{"id":18468,"date":"2023-04-14T10:54:36","date_gmt":"2023-04-14T08:54:36","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=18468"},"modified":"2023-04-14T11:09:28","modified_gmt":"2023-04-14T09:09:28","slug":"il-paradosso-del-clericalismo-la-patologia-ecclesiale-e-le-forme-storiche-della-uscita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/il-paradosso-del-clericalismo-la-patologia-ecclesiale-e-le-forme-storiche-della-uscita\/","title":{"rendered":"Il paradosso del clericalismo. La patologia ecclesiale e le forme storiche della \u201cuscita\u201d."},"content":{"rendered":"\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><em>A Sestri Levante, nell\u2019ambito della Scuola di formazione teologica, ho tenuto una conferenza la sera del 4 aprile all\u2019interno del corso intitolato: <\/em>Clericalismo, malattia della Chiesa<em>. Dagli appunti di quella serata ho tratto questo breve testo di riflessione. Ringrazio gli organizzatori per l\u2019invito e per la sollecitazione a riflettere pi\u00f9 a fondo sul tema.<\/em> (ag)<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/clerus-imago.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"213\" height=\"185\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/clerus-imago.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-15720\" \/><\/a><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\"><strong>Il paradosso del clericalismo. La patologia ecclesiale e le forme storiche della \u201cuscita\u201d.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size\">\u201c&#8230;questo nome di <em>clericale<\/em> \u00e8 sinonimo di <em>perfetto cattolico<\/em>, secondo la religione, e di <em>perfetto galantuomo<\/em>, secondo la civilt\u00e0\u201d (\u201cLa Civilt\u00e0 cattolica\u201d, 1875, <em>I clericali secondo i liberali<\/em>, 5-20, qui 20)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size\">\u201cIl clericalismo dimentica che la visibilit\u00e0 e la sacramentalit\u00e0 della Chiesa appartengono a tutto il popolo di Dio (cfr.<em>&nbsp;Lumen gentium,<\/em> nn. 9-14), e non solo a pochi eletti e illuminati\u201d (Francesco, <em>Lettera al Card. Ouellet, Presidente della Pontificia Commissione per l\u2019America Latina<\/em>, 2016).<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Che cosa \u00e8 in gioco nel clericalismo? Direi che la questione oggi pi\u00f9 evidente \u00e8 quella di una chiesa \u201cchiusa in s\u00e9\u201d e incapace di \u201cuscita\u201d. Uscita da dove e verso dove? Si tratta per la Chiesa di uscire da s\u00e9, o, meglio, di far uscire Cristo da s\u00e9, perch\u00e9 possa raggiungere il mondo. Al centro vi \u00e8 dunque una \u201csapienza di uscita\u201d che la tradizione ha gestito in modi differenziati e che oggi ci chiede una forma del tutto nuova nel modo di riflettere e di agire. Perch\u00e9 la \u201cdifferenza di Dio\u201d non si d\u00e0 pi\u00f9 nella differenza di ordini sociali e di soggezioni personali. Questa questione culturale e sociale \u00e8 centrale nel nostro problema. Forse esso consiste proprio nel fatto di non saper pi\u00f9 distinguere queste varianti (culturali, sociali, antropologiche) tra due modi diversi di annunciare \u201cla differenza di Dio\u201d. In una paginetta che il futuro papa Francesco ha usato per il suo discorso poco prima di essere eletto, dice che la Chiesa deve ascoltare il \u201cbussare del Signore\u201d, che sta alla porta, ma bussa per uscire, non per entrare: vuole uscire nel mondo! Il clericalismo, potremmo dire, scaturisce <em>dalla \u201ccattura di Dio\u201d nelle chiusure ecclesiali<\/em>. Si fa coincidere la differenza di Dio con le differenziazioni sociali, burocratiche, formali che la Chiesa ha legittimamente elaborato lungo i secoli, ma che devono essere lette con lucidit\u00e0, per saper discernere \u201cci\u00f2 che non muore e ci\u00f2 che pu\u00f2 morire\u201d (Dante). Certo, la differenza di Dio non si annuncia nella \u201cindifferenza\u201d. Non tutto \u00e8 uguale! Il Dio che \u00e8 \u201camore all\u2019eccesso\u201d dice una trasgressione e una