a href=\"#sdfootnote4sym\" id=\"sdfootnote4anc\"><sup>4<\/sup><\/a> forse cos\u00ec le hanno capite?) o vi si pu\u00f2 leggere un&#8217;attenzione rispettosa della realt\u00e0? Si pu\u00f2 utilizzare in certi casi l&#8217;altar maggiore mettendo in atto una serie di attenzioni celebrative che lo connettano pi\u00f9 efficacemente all&#8217;assemblea? Si possono utilizzare ad esempio le processioni tra la navata e l&#8217;altare; si pu\u00f2 valutare una posizione della sede del presidente che faccia di questi il nesso tra l&#8217;assemblea e l&#8217;altare, superando la separatezza che la sua vecchia collocazione solo all&#8217;altare determinava &#8230;<\/p>\n\n\n\n<p>Si inserirebbe qui anche la discussione sul polo della proclamazione della Scrittura, l&#8217;ambone: i vecchi pulpiti, ove siano in posizione accessibile allo sguardo e all&#8217;udito dell&#8217;assemblea non potevano \/ possono essere utilizzati come amboni?<\/p>\n\n\n\n<p>Custodire gli spazi che le generazioni a noi precedenti hanno prodotto e rinnovarne l&#8217;utilizzo (ove sia ancora possibile), anzich\u00e9 azzerarli, in fondo salvaguarderebbe un&#8217;istanza basilare del cristianesimo che \u00e8 il fare i conti con la realt\u00e0 e la storia &#8230;<\/p>\n\n\n\n<p>Sarebbe auspicabile, a mio avviso, che in questo genere di discussioni il piano delle istanze teologiche e quello delle effettive realizzazioni pratiche venisse adeguatamente distinto e si dicesse con un po&#8217; pi\u00f9 di coraggio che moltissimi dei nostri spazi liturgici sono un esperimento non del tutto riuscito; che quanto sul piano della teologia liturgica si era auspicato \u2013 salvo pochi felici casi \u2013 almeno nel panorama italiano non ha trovato realizzazione ottimale. In questi ultimi anni sono sorte chiese nuove che mostrano una ben pi\u00f9 felice integrazione tra istanze e disposizione degli spazi, ma la maggior parte dei cattolici italiani celebra in chiese antiche riadattate o in chiese dei decenni del postconcilio costruite prima che il pensiero architettonico ed artistico in merito giungesse a stadio pi\u00f9 maturo: su questi spazi e sulla effettiva attuazione della riforma liturgica in essi \u00e8 urgente fare una verifica e \u2013 perch\u00e9 no? \u2013 qualche serio ripensamento.<\/p>\n\n\n\n<p>Zeno Carra<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#sdfootnote1anc\" id=\"sdfootnote1sym\">1<\/a> \u00abNell&#8217;antichit\u00e0 cristiana, anche se il vescovo o il presbitero diceva da solo la preghiera eucaristica, tutti i cristiani, clero e laici, pregando con lui, nella medesima posizione, nella medesima direzione, rispondendogli al prefazio e alla conclusione, avevano perfettamente coscienza che quanto egli diceva era detto a nome di tutti. Non poteva venir loro in mente, e in effetti mai venne loro in mente, l&#8217;idea che egli si girasse verso di loro, o essi verso di lui, per poterlo vedere fare l&#8217;eucaristia. Tale idea sarebbe loro venuta solo molto tempo dopo, quando avrebbero smesso completamente di pensare che egli la celebrava non per loro, al loro posto, ma con loro\u00bb: L. Bouyer, <em>Architettura e liturgia, <\/em>Magnano 2007<sup>2<\/sup>, 53.\u2028<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#sdfootnote2anc\" id=\"sdfootnote2sym\">2<\/a> Cf Basilio Magno, <em>Sullo Spirito Santo<\/em> 27,66,188B: SCh 17bis, 480.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#sdfootnote3anc\" id=\"sdfootnote3sym\">3<\/a> Indicazioni raccolte e commentate in U. M. Lang, <em>Rivolti al Signore. L\u2019orientamento nella preghiera liturgica<\/em>, Siena 2006, 18-21.<\/p>\n\n\n\n<p><a id=\"sdfootnote4sym\" href=\"#sdfootnote4anc\">4<\/a> Conferenza Episcopale Italiana, <em>L&#8217;adeguamento delle chiese secondo la riforma liturgica<\/em>, 1996, nn. 16-17.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dopo il mio post, nel quale riprendevo una relazione sul tema dell&#8217;orientamento della eucaristia nel rito siro-malabarese (che si pu\u00f2 leggere qui), il collega e amico Z. 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