{"id":18448,"date":"2023-04-03T13:42:03","date_gmt":"2023-04-03T11:42:03","guid":{"rendered":"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=18448"},"modified":"2023-04-03T13:42:05","modified_gmt":"2023-04-03T11:42:05","slug":"battesimo-civile-e-anagrafe-ecclesiale-una-questione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/battesimo-civile-e-anagrafe-ecclesiale-una-questione\/","title":{"rendered":"<strong>Battesimo civile e anagrafe ecclesiale: una questione<\/strong>"},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Ambrogio-battezza-agostiono-e-adeodato-troyes.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"793\" height=\"812\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Ambrogio-battezza-agostiono-e-adeodato-troyes.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-13247\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Ambrogio-battezza-agostiono-e-adeodato-troyes.jpg 793w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Ambrogio-battezza-agostiono-e-adeodato-troyes-292x300.jpg 292w\" sizes=\"(max-width: 793px) 100vw, 793px\" \/><\/a><\/figure>\n\n\n\n<p><em>Non solo lo \u201csbattezzo\u201d , ma un \u201caltro battesimo\u201d (civile) sembra minacciare la solida tradizione cattolica della iniziazione di ogni neonato mediante il battesimo. Pu\u00f2 essere utile considerare le due cose come strettamente correlate ad una comprensione inadeguata della teologia battesimale. Una \u201ciniziazione civile alla vita\u201d non \u00e8 una cosa impensabile: anzi, il battesimo cristiano, come la circoncisione ebraica, nasce precisamente in questo quadro generale, comune ad ogni cultura, su cui si innestano e da cui muovono anche le tradizioni religiose. La accoglienza di una nuova vita non \u00e8 mai un fatto solo burocratico. Su ci\u00f2 \u00e8 bene riflettere, anche grazie alle provocazioni della cultura burocratica di oggi. Proprio il rapporto tra fede e cultura \u00e8 qui in gioco. Un mio testo, apparso su \u201cRassegna di Teologia\u201d, come \u201cForum\u201d, pu\u00f2 essere utile per suggerire percorsi di riflessione diversi. Ne pubblico qui uno stralcio tratto dalla introduzione.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Iniziazione ed esculturazione: \u201csbattezzo\u201d e penitenza non laboriosa<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>\u201cChi di atto ferisce, di atto perisce\u201d. Cos\u00ec potremmo intitolare l\u2019esordio di una riflessione che intende interrogarsi sul fallimento attuale di una \u201cpastorale della iniziazione immediata\u201d. Questa impostazione pastorale, che affonda le sue radici nelle grandi intuizioni del Concilio di Trento e che per\u00f2 si \u00e8 sviluppata cos\u00ec come la conosciamo oggi soprattutto dopo la introduzione del <em>Codice di Diritto Canonico<\/em>, nel 1917, ha come esito il crescere di forme di \u201cimmediata estraneit\u00e0\u201d alla tradizione. Quanto pi\u00f9 il valore trainante \u00e8 assunto da una \u201cistituzione centrale\u201d, diremmo da una \u201cburocrazia della santificazione\u201d, tanto pi\u00f9 formale e superficiale diventa il legame tra fede e vita. Il registro burocratico della tradizione non perdona: e la nascita della burocrazia, anche nella Chiesa, con l\u2019avvento della modernit\u00e0, e la creazione delle grandi Congregazioni Romane, come ministeri centrali nei diversi ambiti, determina inevitabilmente un progressivo stemperarsi e appannarsi della potenza iniziatica dei linguaggi elementari della fede. Come con un atto sono stato \u201ciscritto nel registro\u201d da parte della istituzione, cos\u00ec con un atto poi pretendo, come individuo, di \u201cesserne cancellato\u201d. Di fronte a questo sviluppo istituzionale e oggettivo, la teologia della \u201cirreversibilit\u00e0 del carattere\u201d \u2013 e quindi della impossibilit\u00e0 teorica dello sbattezzo \u2013 pu\u00f2 fare ben poco. Non si combatte una realt\u00e0 effettiva mediante la dichiarazione della sua impossibilit\u00e0, poich\u00e9 la realt\u00e0 ha gi\u00e0 superato la questione della possibilit\u00e0: questa pretesa soluzione teorica, che ha pur sempre i suoi buoni fondamenti, lavora per\u00f2 su un altro livello e su un altro terreno, che risulta allo stesso tempo \u201cimmunizzato dalla realt\u00e0\u201d e \u201cininfluente sul reale\u201d. Costituisce, per cos\u00ec dire, una \u201cdifesa d\u2019ufficio\u201d della tradizione, certo nobile e anche ben fondata, ma che non riesce a mordere davvero sul reale del vissuto e delle appartenenze. Il motivo di tutto ci\u00f2 sta nascosto nel titolo: la iniziazione non avviene senza una mediazione con la cultura. La pretesa di garantire la iniziazione mediante l\u2019\u201cesculturazione\u201d<sup><a href=\"#sdfootnote1sym\" id=\"sdfootnote1anc\"><sup>1<\/sup><\/a><\/sup> crea solo integralismo e disadattamento. Si tratta di una questione assai delicata, che si nasconde nel profondo di \u201catti sensazionali\u201d, come appaiono le richieste di \u201csbattezzo\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Per comprendere meglio questa delicata relazione tra \u201cdesiderio di iniziazione\u201d e \u201ctendenza all\u2019esculturazione\u201d intendo procedere con quattro passi fondamentali pi\u00f9 una conclusione. Ogni passo comporta una acquisizione essenziale, che poi viene approfondita in modo strutturale nel passo seguente. Ma il percorso lineare tra i quattro passi pu\u00f2 garantire la comprensione della lettura che propongo. Essa muove da una comprensione della iniziazione cristiana (ossia della stessa elaborazione storica della categoria di iniziazione) come risposta a un problema sistematico introdotto dalla tradizione latina: <em>la concentrazione del significato teologico dei sacramenti nel solo dono di grazia<\/em>. Diremmo un dono senza esperienza del dono, un dono senza ricezione del dono. A tale concezione risponde quella di una <em>esperienza del dono senza espressione del dono dell\u2019esperienza!<\/em> Cos\u00ec all\u2019atto amministrativo con cui la grazia scende \u2013 senza esperienza \u2013 nella vita del soggetto, corrisponde l\u2019atto amministrativo con cui l\u2019esperienza \u2013 senza espressione di grazia \u2013 rinuncia a ogni espressione del dono costitutivo del s\u00e9.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019esculturazione ha una lunga storia di \u201cinculturazioni\u201d ed \u00e8 mediata da \u201coperazioni culturali\u201d \u2013 da inculturazioni molto coraggiose \u2013 che si \u00e8 stati tentati di ritenere assolute, senza contesto, e che perci\u00f2 si sono capovolte in esculturazioni. <em>Quando una \u201cinculturazione\u201d si assolutizza, perdendo il legame con la cultura, diventa inesorabilmente un\u2019\u201cesculturazione\u201d<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>Qui credo che dovremmo tutti riflettere su un fenomeno davvero profondo, direi viscerale, con cui procede la tradizione: le forme di \u201cinculturazione\u201d che la tradizione elabora (con coraggio e sotto la spinta della necessit\u00e0) non sono mai assolute: perci\u00f2, quando entrano in crisi, le inculturazioni diventano potentissime esculturazioni. Questo appare evidente quando un \u201cgesto scandaloso\u201d offre materia di scrittura anche ai giornali popolari (tale \u00e8 la domanda di essere cancellati dai registri parrocchiali!). Ma forse \u00e8 pi\u00f9 insidiosa l\u2019esculturazione che si realizza in forme meno evidenti, ma pi\u00f9 insidiose. Per questo vorrei soffermarmi, in seconda battuta, anche su alcune pratiche di culto cristiano in cui, pi\u00f9 sottilmente, agisce la medesima \u201cmentalit\u00e0 di esculturazione\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci\u00f2 appare chiaro se consideriamo non solo lo \u201csbattezzo\u201d (o \u201cbapt-exit\u201d) e la sua richiesta di originaria estraneit\u00e0 alla vicenda della fede, ma la dinamica altrettanto interessante della <em>sostituzione della penitenza con il rinnovamento e la ripetizione a oltranza di un battesimo \u201camministrativo\u201d<\/em>. In altri termini, ci\u00f2 che sorprende nello sbattezzo \u00e8 presente, indirettamente, in una diffusa comprensione del sacramento della penitenza. Un battesimo che si ripete di continuo \u00e8 la negazione del battesimo. Se manca l\u2019iniziazione, e se vi rinunciamo anche consapevolmente, direi quasi burocraticamente, sar\u00e0 facilissimo che non capiamo pi\u00f9 l\u2019insistenza con cui tutta la tradizione antica e medievale ripete: \u201cil battesimo non si ripete\u201d. Invece, se noi riduciamo la penitenza a nuovo battesimo infinitamente ripetibile (e gi\u00e0 inaugurato nella sua realt\u00e0 distorta nella esperienza precoce della \u201cprima confessione\u201d), entriamo nel tunnel di un errore di prospettiva, che compromette il rapporto con la grazia e con il suo significato. Appare cos\u00ec questo paradosso: la \u201ccooptazione\u201d della \u201cprima confessione\u201d nei sacramenti di iniziazione (secondo un programma che appare comunque piuttosto recente) \u00e8 il segnale di questa strutturale distorsione sistematica, che qui vorrei segnalare, associandola provocatoriamente allo sbattezzo. [&#8230;]<\/p>\n\n\n\n<p>Il <em>seguito dell\u2019articolo<\/em> si pu\u00f2 leggere su \u201cRassegna di Teologia\u201d, 64(2023), 5-18.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#sdfootnote1anc\" id=\"sdfootnote1sym\">1<\/a>Per la formulazione del concetto rimando a D.&nbsp;Hervieu-L\u00e9ger,&nbsp;<em>Catholicisme, la fin d\u2019un monde<\/em>, Bayard, Paris 2003. Una recezione del concetto nel linguaggio teologico rimando a C. Theobald,&nbsp;<em>Urgenze pastorali. Per una pedagogia della riforma<\/em>, Dehoniane, Bologna 2019.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non solo lo \u201csbattezzo\u201d , ma un \u201caltro battesimo\u201d (civile) sembra minacciare la solida tradizione cattolica della iniziazione di ogni neonato mediante il battesimo. 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