differenza. Diremmo perci\u00f2 che la differenza di Dio esige una nuova \u201cnon indifferenza\u201d. Ed \u00e8 qui il punto delicato e dolente. Come facciamo ad essere \u201cnon indifferenti\u201d senza essere semplicemente antiquati? Vorrei percorrere una breve traiettoria in cerca di una definizione di questo paradosso. Per farlo, dopo una premessa storica sul sorgere del termine \u201cclericalismo\u201d (\u00a7.1), tento un primo chiarimento del termine prima nella storia recente e poi nella storia antica (\u00a7.2) arrivando infine alla radice \u201csacramentale\u201d del clericalismo (\u00a7.3) per poi concludere (\u00a7.4).<\/p>\n\n\n\n<p><strong>1. <em>La parola del \u201cnemico\u201d e la difesa <\/em><em>della identit\u00e0 clericale<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Come si annuncia la differenza di Dio, fino al XVIII secolo? Con la subordinazione a Dio dell\u2019ordine sociale, pensato nella sua differenza insuperabile tra \u201cordini\u201d, tra \u201cstati\u201d, tra \u201cclassi\u201d, tra \u201cgerarchie\u201d. Nel mondo tradizionale, la struttura sociale \u00e8 immagine di Dio. Si fonda sulla autorit\u00e0 (non sulla libert\u00e0) e sulla differenza (non sulla eguaglianza): in questo mondo la fraternit\u00e0 \u00e8 decisiva per riequilibrare le differenze imposta dalla subordinazione e dalla disuguaglianza. Per questo l\u2019attentato \u201cliberale\u201d e \u201crepubblicano\u201d alla struttura gerarchica e monarchica del mondo \u00e8 stato percepito (non solo dalla chiesa, ma da tutto il mondo tradizionale) come peccato originale della modernit\u00e0. Nel <em>Du pape<\/em> di De Maistre questo \u00e8 chiarissimo. Perci\u00f2 il termine \u201cclericalismo\u201d, che sorge dopo la met\u00e0 del XIX secolo, viene coniato dal \u201cnemico\u201d massone e liberale come accusa contro la nostalgia per una concezione della autorit\u00e0 affidata al clero. La parola nasce, perci\u00f2, come definizione del cattolicesimo in termini di \u201cresistenza ad oltranza nella difesa del potere temporale\u201d. D\u2019altra parte la parola, nata e percepita come un insulto, viene recuperata in positivo, come qualit\u00e0 inevitabile del buon cattolico e del buon galantuomo (cfr. esergo de <em>La Civilt\u00e0 Cattolica<\/em> del 1875). Lo sviluppo del tema subisce, in 150 anni, una grande trasformazione, come attesta D. Menozzi, ( <em>Il papato di Francesco in prospettiva storica<\/em>, 179-191), arrivando ad una svolta, preparata da Paolo VI e da Giovanni Paolo II. Singolare \u00e8 il fatto che nei 7 anni di pontificato di Benedetto XVI il termine ricorra nei discorsi ufficiali solo una volta, mentre nei primi 7 anni del pontificato di Francesco (fino al 2020) il termine appare gi\u00e0 ben 55 volte! Il clericalismo passa cos\u00ec da \u201cdifesa dei diritti della autorit\u00e0 ecclesiastica\u201d a \u201cmalattia ecclesiale\u201d, da prerogativa della Chiesa verso il mondo a perversione interna alla identit\u00e0 sociale cattolica.<\/p>\n\n\n\n<p>Si deve dire, tuttavia, che \u201cclericalismo\u201d, anche nella sua accezione peggiore, dice una \u201capertura al mondo\u201d: un mondo da dominare, da giudicare, da separare, da reggere, ma un mondo significativo e persino decisivo. Non vi \u00e8 nulla di \u201cautoreferenziale\u201d nel clericalismo della tradizione: questo \u00e8 il paradosso. Il clericalismo diventa \u201cautoreferenziale\u201d quando diventa difesa dal mondo, chiusura al mondo, separazione dal mondo. Vediamo meglio questa dinamica paradossale.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>2. <em>Il clericalismo<\/em><em> \u201cin uscita\u201d<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Iniziamo a chiarire l\u2019orizzonte. La \u201cdifferenza\u201d decisiva \u00e8 quella tra Dio e uomo. Una differenza che trova sintesi nel Figlio di Dio, vero uomo e vero Dio. La radice seria del clericalismo sta in questa differenza, che viene affermata e difesa attraverso la identificazione con una struttura di ordinamento sociale e culturale. L\u2019\u201dordo\u201d, ci\u00f2 che oggi chiamiamo ministero ordinato, \u00e8 proprio questa forma classica di pensiero della differenza di Dio, che diventa principio di organizzazione sociale della chiesa. La differenza di Dio crea la differenza sociale: alcuni (pochi) sono i custodi di questa differenza per tutti gli altri. Perci\u00f2 la differenza sociale custodisce la differenza di Dio.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa differenza \u00e8 storicamente mediata dai \u201csacerdoti\u201d (ma anche dai re e dai profeti), che garantiscono la differenza e in qualche modo la gestiscono. L\u2019affermarsi di questa soluzione appare chiaramente nella storia della Chiesa cristiana e cattolica in particolare (ma non solo in essa).<\/p>\n\n\n\n<p>La tendenza anche della Chiesa, soprattutto a partire dal IV e V secolo, \u00e8 stata quella di elaborare lentamente una \u201cteoria del clero\u201d, dei \u201cchierici\u201d, come soggetti \u201cdifferenti\u201d, separati, che custodiscono la differenza di Dio. Il <em>de ecclesiasticis officiis<\/em> \u00e8 stato il manuale di questa formazione alla differenza testimoniale. Tale custodia avveniva su due livelli: quello \u201csacramentale\u201d (al cui vertice era il prete-sacerdote) e quello \u201cgiurisdizionale\u201d (al cui vertice era il vescovo). I due piani sono stati per circa un millennio cos\u00ec separati che potevano essere scissi. Si poteva essere vescovi senza essere preti! Oggi abbiamo dimenticato tutto questo, ma se si legge l\u2019antico <em>Ceraemoniale Episcoporum<\/em>, si capisce bene di che cosa si tratta!<\/p>\n\n\n\n<p>Ma la chiesa cristiana ha, nei suoi testi istitutivi, una diversa visione sia del sacerdozio sia del ministero. Vi \u00e8 un solo sacerdote, che \u00e8 allo stesso tempo, sacerdote, altare, vittima e Dio, oltre che re e profeta! E i ministeri prendono nomi \u201claici\u201d, come episcopo, presbitero e diacono, senza assumere come tali determinazioni sacerdotali. La riscoperta di queste originarie verit\u00e0, che segna la cultura del protestantesimo e poi la cultura comune di tutto il cristianesimo degli ultimi due secoli, mette in crisi la ricostruzione classica e la lettura dell\u2019ordine sociale come \u201cgaranzia\u201d di Dio.<\/p>\n\n\n\n<p>La organizzazione della Chiesa in \u201cdue ordini\u201d (clero e laici) non \u00e8 un elemento originario della fede cristiana. Si \u00e8 per\u00f2 sviluppata nell\u2019alto medioevo ed \u00e8 arrivata fino al XX secolo<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo una ricostruzione nuova della Chiesa, voluta dal Vaticano II, secondo la tripartizione tra profezia, regalit\u00e0 e sacerdozio (le tre differenze a custodia di Dio) riproporre il clero come separatezza strutturale diventa obiettivamente \u201cclericalismo\u201d: potremmo dire che \u00e8 la riproposizione della \u201cdifferenza di Dio\u201d nella forma storica di una \u201cdifferenza di onore\u201d. La storia della Chiesa e la storia della cultura si intrecciano in modo tanto profondo e quasi indissolubile.<\/p>\n\n\n\n<p>Qui si pu\u00f2 ricorrere ad una bella distinzione di Ch. Taylor ( nel suo <em>Il disagio della modernit\u00e0<\/em>), ossia quella tra \u201csociet\u00e0 dell\u2019onore\u201d e \u201csociet\u00e0 della dignit\u00e0\u201d. La prima si basa sulla \u201cdifferenza\u201d, mentre la seconda sulla \u201ceguaglianza\u201d. Il soggetto \u00e8 riconosciuto nella prima come \u201cdifferente\u201d, nella seconda come \u201cuguale\u201d. La questione che si pone alla Chiesa, da 200 anni suona: come annunciare il Vangelo in un mondo in cui la struttura sociale si fonda non su una \u201cdifferenza\u201d, ma sua una \u201ceguaglianza\u201d? Significa provare a separare la \u201cchiesa\u201d dalla \u201csocietas inaequalis\u201d, difesa ancora da Pio X nel 1906 con queste parole:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size\">\u201cNe risulta che la Chiesa \u00e8 per sua natura una <em>societ\u00e0 ineguale, cio\u00e8 una societ\u00e0 formata da due categorie di persone: i Pastori e il Gregge, coloro che occupano un grado fra quelli della gerarchia, e la folla dei fedeli<\/em>. E queste categorie sono cos\u00ec nettamente distinte fra loro, che <em>solo nel corpo pastorale risiedono il diritto e l&#8217;autorit\u00e0<\/em> necessari per promuovere e indirizzare tutti i membri verso le finalit\u00e0 sociali; e che <em>la moltitudine non ha altro dovere che lasciarsi guidare e di seguire, come un docile gregge, i suoi Pastori<\/em>.\u201d (Pio X<em>, Vehementer nos<\/em>)<\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>3<\/em><em>. L<\/em><em>e<\/em><em> radic<\/em><em>i <\/em><em>culturali e <\/em><em>sacramental<\/em><em>i<\/em><em> del clericalismo<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Tra le forme di sottovalutazione del clericalismo vi sono le considerazioni insufficienti della sua realt\u00e0: quasi come se fossero occasionali esagerazioni di una struttura sostanzialmente giustificata e sana. Da quello che ho detto si pu\u00f2 desumere, invece, che il clericalismo si annida in concezioni fondamentali (e distorte) della natura della Chiesa. Vediamo le principali forme in cui si incarna la \u201cresistenza\u201d del modello di pensiero che scivola, direi inevitabilmente, nel clericalismo:<\/p>\n\n\n\n<p>a) <em>la costituzione \u201cseparata\u201d della cultura ecclesiale<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>La prima radice del clericalismo \u00e8 la pretesa (recentissima) con cui la Chiesa interpreta se stessa come \u201csistema culturale parallelo\u201d. Vi \u00e8 una buona intenzione: quella di garantire la \u201cdifferenza di Dio\u201d nel mondo tardo moderno, di difendere la differenza della Parola dalle parole degli uomini. Ma la strada \u00e8 \u201cclericale\u201d perch\u00e9 pretende di poter identificare la differenza (che resta necessaria e vitale) senza passare attraverso la cultura comune. Esaurendosi in una cultura \u201cintra muros\u201d, la cultura dell\u2019antimodernismo \u00e8 clericale per vocazione e per destino. E cos\u00ec perde la possibilit\u00e0 di uscire, anzi si afferma proprio nel non dover uscire affatto.<\/p>\n\n\n\n<p>b) <em>la comprensione della eucaristia come \u201cazione riservata al clero\u201d<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>La seconda radice, molto pi\u00f9 antica, \u00e8 la cultura clericale (in senso stretto) che riguarda il sacramento della eucaristia. Ossia la teoria secondo cui a \u201cdire messa\u201d \u00e8 il vescovo o il prete, di fronte ad una assemblea di muti spettatori. Nello sviluppo sacramentale, a partire dall\u2019alto medioevo, di questa separazione \u201cdel corpo di Cristo\u201d vi \u00e8 la seconda radice del clericalismo. A cui si rimedia solo con una diversa teologia del sacramento dell\u2019eucaristia, che faccia della \u201cactuosa participatio\u201d non solo un nuovo orpello cerimoniale, ma un elemento sostanziale della teologia del sacramento.<\/p>\n\n\n\n<p>c) <em>la comprensione del clero come \u201ccorpo separato\u201d della chiesa<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>La terza radice, che alimenta tanto la seconda quanto la prima, \u00e8 la differenza dell\u2019\u201dordo\u201d. Che il ministero ecclesiale assuma una forma sociale di \u201cordo\u201d costituisce la forma ontologica di una differenza di autorit\u00e0 pensata secondo le logiche di una societ\u00e0 senza libert\u00e0 e senza uguaglianza. Questo non significa che la chiesa non possa e non debba avere un ministero sacramentale, ma che le forme da esso assunte hanno assorbito forme culturali e sociali che non riescono a mediare n\u00e9 la libert\u00e0 n\u00e9 la eguaglianza. Le resistenze con cui si ostacola ogni accesso della donna al ministero ordinato fanno parte di questa idea di <em>homo hierarchicus<\/em> con cui per secoli si \u00e8 scambiata una forma culturale con il Vangelo.<\/p>\n\n\n\n<p>Come si pu\u00f2 \u201cuscire\u201d da queste tre radici del clericalismo?<\/p>\n\n\n\n<p>a) il rapporto chiesa-mondo deve essere inteso senza opposizione frontale: elaborare diverse strategie di annuncio della differenza di Dio in Cristo deve tener conto della relazione per cui la Chiesa \u00e8 salvezza per il mondo, ma il mondo \u00e8 buona salute per la Chiesa.<\/p>\n\n\n\n<p>b) la eucaristia non \u00e8 anzitutto azione del sacerdote, ma azione di Cristo e della Chiesa: la \u201cpartecipazione attiva\u201d ha qui la sua radice e il suo terreno di elaborazione, che non nega la presidenza, ma non le permette di requisire l\u2019esperienza del sacramento.<\/p>\n\n\n\n<p>c) Una rilettura del ministero ordinato deve avvenire in continuit\u00e0 con i tre doni del battesimo: <em>munus docendi, munus regendi <\/em>e<em> munus sanctificandi<\/em> sono qualit\u00e0 di ogni battezzato, oltre che nuovi criteri trasversali di comprensione di ciascuno dei tre gradi del ministero ordinato.<\/p>\n\n\n\n<p>La prospettiva che fa uscire dal \u201cclericalismo\u201d \u00e8 quella che pu\u00f2 riflettere in modo nuovo su chi siano i soggetti dotati di autorit\u00e0 nella Chiesa. Come si deve comporre la \u201cdifferenza della autorit\u00e0\u201d con la \u201ceguaglianza nella libert\u00e0\u201d? La societ\u00e0 dell\u2019onore aveva risposte chiare, ma culturalmente e socialmente superate. La societ\u00e0 della dignit\u00e0 \u00e8 attuale, ma ha risposte ancora faticose, poco elaborate, troppo nette e senza procedure affermate. Su questo oggi occorre lavorare. Sappiamo cosa non dobbiamo pi\u00f9 fare. Ma non sappiamo bene che cosa dobbiamo sostituire a ci\u00f2 che \u00e8 superato. Qui sta il nostro comprensibile imbarazzo, sul quale dobbiamo agire e pensare, proporre nuovi modelli, lasciandoci ispirare, come dice GS 46, \u201calla luce del Vangelo e della esperienza umana\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>4. Conclusioni<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Come fa la Chiesa a \u201cuscire da s\u00e9\u201d? Con il termine clericalismo si era identificato, 150 anni fa, un antico \u201cmetodo di uscita\u201d, allora contestato, ma prima affermato e pacificamente presupposto: esso consisteva nel conservare, a tutti i costi, una autorit\u00e0 diretta, giuridica e amministrativa, sul mondo secolare, che la Chiesa cos\u00ec pensava di continuare ad orientare e a governare. Ancora nelle visite pastorali successive al Concilio di Trento i vescovi facevano gli assistenti sociali, gli amministratori, i giudici, i consulenti finanziari e i commissari di polizia. Questa opzione, che nasceva come una necessaria \u201capertura al mondo\u201d, e che aveva caratterizzato i secoli a partire dal mondo tardo antico e dal primo medioevo, con il tempo si era trasformata in una chiusura ermetica verso il mondo, che produceva una pericolosa deriva autoreferenziale. Per questo \u00e8 tanto difficile uscire dal clericalismo: perch\u00e9 per secoli \u00e8 stato il modo per eccellenza della \u201cchiesa in uscita\u201d. Per abitare il mondo la Chiesa deve oggi pensarlo (e pensarsi) come \u201csocietas aequalis\u201d. Dio parla anche nella societ\u00e0 della eguaglianza: <em>non nella differenza di <\/em>status<em> o nella indifferenza del relativismo, ma nella \u201cnon indifferenza\u201d della misericordia<\/em>. Ecco la sfida riformulata profeticamente prima dal Concilio Vaticano II e oggi dal magistero di Francesco. Essa chiede alla teologia di elaborare categorie ecclesiali nuove, anche e forse anzitutto in ambito sacramentale e ministeriale, dove le logiche feudali dell\u2019ordo e del cerimoniale confondono ancora in modo troppo rozzo l\u2019<em>ancien r\u00e9gime <\/em>con la fede cristiana<em>, <\/em>la differenza sociale con la trascendenza di Dio e la rappresentazione formale di un solo \u201csacerdote\u201d con l\u2019azione rituale dell\u2019intero popolo di Dio, inteso come comunit\u00e0 sacerdotale.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A Sestri Levante, nell\u2019ambito della Scuola di formazione teologica, ho tenuto una conferenza la sera del 4 aprile all\u2019interno del corso intitolato: Clericalismo, malattia della Chiesa. 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